Chiesa di San Simeon Piccolo

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Coordinate: 45°26′25.77″N 12°19′20.71″E / 45.440491°N 12.322419°E45.440491; 12.322419

Chiesa di San Simeon Piccolo
Veduta d'insieme
Veduta d'insieme
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Religione Cattolica
Titolare Santi Simeone e Giuda
Diocesi Patriarcato di Venezia
Consacrazione 1738
Stile architettonico Neoclassico
Inizio costruzione 1718
Completamento 1738
Sito web http://venezia.fssp.it/

La chiesa dei Santi Simeone e Giuda, vulgo San Simeone Piccolo, è un edificio religioso della città di Venezia, situato nel sestiere di Santa Croce, sul Canal Grande, a destra di palazzo Adoldo e di fronte alla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia.

Non va confusa con la vicina chiesa di San Simeone Grande; gli aggettivi si riferivano alle dimensioni degli edifici prima che nel Settecento San Simeone Piccolo assumesse l'imponente aspetto attuale[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa sarebbe stata fondata nel IX secolo dalle famiglie Adoldi e Briosi. All'XI secolo, periodo in cui venne definita una prima strutturazione amministrativa della città, dovrebbe risalire l'istituzione della parrocchia.

L'edificio subì vari interventi nel tempo sino alla completa ricostruzione negli anni venti del Settecento su progetto di Giovanni Antonio Scalfarotto. I lavori si poterono dire conclusi con la consacrazione del 27 aprile 1738 officiata da mons. Gaspare Negri, vescovo di Cittanova (Istria), già sacerdote alunno di questa chiesa.

Sino al 1807 la chiesa era collegiata, quindi vi era insediato un piccolo capitolo composto da due preti titolati che affiancavano il pievano nella gestione della parrocchia. Con il tempo, tuttavia, lo spirito comunitario e di condivisione venne meno e fu il solo parroco ad occuparsi della cura delle anime e dell'amministrazione dei sacramenti.

Inoltre, in quanto filiale della cattedrale di San Pietro, i suoi sacerdoti avevano l'obbligo di assistere alla benedizione del sabato santo nella matrice, ricevendo l'acqua benedetta per il proprio battistero.

Nel 1807, sotto il Regno d'Italia di Napoleone, fu soppresso il capitolo ma la chiesa mantenne il suo ruolo di parrocchiale e inglobò la circoscrizione di San Simeon Grande. Nel 1810, tuttavia, la situazione si invertì e fu San Simeon Piccolo ad essere retrocessa a succursale dell'altra[2].

Chiusa per un periodo al culto, in tempi recenti la chiesa è affidata alla Fraternità Sacerdotale San Pietro.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

È una delle chiese più note della città, almeno per quanto riguarda il suo aspetto esteriore, poiché si staglia evidentemente rispetto agli altri edifici ed è praticamente di fronte a chi esce dalla stazione dei treni, al di là del Canal Grande. Rappresenta uno dei primi edifici pienamente neoclassici in Italia.

Chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia.jpg

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Veduta notturna

Esterno[modifica | modifica sorgente]

L'edificio presenta un'insolita pianta circolare. Palese è il richiamo al Pantheon romano[3]: un corpo cilindrico e stretto con una cupola rivestita in rame ed un pronao corinzio con timpano triangolare dove trova posto un bassorilievo marmoreo Il martirio dei Santi titolari di Francesco Cabianca del XVIII secolo. Da notare che la cupola si presenta come a calotta ovale in altezza che dà al complesso una leggera spinta verticale accentuata dalla lanterna in forma di tempietto. Si avverte pure un richiamo alla tradizione bizantina e al Palladio.

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno non ospita grandi capolavori, tuttavia sono da ricordare, al primo altare a destra tela San Francesco di Paola sorretto da un angelo e san Gaetano da Thiene di Antonio Marinetti detto "il Chiozzotto"; al secondo altare i Santi Simeone e Giuda, pala di Mattia Bortoloni del XVIII secolo, attribuita a Francesco Polazzo; al primo altare a sinistra la Sacra famiglia di Tomaso Bugoni e al secondo altare a sinistra un Martirio di Santa Dorotea di Angelo Venturini. Nella sacrestia, sull'altare c'è un Crocifisso marmoreo attribuito a Giovanni Marchiori. Nell'attigua antisacrestia, una costruzione giovanile di Tommaso Temanza, sopra il lavabo, c'è un piccolo rilievo, La probatica piscina del Marchiori, con in basso il ritratto dell'autore.

Cripta[modifica | modifica sorgente]

Sotto la chiesa si trova un interessante sotterraneo affrescato con scene della Via Crucis e dell'Antico Testamento, in cui due lunghi corridoi si incrociano in un ambiente ottagonale, che ha in mezzo un altare. Comprende ventuno cappelle, otto delle quali murate e inesplorate. Esso contiene soprattutto sepolcri di parrocchiani dei quali, però, non è possibile conoscere l'identità.

La Fraternità Sacerdotale San Pietro[modifica | modifica sorgente]

Messa bassa presso l'Altar Maggiore di San Simeon Piccolo

L'edificio è stato parrocchiale e poi chiesa dipendente da San Simeon Grando.

Il patriarca di Venezia cardinale Angelo Scola nel 2006 ha affidato la chiesa alla Fraternità Sacerdotale San Pietro nominando padre Konrad zu Loewenstein, FSSP, cappellano per i fedeli che seguono la liturgia secondo la forma extraordinaria del Rito Romano. Il cappellano a San Simon celebra la Santa Messa quotidiana e festiva, confessa e tiene lezioni di dottrina cattolica.

Il 6 marzo 2010, in occasione della visita pastorale, il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, ha assistito pontificalmente, presso questa chiesa, alla Santa Messa nella forma extraordinaria del Rito Romano celebrata da Padre Konrad zu Löwenstein, FSSP[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marcello Brusegan, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità delle chiese di Venezia, Newton Compton, 2004, p. 311-312. ISBN 9788854100305.
  2. ^ Parrocchia dei Santi Simeone e Giuda, Venezia, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 22 febbraio 2013.
  3. ^ Wittkower Rudolf, Arte e architettura in Italia (1600-1750), 1993
  4. ^ Il bell’amore è effettivo quando è oggettivo, fedele e fecondo. Come testimonia Maria. L’omelia del Patriarca alla messa del Cuore Immacolato di Maria », angeloscola.it. URL consultato il 07-04-2010.

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