Ultimo tango a Parigi

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Ultimo tango a Parigi
Ultimo tango brando schneider.png
Marlon Brando e Maria Schneider in una scena del film
Titolo originale Ultimo tango a Parigi
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1972
Durata 136 min (versione cinematografica)
129 min (versione italiana)
Rapporto 1.75: 1
Genere drammatico, erotico
Regia Bernardo Bertolucci
Soggetto Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura Bernardo Bertolucci,
Franco Arcalli
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione PEA,
Artistes Associés
Distribuzione (Italia) United Artists
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Arcalli,
Roberto Perpignani
Musiche Gato Barbieri
Scenografia Ferdinando Scarfiotti
Costumi Gitt Magrini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
« Quo vadis baby? »
(Paul/Marlon Brando a Jeanne/Maria Schneider)

Ultimo tango a Parigi è un film del 1972 diretto da Bernardo Bertolucci, con protagonista Marlon Brando, interpretato assieme a Maria Schneider, Jean-Pierre Léaud, Maria Michi e Massimo Girotti.

Fu uno dei film più controversi mai realizzati fino ad allora nella storia del cinema, a causa del forte impatto emotivo causato dalle numerose scene erotiche. Il film rese famoso il regista Bernardo Bertolucci, oltre ad affrontare una dura controversia legale, sfociata con la condanna al rogo della pellicola il 29 gennaio 1976, per poi essere riabilitata dalla censura nel 1987.[1]

La sceneggiatura fu scritta da Bernardo Bertolucci, Franco Arcalli e Agnès Varda (dialoghi aggiuntivi), e adattata da Robert Alley. La fotografia è di Vittorio Storaro. Le musiche jazz del film furono composte da Gato Barbieri, arrangiate e condotte da Oliver Nelson.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il suicidio della moglie Rosa, il quarantacinquenne Paul, un americano trapiantato a Parigi, sembra avere smarrito ogni ragione di vita. Vagando senza meta per la città, incontra la ventenne Jeanne in un appartamento in affitto, che i due casualmente si trovano a visitare insieme: scatta un'attrazione passionale, e i due sconosciuti hanno un amplesso nell'appartamento vuoto, che prendono come pied-à-terre e tra loro nasce una relazione di sensi nel corso della quale, ignorando tutto dell'altro partner, persino il nome, esplorano a fondo le rispettive sessualità.

Jeanne, figlia d'un colonnello e impegnata sentimentalmente con un giovane regista cinematografico, con il quale sta girando un film artigianale, s'innamora di Paul che non la corrisponde, anzi la lascia. Paul, che con la defunta moglie gestiva un alberghetto di basso livello, riceve nel frattempo la visita della suocera, venuta a seppellire la figlia, e approfondisce la conoscenza di Marcel, garbato amante della moglie e pensionante dell'hotel, che ha una vestaglia uguale alla sua. Si scopre quindi innamorato di Jeanne, e tempo dopo l'intercetta e l'insegue sino a una sala da ballo in cui è in corso una gara di tango.

Qui i due bevono sino a ubriacarsi, mentre Paul racconta a Jeanne i dettagli sulla sua vita, tralasciando il suo nome, proponendole di vivere insieme; ma per Jeanne ormai è finita, dopo fugge verso casa sua. Paul, ubriaco, l'insegue sin dentro casa dove lei, terrorizzata, dietro sua richiesta gli rivela il proprio nome, uccidendolo, però, con la pistola d'ordinanza del padre.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano di Jeanne

Questa trama nacque dalle fantasie sessuali di Bernardo Bertolucci, che affermò di aver sognato di incontrare una bellissima donna sconosciuta per strada e d'aver fatto l'amore con lei senza sapere chi fosse.[2]

Il progetto partì all'inizio del 1971 quando, dopo il discreto successo de Il conformista, Bertolucci organizzò un incontro con la Paramount, che aveva prodotto il film, per proporgli la sceneggiatura della sua nuova pellicola.[3] Alberto Grimaldi, produttore dei western di successo della trilogia del dollaro diretti da Sergio Leone, dopo aver assistito a una proiezione de Il conformista a Roma, contattò Bertolucci dicendogli che, nel caso in cui la Paramount avesse rifiutato di produrre il film, lui si sarebbe reso disponibile a realizzarlo.[3]

Quando la Paramount declinò l'offerta, Bertolucci si rivolse allora a Grimaldi, proponendogli le sceneggiature di Ultimo tango a Parigi e Novecento, l'altro progetto a cui stava lavorando. Grimaldi scelse la prima opera e, dopo aver risarcito la Paramount con una cifra di 40.000 dollari, insieme a Bertolucci diedero il via alla fase di casting. Per realizzare la pellicola Grimaldi scelse la United Artists.

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Il film era stato inizialmente pensato per Jean-Louis Trintignant e Dominique Sanda, che avevano già lavorato con Bertolucci ne Il conformista, e con i quali il regista voleva proseguire la florida collaborazione avviata. Quando Trintignant lesse lo script, quasi piangendo, rifiutò la parte perché non riusciva a mettersi nudo davanti alla macchina da presa; la Sanda, che aveva partecipato con il regista allo sviluppo dell'idea originale, era incinta e, dopo il rifiuto di Trintignant, decise di non parteciparvi. Bertolucci allora andò a Parigi per incontrare Jean-Paul Belmondo e Alain Delon, due attori di cui era grande ammiratore: Belmondo una volta letta la sceneggiatura si rifiutò persino d'incontrare il regista considerando il film pornografico; Delon invece avrebbe accettato ma a condizione di produrre egli stesso il film.

Il nome di Marlon Brando saltò fuori quasi per caso e, attraverso Christian Ferry che lavorava per la Paramount, si riuscì a combinare un incontro all'Hotel Raphael di Parigi. Brando ascoltò con interesse l'inglese stentato del regista, ma prima d'accettare chiese di vedere Il conformista e propose a Bertolucci di andare da lui a Los Angeles per un mese per parlare del film a settembre, visto che fino ad agosto sarebbe stato impegnato a New York con le riprese de Il padrino.[4] La United Artists offrì a Brando 250.000 dollari e il 10% degli incassi.[5]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu proiettato integralmente, in anteprima mondiale, il 14 ottobre 1972 a New York. In Italia uscì nelle sale il 15 dicembre 1972 a Porretta Terme, nell'ambito delle manifestazioni legate alla Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme,[6] un giorno dopo l'anteprima europea che si era svolta a Parigi.[7].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

La critica americana Pauline Kael, considerata tra le firme più autorevoli del New Yorker, lodò l'opera dicendo «Questo che è il più potente film erotico mai fatto, può rivelarsi il film più liberatorio mai realizzato».[8]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il film fu campione d'incassi della stagione cinematografica 1972-1973 piazzandosi secondo nella lista dei maggiori incassi, dietro soltanto a Il padrino, sempre con protagonista Marlon Brando: a fine stagione il film aveva incassato in Italia circa 6.038.900.000 lire,[9] battendo fenomeni come Più forte ragazzi, Anche gli angeli mangiano fagioli e Dalla Cina con furore.

In America divenne 7° incasso migliore dell'anno con oltre 36 milioni di dollari[10], superato da capolavori come La stangata e L'esorcista, mentre la cifra finale guadagnata in tutto il mondo fu di 96.301.534 dollari.

Controversie legali[modifica | modifica wikitesto]

Il film causò in Italia un forte scandalo, per le numerose scene di sesso e in particolare per una scena di sesso anale nella quale il personaggio di Brando sodomizza la Schneider dopo averle lubrificato il retto con del burro.

La sequenza in cui Brando e la Schneider consumano il loro primo rapporto include otto secondi, che vennero censurati, nei quali la Schneider "sembra abbia un orgasmo".[senza fonte]

La famosa scena di nudo che ha scatenato la ferocia della censura

Il 30 dicembre 1972 il film fu sequestrato per "esasperato pansessualismo fine a se stesso", e successivamente cominciò un iter giudiziario che portò il 2 febbraio 1973 a una sentenza d'assoluzione in primo grado; a seguito di ciò il film venne dissequestrato e proiettato nelle sale italiane e internazionali. Una prima condanna s'ebbe nel secondo processo d'appello (il primo, sempre con sentenza di condanna nel giugno del 1973, era stato annullato per un vizio di forma) il 20 novembre 1974, e il 29 gennaio 1976 la sentenza della Cassazione, condannò la pellicola alla distruzione; nella sentenza lo sceneggiatore Franco Arcalli, il produttore Alberto Grimaldi, il regista Bernardo Bertolucci e Marlon Brando vennero condannati a due mesi di prigione con la condizionale (pena poi sospesa). Furono salvate fortunosamente alcune copie che oggi sono conservate presso la Cineteca Nazionale, da conservare come corpo del reato.

Per il regista ci fu una sentenza definitiva per offesa al comune senso del pudore, reato per il quale fu privato dei diritti politici per cinque anni e fu condannato a quattro mesi di detenzione (pena poi sospesa).

Nell'ottobre del 1982 la pellicola fu proiettata a Roma durante una rassegna cinematografica dal titolo "Ladri di cinema". Il fatto costò agli organizzatori una denuncia. Questi, però, furono assolti nel processo penale che li vide imputati, e l'opera non fu più considerata proibita. Con il trascorrere del tempo e l'evolversi dei criteri di giudizio, le scene considerate inaccettabili persero peso nelle valutazioni della critica e del pubblico, mentre emerse e assunse importanza la sostanziale drammaticità dell'opera. Nel 1987, a distanza di undici anni dalla condanna della Cassazione, la censura riabilitò il film, permettendone la distribuzione nelle sale (Bertolucci stesso ne aveva conservato clandestinamente una copia) e in seguito anche il passaggio in TV.

Maria Schneider ha dichiarato in più di un'occasione che la famosa "scena della sodomizzazione" non era nel copione, ma fu un'improvvisazione di Brando con la complicità di Bertolucci, il quale non disse niente all'attrice per avere una reazione più realistica. La Schneider potendo tornare indietro non avrebbe girato quella scena considerandola un'umiliazione.[5][11]

Lo stesso Bertolucci, a distanza di molti anni, nel 2013 ha confessato di sentirsi in un certo modo colpevole per quello che era successo alla Schneider dichiarando: «Forse sono stato colpevole per Maria Schneider, ma non potranno condannarmi per questo».[12]

Il film nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Puntualmente, come per altre pellicole di successo, arrivò la parodia di Franco Franchi Ultimo tango a Zagarol (1973), un film che riscosse consensi, soprattutto per avere esorcizzato, secondo taluni, il forte impatto emotivo sul pubblico procurato dall'opera di Bertolucci.
  • Il film è citato nella canzone La regina dell'ultimo tango di Gianni Morandi, la quale però si distacca dalla drammaticità della pellicola. La vicenda del film è riproposta nella canzone Vivi di Claudio Baglioni.
  • A questa pellicola si ispira anche, parodisticamente, la canzone in ligure L'ultimo tango de I Trilli, duo folkloristico di Genova.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La versione integrale del film dura 136 minuti; in numerosi paesi il film è stato però censurato in alcune sequenze: in Australia, Stati Uniti d'America e Norvegia la versione distribuita è di 129', anche se negli USA nel 1982 il film ricevette un R-rating e fu accorciato di due minuti; in Spagna la versione in DVD ha la durata di 124 minuti[13].
  • In alcune scene girate ma non montate nel film appariva anche Laura Betti.
  • Al personaggio di Marlon Brando nel film vengono attribuiti come lavori precedenti quelli corrispondenti ad alcuni ruoli interpretati in film precedenti (ad esempio il pugile, il rivoluzionario ecc.).
  • Anche Catherine Breillat, la regista francese di Pornocrazia e Romance, prese parte al film in un piccolo ruolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Indimenticabile "Ultimo tango a Parigi", 40 anni fa la condanna al rogo, repubblica.it, 29 gennaio 2016. URL consultato il 2 gennaio 2017.
  2. ^ Trivia su IMDb
  3. ^ a b YouTube - Speciale Ultimo tango a Parigi 1/5
  4. ^ l'Espresso, 16 agosto 2007, pag. 41
  5. ^ a b Il était une fois... Le dernier tango à Paris di Serge July e Marie Genin
  6. ^ Maurizio Porro, «Ultimo tango» 30 anni dopo: la censura c'è ancora, Corriere della Sera, 28 giugno 2002. URL consultato il 18 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il ).
  7. ^ Redazione, CINEMA E CENSURA: “ULTIMO TANGO A PARIGI COMPIE 40 ANNI”, Ternimagazine.it, 13 marzo 2012. URL consultato il 18 maggio 2012.
  8. ^ YouTube - Ultimo tango a Parigi 2/5
  9. ^ Bernardo Bertolucci, Last Tango in Paris, 07 febbraio 1973. URL consultato il 02 novembre 2016.
  10. ^ Last Tango in Paris, Box Office Information, Box Office Mojo. URL consultato il 26 maggio 2014.
  11. ^ I felt raped by Brando
  12. ^ Bertolucci, confessione shock su Ultimo tango, in ansa.it, 17 settembre 2013.
  13. ^ Ultimo tango a Parigi (1972)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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