Palazzo Grassi

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Palazzo Grassi
Palais Grassi.jpg
Palazzo Grassi a Venezia
Tipo Arte neoclassica
Stato Italia Italia
Località Venezia
Indirizzo Campo San Samuele, 3231
Sito web

Coordinate: 45°26′01.28″N 12°19′40.13″E / 45.433688°N 12.327814°E45.433688; 12.327814

Palazzo Grassi (anche conosciuto come Palazzo Grassi-Stucky) è un edificio civile veneziano, sito nel sestiere di San Marco e affacciato sul Canal Grande. È uno degli edifici lagunari più noti, oltre a sede di mostre d'arte meritevoli di particolare interesse: è giustamente famoso perché definito come l'ultimo palazzo patrizio affacciato su Canal Grande prima del crollo della Serenissima Repubblica di Venezia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo sorge su di un appezzamento di terra di forma trapezoidale, acquistato in più fasi dalla famiglia Grassi: in un primo memento questi ultimi possedevano infatti un piccolo gruppo di edifici, acquistati nel 1732 dai fratelli Trivellini ad opera dei fratelli Zuanne e Angelo Grassi: tra queste case era presente anche l'edificio oggi noto come "Palazzetto Grassi", sito a sinistra del complesso monumentale, nel quale si stabilirono i Grassi in attesa di trovare un'altra sistemazione. Nel 1736 comprarono un palazzo appartenente ai Michiel, tra il 1738 e il 1745 entrarono in possesso di altre case popolari circostanti, tra le quali l'ospizio per vedove fondato da Faustina Michiel. La proprietà così ottenuta andava dal Canal Grande a Campo San Samuele e a Calle Lin. La particolare forma del luogo di costruzione aveva il vantaggio di offrire un'ampia facciata sul canale.

Le circostanze precise della costruzione del Palazzo Grassi sono sconosciute. Si suppone, però, che i lavori siano iniziati nel 1748, grazie ad un documento che segnala dei lavori di scavo per la preparazione di fondazioni nella zona. Si pensa anche che i lavori di ultimazione del palazzo risalgano al 1772, anno della morte di Paolo Grassi, e dunque quasi contemporanea alla seconda fase di lavori del Ca' Rezzonico. Lo scalone d'onore fu decorato con affreschi di Michelangelo Morlaiter e Francesco Zanchi.

Il palazzo durante l'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo fra il 1840 e il 1875[modifica | modifica wikitesto]

In questo periodo, a causa della rapida e completa estinzione della famiglia Grassi, il palazzo subì una repentina successione di vendite che lo portò ad accogliere fra le sue pareti ben quattro proprietari diversi.

Ceduto alla società veneta commerciale di Spiridione Papadopoli nel 1840 dai fratelli Angelo e Domenico Grassi, il palazzo fu rivenduto quattro anni dopo al tenore lirico Antonio Poggi. Questi, quasi subito, lo cedette all'ungherese Jòszef Agost Shöfft, pittore di fama internazionale, che al momento della sua morte lasciò il posto alla sua seconda moglie Giuseppina Lindlau.

Il palazzo sotto la guida del barone Simone de Sina[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1857 il palazzo fu rivenduto a un ricco finanziere greco, il barone Simone de Sina, che apportò alcune sostanziali modifiche alla struttura generale del palazzo:

  • per rendere più stabile la struttura, aggiunse quattro colonne al vestibolo
  • fece demolire una parte dei decori del XVIII secolo presenti nel palazzo
  • divise la sala da ballo al primo piano (occultando così un affresco del Canal) per ricavarne un'anticamera decorata da alcune opere del pittore austriaco Christian Griepenkeri

Il palazzo durante il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1908 gli eredi del barone de Sina vendettero il palazzo all'industriale svizzero Giovanni Stucky, che dopo la morte, avvenuta nel 1910, lasciò la struttura nelle mani del figlio Giancarlo che inserì all'interno del palazzo: ascensori, impianti elettrici e di riscaldamento.

A Giancarlo Stucky si deve, inoltre, la rivalutazione degli affreschi di Giambattista Canal, che furono finalmente trasferiti dalla sala da ballo alla scala principale della struttura.

Nel 1949, dopo essere passato nelle mani dell'imprenditore veneto Vittorio Cini, il palazzo passò ad una società immobiliare appartenente alla multinazionale italiana Snia Viscosa di cui Franco Marinotti, uno dei più importanti industriali italiani del periodo e fondatore della città di Torviscosa, era il socio di maggioranza. Tale era la Sua convinzione che nessun imprenditore potesse essere completo se non era sorretto da forte passione per l'arte e la cultura che vi fondò, finanziò e gestì il Centro Internazionale dell'Arte e del Costume; allo scopo apportò al palazzo alcune modifiche : la copertura del cortile con una vetrata, la sostituzione del vecchio pavimento con marmi intarsiati e la sostituzione del giardino con un teatro all'aperto con tetto apribile, finalizzato ad ospitare ricevimenti e sfilate di moda e di costume, convegni,e mostre d'arte. Dal 1951 fino al 1958 vi si organizzarono importanti mostre d'arte e costume; quando nel 1959 il C.I.A.C. passò nelle mani del figlio Paolo Marinotti l'interesse primario si concentrò sull'arte contemporanea, promuovendo importanti mostre sia collettive che personali di importanti artisti di livello internazionale da Jorn, a Ernst, Dubuffet e numerosi altri. Nel 1978 cessò l'interesse della proprietà alla promozione e sostegno dell'attività spositiva e di lì la decisione di vendere il palazzo.

Nel 1983 la Fiat decise di acquistare Palazzo Grassi e di affidarne i lavori di ristrutturazione al famoso architetto Gae Aulenti. Questi decise di inserire nei vari ambienti della struttura, delle cimase regolari che terminavano in un cornicione inclinato, permettendo l'inserimento di impianti tecnici di ogni genere. Inoltre, rinforzò la struttura metallica della vetrata del cortile con quattro finte porte metalliche, e fece ridipingere vari elementi (finte porte comprese) del palazzo con un colore verde acquatico, che creava un piacevole contrasto con il colore rosa del marmorino. È stata realizzata una nuova centrale tecnologica per il riscaldamento ed il condizionamento dell'edificio, con pompe di calore condensate ad acqua di laguna.

Il palazzo oggi: François Pinault e Tadao Ando[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005, l'imprenditore francese François Pinault decise di acquistare Palazzo Grassi per potere esporre al suo interno la ricca collezione privata di opere d'arte contemporanee e moderne di sua proprietà. A tal fine decise di affidare al celebre architetto giapponese Tadao Ando le opere di rinnovo e rimodernizzazione della struttura.

L'architetto decide subito di mantenere intatti, durante tutto l'arco dei suoi lavori, i punti di riferimento architettonici della struttura, garantendo così il principio di reversibilità sul suo operato:

  • Le cimase riprendono lo stile delle pareti create da Aulenti. L'unica differenza fra le due soluzioni architettoniche, sta nel fatto che Ando decide di raddrizzarle, conferendo al palazzo un aspetto neutro, quasi monacale, che a detta dello stesso artista, "vorrebbe rifarsi ad un'opera di Donald Judd".
  • Le scale vengono rivestite da un semplice marmorino bianco; a differenza dei pavimenti, per i quali l'artista giapponese ha deciso di optare per del linoleum grigio, che ricopre gli antichi marmi intarsiati.
  • Il ripristino di alcuni pregiati marmi e stucchi originali, è stato affidato alle mani sapienti di alcuni artigiani locali, custodi delle antiche tecniche della Serenissima.
  • L'impianto d'illuminazione è costituito da 1800 faretti orientabili e regolabili fissati a travi d'acciaio cave che ospitano anche gli apparecchi di videosorveglianza, i rilevatori di presenza e le luci di emergenza: è stato così possibile evitare di danneggiare i preziosi soffitti.
  • Le finestre affacciate sul Canal Grande sono state impreziosite con delle veneziane interne.
  • La vetrata è stata provvista di un velario che regala al cortile una luce chiara, sobria e sensuale.
  • Anche l'entrata e la biglietteria hanno subito delle modifiche: la prima è stata ampliata sostanzialmente, mentre la seconda è stata posizionata sotto le colonne dell'atrio.
  • Sono attualmente in corso i lavori di ristrutturazione globale dell'adiacente edificio, denominato "teatrino" di proprietà della stessa Palazzo Grassi Spa, su progetto dello studio giapponese TAAA di Tadao Ando, coadiuvato da un team di professionisti italiani.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La facciata principale

Contraddistinto da due grandi facciate, l'una frontale affacciata sul Canal Grande e l'una laterale affacciata sul Campo San Samuele, si distingue per la sua incredibile mole e per il suo candore. Denota la volontà della famiglia Grassi di essere riconosciuta pubblicamente come potente, influente e ricca: una sorta di status symbol.

La facciata principale, in chiaro stile neoclassico, nasconde una pianta quanto mai complessa e scenografica, ispirata più al modello romano che al modello veneziano. Al centro, si apre un cortile colonnato, simile a quello di Palazzo Corner[1], che divide la struttura in due blocchi: quello anteriore ospita quattro sale laterali e un salone centrale, mentre quello posteriore locali di minori dimensioni e un fastoso scalone decorato da Michelangelo Morlaiter e da Fabio Canal, simile per forma a quello di Palazzo Pisani Moretta[2][3].

Tornando al fronte principale, esso è rivestito interamente in pietra d'Istria e rispetta la tradizionale disposizione tripartita: le finestre, dall'aspetto lineare e di ispirazione classica, sono concentrate in una polifora in ciascuno dei piani nobili. I fori differiscono per decorazione: quelli del primo piano sono a tutto sesto, mentre quelli del secondo presentano dei timpani talora curvilinei, talora triangolari. Le finestre sono separate da lesene lisce culminanti in capitelli ionici o corinzi. Presenta un portale ad acqua diviso in tre fori, simile a un arco di trionfo. Il prospetto è chiuso da una fascia con cornicione a mensola, che nasconde il sottotetto.

La facciata laterale, altrettanto imponente, imita nello stile la principale, proponendo un portale a terra di ispirazione romana e una serliana. Numerose sono le monofore con o senza balcone, disposte ordinatamente a coppie.

La collezione di François Pinault[modifica | modifica wikitesto]

La Fondazione e Collezione François Pinault è una delle cinque collezioni d'arte moderna e contemporanea più grandi del mondo.

La collezione è essenzialmente costituita da pitture, sculture, fotografie e video appartenenti ai movimenti artistici dell'Arte Povera, del Minimalismo, del Post-minimalismo e della Pop Art.

La collezione è costituita da opere di artisti, fra i più importanti a livello internazionale:

Il museo organizza, inoltre, periodicamente, delle mostre temporanee con opere provenienti da altri musei. Spicca ad esempio la mostra dedicata a Pablo Picasso organizzata dall'11 novembre 2006 all'11 marzo 2007.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fasolo, p. 114
  2. ^ Brusegan, p. 193
  3. ^ Piantina del pianterreno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]