Vagabondo

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Caricatura di un vagabondo che fuma un sigaro e porta con sé un bastone da passeggio

« Mi rivolgo a Te e non mi rispondi,
ma il Tuo silenzio mi parla al cuore.
Libri aperti sparsi sul pavimento;
la pioggia cade sulla pianta di pruno
. »

(Ryōkan, poeta e monaco vagabondo, da Poesie di Ryokan. Monaco dello zen)

Un vagabondo è una persona che conduce uno stile di vita all'insegna della povertà, in genere senza un lavoro regolare, spesso, volontariamente o no, senza una fissa dimora, che conduce una vita itinerante, il "nessun fuoco, nessun luogo", vagando di città in città[1], in contrasto con il mendicante che invece si attacca ad un territorio e rimane lì.

Il termine vagabondo tuttavia può essere utilizzato anche per indicare delle persone che decidono volontariamente di praticare il vagabondaggio per provare un'esperienza avventurosa ed entusiasmante, completamente diversa dalla routine della vita sedentaria. Nei tempi antichi e durante il XIX-XX secolo il vagabondaggio per scelta venne praticato da molti intellettuali, filosofi, artisti e religiosi in tutto il mondo: per ricordarne alcuni si possono citare Diogene di Sinope, Paolo di Tarso, San Benedetto, Thomas De Quincey, François Villon, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine, Gandhi, Lanza del Vasto, Friedrich Nietzsche e Jack Kerouac.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle comunità sedentarie ed organizzate socialmente, i vagabondi sono sempre stati considerati degli individui fuori posto, incarnazioni di alterità, oggetti di disprezzo o di sfiducia, ma anche degni destinatari dell'aiuto e della carità.

Alcune fonti antiche mostrano i vagabondi come oggetti passivi della pietà, che meritano la generosità e il dono dell'elemosina. Gli altri li mostrano come sovversivi o fuorilegge, che fanno una vita parassitaria attraverso il furto, la paura e la minaccia.

Nella tetra Inghilterra dei Tudor, alcuni dei vagabondi che chiedevano "latte, lievito, bevande e lenticchie" porta a porta venivano considerati essere delle streghe[2]. Nei paesi dell'Asia orientale e meridionale la condizione di vagabondo è stata a lungo storicamente associata alla vita religiosa, come descritto anche nella letteratura religiosa delle tradizioni indù, buddhista, giainista e dei musulmani sufi. Gli esempi includono generalmente sadhu, dervisci, monaci e Shramana.

A partire dalla fine della seconda guerra mondiale alcune personalità di spicco del panorama cattolico, come il sacerdote comunista e anarco-cristiano don Gallo hanno dedicato la loro vita al recupero degli emarginati e dei vagabondi; l'Abbé Pierre nel 1949 fondò la Compagnons d'Emmaüs, un'organizzazione dedita alle cure per i poveri ed i rifugiati, quindi anche per i vagabondi.

Diritto[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene il vagabondaggio sia considerato tutt'oggi un crimine in alcune nazioni europee, la legislazione al riguardo si è fatta col tempo piuttosto tollerante. In paesi come la Cina il vagabondaggio è teoricamente un reato, visto che il Partito Comunista Cinese dovrebbe provvedere al welfare di tutti i cittadini.

Le leggi contro i vagabondi negli Stati Uniti sono state largamente invalidate in quanto in contrasto con la Costituzione degli Stati Uniti d'America. Nella terminologia legale statunitense, una persona che è titolare di una rendita non è un vagabondo, perfino se è un senzatetto.

Nella Germania nazista i vagabondi erano considerati "individui non accettati socialmente" e dovevano portare sulle proprie giacche il triangolo nero.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • The Wanderer è un antico poema inglese che racconta la storia di un uomo il quale, dopo aver perso il proprio padrone e i beni materiali, viene esiliato e costretto a vivere da vagabondo, riuscendo tuttavia a superare la propria sofferenza e a vivere felice grazie alla fede in Dio.
  • La favola Il lupo e il cane di Jean de La Fontaine illustra molto bene la vicenda di una persona che decide di vivere da vagabondo per scelta.
  • Charlot, il vagabondo cinematografico impersonato da Charlie Chaplin, viene considerato il simbolo del cinema muto.
  • La raccolta musicale Io vagabondo dei Nomadi, ed in particolare il singolo Io vagabondo (che non sono altro), narrano la vita e le riflessioni del vagabondo.
  • La canzone Il vagabondo stanco dei Modena City Ramblers è dedicata alla figura del vagabondo.
  • Joe Yabuki, protagonista del manga e anime Rocky Joe, all'inizio della storia è un vagabondo alla ricerca della libertà. Anche in seguito ritorna alla vita del vagabondo ritornando sempre sui suoi passi.
  • Kenshin Himura, protagonista fittizio del manga e anime Kenshin Samurai vagabondo, è un guerriero dedito al vagabondaggio.
  • Lo stile di vita bohémien viene spesso associato al vagabondaggio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vagabondo su Dizionario Italiano online Hoepli
  2. ^ The Discovery of Witchcraft, Reginald Scot, Londra, 1584.

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