Fortepiano

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Fortepiano
Hammerflügel Conrad Graf rem.jpg
Informazioni generali
Origine Firenze
Invenzione 1709
Inventore Bartolomeo Cristofori
Classificazione Cordofoni a tastiera, a corde percosse
Uso
Musica galante e classica
Musica europea dell'Ottocento
Genealogia
 Antecedenti Discendenti 
Clavicordo, Clavicembalo, salterio Pianoforte

Il fortepiano è uno strumento musicale. Si tratta di un cordofono a percussione ed è il principale precursore del pianoforte.

Fino agli inizi del XIX secolo il termine fortepiano è stato usato in alternativa a pianoforte. Come il moderno pianoforte, il fortepiano produce suoni grazie a corde che vengono percosse per mezzo di martelletti azionati da una tastiera. Fa parte, quindi, della famiglia dei cordofoni a corde percosse.

Come suggerisce il nome, la caratteristica peculiare di questo strumento è la possibilità di pesare la pressione del tasto. Questo permise al suo tempo di aprire nuovi orizzonti alle possibilità di espressione degli artisti, che durante la seconda metà del Settecento abbandonarono rapidamente il clavicembalo in favore di questo nuovo, duttile strumento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Aiuto
Carl Ditters von Dittersdorf, Ouverture (info file)
Esempio del suono del fortepiano
Fortepiano costruito da Bartolomeo Cristofori nel 1722, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma

Il fortepiano fu inventato intorno al 1700 a Firenze dall'abile cembalaro Bartolomeo Cristofori, al servizio del principe Ferdinando II de' Medici. La nuova idea non attecchì immediatamente, ma quando lo strumento, circa cinquant'anni dopo, ebbe diffusione sufficiente, diventò il prediletto dei maggiori esponenti della musica sette/ottocentesca, come Mozart, Haydn, Muzio Clementi e Beethoven.

Nella prima metà dell'Ottocento le modifiche apportategli lo fecero divenire quello che noi oggi consideriamo il pianoforte.

Dopo un periodo di oblio dovuto all'evoluzione che portò al moderno pianoforte, lo strumento è tornato in uso attorno alla metà del XX secolo grazie ai musicisti specializzati nell'esecuzione filologica della musica settecentesca; alcuni esecutori moderni sono Malcolm Bilson, Andrea Coen, Robert Levin, Jos van Immerseel, Andreas Staier, Antonio Piricone, Ronald Brautigam, Costantino Mastroprimiano, Bart van Oort, Melvyn Tan, Jörg Demus, Trudelies Leonhardt.

Caratteristiche e meccanica[modifica | modifica wikitesto]

Meccanica di un fortepiano

Disponibile in due varianti, a coda o a tavolo (chiamato anche a tavolino per via delle sue ridotte dimensioni), il fortepiano è costruito interamente in legno, senza rinforzi metallici; le corde sono percosse da martelletti rivestiti di pelle (anziché di feltro, come nel pianoforte), producendo un suono più meccanico, frizzante e attivo, molto simile, soprattutto nel registro medio/acuto, a quello del clavicembalo.

L'estensione inizialmente era di cinque ottave, poi nelle composizioni degli artisti si nota un progressivo aumento: per esempio Mozart scrisse pezzi per strumenti a cinque ottave, mentre in Beethoven l'estensione raggiunge anche le sei ottave, facendo quindi pensare a un'espansione graduale (un pianoforte odierno copre normalmente sette ottave e una terza minore).

Variatori di suono[modifica | modifica wikitesto]

Il fortepiano poteva essere munito di pedali o ginocchiere, in numero variabile, che mutavano il timbro del suono prodotto:

  • moderato (o pedale moderatore): interpone tra corde e martelletti una sottile striscia di feltro per rendere il tono più vellutato.
  • liuto: preme del materiale morbido contro le corde, a ridosso del ponticello, smorzandone il suono.
  • forte
  • fagotto: consisteva in una striscia di legno, rivestita di carta velina o pergamena, accostata alle corde gravi, in modo che vibrassero con il caratteristico ronzio del fagotto.
  • Pedale delle turcherie: la sua funzione è quella di azionare una serie di marchingegni, che riproducono un suono di grancassa, campanelli e piatti, elementi tipici della musica turca dei giannizzeri, così come filtrata dalla cultura viennese dell'epoca.

Molti di questi effetti sono caduti in disuso col tempo e quindi eliminati dai moderni pianoforti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, diretto da Alberto Basso, Il Lessico, vol. III, Torino, UTET, 1984.
  • The New Grove Dictionary of Musical Instruments, diretto da Stanley Sadie, Londra, MacMillan, 1984, vol. 3, pag. 71 ss., ISBN 0-333-37878-4
  • Piero Rattalino, Storia del pianoforte, Milano, Il Saggiatore, 1988
  • Alfredo Casella, Il pianoforte, Milano, Ricordi, 1954
  • Giampiero Tintori, Gli strumenti musicali, Torino, UTET, 1971
  • Klaus Wolters, Il pianoforte - Introduzione alla sua storia, alla sua costruzione e alla tecnica pianistica, Firenze, Aldo Martello - Giunti, 1975, edizione italiana del volume edito da Hallwag, Berna, 1969 (pp. 92, con dis., ill. ed es. mus.)
  • Rosamond E.M. Harding, The Piano-Forte. Its History Traced to the Great Exhibition of 1851, Old Woking, UK, Gresham Books, 1978
  • Cyril Ehrlich, The Piano: A History, ed. riveduta, Oxford, Clarendon, 1990
  • Konstantin Restle, Bartolomeo Cristofori und die Anfänge des Hammerklaviers, Monaco di Baviera, Editio Maris, 1991
  • Herbert Junghanns, Der Piano- und Flügelbau, 7ª ed., Francoforte sul Meno, Bochinsky, 1991
  • David Crombie, Piano. Evolution, Design and Performance, New York, NY, Barnes & Noble, 2000, ISBN 0760720266, ISBN 978-0760720264
  • James Parakilas (e altri), Piano Roles. A New History of the Piano, New Haven e Londra, Yale Nota Bene, 2002, ISBN 0-300-09306-3
  • AA.VV., Il pianoforte, Milano, Ricordi, 1992 [buona parte del suo contenuto è ricavato da due dizionari Grove : Musical Instruments, cit., e Music and Musicians ; il volume è corredato da numerose ill. e da un'ampia bibl.]
  • Martha Novak Clinkscale, Makers of the Piano 1700-1820, Oxford, Oxford University Press, 1993; Makers of the Piano. Volume 2: 1820-1860, Oxford, Clarendon, 1999
  • Stewart Pollens, The Early Pianoforte, Cambridge, Cambridge University Press, 2009, ISBN 0521111552 / ISBN 978-0521111553

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