Ghost in the Shell 2: ManMachine Interface

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Ghost in the Shell 2: ManMachine Interface
攻殻機動隊2 ManMachine Interface
(Kōkaku Kidōtai 2 ManMachine Interface)
Generepoliziesco, fantascienza, cyberpunk
Manga
AutoreMasamune Shirow
EditoreKōdansha
Targetseinen
1ª edizione2001
Tankōbonunico
Editore it.Star Comics
Collana 1ª ed. it.Storie di Kappa
1ª edizione it.2004
Volumi it.unico
Preceduto daGhost in the Shell 1.5: Human-Error Processer

Ghost in the Shell 2: ManMachine Interface (攻殻機動隊2 ManMachine Interface Kōkaku Kidōtai 2 ManMachine Interface?) è un manga composto da undici capitoli scritti e disegnati da Masamune Shirow sulla rivista Young Magazine della Kōdansha, dal numero 30 al 38 nel 1997. Il primo volume che li racchiude tutti in un solo tomo appare nel 2001. In Italia invece, GitS 2 arriva il 3 novembre 2004 su Storie di Kappa 122 di Star Comics.[1]

Sequel di Ghost in the Shell 1.5: Human-Error Processer, GitS 2 esplora un elevato numero di temi filosofici riguardanti la natura dell'identità umana e i limiti della nostra coscienza e conoscenza.

GitS2 deve molto alle convenzioni del genere cyberpunk e i suoi lettori abituali dovrebbero poter riconoscere immediatamente i problemi sollevati da Shirow. Ad esempio, l'indagine filosofica effettuata non è completamente innovativa e l'analisi potrebbe essere vista come rivisitazione di quanto già sperimentato nel prequel con, in aggiunta, complesse sequenze d'azione in computer grafica.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia ha un prologo in un tempio, dove alcuni uomini politici e funzionari d'altro livello, tra cui Aramaki, ascoltano una medium governativa che parla della nascita di una nuova forma di coscienza, e della sua "madre", che ha preso il nome di Motoko Aramaki.

La storia si sposta e cominciano le vicende di Motoko Kusanagi/Aramaki, nelle sue varie identità attraverso la rete e i corpi ad essa connessi, finché alla fine incontrerà letteralmente se stessa. Una se stessa con un diverso punto di vista.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Motoko Kusanagi/direttore Aramaki: la protagonista indiscussa e molteplice della storia. Lo pseudonimo Aramaki è preso dal nome del suo vecchio capo. Durante la storia utilizza diversi corpi artificiali e vari pseudonimi.
  • Aramaki (solo nel prologo e nell'epilogo)
  • Boma (solo nel prologo e nell'epilogo; cade addormentato durante le spiegazioni più complicate).
  • dottor Rahampol: ideatore di una possibile forma di vita artificiale basata sul silicio.
  • Tamaki, sensitiva dell'Ufficio Spirituale Giapponese. Quando si collega a Motoko Kusanagi assume l'aspetto di un'allucinazione.
  • Grace: sottoposta del direttore Aramaki. Svolge il suo lavoro in tenuta estremamente disordinata, ma sul monitor trasmette immagini di se stessa in tenuta ordinata con aspetto superefficiente.
  • Millennium: creatrice del cyberdome Stabat mater.
  • Intelligenze artificiali di supporto: utilizzate in grande quantità da Motoko Kusanagi, sia come esploratori che durante operazioni di hacking. Hanno l'aspetto di ometti caricaturali e dispiegano personalità efficienti ma infantili.

Numero di alias di Motoko Kusanagi/Aramaki[modifica | modifica wikitesto]

  • Motoko Kusanagi (capelli scuri e a caschetto)
  • Motoko Aramaki (capelli rossi e lunghi). I suoi documenti la indicano come un importante personaggio governativo e le attribuiscono un'improbabile età di 18 anni.
  • corpo cyborg (femminile) senza nome
  • Poliziotta (di cui controlla temporaneamente il corpo)
  • Miss Croma

Capitoli[modifica | modifica wikitesto]

  1. Prologue 2035.03.06.AM05:05
  2. Underwater 2035.03.06.AM05:45
  3. Circuit Weapon 2035.03.06.PM01:12
  4. Fly by Orbit 2035.03.06.PM01:12
  5. Mold of Life 2035.03.06.PM01:54
  6. Epilogue 2035.03.06.05:35AM

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il manga è stato aspramente criticato per aver focalizzato eccessivamente l'attenzione, pagina dopo pagina, sui problemi relativi al cyberbrain warfare in contrapposizione ai temi d'azione poliziesca del manga precedente. La trama è stata inoltre criticata poiché di troppo difficile comprensione, anche per i già complessi standard dell'autore. Ulteriore motivo di critica è stato il largo utilizzo del fan service: Motoko, ora chiamata Motoko Aramaki, e gli altri personaggi femminili godono di proporzioni eccessivamente generose, indossano costantemente vestiti esigui e sono spesso inquadrate in mezzo alle gambe.[1]

Altri hanno affermato che quest'ultimo aspetto è proprio il lato migliore del manga, vedono il fan service come strumento atto a compensare l'assenza di una trama reale e coerente. Tuttavia, molti lettori si sono sentiti a disagio a causa dell'alta quantità di pagine a colori composte da personaggi disegnati a mano da Shirow ed integrati con sfondi in computer grafica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Focus: Masamune Shirow 7 - Ghost in the Shell 2, comicsviews.it. URL consultato il 23 aprile 2017.