Antonino Cassarà

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Antonino Cassarà, detto Ninni (Palermo1948 – 6 agosto 1985), è stato un agente di Polizia italiano, vittima della mafia.

[modifica] Biografia

Fu un Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato in forza presso la questura di Palermo e il vice dirigente della squadra mobile. Fu ucciso dalla mafia nel 1985, all'età di 37 anni.

Tra le numerose operazioni cui prese parte, molte delle quali insieme al commissario Giuseppe Montana, la nota operazione "Pizza Connection", in collaborazione con forze di polizia degli Stati Uniti.

Cassarà fu uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del c.d. "pool antimafia" della procura di Palermo e le sue indagini contribuirono all'istruzione del primo maxiprocesso alle cosche mafiose.

Il 6 agosto 1985, rientrando nella sua abitazione al viale della Croce Rossa a Palermo, un gruppo di circa 10 uomini armati fece fuoco sull'Alfetta che trasportava il funzionario ed i 2 agenti che lo scortavano. Ninni Cassarà e l'agente Roberto Antiochia restarono uccisi nel conflitto a fuoco, uno degli altri agenti riportò ferite gravissime, il terzo agente, Natale Mondo restò illeso (ma sarebbe stato ucciso anch'egli il 14 gennaio 1988). Cassarà spirò tra le braccia della moglie, accorsa sulle scale di casa. Era sposato e padre di tre figli.

Il 17 febbraio 1995, la terza sezione della Corte d'Assise di Palermo ha condannato all'ergastolo cinque componenti della Cupola mafiosa (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Bernardo Brusca e Francesco Madonia) come mandanti del delitto.

[modifica] Onorificenze

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'oro al valor civile

«Con la piena consapevolezza dei pericoli cui si esponeva, nella lotta contro la feroce organizzazione mafiosa, ispirava, conduceva e sviluppava in prima persona e con eccezionale capacità investigativa una serie di delicate operazioni di polizia giudiziaria che portavano all'identificazione e all'arresto di numerosi fuorilegge. In un proditorio agguato teso davanti alla propria abitazione, veniva colpito da assassini armati di fucili mitragliatori, trovando tragica morte. Alto esempio di attaccamento al dovere spinto fino all'estremo sacrificio della vita.»
— Palermo, 6 agosto 1985


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