Fontego dei Tedeschi

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Fontego dei Tedeschi
Fondaco dei Tedeschi 2012-05-13.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Coordinate 45°26′17.66″N 12°20′12.23″E / 45.43824°N 12.33673°E45.43824; 12.33673Coordinate: 45°26′17.66″N 12°20′12.23″E / 45.43824°N 12.33673°E45.43824; 12.33673
Informazioni
Condizioni In uso
Piani tre
Realizzazione
Proprietario storico Repubblica di Venezia

Il Fontego dei Tedeschi (o, in italiano, Fondaco dei Tedeschi) è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di San Marco e affacciato sul Canal Grande, in posizione adiacente al Ponte di Rialto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Analogamente al Fontego dei Turchi il Fontego dei Tedeschi è di antica fondazione (XIII secolo) e legato alle esigenze commerciali della Repubblica di Venezia: esso era punto d'approdo delle merci trasportate da mercanti tedeschi di Norimberga, Judenburg ed Augusta che qui le immagazzinavano.

L'edificio originario fu vittima di un incendio devastante nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 1505, ma in meno di cinque mesi il Senato veneziano aveva già deciso di ricostruirlo su progetto di Girolamo Tedesco. Si trattava di una completa ricostruzione, che ebbe luogo tra il 1505 e il 1508. A differenza di altri palazzi sul Canal Grande, si decise di non ricorrere a decorazioni marmoree né elementi decorati a traforo, abbellendo piuttosto le campiture libere tra le finestre con affreschi, per i quali vennero chiamati Giorgione e il suo giovane allievo Tiziano. Secondo Dolce, che scriveva nel 1557, la Giustizia di Tiziano, dipinta sul lato della calle, era così bella che venne scambiata per opera del maestro Giorgione, generando un conflitto tra i due[1].

Nel 1508 venne celebrata la conclusione dei lavori con una messa solenne e nello stesso anno una contesa per il pagamento degli affreschi di Giorgione fa pensare che anche la decorazione esterna fosse completa[1]. verso il 1760 gli affreschi erano ancora discretamente leggibili, come dimostra una serie di incisioni di Anton Maria Zanetti.

Come gli altri fonteghi della città, anche questo fu soppresso con la caduta della Repubblica nel 1797.

È stato a lungo di proprietà delle Poste Italiane. Ceduto nel 2008 al gruppo Benetton per un importo di 53 milioni di euro[2], si prevede che verrà sottoposto ad un nuovo intervento di recupero statico e funzionale, sotto la direzione artistica dell'architetto olandese Rem Koolhaas, con la creazione di un polo anche culturale[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione settecentesca con visibili la torretta e tracce degli affreschi

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Grande complesso che guarda sul Ponte di Rialto, il Fontego è un edificio a pianta quadrata disposto su tre livelli intorno a un cortile interno, coperto da una struttura in vetro e acciaio, dov'è conservato l'antico pozzo. Al pian terreno cinque grandi arcate a tutto sesto chiudono un portico in dialogo col Canal Grande, dove si scaricavano le merci. Il secondo livello è percorso da una lunga fila di bifore e monofore a cui corrispondono simmetricamente le finestre quadrangolari minori dei due piani sovrastanti. La sommità del palazzo è merlata.

Verso il 1508 la facciata che dà sul Canal Grande fu affrescata per mano di Giorgione e di Tiziano Vecellio, ma oggi del loro lavoro restano pochi frammenti alla Ca' d'Oro, deteriorati dagli agenti atmosferici e dal clima umido e salmastro della laguna.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Anche gli interni conservavano opere di inestimabile valore, dei pittori Paolo Veronese, Tiziano Vecellio e Jacopo Tintoretto, di cui oggi si è perduta quasi ogni traccia. Rimangono, a testimonianza della funzione che nei secoli ha svolto l'edificio, i numerosi simboli che i mercanti incidevano, soprattutto sulla pietra delle colonne, per segnalare i vani in cui depositare le merci.[4].

Gli affreschi staccati[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi staccati dall'esterno dell'edificio (dal 1937) vennero conservati in varie sedi (Palazzo Ducale, Gallerie dell'Accademia), prima di essere ricomposti nella Ca' d'Oro.

Di Giorgione restano la Nuda entro un nicchia e frammenti di figure femminili. Di Tiziano restano:

  • Compagno della calza, 241x159 cm
  • Giuditta/Giustizia, 212×346 cm
  • Combattimento di giganti e mostri, 157x320 cm
  • Allegoria, 157x328 cm
  • Combattimento di un putto con un drago, 155x375 cm

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Brusegan. La grande guida dei monumenti di Venezia. Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0475-2.
  • Guida d'Italia – Venezia. 3a ed. Milano, Touring Editore, 2007. ISBN 978-88-365-4347-2.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Alessandra Fregolent, Giorgione, Electa, Milano 2001, pag. 102. ISBN 88-8310-184-7
  2. ^ archiviostorico.corriere.it
  3. ^ archiportale.com
  4. ^ Vaccari news quotidiano di filatelia, posta e collezionismo - VACCARI

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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