Scazzamurrieddhru

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raffigurato sul palazzo Belli a Lecce

Lo Scazzamurrieddhru è un dispettoso folletto del folklore dell'Italia meridionale. Il nome "Scazzamurrieddhru" viene utilizzato in particolare nell'area ionico-salentina. A Barletta è conosciuto come Schezzamurid. Nel Foggiano è noto come Scazzamurill, a Napoli come Munaciello, mentre in Abruzzo e Molise come Mazzemarill[1]. Ha inoltre molte somiglianze con l'Avurie (o Aure o Laùre) della zona tarantina, soprattutto nei comportamenti e nel modo di liberarsene (comunemente strappargli il berretto di testa).

È descritto come un omino brutto e peloso, con un abito color tabacco, scalzo e un cappellino in testa, e ha l'abitudine di sedersi sulla pancia o sul petto di chi dorme, guastandogli il sonno (si riferiscono a questo fatto nomi come Carcaluru, da "calcare", "fare pressione"). Non appare mai di giorno.

Per ingraziarselo gli si possono donare un paio di scarpe, o si possono lasciare dei sassolini nelle proprie pantofole la notte; lo Scazzamurrieddhru ripaga queste gentilezze con monete d'oro, o indicando al suo benefattore il luogo dove è nascosto un tesoro. Lo si può invece ricattare rubandogli il cappello. Appare inoltre se si prova a entrare in un cimitero di notte, in questo caso la pena che dovrà subire il malcapitato è la tortura e morte per mano dello Scazzamurrieddhru che gli salterà sul petto provocandogli delle incontenibili risate, che a loro volta causano appunto la morte.

Oltre a tormentare i dormienti fa altri dispetti, come rompere i vetri delle finestre, far chiasso con le pentole in cucina. Con gli animali domestici ha un rapporto particolare; talvolta li cura e li nutre, talaltra li tormenta (per esempio annodando le criniere e le code dei cavalli, creando trecce così resistenti che si diceva che l'unico pettine efficace fosse il crocifisso). Capita anche che mostri di odiare un certo animale e amarne un altro e, per esempio, sottragga il cibo dal primo per darlo al secondo.

È benevolo con le fanciulle, e le protegge dalle angherie delle matrigne e delle padrone, arrivando a fare i lavori di casa al posto loro. Ama anche i bambini, e regala loro dolcetti e monete.

Alcuni racconti lo rappresentano come particolarmente burlone; quando domanda "vuoi cocci o soldi?", se si risponde "cocci" porta soldi, e viceversa.

Il cantautore Domenico Modugno nel 1954 gli ha dedicato una canzone, chiamandolo con il nome usato nel Brindisino e nel Leccese e cioè Scarcagnulu.

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

  • Carcaiulu
  • Carcaluru
  • Laurieddhru
  • Laùru
  • Mazzamauriello
  • Mazzemarille
  • Monacello
  • Moniceddhru
  • Munaciedd
  • Munachicchio
  • Scarcagnulu
  • Scattamurreddhru
  • Scanzamurieddhru
  • Scazzamauriello
  • Scazzamurrill
  • Scazzambrridd
  • Scazzamureggi
  • Sciacuddhri
  • Sciacuddhruzzi
  • Tiaulicchiu
  • Uru
  • Urulu

Origine[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del mito dello Scazzamurrieddhru si può far risalire a quello dello spirito incubo citato da Petronio Arbitro, Plinio, Sant'Agostino e altri, ma anche, per altri aspetti, alle figure dei lari e dei penati.

Analogie ad altre tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Si riscontrano figure molto analoghe e corrispondenti a questo spiritello anche in altre regioni italiane, dove prende il nome di buffardello o linchetto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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