Don Giovanni (opera)
| Don Giovanni | |
|---|---|
Giovanni Mario nel ruolo del protagonista, ritratto del 1850. | |
| Titolo originale | Il dissoluto punito ossia Il Don Giovanni |
| Lingua originale | italiano |
| Genere | dramma giocoso |
| Musica | Wolfgang Amadeus Mozart (partitura online) |
| Libretto | Lorenzo Da Ponte (libretto online) |
| Fonti letterarie | Don Giovanni o sia Il convitato di pietra, libretto di Giovanni Bertati per Giuseppe Gazzaniga |
| Atti | due |
| Epoca di composizione | marzo - 28 ottobre 1787 |
| Pubblicazione | libretto, Schott, Magonza, 1793 partitura Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1801 |
| Prima rappr. | 29 ottobre 1787 |
| Teatro | Teatro degli Stati di Praga |
| Prima rappr. italiana | 11 giugno 1811 |
| Teatro | Teatro Valle, Roma |
| Versioni successive | |
| 7 maggio 1788, Burgtheater di Vienna | |
| Personaggi | |
| Don Giovanni (baritono o basso) Il Commendatore (basso o basso profondo) Donna Anna (soprano) Don Ottavio (tenore) Donna Elvira (soprano o mezzosoprano) Leporello (basso-baritono o basso) Masetto (baritono o basso) Zerlina (soprano o mezzosoprano) Contadine e contadini, servi, gendarmi, suonatori, demoni e entità infernali (coro di sottoterra) | |
| Autografo | Biblioteca nazionale di Francia, Parigi |
Don Giovanni (titolo originale: Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni) K 527 è un'opera lirica in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart.
È la seconda delle tre opere che il compositore scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte, il quale attinse a numerose fonti letterarie dell'epoca. Don Giovanni segue Le nozze di Figaro (K 492), precede Così fan tutte (K 588) e venne composta tra Vienna e Praga da marzo a ottobre del 1787, quando Mozart aveva 31 anni. Fu commissionata al musicista in seguito al notevole riscontro avuto da Le nozze di Figaro e da un altro lavoro teatrale, il Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giuseppe Gazzaniga, che fu rappresentato a Venezia all'inizio del 1787. La prima del Don Giovanni mozartiano non andò in scena a Vienna come l'opera precedente, bensì a Praga nel Teatro degli Stati[N 1] dove il compositore ottenne il suo più grande successo sulla scena lirica.[1]
Mozart e Da Ponte intesero realizzare un dramma giocoso e in tal senso venne scritto il libretto, ma in realtà tutta la composizione è pervasa da un pathos intenso che si rispecchia essenzialmente nella musica ricca di grande emotività, tanto che spesso il Don Giovanni viene considerata opera drammatica.
Don Giovanni provoca con la sua ironia, ma non tradisce la sua intenzione ben definita: mostra la supremazia delle leggi dell'universo sull'arbitrarietà della tirannia, lanciando una sfida. La grandezza di quest'opera risiede nella capacità di portare, senza tanta enfasi, a considerare valori eterni implicando argomenti di portata straordinaria e superiore.[2]
Estremamente complesso ed emblematico, Don Giovanni è considerato uno dei massimi capolavori di Mozart e uno dei più perfetti modelli di teatro lirico.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Nel gennaio 1787 Mozart con la moglie Constanze, invitati dai coniugi Dušek, amici di vecchia data,[N 2] giunsero a Praga dove poterono rendersi conto della grande popolarità raggiunta dall'opera Le nozze di Figaro da poco rappresentata in città. Partecipando a feste e concerti il musicista provò una gran gioia nel sentire che le melodie della sua composizione erano ormai popolari anche tra la gente comune.[3] Il 19 gennaio Mozart tenne un concerto al Teatro Nostitz dirigendo la sinfonia di Praga K 504 e improvvisando al pianoforte davanti a un foltissimo pubblico; diresse poi tre giorni dopo una rappresentazione de Le nozze.[4] In seguito a tanto riscontro, i due impresari Pasquale Bondini e Domenico Guardasoni, che gestivano il teatro praghese, chiesero al compositore di scrivere, per la somma di cento ducati, una nuova opera che sarebbe dovuta andare in scena entro la fine dell'anno. Poiché pochi mesi prima a Venezia aveva avuto un grande successo un'opera su libretto di Giovanni Bertati, Don Giovanni o sia il convitato di pietra, l'argomento scelto fu proprio Don Giovanni; il librettista però, il solo in cui Mozart aveva piena fiducia, fu ancora Da Ponte.[5]
Rientrato a Vienna i primi di febbraio con la commissione della nuova opera, Mozart dovette affrontare un periodo di preoccupazioni e dolore; il padre Leopold aveva gravi problemi di salute e, da Bonn, gli giunse la notizia della morte del suo amico fraterno August von Hatzfeld. In questo difficile momento il musicista si accinse a comporre la nuova partitura.[6]

In attesa del libretto che Da Ponte stava scrivendo, il compositore, pur seguendone assiduamente la stesura con suggerimenti e nuovi spunti, si dedicò a realizzare altri lavori, tra cui il Rondò in La minore K 511 e i due quintetti per archi K 515 e K 516. Leopold nel frattempo peggiorò e morì a Salisburgo il 28 maggio. Mozart, che da tempo non era più in buoni rapporti con il padre, non andò a trovarlo quando era in fin di vita e non presenziò nemmeno al funerale,[N 3] ma restò sempre a Vienna, scrivendogli una lettera per prepararlo con pacatezza a una morte serena; la lettera è rimasta celebre per la profondità dei sentimenti e i concetti espressi, anche se, in realtà, il musicista si era rifatto a un testo del filosofo Moses Mendelssohn da cui aveva tratto spunti di riflessione.[7]
Non vi è notizia certa sulla stesura del Don Giovanni, ma è probabile che Mozart, via via che le prime pagine venivano terminate dal librettista, abbia iniziato a comporre intervenendo con suggerimenti[8] e, appena avuto da Da Ponte il libretto definitivo nel mese di giugno, abbia scritto quasi tutta la partitura.[9] Nel settembre 1787 il musicista ritornò a Praga e soggiornò a Villa Bertramka nel sobborgo di Košíře, ospite di Duschek,[N 4] dove terminò l'opera il 28 ottobre, a poche ore dalla prima programmata proprio per il giorno successivo.[10] Secondo Nissen l'Ouverture fu scritta soltanto la notte precedente la rappresentazione. Mozart si sarebbe attardato in compagnia di amici per poi ritirarsi in una stanza dove a mezzanotte iniziò la stesura terminando alle prime luci dell'alba;[11] l'orchestra fu per questo costretta a leggere la partitura a prima vista. Molto probabilmente il racconto corrisponde a verità, d'altronde Mozart aveva sempre già in mente la musica da scrivere e mettendola su carta all'ultimo minuto, inoltre molto del materiale musicale apparteneva anche alla scena finale dell'opera, già composta da tempo.[12]
La prima rappresentazione
[modifica | modifica wikitesto]La prima rappresentazione era prevista inizialmente per il 14 ottobre in occasione di una serata di gala per l'arciduchessa d'Austria Maria Teresa d'Asburgo-Lorena e il marito, futuro re di Sassonia, che erano di passaggio a Praga; poiché l'opera in effetti non era ancora ultimata e il teatro non ancora pronto per la rappresentazione, l'inaugurazione fu rimandata e venne data invece una ripresa de Le nozze di Figaro. La nuova opera andò finalmente in scena al Teatro del Conte Nostitz il 29 ottobre, come poi stabilito. Protagonista nel ruolo di Don Giovanni fu il pesarese Luigi Bassi, celebre, nonostante i soli 22 anni, per le doti vocali e ancor più in quanto idolo delle donne praghesi. Donna Anna era interpretata da Teresa Saporiti, soprano di bell'aspetto che intraprese da allora una lunga e brillante carriera. Caterina Bondini, moglie del capocomico, era Zerlina. Il basso Felice Ponziani, che interpretò Leporello, nelle successive rappresentazioni si alternò nelle parti del Commendatore e di Masetto.[13] Mozart dovette faticare non poco per tenere a bada gli interpreti; il suo intento non fu quello di scrivere una parte "su misura" per ognuno, ma quello di far adeguare ogni cantante alla natura particolare del singolo personaggio. Luigi Bassi, che aveva una voce dalla grande sonorità, dovette pertanto adattarsi a non aver arie di rilievo e ad accettare un ruolo più da attore che da cantante; Caterina Bondini, assai nota e stimata a Praga, che pretendeva brani con colorature e cadenze che non rientravano nella parte di Zerlina, dovette limitarsi ad arie più semplici.[14]

La sera della prima Mozart si presentò nella buca dell'orchestra per sedersi al clavicembalo e fu accolto da applausi fragorosi da tutta la sala.[15] Nonostante il poco tempo avuto per le prove, tutti, dall'orchestra, ai cantanti, alle maestranze del teatro, riuscirono a dare una rappresentazione eccellente, riconosciuta dal plauso del grandioso numero di spettatori presenti.[16] Dopo l'esito fortunato di quella "prima", anche le repliche successive ottennero un grande successo, sempre alla presenza di un folto pubblico[N 5] e il compositore scriveva, con comprensibile entusiasmo, all'amico Jacquin von Gottfried: «Don Giovanni è andato in scena con i più fragorosi applausi. Vorrei augurare ai miei cari amici [...] di poter essere qui anche solo per una sera per condividere il mio piacere!».[17] La sera del 3 novembre vi era stata la quarta recita, con incasso "a beneficio del compositore" e in seguito l'opera rimase in cartellone per parecchie settimane, ricevendo anche recensioni positive tra cui quella dell'autorevole Prager Oberpostamts-Zeitung che scrisse:
Molti insistettero per trattenere Mozart a Praga onde commissionargli una nuova opera, ma il musicista, nonostante la proposta fosse lusinghiera, non accettò, preferendo rientrare a Vienna certo di trovare un teatro più organizzato e personale più esperto per le sue opere.[19] L'impresario Guardasoni, proprio in quei giorni, si affrettò a scrivere a Da Ponte: «Evviva Da Ponte! Evviva Mozart! Tutti gli impresari, tutti i virtuosi devono benedirli. Finché essi vivranno, non si saprà mai cosa sia la miseria teatrale».[20] Mozart rientrò a Vienna a metà del mese di novembre e ottenne pochi giorni dopo da Giuseppe II la nomina a Kammermusicus, incarico prima detenuto da Gluck, scomparso proprio il 15 di quel mese; l'impiego non era gravoso e permetteva al musicista di dedicarsi ad altri impegni.[21] Il Don Giovanni, dopo il grande successo di Praga, proprio secondo le aspettative del compositore, il 7 maggio dell'anno successivo fu rappresentato a Vienna al Burgtheater.[22]
Le due versioni
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Il pubblico viennese, piuttosto conservatore, avrebbe probabilmente accettato malvolentieri l'opera nella sua versione originaria; per questo motivo l'autore eseguì alcuni tagli e altre rilevanti modifiche. Poiché il tenore (Francesco Morella) non eccelleva nelle colorature e non era in grado di interpretare adeguatamente l'aria Il mio tesoro intanto dopo il sestetto del secondo atto, Mozart sostituì il brano con Dalla sua pace, ponendolo però nel primo atto subito dopo Or sai chi l'onore, cantato da Donna Anna. L'aria di Leporello Ah pietà signori miei fu eliminata e sostituita con un duetto, Per queste tue manine. Il soprano Caterina Cavalieri pretese per Donna Elvira una scena aggiuntiva che fu concessa dal musicista creando In quali eccessi e Mi tradì quall'alma ingrata, arie inserite nel secondo atto.[23] Il principale ritocco però riguardò il finale dell'opera, dove venne eliminata la scena 20, in cui si ritrovano tutti i personaggi a commentare la fine di Don Giovanni, con il concertato finale in Re maggiore che contiene la morale conclusiva.[24]
Nella versione viennese quindi l'opera termina con la scena 19, cioè la contesa di Don Giovanni col Commendatore e la sua discesa all'inferno in mezzo alle anime dannate. Questa scelta artistica di Mozart fu probabilmente dettata dal voler concludere l'opera nella stessa tonalità (Re minore) con cui incomincia l'Ouverture, dandole così un aspetto ciclico, ma, ancor più verosimilmente, poiché tutte le aggiunte fatte avevano allungato troppo l'opera, il musicista si vide costretto ad accorciare il finale.[24]
La disputa tra i sostenitori della partitura praghese e quelli della partitura viennese nacque quasi immediatamente; inoltre sulla reale modifica del finale sono stati avanzati diversi dubbi, anche se nel libretto stampato per la versione di Vienna l'ultima scena risulta soppressa e fatta concludere con la morte di Don Giovanni. In tempi moderni si ritrovano entrambe le scelte. Dal punto di vista filologico, la discussione è stata però definitivamente risolta dai membri della Neue Mozart-Ausgabe (l'autorevole istituzione che lavora dagli anni cinquanta alla revisione critica di tutta l'opera mozartiana) a favore della versione praghese: dal punto di vista storico, infatti, nel Settecento una tragicommedia era sempre conclusa da una scena d'assieme che conteneva la morale della storia.[25] La scena finale è considerata essenziale, rispecchia infatti il carattere ben poco romantico dato all'opera da Mozart e Da Ponte, connotato da toni di commedia e di satira sociale. Il ritorno alla normalità assume un valore di equilibrio e di compensazione anche se è innegabile che il vuoto lasciato dal protagonista è pregno di un significato più profondo nella drammaticità dell'opera.[26] Inoltre, come ha fatto notare Bruno Walter, la tonalità di Re maggiore con cui termina il grido del protagonista sostituendo la relativa minore, basilare per una situazione tragica, conduce di necessità al Sol maggiore finale, tonalità aperta che fa intendere come il musicista non volesse concludere l'opera in maniera drammatica.[27]
Sebbene nella versione di Praga avesse ottenuto un grandissimo successo, il Don Giovanni non fu molto apprezzato a Vienna, non tanto per la musica, quanto per la natura della trama. Per molti, infatti, l'argomento era moralmente discutibile, inoltre si temeva che la messa in scena di un nobile che muore tragicamente, in questo caso Don Giovanni, avrebbe potuto provocare sommosse popolari contro l'aristocrazia e l'imperatore stesso. Mozart e Da Ponte non riuscirono dunque a ottenere un successo paragonabile a quello praghese e l'imperatore Giuseppe II ebbe a dire che: «L'opera è divina: è forse più bella del Figaro, ma non è pane per i denti dei miei viennesi».[20] Le repliche furono infatti soltanto quindici e si conclusero il 15 dicembre. Successivamente nella capitale fu ripresentato più tardi, nel 1792, un anno dopo la scomparsa del suo autore, ma in un teatro di minore importanza e addirittura tradotto in tedesco.[28] Diversamente gli altri teatri tedeschi, da Amburgo a Lipsia a Berlino, apprezzarono sempre di più l'opera mozartiana, giudicandola spesso insuperabile. Nel 1805 ottenne un grande successo anche a Parigi e il 17 ottobre 1814 venne rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano.[29]
La versione più spesso usata dai direttori d'orchestra è quella praghese, ma in alcuni casi è possibile ascoltare anche la versione viennese (John Eliot Gardiner, Roger Norrington[30] e René Jacobs[31] la preferiscono). Negli ultimi tempi è prevalsa però la versione "ibrida", dove viene eliminato solo il duetto Per queste tue manine non volendo rinunciare ad arie importanti quali Mi tradì quell'alma ingrata.[32]
Il libretto
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Dopo il successo de Le nozze di Figaro l'impresario Guardasoni volle assolutamente che Mozart scrivesse una nuova opera per il suo teatro e gli sottopose quasi subito un testo di Giovanni Bertati su Don Giovanni. Il musicista però rifiutò la proposta e pretese che il libretto fosse scritto da Da Ponte, l'unico autore di cui si potesse fidare.[5] L'argomento su Don Giovanni venne accettato da Da Ponte soprattutto perché così aveva a disposizione un modello di recente fattura che si prestava benissimo allo scopo. Il Don Giovanni o il Convitato di pietra musicato da Giuseppe Cazzaniga sul libretto di Bertati era andato in scena a Venezia al Teatro San Moisè il 5 febbraio 1787 ottenendo, tra l'altro, molto successo. Da Ponte conosceva bene l'argomento e il lavoro di Bertati; aveva necessità di ricorrere a qualcosa di già fatto perché in quello stesso periodo era notevolmente impegnato nella stesura del testo per L'arbore di Diana musicato poi da Soler e stava anche completando il rifacimento del Tarare, diventato poi Axur, Re d'Ormus con la musica di Salieri.[33][34]
Il librettista attinse considerevolmente agli argomenti di Bertati creando un libretto di ben più notevole eleganza e spessore letterario.[35] Certamente Mozart intervenne con miglioramenti e integrazioni; poiché le arie avevano un peso importante, diventando spesso un punto di partenza in vari momenti della trama, è pressoché certo che il musicista sia più volte intervenuto nella stesura del libretto.[36] L'impegno più grosso per Da Ponte fu quello di trasformare un lavoro di un atto in un'opera di due atti, per cui aggiunse scene e parti eliminando solo ciò che non era necessario, tra cui due personaggi secondari; ampliò notevolmente la parte di Donna Anna rendendola così una figura antagonista di Don Giovanni di notevole rilevanza. Molte le analogie fra i due libretti: anche in quest'opera si inizia con l'intromissione notturna del libertino in casa di Donna Anna, il duello con l'uccisione del Commendatore e nel finale compare la statua che invita Don Giovanni a cena; è presente anche l'elenco di tutte le conquiste di Don Giovanni, la scena delle nozze contadine e il tentativo del libertino di sedurre Zerlina (Maturina in Bertati).[37]

Bertati si era a sua volta ispirato a L'ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra del drammaturgo Tirso de Molina, rappresentato nel 1625 e prima opera in cui comparve la figura di Don Giovanni.[38] Il tema di Don Juan Tenorio, derivato dalla fantasia popolare, consentì all'autore spagnolo — che sviluppò il suo racconto in tre distinte giornate del burlador de Sevilla — d'inaugurare quella che sarebbe stata la fortunata vicenda letterario-musicale di Don Giovanni, culminata nel capolavoro mozartiano. Anche lo scrittore Onofrio Giliberto nel 1652 propose Il convitato di pietra, dramma ripreso poi nel 1665 da Molière in Dom Juan ou le Festin de pierre e da Goldoni in Don Giovanni Tenorio nel 1736, lavori che sicuramente Bertati conosceva e da cui trasse ispirazione.[39] Da Ponte utilizzò in gran misura il lavoro di Bertati, ma si ispirò anche direttamente a Molière e a Goldoni.[40] Se l'atmosfera a tratti cupa e pervasa di sensi di colpa è tratta soprattutto dal lavoro di Tirso da Molina, il Don Giovanni libertino, eroe dell'inganno, ateo e irriverente fino al punto di sfidare le ombre dell'aldilà, deriva in gran parte dall'opera di Molière. Invece il compiacimento distaccato e un po' crudele con cui il libertino tratta le sue conquiste, rivelando una velata misoginia, è da attribuire soprattutto a Da Ponte e anticipa alcuni aspetti di quella che sarà la terza opera scritta per Mozart, Così fan tutte.[41]
È inoltre probabile che il librettista, conoscendo molto bene Giacomo Casanova, abbia tratto qualche spunto dalla figura dell'avventuriero veneziano, ma non solo, da recenti indagini[42] pare che lo stesso Casanova sia intervenuto in modo marginale sul libretto, scrivendo, su richesta del musicista, il testo di una scena dopo il sestetto a metà del secondo atto; gli appunti rimasti si troverebbero tra le carte conservate a Hirschberg.[43]
Il merito di Da Ponte, oltre alla sua grande capacità di rivisitazione ed elaborazione di lavori precedenti, sta in particolare nell'aver dato all'opera una peculiare organicità, sfruttando un serrato ritmo di narrazione drammatica; è riuscito inoltre a creare una simmetria perfetta tra i due atti: il secondo rispecchia il primo fino ad arrivare alla scena del cimitero e le due parti intensamente drammatiche, l'uccisione del Commedatore e il banchetto finale, incorniciano simmetricamente l'intera opera.[44]
Il manoscritto originale
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Il manoscritto autografo del Don Giovanni ha avuto una storia complessa e, dopo diversi passaggi, è ora proprietà dello Stato francese. La vedova di Mozart, Constanze, lo cedette nel 1799, insieme a moltissime altre partiture del compositore, all'editore delle opere del marito, Johann André.[45] Nel 1854, il genero di André, Johann Streicher, costruttore di pianoforti, contattò vari musei tra cui La Biblioteca Imperiale di Vienna, la Biblioteca reale di Berlino e il British Museum e cercò di venderlo, ma senza successo per mancanza di fondi delle tre istituzioni; poco tempo dopo si rivolse a Pauline Viardot tramite il pianista Ernst Pauer. La celebre cantante, che amava molto Mozart e che aveva interpretato Zerlina nel Don Giovanni a San Pietroburgo, si dimostrò subito interessata e acquistò così nel 1855 il prezioso manoscritto per una somma, considerevole all'epoca, di 180 sterline.[46] Lo conservò per quasi 50 anni in una scatola di pregiato legno di thuja decorata in ottone, fatta costruire appositamente, prima di lasciarlo in eredità nel 1903 al Conservatorio di Parigi. In seguito al trasferimento, nel 1942, delle collezioni appartenenti alla Biblioteca del Conservatorio al Dipartimento di Musica della Biblioteca nazionale di Francia, la partitura mozartiana ne entrò a far parte e costituisce ancora oggi uno dei suoi maggiori tesori.[47][48]
Interpreti
[modifica | modifica wikitesto]Nell'opera il ruolo del tenore, nonostante le due arie di notevole bellezza, è ridotto e pressoché trascurabile; la parte del protagonista è assunta dal baritono mentre i tre ruoli femminili acquisiscono importanza paritaria.[49] Zerlina è il personaggio che nel tempo ha avuto più spesso interpreti dal registro differente, dal timbro più scuro del mezzosoprano a quello più chiaro del soprano leggero; al contrario Donna Anna è sempre stata affidata a soprani dalla vocalità molto ricca di armonici. Dal punto di vista vocale, Donna Elvira è un soprano come Donna Anna, seppure dall'ottocento in poi sia invalsa la tendenza ad attribuirle la vocalità del mezzosoprano.[50]
A Vienna la compagnia di canto fu di grande valore; Caterina Cavalieri (Donna Elvira), nome di primo piano nell'ambito lirico, era stata la prima Konstanze in Il ratto dal serraglio, Francesco Benucci (Leporello) il primo Figaro in Le nozze di Figaro, e Aloysia Weber-Lange, altra notissima cantante, era la cognata del compositore.[51]
I ruoli a Praga e a Vienna
[modifica | modifica wikitesto]| Personaggi | Tipo di voce | Prima rappresentazione a Praga, 29 ottobre, 1787 (Direttore: Wolfgang Amadeus Mozart) |
Versione di Vienna, 7 maggio 1788 (Direttore: Wolfgang Amadeus Mozart) |
|---|---|---|---|
| Don Giovanni | basso/baritono | Luigi Bassi | Francesco Albertarelli |
| Il Commendatore | basso profondo | Giuseppe Lolli | Francesco Bussani |
| Donna Anna | soprano | Teresa Saporiti | Aloysia Weber |
| Don Ottavio | tenore | Antonio Baglioni | Francesco Morella |
| Donna Elvira | soprano/mezzosoprano | Catarina Micelli | Caterina Cavalieri |
| Leporello | basso/basso-baritono | Felice Ponziani | Francesco Benucci |
| Masetto | basso/baritono | Giuseppe Lolli | Francesco Bussani |
| Zerlina | soprano/mezzosoprano | Caterina Saporiti Bondini | Luisa Laschi Mombelli |
| Coro: Contadini, contadine, servi, musicisti, coro di Demoni | |||
Trama
[modifica | modifica wikitesto]La scena si finge in una città della Spagna.[52]
Atto I
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È notte e Leporello, mentre attende il suo padrone Don Giovanni introdottosi mascherato in casa di Donna Anna per sedurla, si lamenta della sua condizione di servitore. Donna Anna, che all'inizio aveva creduto che a farle visita fosse il suo fidanzato Don Ottavio, si accorge dell'inganno e reagisce alla tentata violenza riuscendo ad allontanare il nobiluomo dalla sua stanza; questi esce nel giardino dove il servo lo attende. Il Commendatore, padre di Anna, sopraggiunge allarmato in soccorso della figlia, sfida a duello Don Giovanni che, dapprima riluttante, poi accetta e in pochi istanti uccide il vecchio. Dopo aver ritrovato Leporello che, per lo spavento si era nascosto, al nobile e al suo complice non resta che fuggire. Donna Anna ritorna con alcuni servitori e, quando scopre il cadavere del padre, sviene; Don Ottavio la soccorre e le promette di vendicare la morte del padre.
Nel frattempo Don Giovanni, accompagnato da Leporello, è in cerca di nuove conquiste. Scorge da lontano una giovane donna che si aggira da sola e le si avvicina, ma quando scopre che quella dama è Donna Elvira, da lui sedotta e abbandonata pochi giorni prima e che ora lo cerca disperata, si trova in grande imbarazzo. Don Giovanni cerca di giustificarsi e quando Donna Elvira viene distratta da Leporello, si allontana in fretta lasciando il povero servo a tentare di placare la furia della donna: viste le circostanze, egli non può far altro che rivelarle la vera natura del carattere di Don Giovanni e, nell'"Aria del catalogo", elenca l'infinita serie delle sue conquiste in tutto il mondo: 640 in Italia, 231 in Germania, 100 in Francia, 91 in Turchia e in Spagna 1003. Donna Elvira, sebbene sconvolta e affranta, non si arrende e parte in cerca di Don Giovanni affinché si penta delle sue malefatte.

Intanto un gruppo di contadini festeggia le nozze di Zerlina e Masetto. Don Giovanni e Leporello vanno ad assistere. Intenzionato a sedurre la fresca sposina, Don Giovanni fa allontanare con una scusa il marito in compagnia di Leporello e con tutti gli altri paesani. Rimasto solo con Zerlina, Don Giovanni la invita a seguirlo e le promette di sposarla. Proprio quando la giovane sta per cedere alle sue promesse e lusinghe, viene interrotto da Donna Elvira che, infuriata, la avvisa delle cattive intenzioni del libertino e la porta via con sé. Nel frattempo, arrivano Donna Anna e Don Ottavio intenzionati a chiedere al cavaliere aiuto per rintracciare l'ignoto assassino del Commendatore, senza sapere che è proprio lui il colpevole. Sopraggiunge ancora Donna Elvira dicendo loro di non credere a Don Giovanni, ma questi la accusa di essere pazza. Donna Anna e Don Ottavio rimangono quindi soli; la giovane, sconvolta, ha riconosciuto dalla voce di Don Giovanni l'uccisore del padre e ricorda al fidanzato la sua promessa. Don Ottavio, stupito dalle parole di Donna Anna, la consola prima di allontanarsi.
Don Giovanni, per sedurre Zerlina, ordina a Leporello di organizzare una grande festa in occasione del matrimonio. Zerlina intanto cerca di farsi perdonare da Masetto, ma compare improvvisamente il cavaliere che li invita al ballo insieme agli altri paesani. Donna Anna, Don Ottavio e Donna Elvira decidono di andare travestiti al ballo che Don Giovanni ha organizzato, con l'obiettivo di arrestarlo. Leporello scorge dal balcone le tre figure mascherate e le invita su suggerimento del padrone che le accoglie con un inno alla libertà. Al ballo il cavaliere danza con Zerlina e la conduce in disparte per farla sua con la forza, mentre Leporello intrattiene ancora Masetto; la giovane grida (da fuori scena) e gli invitati accorrono in suo soccorso. Don Giovanni cerca di dare la colpa della tentata violenza all'innocente Leporello, ma, gettate le maschere, Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio lo accusano a loro volta e cercano di arrestarlo con l'aiuto di Masetto, Zerlina e degli altri paesani. Il cavaliere riesce comunque a fuggire, seguito dal fidato Leporello.
Atto II
[modifica | modifica wikitesto]Verso sera, di fronte alla casa di Donna Elvira, Don Giovanni e Leporello discutono animatamente. Il servo, dopo le ingiuste accuse, vorrebbe prendere le distanze dal suo padrone, ma quest'ultimo, offrendogli del denaro, lo convince a tornare al suo servizio proponendogli una nuova impresa: scambiarsi gli abiti cosicché egli possa corteggiare impunemente la cameriera, mentre Leporello ha l'incarico di tener impegnata Elvira. Quest'ultima, affacciatasi alla finestra, cade nel tranello e si illude che Don Giovanni (in realtà Leporello travestito) si sia pentito e ravveduto.
Una volta che Donna Elvira e Leporello si sono allontanati, Don Giovanni intona una serenata sotto la finestra della cameriera. Sopraggiunge Masetto in compagnia di contadini armati, in cerca del nobile per ucciderlo. Protetto dal suo travestimento, Don Giovanni riesce a far allontanare tutti tranne Masetto: rimasto solo con il giovane lo priva con l'inganno delle armi, lo riempe di botte per poi allontanarsi. I lamenti del povero giovane fanno accorrere Zerlina in suo soccorso e, dopo aver appreso quanto è accaduto, decide insieme a lui di catturare Don Giovanni e Leporello, poiché Masetto è convinto di essere stato malmenato da quest'ultimo.
Nel frattempo, Leporello travestito non sa più come comportarsi con Donna Elvira e vorrebbe fuggire senza dar nell'occhio. Decide di allontanarsi, ma è bloccato dall'arrivo di Donna Anna, Don Ottavio, Zerlina e Masetto, accompagnati da servi e contadini che, credendolo Don Giovanni, si fanno avanti per giustiziarlo, non prima però che il poveretto riveli la sua vera identità. Le cose comunque non cambiano: Zerlina lo accusa di aver picchiato Masetto, Donna Elvira di averla ingannata e Don Ottavio e Donna Anna di tradimento. Leporello spiega dunque a Masetto e a Zerlina di non sapere nulla, dato che è da un'ora che gira con Donna Elvira, e confessa a Donna Anna e a Don Ottavio di non averli traditi, fuggendo però subito dopo. Don Ottavio è deciso ad assicurare Don Giovanni alla giustizia e parte dopo aver chiesto agli amici di prendersi cura della fidanzata. Mentre Masetto cerca Don Giovanni, Zerlina raggiunge Leporello e tenta di ucciderlo perché non crede alle sue parole, tuttavia Leporello riesce a fuggire con un altro inganno. Zerlina e Donna Elvira cercano di inseguirlo, ma sopraggiunge Masetto che rivela l'innocenza di Leporello poiché ha appena visto Don Giovanni travestito da servo. Mentre i due ripartono alla ricerca del libertino, Donna Elvira, rimasta da sola, dà sfogo a tutta la sua amarezza e rabbia, divisa fra l'amore per Don Giovanni e il desiderio di vendetta.

È notte fonda, verso le due. Don Giovanni si è rifugiato nel cimitero e attende Leporello. Questi arriva e racconta al padrone ciò che gli è capitato, affermando che forse avrebbe fatto meglio ad andarsene rifiutando la sua offerta di denaro. Don Giovanni reagisce ridendo di gusto, ma è interrotto all'improvviso da una voce minacciosa: Di rider finirai pria dell'aurora. Stupiti, si guardano intorno per vedere di chi sia quella voce tenebrosa e la spavalda reazione di Don Giovanni provoca una nuova risposta da parte della voce: Ribaldo, audace, lascia ai morti la pace. È la statua funebre del Commendatore a parlare. Leporello è tremante, nascosto sotto una panchina, ma Don Giovanni, per nulla intimorito, ordina beffardo a un Leporello terrorizzato di invitarla a cena: la statua accetta rispondendo terribilmente "Sì".
Palazzo del Commendatore, notte. Don Ottavio chiede a Donna Anna se si sia decisa a sposarlo. La giovane, pur affermando di amarlo, è ancora troppo addolorata per la perdita del padre e dichiara che potrà sposarlo solo quando il colpevole verrà arrestato. Il fidanzato le dà ragione: lui e i suoi amici vendicheranno il Commendatore; nessun di loro è però a conoscenza dell'invito di Don Giovanni.
Nella dimora del libertino tutto è pronto per la cena: la tavola è preparata, i musicisti sono al loro posto. Don Giovanni si siede e si intrattiene ascoltando brani di opere di Martín y Soler, di Giuseppe Sarti e infine, in una spiritosa autocitazione, tratta da Le nozze di Figaro, l'aria Non più andrai farfallone amoroso.[N 6] Giunge all'improvviso Donna Elvira che implora un'ultima volta Don Giovanni affinché si penta, ma questi la deride e la caccia via. La donna esce di scena, ma la si sente gridare terrorizzata. Don Giovanni ordina a Leporello di andare a vedere che cosa sia successo e ancora una volta si ode un grido di terrore; rientra Leporello tremante: alla porta c'è la statua del Commendatore. Don Giovanni va personalmente ad accogliere la statua mentre Leporello si nasconde sotto al tavolo. L'effigie del Commendatore, entrando, incontra un Don Giovanni stupito e un Leporello sgomento che cerca di convincere il padrone a scappare; egli è però deciso a non mostrarsi codardo e ad affrontare apertamente lo spirito del Commendatore. Il "convitato di pietra" vuole ricambiare l'invito e propone a Don Giovanni di recarsi a cena da lui, porgendogli la mano. Impavido Don Giovanni accetta e stringe la mano della statua: d'improvviso un gelo mortale lo assale, ma egli, pur prigioniero di quella morsa letale, all'insistente richiesta di pentimento, rifiuta ripetutamente di ravvedersi. Il Commendatore, furioso, scompare in mezzo a nubi, mentre un terremoto prorompe in scena: sono demoni e diavoli che stanno richiamando il libertino all'inferno; egli cerca di sfuggire al suo destino, ma viene inghiottito dalle fiamme.
Gli altri personaggi giungono con dei gendarmi, decisi ad arrestare Don Giovanni, ma vengono fermati da Leporello il quale riferisce l'orribile scena appena accaduta. Dato che il Cielo ha punito l'incorreggibile libertino, Don Ottavio chiede a Donna Anna se questa volta sia disposta a sposarlo, ma ella richiede un altro anno di pazienza affinché il suo cuore possa trovar pace. Don Ottavio accetta di buon grado; Donna Elvira decide di ritirarsi in convento poiché l'unico uomo che ha amato, Don Giovanni, è morto. Masetto e Zerlina vanno a cena insieme ai loro amici e Leporello va verso l'osteria, alla ricerca di un padrone migliore. Il sipario si chiude infine su tutti i personaggi che si allontanano dopo aver cantato la morale finale:
Personaggi
[modifica | modifica wikitesto]Don Giovanni
[modifica | modifica wikitesto](Baritono o basso) Giovane cavaliere molto licenzioso che passa la vita a sedurre donne. Astuto e cinico, dotato di gran fascino, sfida ogni legge terrena o divina e la morale comune al solo scopo di raggiungere l'obiettivo che si propone: conquistare più donne possibile.[53]
Leporello
[modifica | modifica wikitesto](Basso-baritono o basso la cui estensione va dal Fa grave al Mi acuto). Servitore di Don Giovanni. Molto distante dalla figura del "servo sciocco" presente in molte opere comiche, è un personaggio dall'arguzia scherzosa, sempre in bilico fra ironia e impudenza. Si rivela estremamente utile al suo padrone in frangenti particolari di difficoltà in cui cerca di gestire al meglio la situazione, come elencando le esorbitanti conquiste amorose di Don Giovanni, da lui trascritte in un catalogo, per allontanare Donna Elvira, o ancora quando dimostra grande abilità e furberia nel trarsi d'impaccio nel finale del secondo atto. Leporello è l'ombra del suo padrone, pressoché sempre in scena per aiutarlo o assecondarlo, mostrandosi talvolta impaurito, come prima del duello con il Commendatore, a volte anche timoroso e codardo come nella scena del cimitero.[N 7] Nell'opera ha anche una funzione particolare, quella di "mediatore" tra gli accadimenti sulla scena e il pubblico: è lui che introduce la vicenda, che commenta i primi avvenimenti e che reagisce alle situazioni in modo affine a un qualsiasi spettatore.[54]

Il Commendatore
[modifica | modifica wikitesto](Basso o basso profondo). Signore di Siviglia e padre di Donna Anna; presente come personaggio reale solo all'inizio quando viene ucciso da Don Giovanni. In realtà il Commendatore è un simbolo: nell'aspetto di statua è il portatore di una giustizia divina che condanna il libertino senza possibilità d'appello. Caratterizzato da una fisionomia inflessibile, è l'unico che si erge davanti a Don Giovanni come reale antagonista ed è presente all'inizio e alla fine dell'opera quasi a stigmatizzare tutto l'arco che unisce la vicenda del protagonista.[28][55] Figura straordinaria e di grande potenza che resta come immagine duratura nella memoria di chi ascolta. Alcuni commentatori hanno voluto vedere nell'immagine del Commendatore il riflesso di Leopold Mozart, il severo padre del musicista, morto poco prima della realizzazione dell'opera.[N 8]
Donna Anna
[modifica | modifica wikitesto](Soprano). Figlia del Commendatore e promessa sposa di Don Ottavio. Personaggio dal grande temperamento e rigida nei suoi principi morali, in preda a momenti di furore dopo l'uccisione del padre. Nei confronti del fidanzato è sì affettuosa, ma senza mostrare mai slanci appassionati. Appare comunque come un personaggio piuttosto distante, chiusa in sé stessa e nel proprio orgoglio. Con Don Ottavio dà vita a una coppia dalle connotazioni serie, derivanti dalla tradizione delle opere italiane, presenti però anche in quelle buffe.[56] Rappresentano la coppia che è in vera antitesi con Don Giovanni, racchiusi nel proprio mondo di ideali e moralità, con un preciso senso del dovere, completamente avulsi dalla frenetica sensualità del protagonista.[28]

Don Ottavio
[modifica | modifica wikitesto](Tenore). Promesso sposo di Donna Anna. Mentre la sua fidanzata si mostra di grande personalità e forte di carattere, Don Ottavio è in secondo piano, sempre molto composto nella sua affettata serietà e mantiene costantemente un grande dominio di sé, lasciandosi moderatamente andare solo nei blandi tentativi di consolazione dell'amata. Personaggio da sempre segnato come un inetto che promette supporto alla vendetta di Donna Anna senza mai agire. Su Don Ottavio hanno pesato non poco diverse tradizioni esecutive mediocri che hanno portato il ruolo di tenore da nobile a un modesto cantante di grazia, accentuando in tal modo la caratteristica di povertà di spirito del personaggio.[8]
Donna Elvira
[modifica | modifica wikitesto](Soprano). Nobile dama di Burgos, sedotta e abbandonata da Don Giovanni. Disperata, non sa darsi pace e, con una presenza quasi continua in scena, cerca il libertino affinché si penta della sua condotta riprovevole. È mossa al tempo stesso da un desiderio di vendetta, di riscatto, d'illusione. Personaggio che ha un ruolo paritario a Donna Anna, ma che presenta un carattere più incisivo e complesso; si arrischia senza ritegno a cercare Don Giovanni poiché è costui che occupa sempre la sua mente; si espone anche all'umiliazione pur di ritrovare la passione che le è stata concessa e poi tolta. La sua figura deriva dall'opera seria con i suoi slanci istintivi e la passionalità autentica, ma al tempo stesso la si può considerare appartenente a quella semiseria, un personaggio "di mezzo carattere". Il suo continuo riapparire in scena, sempre all'inseguimento del libertino, la pone quasi sempre, suo malgrado, in situazioni parodistiche[57] e viene spesso derisa da Don Giovanni. Inoltre è l'unica, fra i personaggi di alto ceto, che non si fa problema ad avere contatti con quelli plebei, quali Zerlina e Masetto.[32]
Zerlina
[modifica | modifica wikitesto](Soprano o mezzosoprano). Giovane contadina corteggiata da Don Giovanni. Personaggio che appartiene all'opera buffa unitamente a Masetto e Leporello; la sua figura è affine alla notevole serie di servette sempre presenti nell'opera italiana; sebbene sia di derivazione umile, non appare esente da desideri di elevazione sociale e nell'opera ha una ruolo paritario alle due nobildonne, Anna ed Elvira. È presentata come in uno stato di beatitudine per le imminenti nozze, ma è comunque affascinata dalle arti seduttive di Don Giovanni quando questi tenta con malizia di farla sua.[58] La giovane si mostra attratta e lusingata dalla situazione e sa stare al gioco tirandosi poi indietro al momento giusto;[59] dopo sfrutta scaltramente la sua arte tutta femminile nell'addolcire la furia di Masetto.[28]
Masetto
[modifica | modifica wikitesto](Baritono o basso). Promesso sposo, molto geloso, di Zerlina. Il giovane contadino appare sempre fiero anche quando è preso dalla gelosia per la fidanzata. Attraverso i momenti di furore riesce però a maturare e a rafforzare il suo legame con Zerlina. Nonostante subisca il fascino di Don Giovanni, di fronte a lui si dimostra audace e temerario ed è l'unico che riesca in qualche modo ad agire per vendicarsi del libertino, anche se poi i suoi tentativi risultano vani.[28] Benché abbia un ruolo secondario, non appare mai un personaggio convenzionale, ma dimostra personalità e carattere nel rifiutare la sua posizione di "oppresso".[60]
Il protagonista
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Nessun protagonista di un'opera lirica ha mai avuto tanta attenzione e tentativi di interpretazione quanti ne ha avuti questo gentiluomo di mondo spagnolo.[61] Il personaggio di Don Giovanni, nato da storie di fantasia popolare, già dal seicento aveva iniziato a esser presente sulle scene particolari della commedia dell'arte con caratteristiche che sono probabilmente nate proprio nell'ambito iberico; col tempo si è completamente staccato da tutta la narrativa letteraria di cui divenne protagonista, ha avuto una notevole crescità nella personalità arricchendosi di ulteriori significati fino a diventare il simbolo del dissoluto che deve essere punito per le sue colpe.[40][62] Don Giovanni passa infatti la vita a sedurre donne. Nell'opera l'elenco di quelle da lui conquistate girando il mondo è annotato da Leporello sul suo catalogo: in Italia 640, in Alemagna (Germania) 231, in Francia 100, in Turchia 91 e in Spagna 1003. Queste colpe sono così esorbitanti che la punizione deve essere consona, quindi tremenda e tragica e non inflitta da una mano umana, non adeguata, ma da un intervento ultraterreno.[8] Nella figura di questo cavaliere, estremamente licenzioso quanto coraggioso, si è talvolta voluto vedere una proiezione di Da Ponte perché anch'egli aveva la fama di grande seduttore.[N 9]
Il Don Giovanni mozartiano, impenitente libertino, dissoluto, ateista, figura che unisce «l'impeto giovanile al fascino demoniaco»,[63] venne visto dalla buona società viennese dell'epoca come un soggetto pericoloso in quanto libero pensatore, irriducibile di fronte a qualsiasi autorità, civile, religiosa e anche ultraterrena. Il protagonista dell'opera è però anche una figura piena di gioia di vivere, passionale, materialista in quanto si basa solo su quanto vi è di reale e di terreno; con astuzia, e grazie al suo fascino, riesce sempre a raggiungere le sue finalità;[64] affronta tutto con coraggio indomito e con una tragica grandezza, non appare mai odioso nonostante la sua vita dissoluta. Don Giovanni risulterà sconfitto solo davanti al Commendatore, figura che con grande creatività drammatica Mozart ha posto sul suo stesso piano nel finale dell'opera. Il seduttore cadrà proprio a causa del suo più grande errore: non pentirsi davanti alla statua del Commendatore.[41] Ma proprio nelle ultime scene, il peccatore cinico, con un'aura di oscura grandezza, riesce ancora a coinvolgere con la sua spavalderia e assume l'aspetto di eroe al tempo stesso sinistro e grandioso.[65]
Mozart e Da Ponte hanno conferito a Don Giovanni una sorta di fissità frenetica, brutale e insieme giocosa che ritroviamo nella musica, particolarmente nella famosa aria Finch'han dal vino, nota anche come Aria dello champagne. Nella figura del protagonista gli autori hanno fuso l'allegria del vivere con il terrore della morte in un equilibrio perfetto in cui comico e tragico si alternano continuamente. Ha scritto Massimo Mila:
L’opera di Mozart e Da Ponte si impone come la più grande e perfetta rappresentazione di Don Giovanni al di là di tutte le configurazioni precedenti del personaggio e del suo mito; soprattutto grazie alle fulgide innovazioni della musica mozartiana la particolarità della figura del libertino diventa protagonista di un'opera dalla grandezza unica.[67]
Organico orchestrale
[modifica | modifica wikitesto]La partitura di Mozart prevede l'utilizzo di
- due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti
- due corni, due trombe, tre tromboni
- timpani
- mandolino
- archi
Il basso continuo nei recitativi secchi è garantito dal clavicembalo (o dal fortepiano), e dal violoncello.
Nel Finale del primo atto sono inoltre previste tre orchestre che devono suonare sul palco: la prima composta da due oboi, due corni, archi senza violoncelli, la seconda e la terza da violini e contrabbasso. Anche se non indicato esplicitamente in partitura, la cosiddetta Tafelmusik, che accompagna il banchetto del finale del secondo atto, viene anch'essa solitamente eseguita sul palcoscenico: essa è formata da due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, violoncello.
Il mandolino viene usato per accompagnare la canzonetta di Don Giovanni del secondo atto Deh vieni alla finestra.[N 10] I tromboni vengono usati esclusivamente per accompagnare le parole della statua del Commendatore nella scena del cimitero (secondo atto) e nel finale dell'opera a stigmatizzare con la gravità sonora il peso dell'aldilà.[8]
Struttura musicale
[modifica | modifica wikitesto]Atto I
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- N. 1 Introduzione Notte e giorno faticar (Leporello, Donna Anna, Don Giovanni, il Commendatore)
- N. 2 Recitativo accompagnato e Duetto Ma qual mai s'offre, oh Dei - Fuggi, crudele, fuggi (Donna Anna, Don Ottavio)
- N. 3 Aria Ah chi mi dice mai (Donna Elvira con Don Giovanni e Leporello)
- N. 4 Aria Madamina, il catalogo è questo (Leporello)
- N. 5 Coro Giovinette che fate all'amore (Zerlina, Masetto, Coro di contadine e contadini)
- N. 6 Aria Ho capito, signor sì (Masetto)
- N. 7 Duettino Là ci darem la mano (Zerlina, Don Giovanni)
- N. 8 Aria Ah fuggi il traditor (Donna Elvira)
- N. 9 Quartetto Non ti fidar, oh misera (Donna Anna, Donna Elvira, Don Ottavio, Don Giovanni)
- N. 10 Recitativo accompagnato ed Aria Don Ottavio, son morta! - Or sai chi l'onore (Donna Anna, Don Ottavio)
- N. 11 Aria Fin ch'han dal vino (Don Giovanni)
- N. 12 Aria Batti, batti, oh bel Masetto (Zerlina)
- N. 13 Finale Presto presto pria ch'ei venga (Masetto, Zerlina, Don Giovanni, Coro di servi)
- Tra quest'arbori celata (Zerlina, Don Giovanni, Masetto)
- Bisogna aver coraggio (Donna Elvira, Don Ottavio, Donna Anna, Leporello, Don Giovanni)
- Protegga il giusto cielo (Donna Anna, Don Ottavio, Donna Elvira)
- Riposate vezzose ragazze (Don Giovanni, Leporello, Masetto, Zerlina)
- Venite pure avanti (Leporello, Don Giovanni, Donna Anna, Donna Elvira, Don Ottavio, Masetto, Zerlina)
- Ecco il birbo, che t'ha offesa (Don Giovanni, Leporello, Don Ottavio, Donna Anna, Donna Elvira, Masetto, Zerlina)
- Trema, trema, o scellerato (Donna Anna, Donna Elvira, Zerlina, Don Ottavio, Masetto, Leporello, Don Giovanni)
Atto II
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- N. 14 Duetto Eh via buffone (Don Giovanni, Leporello)
- N. 15 Terzetto Ah taci, ingiusto core (Donna Elvira, Don Giovanni, Leporello)
- N. 16 Canzonetta Deh vieni alla finestra (Don Giovanni)
- N. 17 Aria Metà di voi qua vadano (Don Giovanni)
- N. 18 Aria Vedrai carino (Zerlina)
- N. 19 Sestetto Sola sola, in buio loco (Donna Anna, Zerlina, Donna Elvira, Don Ottavio, Leporello, Masetto)
- N. 20 Aria Ah pietà, signori miei (Leporello)
- N. 21 Aria Il mio tesoro intanto (Don Ottavio)
- Duetto Per queste tue manine (Zerlina, Leporello)
- Aria Mi tradì quell'alma ingrata (Donna Elvira)
- N. 22 Duetto Oh statua gentilissima (Don Giovanni, Leporello, il Commendatore)
- N. 23 Recitativo accompagnato e Rondò Crudele!.. Ah no, mio bene! - Non mi dir, bell'idol mio (Donna Anna)
- N. 24 Finale Già le mensa è preparata (Don Giovanni, Leporello, Donna Elvira)
- Bravi! Cosa rara! (Don Giovanni, Leporello)
- Questa poi la conosco pur troppo! (Don Giovanni, Leporello)
- N. 25 Don Giovanni a cenar teco (il Commendatore, Don Giovanni, Leporello, Coro di sottoterra)
- N. 26 Ah, dov' è il perfido (Donna Elvira, Zerlina, Don Ottavio, Masetto, Donna Anna, Leporello)
- Questo è il fin di chi fa mal. Finale (Donna Anna, Donna Elvira, Zerlina, Don Ottavio, Masetto, Leporello)
Numeri composti per Vienna
[modifica | modifica wikitesto]- N. 10a Aria Dalla sua pace (Don Ottavio) K 540a
- N. 21a Rondo e Duetto Restate qua - Per queste tue manine (Zerlina, Leporello) K 540b
- N. 21b Recitativo accompagnato ed Aria In quali eccessi, o Numi - Mi tradì quell'alma ingrata (Donna Elvira) K 540c
Analisi
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Il Don Giovanni è un dramma giocoso. In realtà, questa dicitura, che compare nel sottotitolo originale dell'opera, non dice abbastanza sul carattere della stessa: "dramma giocoso" dovrebbe caratterizzare un lavoro in musica che si colloca tra l'opera seria e l'opera buffa, ma era anche la dicitura con cui all'epoca di Mozart venivano definite farse dall'argomento spesso piuttosto assurdo. L'intento dei due autori era quello di realizzare un lavoro simile a Le nozze di Figaro che tanto successo aveva riscosso presso il pubblico praghese. Tuttavia il Don Giovanni sembra oltrepassare le delimitazioni dei generi e porsi in un ambito non facilmente classificabile.[68] Dal punto di vista strettamente formale si tratta di un'opera buffa (così come la chiama il compositore nel suo personale catalogo), con la presenza di elementi tratti dall'opera seria, come i brani scritti per Donna Anna e Don Ottavio.[69] I risultati ottenuti dai due autori in ambito espressivo però sono tutt'altro che da opera buffa. Il tono generale oscilla sempre fra i due generi, ben giustificando quindi il sottotitolo "dramma giocoso" con cui da Da Ponte sigilla l'intera opera. Anche lo stesso protagonista non rientra in nessuno dei caratteri tradizionali, è assolutamente "originale".[70]
Dopo Le nozze di Figaro nella nuova opera si può riscontrare la realizzazione di un notevole sviluppo della parte musicale orientata più verso l'ambito del dramma, piuttosto inconsueto per Mozart; la musica non ha più una funzione prevalentemente "decorativa", ma assume una reale consistenza dell'aspetto drammatico basato fondamentalmente sulla considerazione dell'inutilità di molti desideri umani, disillusi dopo conflitti di grande serietà. Mozart ha ben compreso nel Don Giovanni che i caratteri propri dei personaggi individuano i moti dei sentimenti e delle passioni, diventando così protagonisti di una realizzazione drammatica che ottiene molti elementi di contrasto esattamente dalle diversificazioni e variazioni timbriche.[71] Per la prima volta si assiste, nel melodramma, alla presenza di interpreti ognuno con un proprio linguaggio che si combina, e a volte si pone in contrasto, con quello delle altre vocalità. Ne è esempio Non ti fidar, o misera (quartetto del primo atto) dove la contrapposizione timbrica fra i quattro protagonisti è chiarissima e da cui si può dire derivi direttamente il melodramma romantico.[N 11]
Infatti la caratterizzazione psicologica dei personaggi ha un'importanza tale da considerarsi un risultato straordinario del lavoro di Mozart e Da Ponte: Don Giovanni, pur essendo nobile, veste quasi il ruolo del tipico basso buffo settecentesco che, sottolineando in tal modo l'immoralità del suo comportamento, lo "abbassa", per così dire, di livello. Leporello, che è un basso ai limiti del buffo, è frequentemente in bilico tra l'ironia, l'insolenza e la sottomissione nei confronti di Don Giovanni, si presenta a volte cinico e un po' ruffiano, ma sempre ben attento ai propri interessi: nel finale, scomparso Don Giovanni, prontamente va in cerca di un padrone migliore.[72] Le figure comiche o dal contorno quasi bucolico (i contadini Masetto e Zerlina) hanno comunque una forte commistione con i personaggi più seri, situazioni in cui sostanzialmente prevalgono i secondi, portatori di forti valori morali ed etici da trasmettere al pubblico. In contrasto alle figure semplici, ma eticamente forti, non può non risultare risibile l'affettata serietà di Don Ottavio, definito a volte il "fidanzato modello": mentre Masetto per difendere la sua Zerlina è disposto anche a prendersi delle botte, Don Ottavio per la sua Donna Anna non riesce a reagire se non con un timido «un ricorso vo' far a chi si deve, e in pochi istanti vendicarvi prometto» cosa che in realtà, non farà mai. Mozart gli affida arie di gran respiro e "importanti", nettamente in contrasto con la pochezza di carattere del personaggio. Tuttavia, né Mozart né Da Ponte sicuramente ebbero l'intenzione di mettere in ridicolo Don Ottavio, dando infatti al suo ruolo una musica smagliante e di tutto rispetto, da opera seria (a conferma di ciò il primo Don Ottavio, Antonio Baglioni, fu scelto da Mozart come primo interprete di Tito nella successiva La clemenza di Tito proprio per le sue doti espressive).[73]
La musica
[modifica | modifica wikitesto]Ouverture
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Il preludio d'apertura dell'opera è composto da due parti; la prima è un Andante con moto che verrà ripetuto nella penultima scena, nel momento in cui la statua del Commendatore entrerà nella casa di Don Giovanni; la seconda parte, invece, è un Allegro di carattere festoso che sembra voler sottolineare la personalità del cavaliere, licenzioso ma pieno di gioia di vivere. I due movimenti racchiudono le peculiarità di tutta l'opera, sono due sezioni della stessa rilevanza di un'unica composizione che iniziano e chiudono il ritratto di tutto il Don Giovanni.[74] Il brano inizia su accordi intensi e solenni, dalla durata prolungata, in Re minore, la tonalità dal carattere tragico che Mozart utilizzò sempre in frangenti particolari fino a contraddistinguere la sua ultima composizione, il Requiem. Gli accordi, suonati in forte su tonica e dominante sono affidati in particolare agli ottoni e si ritroveranno, simili, nell'ultima parte dell'opera quando entra in scena il Convitato di pietra.[75] Proprio rilevandone il carattere drammatico Charles Gounod ha detto:«Ogni nota di questi "accordi fatati" è colma di un'opprimente tragicità: non si può dipingere la paura un modo più verace».[76] Improvvisamente dal Re minore il passaggio alla tonalità maggiore apre a un momento emotivo intenso: dai passi pesanti della statua si passa alla solarità delle feste e allo spirito ardito di Don Giovanni.[74]
L'ouverture con i suoi toni iniziali solenni è inaspettata per un dramma giocoso, trova però con pienezza la sua spiegazione proprio alla fine dell'opera, in cui ricompare e si riesce a cogliere, nel susseguirsi dei suoni, una sorte di ciclicità quasi epica nella narrazione che sembra avvolgere a poco a poco la figura del libertino fino a stringerlo per trascinarlo nell'oltretomba.[77]
Atto primo
[modifica | modifica wikitesto]L'introduzione all'opera era una consuetudine del melodramma e solitamente serviva a presentare le voci dei protagonisti. Nel Don Giovanni non assolve alla stessa funzione poiché, dopo solo due episodi — la prima aria, Notte e giorno faticar, cantata da Leporello, seguita poi dall'ingresso di Donna Anna e di Don Giovanni nel trio Non sperar se non m'uccidi — si entra, ex abrupto, nella tragedia. La scena drammatica del duello e della morte del Commendatore era impensabile all'epoca per un'opera comica e il suo inserimento ne sottolinea la non "classificabilità" di genere.[78] Dopo l'introduttiva aria baldanzosa di Leporello, un Molto allegro accompagnato dall'intervento dei legni e dei corni, si passa dalla tonalità di Fa a quella di Si bemolle maggiore evidenziando in tal modo un primo cambiamento di tono che preannuncia l'evento violento.[79]

Quando il Commendatore muore, Donna Anna, Don Giovanni e Leporello, entrando uno dopo l'altro, si uniscono (anche se separati in scena) in un terzetto, acuendo così la tensione emotiva della situazione.[80] Nella scena III il recitativo di Donna Anna, quando scopre il padre ucciso, è accompagnato da accordi che rivelano tutto il pathos e il coinvolgimento drammatico del momento; l'orchestra si esprime con un lamento di suoni inclemente, accompagnando il dolore della giovane. Il notevole duetto della scena successiva (Don Ottavio e Donna Anna), Fuggi, crudele, fuggi, potrebbe essere il gioiello di un'opera seria; Donna Anna dà voce a uno sfogo disperato in Re minore in cui si preannuncia il carattere inflessibile del personaggio;[81] la musica fluisce naturalmente in modo continuo, anche quando è brevemente interrotta da un recitativo, donando grande credibilità ai sentimenti espressi.[82]
Con un cambio di scena, ancora di notte sul far dell'alba, con un recitativo secco, Don Giovanni e Leporello discutono; il servo è ancora preda della paura, il libertino ancora a caccia di conquiste. Con l'intervento dell'orchestra in un Allegro assai entra in scena Donna Elvira; il sottofondo creato dagli strumenti è agitato, ricco di biscrome e con motivi discendenti. Il personaggio di Elvira riceve una grande attenzione da parte di Mozart sul piano musicale: la prima aria a lei dedicata, Ah! chi mi dice mai rispecchia l'orgoglio della persona tradita e il suo non celato risentimento. Le sue espressioni sono veementi, tinte di disperazione; l'accompagnamento orchestrale però sottende motivi diatonici, più vivaci rispetto all'invettiva seria, quasi che il compositore, con garbata ironia, voglia porre in risalto il vero carattere della giovane, ancora indecisa fra il sentimento che prova per Don Giovanni e il desiderio di rivalsa; si assiste quasi a una velata caricatura di una donna che combatte tra diverse e contrastanti emozioni[83]
Con l'entrata di Don Giovanni e Leporello prende avvio un recitativo a tre dai toni arguti [N 12] che prannuncia la celebre aria "del catalogo".[84] Dal far suo Leporello invece invita proprio Elvira a non dar peso a Don Giovanni[85] e la musica di Mozart sottolinea con leggerezza e grande ironia le scuse e le tiritere del servitore espresse a vanvera per coprire il dileguarsi del libertino, passando poi ad accompagnare l'invito a leggere lo smisurato catalogo. L'aria, Madamina, il catalogo è questo, dalla caratterisica bipartita, presenta un inizio appena sfumato da toni zelanti, puntualmente sottolineato dagli archi, per poi assumere carattere più nervoso con l'accompagnamento dei corni e dei legni.[86] La prima parte, con il lungo elenco, è un Allegro in 44, un'eposizione sferzante sottolineata dal marcato punteggiamento degli strumenti; la seconda, con la descrizione di tutte le conquiste, muta in un Andante con moto in 34, una sorta di minuetto con cui Leporello indugia nelle illustrazioni sempre abilmente sottolineate da interventi orchestrali ad hoc.[87]
La scena VII presenta un'ambientazione più serena di festa paesana dove i contadini ballano e cantano con un Allegro in 68 nella luminosa tonalità di Sol maggiore; la spensierata aria di Zerlina, Giovinette che fate all'amore, ripresa subito dal coro e poi da Masetto, accompagnata da uno staccato strumentale, rivela una grande freschezza in una struttura tutt'altro che banale.[88] All'arrivo di Don Giovanni con il suo tentativo di circuire Zerlina, Masetto, minacciato dal libertino, risponde con l'aria Ho capito, signor sì che riflette al tempo stesso la rabbia, ma anche una sorta di malcelata vivacità eseguita in un accenno di marcia, sottolineata dagli archi con un tema sarcastico.[N 13]
Il duetto intonato quindi da Don Giovanni e Zerlina, Là ci darem la mano è uno dei brani più celebri dell'opera. L'aria, in La maggiore, è un Andante e propone una melodia sostenuta da una strumentazione molto semplice, pervasa di delicatezza; dopo un passaggio a una linea cromatica della melodia che sembra quasi sottolineare la sottomissione della giovane, l'indicazione muta in Allegro e il tempo in 68. L'irruzione di Donna Elvira, interrompendo una situzione già bene avviata, "ferma con atti disperatissimi Don Giovanni". L'aria Ah fuggì il traditor, di una severità esemplare, è un atto d'accusa espresso con una vocalità violenta e fiera; il brano in Re maggiore rivela uno stile con reminescenze handeliane, con duri ritmi puntati ed è accompagnato dai soli archi accentuando in tal modo lo stile arcaico.[89]
Il ritorno in scena di Donna Anna e Don Ottavio apre a uno dei notevoli quartetti dell'opera; è Donna Elvira a iniziare con Non ti fidar, o misera, con uno stile tragico in Si bemolle maggiore.[90] I quattro personaggi quindi cantano, separandosi e poi riunendosi, con parole che sono concordi, ma anche contrastanti, con un effetto musicale sorprendente tratteggiato con finezza dall'orchestra che sembra quasi avviare una "disputa" con le voci.[91]
La musica quindi prende il sopravvento e riappaione le trombe, riproposte per la seconda volta dopo l'Ouverture; è la chiara comunicazione che Donna Anna ha riconosciuto la voce dell'uccisore del padre. La giovane in un imponente recitativo, accompagnato dall'orchestra, ne fa partecipe Don Ottavio. L'aria che segue, Or sai chi l'onore, di grande intensità emotiva, è una delle più belle e intense dell'opera; Donna Anna dà sfogo a tutto il dolore e soprattutto all'orgoglio ferito con insistenza drammatica; il brano, in Re maggiore, presenta una scrittura a canone che impegna la voce e le note più basse degli strumenti;[92] è una pagina prorompente e «addirittura vertiginosa per la mobilità delle modulazioni: Sol minore, La minore, Mi minore, Si minore Mi minore, La maggiore, Re maggiore»[93] L'aria di Don Ottavio, che fa riscontro a quella di Donna Anna, Dalla sua pace la mia dipende, è di tipologia totalmente diversa; il suo canto, pur essendo affettuoso e premuroso, appare sbiadito in confronto a quello della fidanzata, di ben diversa statura vocale e drammatica.[N 14]

Altra celebre aria è quella intonata da Don Giovanni quando organizza una festa allo scopo di sedurre Zerlina; Fin ch'an dal vino,[N 15] un Presto in Si bemolle, rivela tutto l'aspetto demoniaco del protagonista. Il brano dall'andamento velocissimo, prettamente mozartiano, preannuncia alcuni motivi popolari presenti ne Il flauto magico. La voce è raddoppiata dagli archi e in particolare proprio dai flauti che per il compositore erano lo strumento dell'incantesimo e della seduzione.[94]
Alle sfuriate di gelosia di Masetto, Zerlina, quasi accettando un'autopunizione, ma con sottile arguzia femminile, risponde con un'aria di grazia leggera; il brano ricco di vocalizzi è accompagnato dagli archi e dai legni. Batti, batti o bel Masetto riflette la tenerezza della giovane per lo sposo e al tempo stesso rivela la simpatia del compositore per una figura dolce e ingenua.[95][N 16]
Il Finale del primo atto è una pagina di proporzioni grandiose, ma rispettosa delle tradizionali convenzioni operistiche.[96] La grande festa, improntata allo spirito carnevalesco e alla libertà, scatena un impulso vitalistico venato però da un turbamento che la musica di Mozart tiene come in sospeso, presagio di quello che dovrà accadere. Tutti i personaggi si ritrovano sullo spazio scenico condotti con maestria assoluta dalla musica in un vortice che sale a poco a poco, ricco di sorprese. Ben tre orchestre sono presenti sul palcoscenico suonando tre diverse danze: un Minuetto, una Contraddanza e una Teitsch che creano una sorta di poliritmia necessaria alla concitazione della scena. L'esplosione sonora dell'orchestra riporta alla realtà quando Zerlina urla e si sospendono le danze. Nella convulsione del momento si sente solo la voce di Don Giovanni in un ostinato che è proposto con l'aspetto di canone, di grande frenesia drammatica; nella notte illuminata dai lampi il libertino si dilegua con una fuga repentina.[28]
Atto secondo
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la concitazione drammatica del finale del primo atto, la seconda parte si apre con un duetto fra Don Giovanni e Leporello di carattere più leggero e burlesco, un Allegro assai sostenuto dagli archi, da due oboi e due corni. Il libertino quindi, nelle vesti di Leporello, canta una'amabile serenata sotto la finestra della cameriera di Donna Elvira, che intende sedurre; Deh vieni alla finestra, o mio tesoro intonata con l'accompagnamento del mandolino e il sottofondo degli archi, è una deliziosa canzonetta in Re maggiore, dai toni semplici e di grande grazia, diventata celeberrima.[97]
Masetto, dolorante per le botte ricevute da Don Giovanni, viene soccorso e consolato da Zerlina che con l'aria Vedrai carino, dalla melodia aggraziata e tenera, rivela tutto il suo slancio affettivo; la musica accompagna la soavità del canto fino all'ultima frase che, sottolineata volutamente in forte, suggella l'invito della giovane a "toccare il core": sentilo battere, toccami qua.[98]
Un lungo gioco di travestimenti, inganni e schermaglie portano al sestetto Sola sola, in buio loco che coinvolge tutti i protagonisti eccetto il libertino; il brano rivela un momento di massima tensione, preannunciando il finale comprendendo le voci e quasi tutti gli strumenti. La tensione si cristallizza quindi nel recitativo e nell'aria di Don Ottavio Il mio tesoro intanto un'Andante grazioso che, con una bella linea melodica, anche se un po' stucchevole, esprime le velleitarie idee cavalleresche del fidanzato di Donna Anna. Il brano fu, non del tutto ragionevolmente, eliminato nella versione viennese e sostituito dal duetto Per queste tue manine.[28]
Il recitativo accompagnato e l'aria In quali eccessi, o Numi - Mi tradì quell'alma ingrata affidati a Donna Elvira, sono stati anch'essi scritti per Vienna, appositamente per Caterina Cavalieri; l'aria, caratterizzata da un largo uso della coloratura, viene eseguita quasi sempre anche oggi sia per la bellezza del brano e sia perché il momento, con la previsione di un'imminente giustizia divina, si rivela necessario alla struttura dell'opera. Elvira, con una voce modulata su note strazianti, prendendo piena coscienza del male, intuisce che il castigo per chi l'ha oltraggiata è incombente.[99]
La scena XI conduce all'epilogo della vicenda. L'atmosfera si fa spettrale; Don Giovanni con una fragorosa risata entra nel cimitero accompagnato da Leporello. Il recitativo fra i due è un dialogo sardonico che assume proporzioni smisurate rispetto al luogo solenne e sinistro. Don Giovanni prorompe ancora in una risata quando giunge di fronte a un'enorme statua che lo interrompe con una voce che non ha niente di umano; accompagnata in modalità massiccia da strumenti dalla forte sonorità — oboi, clarinetti, fagotti e tromboni — su due sole note la statua enuncia una sorta di oracolo: di rider finirai pria dell'aurora.[100] Uno stupito Don Giovanni affida a Leporello l'incarico di rivolgersi alla statua: parlate! se potete... invitandola a cena. Il Commendatore risponde con uno spettrale Si in Mi grave sostenuto dal corno. Don Giovanni è condannato, ma non sembra rendersene conto; il suo canto non ha segnali di smarrimento e nelle chiare tonalità di Mi maggiore e Fa maggiore, con triadi arpeggiate, pensa solo a un nuovo banchetto da organizzare.[101]
In una "camera tetra" della sua abitazione, Donna Anna chiude le arie solistiche del secondo atto con un Rondò, Non mi dir, bell'idol mio, preceduto da un maestoso recitativo accompagnato dagli archi; nell'aria, molto impegnativa, Mozart fa largo uso della coloratura, qui però trattata in senso profondamente drammatico. La scena, anche se straniante, ha il compito di separare l'ambientazione cimiteriale dalla fase finale, aumentando anche la tensione per l'inevitabile resa dei conti.[N 17]

Le pagine finali del Don Giovanni sono fra le più grandiose della storia musicale, sia per il significato sia per la magnificenza sonora, per l'ideazione, per lo stile e la profonda verità umana.[102] Il libertino, allegro ed esuberante, si siede alla sua tavola; un'introduzione maestosa, affidata a legni e ottoni quindi ripresa da tutta l'orchestra, introduce il canto del padrone di casa: Già la mensa è preparata; i musici suonano brani di opere tra cui una citazione dalle Nozze. È notte fonda, ma il tempo sembra essersi fermato, tramutato in una condizione avulsa dalla realtà, quasi atemporale. L'ultimo e definitivo appello di una Donna Elvira disperata (che cangi vita!), non muta la situazione irreale e pressoché mitica. L'arrivo della statua del Commendatore ferma definitivamente il tempo e introduce un momento fondamentale nella musicalità dell'opera portando l'orchestra a una disgregazione della tonalità; una scabra serie di accordi dissonanti su un ritmo implacabile martellato sottolinea le parole Non si pasce di cibo mortale chi si pasce di cibo celeste, una vera e propria sequenza espressionista[103] in cui il compositore Darius Milhaud[104] e alcuni critici hanno scorto il primo modello di serie dodecafonica.[105][28] La voce della statua, raddoppiata dai tromboni, assume una potenza paurosa affiancata dall'orchestra impegnata in espressioni di tristezza funerea. L'effige del Commendatore entra in scena nel finale con lo stesso accordo di settima diminuita con cui cade colpita a morte dal libertino all'inizio dell'opera, stigmatizzando musicalmente la vicenda di Don Giovanni. Quando il Commendatore invita a sua volta a cena Don Giovanni, la sua voce balza con un impervio salto d'ottava alle note basse e quindi con un passaggio cromatico salendo all'acuto. Il dialogo si fa sempre più incalzante, la statua lancia il suo ultimo avviso: "Pentiti scellerato!". La scena aumenta di tensione con il diniego ripetuto di Don Giovanni e l'orchestra tutta erompe in grandi sonorità accompagnata dal coro degli spiriti, interpretato da soli bassi, che trascinano tra le fiamme il condannato; sul suo grido gli strumenti mutano improvvisamente la tonalità: con una cadenza plagale passano dal tragico Re minore a un sereno Re maggiore.[106]
L'ultima scena, presente nella prima versione dell'opera, scritta probabilmente per andare incontro al gusto del tempo che richiedeva il lieto fine, riporta in scena gli altri personaggi; dopo un duetto molto intenso fa Donna Anna e Don Ottavio, tutti concludono con un coro accompagnato dall'orchestra, un Presto in Re maggiore in cui si ripropone un concertato "all'antica" a cantare la morale della storia.[106]
Interpretazioni storiche
[modifica | modifica wikitesto]- Il 23 maggio 1826 ebbe luogo la prima a New York al Park Theatre, messa in scena da Manuel García e Lorenzo Da Ponte con Maria Malibran nel ruolo di Zerlina e lo stesso Garcia come protagonista.[107]
- Nel 1834 il Don Giovanni fu rappresentato all'Opéra Le Peletier (poi Opéra Garnier) dove rimase in cartellone per ben 209 rappresentazioni fino al 1874, interrotte solo fra il 1844 e il 1866. Il 17 settembre 1805 L'opera fu presentata alla Salle de la Rue de Richelieu dove, nonostante gli stravolgimenti delle scene e la soppressione di alcune parti, ottenne un grande successo.[108]
- Franz Liszt diresse l'opera alla Staatskapelle di Weimar nel 1849.[8]
- Celebre è rimasta l'innovativa direzione del Don Giovanni attuata da Gustav Mahler nel 1905 a Vienna dove era direttore dell' Opera di Corte; la realizzazione si avvalse della collaborazione del pittore Alfred Roller, capo scenografo del teatro; il musicista optò per l'eliminazione della scena finale, dopo la scomparsa di Don Giovanni. La rappresentazione suscitò grandissime polemiche in particolare per la scenografia e le scelte registiche di rottura, troppo lontane dalla tradizione.[109] Mahler diresse ancora il capolavoro mozartiano nel gennaio 1908 al Metropolitan Opera House di New York con un cast di assoluto rilievo: Antonio Scotti, Alessandro Bonci, Fyodor Chaliapin e Marcella Sembrich.[110]
- Nell'agosto 1922 il Don Giovanni fu la prima opera rappresentata al Festival di Salisburgo dopo la riapertura postbellica; Richard Strauss fu alla conduzione dei Wiener Philharmoniker con Alfred Jerger protagonista.[111]
- Da ricordare gli importanti allestimenti dell'opera mozartiana al Festival di Salisburgo diretti, fra il 1934 e il 1937, da Bruno Walter che avevano come protagonista Ezio Pinza, l'interprete che più di ogni altro è rimasto celebre nel ruolo di Don Giovanni.[8]
Discografia
[modifica | modifica wikitesto]Edizioni
[modifica | modifica wikitesto]- La prima pubblicazione della partitura fu a opera di Breitkopf & Härtel a Lipsia nel 1801 e basata su una copia dell'autografo mozartiano conservato a Stoccarda. In seguito la partitura dell'opera, a cura di Wolfgang Plath e Wolfgang Rehm, è stata pubblicata, anche in edizione tascabile, dalla Bärenreiter di Kassel che cura l'edizione critica completa delle opere di Mozart (Neue Mozart-Ausgabe). Un'altra edizione è la ristampa della partitura per opera di C. F. Peters, a cura di Georg Schünemann (che tradusse il testo in tedesco) e Kurt Soldan, riprodotta dalla casa editrice Dover di New York.[112]
L'archivio Don Giovanni
[modifica | modifica wikitesto]Il filologo austriaco Hans Ernst Weidinger, appassionato d'opera, si dedicò allo studio della storia di Don Giovanni, dalle origini fino al XVIII secolo; nel 1986 realizzò anche un adattamento del Don Giovanni mettendolo in scena a Ratisbona. In occasione del bicentenario della prima rappresentazione dell'opera mozartiana nel 1987, fondò a Vienna l'Archivio Don Giovanni; l'istituto è aperto al pubblico dal 2007.[113] Si tratta di un centro di ricerca privato dedicato alla storia del tema di Don Giovanni fino ad arrivare al Don Giovanni di Mozart e Da Ponte, nonché alla ricezione di quest'opera. L'archivio fa parte del Gruppo Hollitzer, che comprende anche la casa editrice omonima. Quest'editore si occupa di tutte le pubblicazioni dell'archivio, i rapporti di ricerca e i riassunti dei simposi. Hans Weidinger, il fondatore dell'archivio, è anche uno storico del teatro e ha, nel 2002, presentato parte dei risultati della sua ricerca sotto forma di una dissertazione in 16 volumi intitolata Il Dissoluto Punito: Untersuchungen zur außen und innen Entstehungsgeschichte von Lorenzo Da Ponte e Wolfgang Amadeus Mozart Don Giovanni (Il dissoluto Punito: indagini sulla genesi esterna ed interna del Don Giovanni di Lorenzo Da Ponte e Wolfgang Amadeus Mozart). Nel 2007 l'archivio, prima solo privato, è stato aperto al pubblico con la denominazione Don Juan Archive Vienna. La direzione è stata affidata allo studioso di teatro Michael Hüttler (fino al 2011). Da allora l'archivio è diretto da Matthias J. Pernerstorfer. L'istituto ha anche funzione di centro di ricerca teatrale e storico-culturale con archivio e biblioteca.[114]
Influenze culturali
[modifica | modifica wikitesto]In letteratura
[modifica | modifica wikitesto]Moltissimi furono i letterati che, ammirando l'opera di Mozart, scrissero sul Don Giovanni:
- Wolfgang Goethe scrisse a Friedrich Schiller alla fine del 1797: «Il Don Giovanni è opera unica e meravigliosa nel suo genere; la morte di Mozart ci ha distrutto ogni speranza di udire mai più qualcosa di simile».[115]
- Lo scrittore tedesco E. T. A. Hoffmann, grande appassionato della musica di Mozart, scrisse nel 1813 il racconto Don Juan. Eine fabelhafte Begebenheit, die sich einem reisenden Enthusiasten zugetragen (Don Giovanni. Un racconto favoloso che ha come protagonista un appassionato di viaggi) in cui definisce il dramma giocoso mozartiano come «l'opera delle opere».[116]
- Aleksandr Puškin scrisse nel 1830 un dramma in versi intitolato Il convitato di pietra ispirato dal Don Giovanni mozartiano, opera che lo scrittore aveva visto più volte; nel dramma, che risente molto della scrittura di Da Ponte, il libertino è visto come un poeta in aperta ribellione contro la società.[117]
- Il compositore Charles Gounod ascoltando per la prima volta nel 1832 il Don Giovanni ne rimase così colpito da decidere di dedicarsi completamente alla musica. Sull'opera mozartiana scrisse nel 1894 un celebre saggio, Le Don Juan de Mozart.[118]
- Il filosofo danese Søren Kierkegaard scrisse nel 1843 un lungo saggio, Don Giovanni. La musica di Mozart e l'eros, in cui afferma, citando Charles Gounod, che il Don Giovanni è «un lavoro senza macchia, di ininterrotta perfezione».[119]
- Lo scrittore George Bernard Shaw fu influenzato fin da giovane dal Don Giovanni, tanto da esercitarsi al pianoforte su una versione dell'Ouverture invece di utilizzare gli esercizi tradizionali. Nel 1903 Shaw accettò la sfida propostagli dal critico Arthur Bingham Walkley per scrivere una sua versione del mito di Don Giovanni, cose che egli fece realizzando la commedia Uomo e superuomo nel cui finale parodiò l'opera con un esplicito riferimento a Mozart nel cliente della scena conclusiva tra il Commendatore e Don Giovanni.[120]
In musica
[modifica | modifica wikitesto]- La scena del finale del banchetto con il Commendatore viene citata da Gioachino Rossini nell'Introduzione de L'occasione fa il ladro (Frema in cielo il nembo irato) ricreando una situazione parimenti drammatica[121] e nel Coro che precede l'ingresso di Selim ne Il turco in Italia (Voga, voga, a terra, a terra).[8]

- Ludwig van Beethoven nelle Variazioni Diabelli incluse nel nº 22 un Allegro molto in cui cita letteralmente l'aria di Leporello Notte e giorno faticar tratta dall'inizio del primo atto.[122]
- Fryderyk Chopin scrisse nel 1827 le Variazioni per pianoforte e orchestra su "Là ci darem la mano", composizione costituita da un'introduzione, cinque variazioni e finale per pianoforte e orchestra.[123]
- Franz Liszt compose nel 1841 una fantasia per pianoforte intitolata Réminiscences de Don Juan su temi tratti dall'opera.[124]
- Sigismund Thalberg scrisse nel 1841 una Grand Fantaisie sur la serenade et le Minuet de Don Juan Op. 42 utilizzando il Minuetto del finale del primo atto e la canzonetta Deh vieni alla finestra.[125]
- Igor' Stravinskij nella sua opera La carriera di un libertino, dramma giocoso come l'opera mozartiana, richiama più volte il Don Giovanni, in particolare la seconda scena dell'atto III si rifà all'episodio del cimitero e il quintetto dell'Epilogo presenta analogie con il sestetto finale dell'opera di Mozart.[126]
- Il compositore Azio Corghi ha scritto nel 2005 l'opera Don Giovanni o il dissoluto assolto con chiaro riferimento all'opera di Mozart, ma ribaltando situazioni, atteggiamenti dei personaggi e il finale in cui il libertino s'innamora, ricambiato, di Zerlina; il povero Masetto, abbandonato, viene consolato da un saggio Leporello.[117]
Nel cinema
[modifica | modifica wikitesto]- Il Don Giovanni di Mozart è stato realizzato nel 1979 in versione cinematografica dal regista Joseph Losey, con la direzione orchestrale del maestro Lorin Maazel; interprete principale fu Ruggero Raimondi e un cast di rilievo formato da José van Dam, Edda Moser, Kiri Te Kanawa e Teresa Berganza.[127]
- Il regista spagnolo Ricard Carbonell nel suo cortometraggio Don Giovanni del 2006 si è ispirato al riferimento all'opera fatto nel racconto breve di E.T.A. Hoffmann Don Juan, dedicato al suo compositore prediletto.[128]
- Un libero adattamento del mito, nel quale viene ricreata la storia di Lorenzo Da Ponte, librettista di Mozart, è presente nel film Io, Don Giovanni del 2009 di Carlos Saura.[129]
- Nel film Il pranzo di Babette (Gabriel Axel, 1987), vengono cantati brani da arie, come Là ci darem la mano e Se un uom e una ragazza passeggian per la piazza.[130]
- Nel film Don Juan De Marco - Maestro d'amore (Jeremy Leven, 1995) il protagonista si crede Don Giovanni (Juan) e il personaggio interpretato da Marlon Brando ascolta ripetutamente, prima in macchina e poi a casa, il duetto Là ci darem la mano.[131]
- Nel film Sherlock Holmes - Gioco di ombre (Guy Ritchie 2011), il professor Moriarty assiste a teatro a una rappresentazione del Don Giovanni, nello specifico viene mostrata la scena del celebre terzetto Don Giovanni, a cenar teco m'invitasti.[132]
Note
[modifica | modifica wikitesto]Annotazioni
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Ai tempi di Mozart il teatro era denominato Teatro Nazionale del Conte Nostitz (Národní divadlo hraběte Nostice) in onore del suo costruttore; l'edificio fu progettato e fatto erigere infatti, tra il 1781 e il 1783, da Anton Haffenecker su commissione del conte Franz Anton von Nostitz-Rieneck. Cfr. Nostitz-Rieneck, Franz Anton Philipp. Biographie
- ↑ Franz Duschek, compositore e clavicembalista e la moglie Josepha Hambacher, celebre cantante, conobbero Mozart a Salisburgo nel 1777; il musicista compose per Josepha diverse arie importanti tra cui Ah, lo previdi... Ah t'invola agl'occhi miei e Bella mia fiamma. Cfr. Sgrignoli, p. 208.
- ↑ Sembrerebbe che Mozart non si sia turbato più di tanto all'avvenimento; molti però hanno poi voluto vedere riflessa una sua inquietudine nel delineare la figura del Commendatore che, con la sua autorevolezza e prestigio soprannaturale, diventava un puntuale riferimento alla severa figura di Leopold Mozart Cfr. Sgrignoli, p. 38.
- ↑ Da Ponte invece era arrivato a Praga l'8 ottobre e soggiornò alla locanda Zum Platteis situata proprio di fronte alla villa di Duschek; il librettista e Mozart poterono così parlarsi e scambiarsi opinioni dalla finestra, senza necessità di uscire. Cfr. Rushton, pp. 3-4.
- ↑ Il 25 ottobre era arrivato a Praga Giacomo Casanova ed è presumibile che abbia assistito alla prima del Don Giovanni e incontrato Mozart. Cfr. Melograni, p. 303 Il fatto sembrerebbe comprovato da alcuni versi scritti da Casanova stesso che fanno riferimento a un momento scenico successivo al sestetto del secondo atto; le carte sono oggi conservate a Hirschberg. Cfr. Dent, pp. 203-204.
- ↑ Mozart cita un'aria facente parte di Una cosa rara, opera di Soler molto celebre ai tempi e Come un agnello aria tratta da Fra i due litiganti il terzo gode di Giuseppe Sarti. Durante la citazione dell'aria di Soler Leporello commenta con un Bravi, bravi, cosa rara! e, subito dopo, all'aria di Figaro: Questa poi la conosco purtroppo... Cfr. Don Giovanni (Il dissoluto punito)
- ↑ La critica tedesca ha voluto far derivare il nome Leporello da lepus (lepre), riferendosi al termine Hasenfuss (piede di lepre) che indicava popolarmente il codardo. In realtà il nome del personaggio è pura invenzione di Da Ponte. Cfr. Dent, p. 221.
- ↑ Il film di Miloš Forman Amadeus (1984) offre una singolare interpretazione psicoanalitica del Don Giovanni, identificando nella figura del Commendatore quella di Leopold Mozart come "risorto" dalla tomba per richiamare al dovere il figlio libertino e scapestrato. Cfr. Keefe, p. 46.
- ↑ Secondo Mila proprio Da Ponte in quanto «buona lana d'avventuriero settecentesco» poteva rendere perfettamente il carattere del libertino, freddo e coraggioso, ma anche impeccabile in quanto rifinito uomo di mondo. Cfr. Mila, p. 38.
- ↑ Nel XVIII secolo il mandolino era uno strumento spesso utilizzato per le serenate; il grande successo del Don Giovanni fece sì che lo strumento venisse ancor più conosciuto e apprezzato. Nel secolo successivo però il suo impiego cadde in disuso e venne ben presto messo in disparte tanto che fu abituale, in mancanza di esecutori, utilizzare nella Canzonetta un accompagnamento con violini pizzicati o chitarre. Cfr. Sparks, pp. 3-4. Hector Berlioz sottolineò come il timbro di questi strumenti mancasse della finezza acuta del mandolino e precisò che Mozart sapeva perfettamente cosa stava scrivendo quando scelse questo particolare strumento per accompagnare la serenata del suo protagonista. Cfr. Berlioz, p. 88
- ↑ Mario Labroca nota come in questo quartetto le diverse vocalità, giocate sui contrasti, abbiano influenzato in particolare Giuseppe Verdi; ne è un chiaro esempio, nel Rigoletto, Bella figlia dell'amore. Cfr. Labroca, p. 19.
- ↑ Il dialogo fra i due uomini sottolinea l'aspetto piuttosto comico della situazione rivelando come Donna Elvira sia poco credibile e da non prendere troppo seriamente. Cfr. Dent, p. 223.
- ↑ I toni dell'aria di Masetto, così insoliti, sembrano preannunciare uno spirito di rivolta, quasi un canto popolare, un annuncio di un futuro Ah! ça ira Cfr. Jouve, p. 62.
- ↑ L'aria fu composta da Mozart per la versione viennese specificatamente per il tenore Francesco Morella e a volte viene inserita all'inizio dell'opera, dopo la scoperta dell'uccisione del Commendatore.Cfr. Mila, p. 126.
- ↑ L'aria è detta anche Aria dello champagne designata così in particolare in Germania dove è tradizione consolidata che il protagonista la interpreti alzando una coppa di champagne Cfr. Dent, p. 228.
- ↑ L'aria Batti batti o bel Masetto pare sia stata ispirata a Da Ponte da un fatto accaduto a Venezia nel 1775 che creò scandalo: un certo Dottor Mussolo, avendo avuto seri contrasti con una giovane donna, la condusse in fondo alla Riva degli Schiavoni, le sollevò le sottane e la battè in modo vigoroso intonando l'aria dei farmacisti quando macinavano lo zolfo: Batti, batti pesta sodo.Cfr. Dent, p. 201.
- ↑ In effetti la scena ha ragioni essenzialmente pratiche; era necessario dare tempo al personale del teatro di allestire l'ambientazione del banchetto nella parte più profonda del palcoscenico mentre Donna Anna, separata da un sipario, cantava sul proscenio. Altra necessità fu quella di concedere all'interprete una conclusiva aria solistica importante visto che Donna Elvira avrebbe avuto ancora una parte di rilievo nel finale. Cfr. Mila, p. 225.
Fonti
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Mila, p. 64.
- ↑ Mila, p. 255.
- ↑ Melograni, p. 292.
- ↑ Eisen, p. 116.
- 1 2 Melograni, p. 294.
- ↑ Dal Fabbro, p. 55.
- ↑ Melograni, pp. 296-297.
- 1 2 3 4 5 6 7 Alberto Batisti, Don Giovanni (Il dissoluto punito), su flaminioonline.it. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ Mila, p. 28.
- ↑ Melograni, p. 303.
- ↑ Nissen, p. 409.
- ↑ Mila, p. 29.
- ↑ Mila, p. 30.
- ↑ Dal Fabbro, p. 57.
- ↑ Niemetschek, p. 52.
- ↑ Schuler, p. 85.
- ↑ MDB B1072.
- ↑ Deutsch, p. 369.
- ↑ MDB B1069.
- 1 2 Mila, p. 31.
- ↑ Solomon, p. 390.
- ↑ Melograni, p. 309.
- ↑ Dent, p. 205.
- 1 2 Dent, p. 206.
- ↑ Neue Mozart-Ausgabe, su nma.at. URL consultato il 23 gennaio 2006 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2006).
- ↑ Pedrotti, p. 123.
- ↑ Jouve, p. 172.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Sergio Sablich, Don Giovanni (Il dissoluto punito), su flaminioonline.it. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ Stinchelli, p. 95.
- ↑ Mozart, Don Giovanni
- ↑ Incisione Don Giovanni - René Jacobs
- 1 2 Arrigo Quattrocchi,Don Giovanni (Il dissoluto punito)
- ↑ Mila, pp. 24-25.
- ↑ Dent, p. 172.
- ↑ Janvier, p. 108.
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- 1 2 La figura di Don Giovanni. Il mito di Don Giovanni nel melodramma
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- ↑ Everist, p. 165.
- ↑ (FR) Catherine Massip, La musique à la Bibliothèque nationale de France, su jstor.org.
- ↑ (FR) Exposition "Le siècle des Lumières" Manuscrit de l'opéra Don Giovanni de Mozart, su bnf.fr.
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- ↑ Don Giovanni – "L'opera delle opere", su iicamburgo.esteri.it. URL consultato il 13 aprile 2026.
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- ↑ Mario Ruffini, Mozart dodecafonico (PDF), su centrostudidallapiccola.it, p. 254. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ Sgrignoli, p. 129.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Betsy Schwarm e Linda Cantoni, Don Giovanni, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Don Giovanni, in Archivio storico Ricordi, Ricordi & C.
- (EN) Spartiti o libretti di Don Giovanni, su International Music Score Library Project, Project Petrucci LLC.
- (EN) Don Giovanni, su AllMusic, All Media Network.
- (EN) Don Giovanni, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
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