Fortepiano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fortepiano
Hammerflügel Conrad Graf rem.jpg
Informazioni generali
Origine Firenze
Invenzione 1709
Inventore Bartolomeo Cristofori
Classificazione Cordofoni a tastiera, a corde percosse
Uso
Musica galante e classica
Musica europea dell'Ottocento
Genealogia
 Antecedenti Discendenti 
Clavicordo, Clavicembalo, salterio Pianoforte

Per fortepiano o pianoforte storico si intende generalmente il pianoforte antico che nel periodo iniziale della sua diffusione fu chiamato anche piano-forte e pianoforte. Ciò è facilmente dimostrabile attraverso le locandine coeve che pubblicizzavano concerti o attraverso i libri che ne spiegavano le caratteristiche, essendo uno strumento nuovissimo che caratterizzò per diffusione l'epoca dell'ultimo decennio del '700 e del primo impero napoleonico. Il fortepiano è un cordofono a percussione ed è il principale precursore del pianoforte moderno.

Come il pianoforte moderno, il fortepiano produce suoni grazie a corde che vengono percosse per mezzo di martelletti azionati da una tastiera. La sua caratteristica rispetto al moderno pianoforte è di essere interamente in legno o tutt'al più con alcune strutture interne metalliche in ferro (sicuramente l'uso di elementi in ghisa o altri materiali high-tech è peculiare del pianoforte moderno). Questo comporta una tensione delle corde decisamente inferiore, una sonorità inferiore ed una timbrica del tutto diversa. Tuttavia non si può parlare di due diversi strumenti, ma di un solo strumento che ha subito una decisa e profonda evoluzione.

La caratteristica peculiare, e nuova per l'epoca, del fortepiano è la possibilità dello strumento di pesare la pressione del tasto: questo permise di aprire nuovi orizzonti alle possibilità di espressione degli artisti, che durante la seconda metà del Settecento abbandonarono rapidamente il clavicembalo in favore di questo nuovo, duttile strumento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Aiuto
Carl Ditters von Dittersdorf, Ouverture (info file)
Esempio del suono del fortepiano
Fortepiano costruito da Bartolomeo Cristofori nel 1722, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma
Copia di fortepiano viennese (Walter) del 1815 realizzata da Paul McNulty

Il fortepiano fu inventato intorno al 1700 a Firenze dall'abile cembalaro Bartolomeo Cristofori, al servizio del principe Ferdinando II de' Medici. La nuova idea non attecchì immediatamente, ma quando lo strumento, circa cinquant'anni dopo, ebbe diffusione sufficiente, diventò il prediletto dei maggiori esponenti della musica sette/ottocentesca, come Mozart, Haydn, Muzio Clementi e Beethoven.

Le modifiche e le invenzioni apportate nel corso della prima metà dell'Ottocento lo fecero divenire nella seconda metà dell'Ottocento quello che noi oggi consideriamo il pianoforte moderno.

Dopo un periodo di oblio dovuto all'evoluzione che portò al pianoforte moderno, il fortepiano è tornato in uso attorno alla metà del XX secolo grazie ai musicisti specializzati nell'esecuzione filologica della musica settecentesca; alcuni esecutori moderni sono Malcolm Bilson, Andrea Coen, Robert Levin, Jos van Immerseel, Andreas Staier, Antonio Piricone, Ronald Brautigam, Costantino Mastroprimiano, Bart van Oort, Melvyn Tan, Jörg Demus, Trudelies Leonhardt.

Caratteristiche e meccanica[modifica | modifica wikitesto]

Meccanica di un fortepiano

Costruito in due tipi, a coda o a tavolo (chiamato anche a tavolino per via delle sue ridotte dimensioni), il fortepiano era costruito interamente in legno, o con parziali rinforzi e strutture metalliche ben diverse da quelle attuali; le corde sono percosse da martelletti rivestiti di pelle (anziché di feltro, come nel pianoforte), producendo un suono leggermente più metallico, più nitido, più chiaro e netto che in molti brani permette una maggiore intelligibilità sonora, che ricorda, soprattutto nel registro medio/acuto, alla lontana quello del clavicembalo. Ciò che più si distingue nell'ascolto di un fortepiano è che le note non si sovrappongono e non si confondono come in quello moderno. Questo effetto di "confusione e unione" dei suoni nelle composizioni moderne è del tutto naturale e previsto dal compositore. Ben diversa è la situazione di composizioni musicali antiche (di fine '700 o della prima metà dell'800) concepite per i coevi fortepiani. L'uso del pianoforte moderno in questo caso pone un problema di reinterpretazione.

L'estensione inizialmente era di cinque ottave, poi nelle composizioni si nota un progressivo aumento: per esempio, Mozart scrisse pezzi per strumenti a cinque ottave, mentre in Beethoven l'estensione raggiunge anche le sei ottave, prova questa del miglioramento tecnico e dell'evoluzione graduale, ma anche rapida in molti aspetti che ebbe il pianoforte antico (un pianoforte odierno copre normalmente sette ottave e una terza minore).

Variatori di suono[modifica | modifica wikitesto]

Il fortepiano poteva essere munito di pedali o ginocchiere, in numero variabile, che mutavano il timbro del suono prodotto:

  • moderato (o pedale moderatore): interpone tra corde e martelletti una sottile striscia di feltro per rendere il suono più vellutato.
  • liuto: preme del materiale morbido contro le corde, a ridosso del ponticello, smorzandone il suono.
  • forte
  • celesta
  • fagotto: consisteva in una striscia di legno, rivestita di carta velina o pergamena, accostata alle corde gravi, in modo che vibrassero con il caratteristico ronzio del fagotto.
  • pedale delle turcherie: la sua funzione è quella di azionare una serie di marchingegni che riproducono un suono di grancassa, campanelli e piatti, elementi tipici della musica turca dei giannizzeri, così come filtrata dalla cultura viennese di fine '700.

Molti di questi effetti, come le turcherie, caddero in disuso col passaggio dalla meccanica di tipo viennese (strumenti di Joseph Bohm, Conrad Graf, Johann Shantz, etc.) di fine '700 ed inizio '800 a quella romantica dei francesi Pleyel ed Érard che per primi, assieme anche a molti costruttori tedeschi, posero le base dell'evoluzione verso la meccanica contemporanea. Non era più necessario sorprendere e divertire come richiedeva il gusto tardo-barocco e neoclassico, ma esprimere sentimenti ed emozioni romantiche, quindi "percussioni" come le turcherie che davano ritmo alla danza o alle marce non erano più necessarie. Anche il fagotto e la celesta erano effetti "sorprendenti" che la sensibilità e l'intimismo romantico considerò inutili e desueti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, diretto da Alberto Basso, Il Lessico, vol. III, Torino, UTET, 1984.
  • The New Grove Dictionary of Musical Instruments, diretto da Stanley Sadie, Londra, MacMillan, 1984, vol. 3, pag. 71 ss., ISBN 0-333-37878-4
  • Piero Rattalino, Storia del pianoforte, Milano, Il Saggiatore, 1988
  • Alfredo Casella, Il pianoforte, Milano, Ricordi, 1954
  • Giampiero Tintori, Gli strumenti musicali, Torino, UTET, 1971
  • Klaus Wolters, Il pianoforte - Introduzione alla sua storia, alla sua costruzione e alla tecnica pianistica, Firenze, Aldo Martello - Giunti, 1975, edizione italiana del volume edito da Hallwag, Berna, 1969 (pp. 92, con dis., ill. ed es. mus.)
  • Rosamond E.M. Harding, The Piano-Forte. Its History Traced to the Great Exhibition of 1851, Old Woking, UK, Gresham Books, 1978
  • Cyril Ehrlich, The Piano: A History, ed. riveduta, Oxford, Clarendon, 1990
  • Konstantin Restle, Bartolomeo Cristofori und die Anfänge des Hammerklaviers, Monaco di Baviera, Editio Maris, 1991
  • Herbert Junghanns, Der Piano- und Flügelbau, 7ª ed., Francoforte sul Meno, Bochinsky, 1991
  • David Crombie, Piano. Evolution, Design and Performance, New York, NY, Barnes & Noble, 2000, ISBN 0760720266, ISBN 978-0760720264
  • James Parakilas (e altri), Piano Roles. A New History of the Piano, New Haven e Londra, Yale Nota Bene, 2002, ISBN 0-300-09306-3
  • AA.VV., Il pianoforte, Milano, Ricordi, 1992 [buona parte del suo contenuto è ricavato da due dizionari Grove : Musical Instruments, cit., e Music and Musicians ; il volume è corredato da numerose ill. e da un'ampia bibl.]
  • Martha Novak Clinkscale, Makers of the Piano 1700-1820, Oxford, Oxford University Press, 1993; Makers of the Piano. Volume 2: 1820-1860, Oxford, Clarendon, 1999
  • Stewart Pollens, The Early Pianoforte, Cambridge, Cambridge University Press, 2009, ISBN 0521111552 / ISBN 978-0521111553

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4271971-9
Musica Portale Musica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica