Alpi Apuane

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Apuane)
Alpi Apuane
Veduta panoramica delle Alpi Apuane al tramonto.JPG
Le Apuane al tramonto
Continente Europa
Stati Italia Italia
Catena principale Subappennino toscano (negli Appennini)
Cima più elevata Monte Pisanino (1947 m s.l.m.)
Lunghezza 60 km
Larghezza 25 km
Tipi di rocce Metamorfiche (facies scisti verdi) e sedimentarie
Alpi Apuane
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Provincia Lucca Lucca
Massa e Carrara Massa e Carrara
Coordinate 44°06′11.51″N 10°08′05.79″E / 44.103197°N 10.134943°E44.103197; 10.134943Coordinate: 44°06′11.51″N 10°08′05.79″E / 44.103197°N 10.134943°E44.103197; 10.134943
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Alpi Apuane
Alpi Apuane
« "Che sono quei monti?" chiesi molto incuriosito, quasi impaurito. "Sono le Alpi Apuane", mi fu spiegato. Ammirai a lungo lo spettacolo inconsueto che mi faceva pensare, non so perché, alla creazione del mondo: terre ancora da plasmare che emergevano da un vuoto sconfinato, color dell'incendio. »
(Fosco Maraini[1])

Le Alpi Apuane sono una catena montuosa situata nel Nord della Toscana, facente parte del Subappennino toscano e delimitata a nordovest dal fiume Magra (Lunigiana), a est dal fiume Serchio (Garfagnana, Mediavalle e Piana di Lucca) e a sud-ovest dalla Riviera Apuana e dalla Versilia. Il territorio corrispondente al loro bacino è storicamente conosciuto anche come Apuania. Dal 1985 parte del territorio delle Alpi Apuane è compreso nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane che dal 2012 è entrato nella rete dei Geoparchi tutelati dall'UNESCO.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'aggettivo "apuane" deriva dal fatto che nell'antichità erano abitate dai Liguri Apuani.

Strabone li chiamava Lunae montes, cioè "monti della luna", Dante Alighieri Monti di Luni,[2] paese in provincia di La Spezia.

Per quanto riguarda il concetto di "alpi", è un appellativo da tempo teso a descrivere ogni montagna spigolosa e impervia, difficile da scalare. Viene ufficializzato nella regione con l'istituzione della Repubblica Cisalpina nel 1798.

Felice Giordano nel 1868, durante una delle prime adunate del Club Alpino Italiano a Firenze dice che "Il nome di Alpi sta bene invero a questa giogaia che proietta nel cielo un profilo scabro, straziato e irto di picchi alti". La definizione di "Alpi in miniatura" è invece dei fiorentini Bertini e Triglia, autori di una guida escursionistica pubblicata dal CAI Firenze nel 1876.

Secondo altri, il nome "Apuane" è da riferirsi alla città che un tempo era chiamata Apua e che oggi potremmo identificare con Pontremoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Primi insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

I Liguri-Apuani furono i primi ad abitare la regione delle Alpi che da loro prendono il nome. I loro primi insediamenti risalgono al VI secolo a.C., quando si stanziarono in un territorio nei dintorni di Pisa e verso tali montagne. Verso il IV secolo a.C., la graduale espansione degli Etruschi, accompagnata da quella dei Romani, costrinse i Liguri-Apuani a ritirarsi sulle montagne della Garfagnana.

Il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Il secolo scorso è stato caratterizzato da un grande spopolamento delle zone territoriali di quello che oggi è in gran parte il Parco delle Alpi Apuane. Il decremento demografico è dovuto alle forti emigrazioni dell'epoca verso Paesi economicamente benestanti, quali Stati Uniti e nazioni del nord-Europa, sia verso i centri urbani della pianura. Inoltre, il territorio apuano è stato segnato anche da catastrofi naturali non di poco conto, tra cui ricordiamo il terremoto del 1920 e l'alluvione del 1996, quest'ultimo con gravi conseguenze nelle frazioni della valle del Vezza (il paese di Cardoso andò quasi distrutto). Mantenendo una dinamica negativa, le Alpi Apuane sono state teatro dell'orrore nazifascista durante la Seconda guerra mondiale, come testimonia l'efferato eccidio di Sant'Anna di Stazzema del 12 agosto 1944, giorno in cui furono trucidate circa 560 persone inermi.

Geografia Fisica[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La catena delle Alpi Apuane si differenzia dal vicino Appennino per la sua morfologia aspra e incisa. L'energia del rilievo è molto elevata, specialmente nel versante versiliese-marittimo. Se si escludono infatti i chilometri della pianura costiera versiliese (circa 4 km di larghezza), si passa da poche decine di metri sopra il livello del mare agli oltre 1800 metri in meno di 7 km. Questo assetto influenza notevolmente il clima delle Apuane e delle aree circostanti. I due versanti presentano una certa diversità climatica poiché la catena costituisce una vera e propria barreria sia contro i venti settentrionali, freddi e secchi, sia contro i venti più umidi che arrivano dal mare. Così il versante versiliese-marittimo presenta un clima mite, con estati fresche ed inverni non troppo rigidi, non a caso la copertura nevosa invernale è quasi assente o comunque al di sopra dei 1300-1400 metri, mentre il versante garfagnino-lunigianese esposto a nord-est presenta un clima tipicamente continentale, con inverni freddi ed estati relativamente brevi dove le precipitazioni, anche nevose, in certi punti si accumulano e persistono tutto l'anno. L'articolazione del rilievo tuttavia determina una considerevole varietà di microclimi: versanti assolati ed esposti al vento si alternano a forre umide e freddi fondovalle, aree soleggiate e protette dal vento a boschi densi e ombrosi.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Le Alpi Apuane sono un'importante ed estesa finestra tettonica in cui affiorano le rocce più profonde (Unità Metamorfiche Toscane) dell'intera catena appenninica.

Sono distinguibili due maggiori unità tettono-metamorfiche, l'unità di Massa e l'unità delle Apuane. La prima affiora principalmente nella porzione più occidentale della catena ed è costituita dal basamento paleozoico e dalla successione metasedimentaria triassica che ha sperimentato un grado metamorfico superiore rispetto all'unita delle Apuane. Nelle metapeliti dell'Unità di Massa sono stati rinvenuti la cianite ed il cloritoide.

L'unità delle Apuane consiste anch'essa in un basamento paleozoico al di sopra del quale giace in discordanza angolare la sequenza metasedimentaria triassico-oligocenica. Il basamento è composto da rocce metasedimentarie e metavulcaniche formatesi dal Cambriano superiore al Siluriano, esso presenta una deformazione ed un metamorfismo tipico di condizioni metamorfiche di basso grado avvenuti durante l'orogenesi varisica. Le coperture mesozoiche sono costituite dai depositi continentali triassici del Verrucano, e da metasedimenti di piattaforma carbonatica come metadolomie, marmi e marmi dolomitici (Triassico superiore – Liassico). Queste rocce giacciono al di sotto dei metacalcari selciferi, metadiaspri e calcescisti (Lias superiore-Cretaceo inferiore) e degli scisti sericitici e dei calcescisti con intercalazioni di marmi (Cretaceo inferiore - Oligocene inferiore). Chiude la sequenza metasedimentaria la formazione torbiditica areacea dello Pseudomacigno.

Dal punto di vista tettonico le Alpi Apuane sono molto complesse e le strutture deformative sono attribuibili a due fasi principali. La fase D1 rappresenterebbe l'impilamento delle falde metamorfiche ed è definita da una foliazione di piano assiale di pieghe isoclinali a scala da centimetrica a chilometrica. Durante la fase D2, le precedenti strutture sono state sovraimpresse da una nuova generazione di pieghe e dalla formazione di zone ad alta deformazione correlate all'esumazione del complesso metamorfico. I dati P-T-t disponibili per le Alpi Apuane affermano che il picco metamorfico (450 °C; 0.6 GPa) e l'inizio della fase D1 sono datate al Miocene inferiore.

Carsismo[modifica | modifica wikitesto]

Un'importante caratteristica della catena apuana è la massiccia presenza di grotte carsiche e di morfologie tipiche del carsismo.

Le Alpi Apuane rappresentano infatti una delle aree carsiche più importanti d'Italia: vi si contano quasi 1000 grotte. Tra le 50 grotte più profonde della penisola, 17 sono apuane, così come tra le 50 più estese in lunghezza, 8 sono apuane. Il carsismo rappresenta uno dei processi geologici più conosciuti per la capacità di dare vita a forme e paesaggi spettacolari. La maggior parte dei fenomeni carsici è dovuta all'azione delle acque d'origine meteorica sulle rocce, principalmente di tipo carbonatico (calcari e dolomie) che sono la litologia prevalente nella zona. Oltre ai numerosi abissi (fra i quali quelli che raggiungono profondità maggiori di 1000 metri, come l'Abisso Roversi, Abisso Olivifer, Abisso Fighierà-Farolfi-Buca d'Eolo, Abisso Perestoika e altri), sono presenti 3 grotte turistiche visitabili durante tutto l'anno, e sono: Antro del Corchia, Grotta del Vento e le Grotte di Equi Terme.

Il carsismo in Apuane ha dato luogo anche a paesaggi carsici epigei come il campo carreggiato della Vetricia (Gruppo delle Panie) e il campo di doline della Carcaraia (versante settentrionale del monte Tambura).

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Le Alpi Apuane presentano una grande varietà di flora grazie alla combinazione di diversi fattori, specialmente le caratteristiche geografiche, la diversità climatica e la natura geologica dei rilievi montuosi.

Sui primi rilievi, più vicini al mare o sottoposti alla sua influenza, la copertura vegetale rientra nel tipo mediterraneo. Nelle zone dove il terreno ha una composizione calcarea, fino a quote modeste è presenta la macchia mediterranea composta da leccio, mirto e fillirea. Con l'accrescimento demografico degli insediamenti montani, spesso parte di questa copertura vegetale è stata sostituita da campi di olivi. Ad oltre 600 metri di altitudine, il terreno mostra una composizione più silicea, favorendo la diffusione del pino marittimo.

Le Apuane interne sono ricoperte da querceto-carpineti e cerreto-carpineti, largamente sostituiti dall'uomo con castagneti. I querceto-carpineti (Quercus pubescens, Ostrya carpinifoglia, Fraxinus ornus) sono diffusi in tutti i terreni calcarei soleggiati del versante tirrenico e presso le rocce carbonatiche, a partire da una quota di 400 metri fino a 1400 metri circa. I cerreto-carpineti sono diffusi per lo più nei terreni freschi e più umidi del versante della Lunigiana e della Garfagnana.

Gran parte dei boschi caducifogli in passato è stata trasformata in castagneti cedui o da frutto: l'uomo ha piantato o favorito il castagno (Castanea sativa) in tutti i terreni leggermente acidi adatti alla pianta per ricavare castagne e legname; è infatti largamente conosciuta l'importanza che il castagno ha rivestito, soprattutto in passato, nella vita e nell'economia delle popolazioni apuane.

Salendo ancora in alto, superando i 1000 metri, si incontrano aree dominate dal faggio (Fagus sylvatica L.), con maggiore estensione nel versante settentrionale delle Apuane, nella Garfagnana e nella Lunigiana. Nel versante che si affaccia sul Mar Tirreno, invece, data la composizione marmorea del substrato geologico, il faggio è meno esteso e sussiste a quote inferiori che si aggirano sui 1300 m in media.

Laghi[modifica | modifica wikitesto]

Nella catena apuana non sono presenti laghi naturali poiché l'accentuato carsismo e l'acclività dei versanti non favoriscono il ristagno di acque superificiali. Tuttavia sono presenti tre laghi artificiali ottenuti dallo sbarramento di corsi d'acqua e volti alla produzione di energia idroelettrica.

L'unica area umida che in passato si ipotizza essere stato un lago di origine glaciale, oramai ridotta a padule (o torbiera), è il padule di Fociomboli, nel versante settentrionale del monte Corchia. Un'altra area che in passato è stata ipotizzata essere un lago di origine glaciale è la conca glaciale di Campocatino, nei pressi del paese di Vagli Sopra.

Le vette principali[modifica | modifica wikitesto]

Alpi Apuane Panorama.jpg
Ingrandisci

Alpi Apuane, se si guarda con attenzione si possono vedere i sette borghi principali arrampicati sulle Apuane; tra cui uno scorcio di Mulina, con il suo campanile e la pineta che lo circonda; il paese di Stazzema con in fondo la pieve ed il campanile; la chiesa ed il campanile di pomezzana, il sobborgo delle Calde; il paese di Farnocchia, nell'altra valle, il paese di Volegno con il campanile e il paese di pruno, che se li confrontiamo, vediamo che sono un poco più bassi di Stazzema; in fondo alla vallata il paese di cardoso con il campanile; potendo osservare Mulina e Cardoso, vediamo chiaramente che Le Mulina e una cinquantina di metri più alta di Cardoso e quindi è anche più aperta la valle e il paese e anche più soleggiato, circondato dalle dolci vallate del Nona, del Matanna e del Gabberi.

Nello sfondo si vede il paese di Ruosina e la città di Seravezza; potendo osservare la costa di Massa, Forte dei Marmi e poi interrotta dal monte Gabberi, per poi tornare a vedere la costa di Viareggio, Camaiore, Livorno e poi Pisa con il suo duomo e la torre pendente, visibili solo però in una giornata limpidissima e soleggiata.

Cave di marmo ed escavazione[modifica | modifica wikitesto]

I marmi delle Alpi Apuane sono probabilmente il materiale lapideo più conosciuto al mondo. Sono state riconosciute fino a 14 varietà merceologiche, raggruppate secondo le loro caratteristiche in 5 gruppi: marmi bianchi, marmi brecciati, marmi grigi e venati, marmi cipollini e marmi storici.

L'inizio dell'escavazione di marmo nelle Apuane è ben testimoniata in epoca romana, ma recentemente, alcuni studi hanno confermato la lavorazione di questo marmo anche in epoca pre-romana che veniva utilizzato per manufatti funerari. Una prima attività di escavazione intensiva è stata registrata durante il I secolo A.C., infatti, in conseguenza di un forte rinnovamento dell'architettura pubblica e privata di Roma ci fu un notevole incremento della produzione di marmo che veniva estratto, per la maggior parte, da cave poste presso i fondovalle dei quattro principali bacini marmiferi del carrarese (Bacino di Boccanaglia, di Torano, di Miseglia e di Colonnata). All'epoca tutte le fasi dell'attività estrattiva erano già accuratamente programmate e pianificate: il materiale estratto subiva una prima lavorazione direttamente in cava, mentre i detriti di scarto erano adoperati per costruire le “vie di lizza” sulle quali venivano fatti scendere a valle i blocchi di marmo. Le tecniche di escavazione si basavano sullo sfruttamento delle principali linee di fratturazione presenti nel marmo: utilizzando martelli e scalpelli metallici venivano eseguiti nella roccia dei tagli a trincea (“cesurae”) che successivamente venivano allargati per mezzo di cunei di ferro o legno. Quest'ultimi erano continuamente bagnati in modo tale che la spinta generata dal rigonfiamento del legno fosse capace di determinare il distacco del blocco. La caduta dell'Impero Romano e la conseguente crisi economica e sociale che caratterizzò il Medioevo determinarono una forte contrazione dell'attività estrattiva che proseguì rimanendo di fatto solo un'attività locale.

Dal XII secolo ci fu una moderata ripresa dell'attività estrattiva ma solo in epoca rinascimentale si assistette nuovamente ad una netta ripresa della produzione; in particolare, a partire dal la seconda metà del XV secolo, l'attività estrattiva fu allargata anche ai bacini marmiferi della Versilia (Monte Altissimo), i cui marmi sono stati utilizzati anche da Michelangelo Buonarroti. Le tecniche di escavazione sono rimaste artigianali fino all'introduzione dell'esplosivo avvenuta nel XVIII: questa tecnica velocizzava i tempi ma d'altro canto non considerava nei i problemi ambientali e paesaggistici che l'esplosione arrecava danni al materiale da estrarre e produceva un enorme quantità di detriti, dando così inizio allo sviluppo dei ravaneti (vere e proprie discariche di materiale lapidei accumulato sui pendii) e allo stravolgimento paesaggistico dell'ambiente montano. Dalla seconda metà del XIX secolo, anche il territorio della Garfagnana viene coinvolto nel processo di industrializzazione del marmo. Durante il XX secolo l'escavazione del marmo ha avuto alti e bassi, risentendo anche dei periodi bellici che hanno coinvolto in primo piano questo territorio; tuttavia dal secondo dopo guerra fino ad oggi si è assistito ad un incremento di materiale cavato sempre maggiore, con ricadute occupazionali e economiche importanti, soprattutto per l'area di Carrara. Negli ultimi decenni le moderne tecniche di taglio basate sull'utilizzo del filo diamantato hanno rivoluzionato il lavoro in cava, diminuendo il quantitativo di detrito prodotto ma aumentando a dismisura il materiale estratto. Inoltre, l'utilizzo di macchinari automatizzati ha portato ad una diminuzione degli addetti all'attività estrattiva: dalle 9000 unità dei primi del novecento, a meno di mille dei nostri giorni.

Cave di marmo del bacino marmifero di Carrara

Per rendere un'idea di quanto l'escavazione sia intensiva nelle Alpi Apuane, si pensi che vi è in media circa una cava ogni tre chilometri quadrati, densità che raggiunge le 7 cave a chilometro quadrato nell'area di Carrara. Per avere una valutazione dell'estensione delle superfici in gioco si pensi che l'area è interessata da 662 ravaneti, che coprono la superficie di 10.362.051 mq, e da 566 cave (attive e abbandonate), nei comuni di Careggine (4), Carrara (175), Casola in Lunigiana (5), Fivizzano (18), Massa (105), Minucciano (41), Molazzana (7), Montignoso (3), Pietrasanta (11), Serravezza (61), Stazzema (96), Vagli di Sotto (40). Oggi il numero di cave attive nelle principali aree estrattive (Carrara, Massa, Lunigiana, Garfagnana e Versilia) è di 143, di cui 100 concentrate nel bacino di Carrara. La mole di materiale estratto in blocchi si attesta intorno a 1.400.000 t/anno e la maggior parte del marmo viene venduto e lavorato all'estero. Negli ultimi anni il nuovo business del carbonato di calcio ha indirettamente aumentato i quantitativi estratti, infatti poiché è consentito che il 75% del materiale estratto sia detrito, e questo viene polverizzato in carbonato di calcio e così impiegato per la produzione di plastiche, gomme, pneumatici, isolanti, vernici, colle, carta, prodotti chimici, farmaceutici, cosmetici e nell'edilizia.

Oltre all'evidente impatto paesaggistico, l'escavazione del marmo ha un impatto negativo per: l'inquinamento delle acque superficiali e profonde derivanti dalla lavorazione del marmo, la dispersione delle polveri nell'atmosfera, l'inquinamento e i disagi dovuti all'intensità dei trasporti su strada dei materiali estratti e sotto il profilo del dissesto idrogeologico i ravaneti, in particolare quelli recenti, rappresentano aree a forte rischio.

Turismo e sport[modifica | modifica wikitesto]

Le Apuane sono visitate ogni anno da molti escursionisti, la maggior parte dei quali provenienti dalle zone limitrofe. In quest'area il turismo non è molto diffuso, sia a causa della vicinanza di località appenniniche più rinomate sia a causa della monocultura del marmo che non ha mai favorito un alternativo sviluppo economico.

Escursionismo e trekking[modifica | modifica wikitesto]

La fitta presenza di associazioni C.A.I. nei dintorni dell'area ha favorito la realizzazione di una rete sentieristica molto ampia e variegata, integrata da vecchie mulattiere, vie di lizza e strade marmifere. La morfologia molto acclive e accidentata, combinata alla vicinanza di queste montagne al mare, fanno delle Alpi Apuane un terreno ostico e imprevedibile, con sentieri che talvolta sono esposti ed aerei e con condizioni meteorologiche che possono cambiare repentinamente. Si consiglia pertanto di informarsi su condizioni dei sentieri e del meteo prima di avventurarsi se non si conosce la zona.

Nelle Alpi Apuane esistono diversi trekking plurigiornalieri che percorrono interamente o parte della catena, e sono:

  • Alta Via o Traversata delle Alpi Apuane, da Castelpoggio (MS) a Casoli (LU) e viceversa. Si tratta di un trekking di 6/7 giorni, personalizzabile, riservato ad escursionisti esperti costituito da 6 tappe di circa 6 ore di cammino al giorno soggiornando nei rifugi C.A.I. sparsi nella catena. Non esiste un segnavia che indichi espressamente questo itinerario che utilizza sentieri C.A.I. già numerati.
  • Garfagnana Trekking (GT), è un trekking ad anello per escursionisti esperti con base a Castelnuovo di Garfagnana (LU), che attraversa parte delle Apuane e parte dell'Appennino Tosco-Emiliano. L'itinerario utilizza anche sentieri C.A.I. ed è segnalato con la dicitura GT.
  • Sentiero Alta Versilia (SAV), itinerario trekking ad anello progettato dall'Unione dei Comuni della Versilia che utilizza vecchie mulattiere esistenti. Base di partenza Seravezza, attraversa quasi tutte le frazioni collinari e montane del versante versiliese apuano ed è parzialmente percorribile in mountain bike.
  • Traversata delle Frazioni Camaioresi (TFC), è un itinerario trekking di circa 30 km simile al SAV che attraversa tutte le frazioni della conca di Camaiore. Come il SAV, le quote sono pressoché collinari ed è parzialmente percorribile in mountain bike.

Vie Ferrate[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di versanti spogli e di pareti verticali nelle Alpi Apuane ha portato alla realizzazione sia di tratti di sentiero attrezzati con cavo metallico sia di vere e proprie ferrate. Ad oggi ce ne sono cinque percorribili ed una dismessa.

  • Ferrata G. Malfatti (monte Sumbra), semplice e molto breve, percorre gli ultimi 180 metri di dislivello che la separano dalla cima del monte Sumbra
  • Ferrata R. Salvatori (monte Forato), è un sentiero attrezzato lungo circa 1250 metri di cui 330 di ferrata vera e propria, per un dislivello di 268 metri. Permette di raggiungere la vetta del monte Forato.
  • Ferrata A. Bruni (monte Procinto), è l'unica via per raggiungere la vetta (e discenderne) del monte Procinto. Si sviluppa quasi interamente in verticale coprendo un dislivello di circa 150 metri.
  • Ferrata Tordini-Galligani (Foce Siggioli), la ferrata copre un dislivello di circa 400 metri per una lunghezza di 550 metri e raggiunge la Foce Siggioli (1386 m.s.l.m.) sita fra la parete nord del Pizzo d'Uccello e la Cresta di Capradossa.
  • Ferrata del monte Contrario (monte Contrario), è la più lunga,tecnicamente difficile e soprattutto fisicamente impegnativa ferrata delle Alpi Apuane. Si sviluppa per un dislivello di 550 metri terminando nei pressi del Passo delle Pecore (1645 m.s.l.m.).
  • Ferrata F. Vecchiacchi (dismessa), era la via ferrata che permetteva di collegare Passo Sella (1500 m.s.l.m.) alla Focetta dell'Acqua Fredda (1600 m.s.l.m.) attraverso i monti Sella e Alto di Sella.

Trail running[modifica | modifica wikitesto]

  • Skyrace Alpi Apuane, ha come base di partenza il paese di Fornovolasco e si sviluppa intorno al Gruppo delle Panie. Il percorso si sviluppa per circa 20 km con un dislivello maggiore di 2000 metri.
  • Trail delle Apuane, ha come base di partenza il paese di Gorfigliano e si sviluppa fra il monte Tambura e le cime della Val Serenaia. Il trail è lungo oltre 45 km per un dislivello di oltre 3000 metri.

Rifugi e bivacchi delle Alpi Apuane[modifica | modifica wikitesto]

Nome rifugio Località Altezza (m s.l.m.) Posti letto
Rifugio C.A.I. "Carrara" Campocecina - Monte Sagro 1320 36
Rifugio C.A.I. "Nello Conti" Campaniletti - Monte Tambura 1442 24
Rifugio "Guido Donegani" Val Serenaia 1150 40
Rifugio "Val Serenaia" Val Serenaia 1100 20
Rifugio "Orto di Donna" Val Serenaia 1503 40
Rifugio C.A.I. "Forte dei Marmi" Alpe della Grotta - Monte Nona 865 25
Rifugio C.A.I. "Adelmo Puliti" Al Giannelli - Arni 1015 12
Rifugio C.A.I. "Enrico Rossi" Versante Nord Uomo Morto - Gruppo delle Panie 1609 22
Rifugio C.A.I. "Del Freo" Foce di Mosceta - Gruppo delle Panie 1180 48
Rifugio Albergo Alto Matanna Piano d'Orsina - Monte Matanna 1047 30
Rifugio Città di Massa Pian della Fioba 880 30
Rifugio Azienda Agr. Il Robbio Puntato - Monte Corchia 1013 42
Baita Barsi Campo all'Orzo - Monte Prana 888 14
Bivacco C.A.I. Capanna Garnerone Fonte della Vacchereccia - Monte Grondilice 1260 18
Bivacco C.A.I. K2 Monte Contrario 1500 6
Bivacco C.A.I. Aronte Passo della Focolaccia - Monte Tambura 1642 6

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte
  2. ^ Dante Alighieri Divina Commedia canto XIX.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV., Dalla torre Matilde alle vette apuane, ed Baroni, 1996
  • Bigagli Anna Maria, Amate apuane, Marco Del Bucchia, 2010
  • Marco Marando, Sui sentieri delle Alpi Apuane, per riscoprire il cammino dell'uomo, Pontedera, Bandecchi&Vivaldi Editori, luglio 2006, ISBN 88-8341-298-2.
  • Marco Marando, I gesti della montagna,i gesti dell'uomo - come avvicinarsi alle Alpi Apuane in sicurezza, Pontedera, Bandecchi&Vivaldi Editori, ottobre 2008, ISBN 978-88-8341-418-3.
  • Marco Marando, Apuane in... Trekking, Pontedera, Bandecchi&Vivaldi Editori, luglio 2010, ISBN 978-88-8341-396-4.
  • Marco Marando, Linda Griva, Marco Balestri, con illustrazioni di Consuelo Zatta, Raccontando le Apuane, Felici editore Junior, gennaio 2012, ISBN 978-88-6019-322-3.
  • Linda Griva, Marco Balestri, Marco Frati, Marco Marando, con illustrazioni di Consuelo Zatta, La speleologia per grandi e piccini - Le grotte delle Apuane, Ouverture Edizioni, dicembre 2012, ISBN 978-88-97157-15-1.
  • Marco Marando, Dall'impegno eroico del passato, nasce la forza del presente. 50 anni di storia del Soccorso Alpino della Stazione di Massa, Pontedera, Bandecchi&Vivaldi, luglio 2011.
  • G. Pizziolo, I paesaggi delle Alpi Apuane, Firenze, Multigraphic, 1988, pp. 142.
  • Giuliano Valdes, Guida al Parco delle Alpi Apuane, San Giuliano Terme (Pisa), Felici Editore, 2005, pp. 245, ISBN 88-88327-91-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]