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Via ferrata

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Due escursionisti sulla via ferrata che porta al Piz Mitgel.

Una via ferrata è un insieme di strutture e attrezzature realizzate artificialmente su una parete rocciosa per facilitarne la salita in sicurezza in un percorso escursionistico/alpinistico. Tale azione, senza la presenza e l'utilizzo delle strutture artificiali, necessiterebbe, per la progressione, della conoscenza e dell'impiego di tecniche di arrampicata in cordata con attrezzature individuali alpinistiche o corpo libero.[1]

Il termine via ferrata è stato adottato, senza essere tradotto, praticamente in tutti i paesi del mondo, ad esclusione dei paesi di lingua tedesca in cui questa locuzione convive con il termine Klettersteig.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli Alpini durante la grande guerra realizzarono numerose ferrate per raggiungere gli avamposti sulle cime più alte.

La prima via ferrata venne realizzata nel 1869 sulla cresta sud-occidentale del Großglockner, che con i suoi 3.798 metri è la più alta vetta austriaca, ma tra la fine dell'Ottocento e la prima guerra mondiale molti Club alpini realizzarono delle vie ferrate con sentieri sempre più arditi. Fu però soprattutto durante la grande guerra che vi fu un grande impulso alla creazione di ferrate, utilizzate dai soldati per raggiungere gli avamposti sulle cime della catena alpina, lungo un fronte di 380 km.[3]

Tra gli anni trenta e quaranta venne realizzato dalla Società Alpinisti Tridentini, nelle Dolomiti di Brenta, il monumentale Sentiero delle Bocchette, una spettacolare via attrezzata che permette di scoprire quel gruppo di montagne senza però mai arrivare a nessuna delle cime, caratteristica che invece, fino ad allora, aveva caratterizzato tutte le vie ferrate.[4]

Solo dopo la seconda guerra mondiale i sentieri della grande guerra divennero meta di pellegrinaggio, ma dopo tanti anni quelle vie erano ormai diventate pericolose e per buona parte erano rovinate dal tempo e dall'incuria. Walther Schaumann, ex ufficiale austriaco, fu il primo a catalogare i sentieri del fronte di guerra e a proporre di ripristinare i vecchi sentieri, opera continuata fino agli anni settanta. Da ricordare sono in particolare la Ferrata delle Trincee (Marmolada), la strada degli Alpini (Dolomiti di Sesto), la via ferrata Ivano Dibona (Monte Cristallo) e la via ferrata Lipella (Tofane).[4]

La creazione di nuovi sentieri attrezzati ebbe una lenta ripresa nel secondo dopoguerra, ma crebbe considerevolmente dopo gli anni settanta in conseguenza del notevole incremento del turismo alpino.[4]

Realizzazione e manutenzione[modifica | modifica wikitesto]

Burrone di Mezzacorona: le ferrate vengono controllate specialmente dopo il periodo invernale, in quanto il gelo può provocare dei danni.

La realizzazione e la manutenzione di una via ferrata comporta per il soggetto manutentore una serie di responsabilità in considerazione del fatto che numerose persone possono percorrere questi sentieri, affidandosi all'attrezzatura fissa. La manutenzione deve avvenire a intervalli regolari e deve essere svolta specialmente dopo il periodo invernale, in quanto valanghe, ghiaccio o frane possono provocare il degrado o la rottura dell'attrezzatura.

La realizzazione e la manutenzione delle attrezzature deve essere attuata da personale professionale, come guide alpine specializzate nella posa di attrezzature fisse, in quanto tale attrezzatura deve offrire una garanzia di sicurezza. Per effettuare questi interventi bisogna dotarsi di un trapano con motore a scoppio, con punte di diametro fino a 22 mm, per poter realizzare i fori degli ancoraggi, chiavi per fissare i bulloni, una pompetta per aspirare la polvere dai fori, una mazza per battere sui chiodi e una trancia di qualità per il taglio del cavo di acciaio. Per interventi di una certa importanza è necessario un piccolo generatore a benzina.[5]

Nei tratti verticali gli ancoraggi vengono posizionati tra 1,5 e 2 metri, mentre nei tratti orizzontali è sufficiente una distanza maggiore, che non deve però superare i 5 metri. La lunghezza delle funi varia invece tra i 15 e i 50 metri. Su roccia solida il foro per gli ancoraggi si effettua con una punta che ha un diametro compreso tra i 14 e i 20 mm (a seconda del diametro del chiodo che poi andrà inserito) ed è profondo 2 cm in più del chiodo, in quanto sul fondo del foro rimane della polvere. Se invece la roccia è friabile il diametro del chiodo e la sua lunghezza devono essere tali da garantire un ancoraggio sicuro. In questo caso il chiodo non viene battuto ma infilato nel foro, sigillato poi con cemento o resine apposite. Il chiodo può avere un anello aggiuntivo oppure un solo occhiello: nel primo caso la fune viene fissata con un morsetto all'anello, nel secondo la fune viene infilata nell'occhiello che viene utilizzato come distanziatore.[5]

Equipaggiamento[modifica | modifica wikitesto]

Set da via ferrata a "Y" con dissipatore a lacerazione.
Imbragatura bassa studiata per le vie ferrate.
Caschetto per alpinismo e vie ferrate.

Le escursioni, sulle vie ferrate, possono essere praticate con un buon livello di sicurezza solo se si dispone di un equipaggiamento adeguato.

Equipaggiamento indispensabile[modifica | modifica wikitesto]

Per affrontare una via ferrata è necessario dotarsi di alcune attrezzature specifiche, che in alcuni casi sono rese obbligatorie da disposizioni legislative locali.

Il set da ferrata[modifica | modifica wikitesto]

La principale attrezzatura specifica per affrontare una via ferrata è il cosiddetto set per la ferrata.[6]

Si tratta di un sistema composto di corde e dissipatori, al quale vengono collegati due moschettoni. Gli specifici moschettoni da ferrata, oltre a consentire di agganciare facilmente anche superfici grosse come scalini o catene, sono più robusti e sopportano carichi di rottura maggiori rispetto ai moschettoni normali. I più moderni sono inoltre muniti di un meccanismo di chiusura automatica azionabile solo volontariamente.

La tipologia a "Y", che è la più recente ed è l'unica a venire attualmente omologata, è costituita da due spezzoni di corda dinamica unite alla base, e quindi a loro volta uniti al terzo spezzone di corda dinamica che va a lavorare sul dissipatore. Quando si utilizza questa tipologia, sul cavo di sicurezza vanno agganciati entrambi i moschettoni. Una configurazione alternativa di questa tipologia è quella formata da un elemento dissipatore a strappo unito a due spezzoni di corda dinamica: questo sistema è più compatto di quello con dissipatore tradizionale, ma rispetto ad esso presenta l'inconveniente di dover essere sostituito dopo una caduta.

La tipologia a "V", che è la prima nata e che non viene più realizzata, è costituita invece da un unico spezzone di corda dinamica dal diametro di 12 mm che passa dal dissipatore, con i moschettoni alle due estremità della corda. Con questo sistema, il dissipatore svolge la sua funzione solo se al cavo di sicurezza è attaccato un solo moschettone perché in questo modo, in caso di caduta, il dissipatore fa scorrere il cavo fino all'altro moschettone. Ad esclusione dei momenti di passaggio in presenza di rinvio, in cui si deve avere un moschettone collegato al cavo già superato e l'altro moschettone agganciato oltre il rinvio, occorre quindi collegare solo un moschettone al cavo di sicurezza.

L'imbragatura[modifica | modifica wikitesto]

L'imbragatura a cui va collegato il set da ferrata è di solito quella completa, quindi avvolgere completamente le gambe e le spalle in modo che in seguito a una caduta il corpo si mantenga in una posizione eretta, anche in caso di svenimento. In alternativa viene utilizzata un'imbragatura bassa, adatta sia per le ferrate che per l'arrampicata libera, più comoda e pratica ma meno sicura in caso di rovesciamento. Quest'ultima vede due cosciali collegati a una fascia ventrale che si chiude all'altezza della vita.

Il caschetto[modifica | modifica wikitesto]

Di fondamentale importanza è l'utilizzo di un apposito casco per proteggere il capo dalla caduta di massi, dai colpi che si possono subire nei passaggi più angusti o dagli urti ricevuti durante una caduta. I modelli attuali sono molto leggeri, comodi e aerati, rendendo il loro utilizzo molto confortevole anche durante la calde giornate estive.[6]

Equipaggiamento facoltativo[modifica | modifica wikitesto]

È buona norma utilizzare dei guanti completi o con le dita tagliate (per aver maggiore sensibilità), in quanto i cavi d'acciaio delle vie ferrate possono avere qualche terminale scoperto e quindi pericoloso per i palmi delle mani e i polpastrelli, e in ogni caso sono utili per proteggere le mani dalle abrasioni che provoca il contatto prolungato con la corda d'acciaio.[7]

A causa del sole molto forte che batte in quota è opportuno l'utilizzo di occhiali da sole; è inoltre consigliabile avere con sé una torcia elettrica o una lampada frontale da utilizzare all'interno delle gallerie scavate durante la prima guerra mondiale che si possono trovare lungo alcune ferrate, o comunque da utilizzare al sopraggiungere del buio nel caso ci si attardi più del previsto. In caso di ferrate ad altitudine elevata può essere opportuno portate con sé anche ramponi e piccozza, in quanto, oltre i 3.000 metri e specialmente sui versanti nord, è possibile trovare ghiaccio o neve anche in estate.[7]

Può essere anche utile portare uno o due rinvii, per assicurarsi al cavo di sicurezza qualora si volesse riposare le braccia o scattare fotografie.

Inoltre può tornare comoda una corda dinamica lunga 20 metri e un discensore per recuperare o calare persone in difficoltà, o per brevi discese in corda doppia in caso non si riescano a superare tratti impegnativi; naturalmente chi utilizzi la corda deve possedere specifiche capacità e conoscenze tecniche, in quanto le manovre e i nodi sono molto complessi.[7]

Abbigliamento[modifica | modifica wikitesto]

Per muoversi su sentieri così impegnativi è consigliato utilizzare calzature adeguate, che diano una sensazione di comfort e leggerezza, e che adottino tessuti traspiranti e impermeabili, caratteristiche date da membrane tecniche tipo il Goretex. Fondamentale importanza ha la rigidezza della scarpa e in particolare della suola, che deve essere in grado di aderire in modo ottimale alla roccia e all'attrezzatura artificiale della ferrata.[8]

In montagna può rivelarsi conveniente vestirsi per strati, in modo da togliere o indossare velocemente un indumento a seconda delle variazioni di temperatura e delle condizioni meteorologiche, circostanze che in montagna possono cambiare improvvisamente. Il primo strato è il capo intimo, che deve essere traspirante e ad asciugatura rapida, in pratica è un capo tecnico che va a comportarsi come un ulteriore strato di pelle. Uno strato intermedio può essere il pile, indumento leggero e traspirante che si può trovare in varie grammature. Sono consigliati inoltre un paio di pantaloni tecnici: quelli più moderni sono aderenti, leggeri ed elasticizzati, in modo da adattarsi alla gamba e ai suoi movimenti. L'ultimo strato può essere un softshell (ovvero un guscio leggero), un capo leggero ed elastico che offre grande comfort e che garantisce una buona protezione in condizioni atmosferiche come freddo non troppo intenso e precipitazioni leggere, altrimenti in condizioni più estreme si può indossare un hardshell (un guscio protettivo pesante).[8]

Naturalmente bisogna essere provvisti di zaino, che deve contenere acqua, gli strati di indumenti inutilizzati e parte dell'equipaggiamento. Per utilizzo in vie ferrate è consigliato uno zaino leggero e di dimensioni abbastanza contenute, evitando di appendere all'esterno dello stesso attrezzature di qualsiasi genere, in quanto rischiano di incastrarsi nei passaggi più difficili.[8]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Bisogna sempre avere almeno un moschettone collegato con il cavo di sicurezza.
Nei tratti più difficili si devono mantenere tre punti di connessione con la roccia.

Collegamento tra set e imbragatura[modifica | modifica wikitesto]

I set da ferrata più recenti sono forniti di fettuccia per collegare facilmente il set all'imbragatura: la fettuccia deve essere infilata nell'apposito anello cucito e rinforzato e, dopo un passaggio a bocca di lupo, in cui si fanno passare dissipatore, longe e moschettoni, essa va "strozzata". Non va assolutamente utilizzato un moschettone per collegare il set all'imbragatura, in quanto il moschettone, quando viene sollecitato in direzioni che non sono quelle standard, riduce di molto il proprio carico di rottura e in caso di caduta potrebbe aprirsi. Se invece il set ha uno spezzone di corda terminale al posto della fettuccia, si può legare il set all'imbragatura tramite un nodo a otto ripassato.[9] L'immagine a destra è puramente indicativa in quanto il set da ferrata è dotato di due moschettoni tipo "K" che non consentono l'apertura accidentale. In particolare si ricorda che:

  • nel caso di moschettoni tipo "K a doppia leva" le leve dovranno essere esterne rispetto alla parete;
  • nel caso di moschettoni tipo "K con chiusura a vite" l'apertura della luce dovrà essere posta verso l'esterno rispetto alla parete.

Altrettanto importante ricordare che se si cambia lato della ferrata bisogna prima invertire i moschettoni.

Progressione[modifica | modifica wikitesto]

Con i set a "Y" si deve rimanere assicurati con entrambi i moschettoni. Presso l'ancoraggio si sgancia il moschettone più avanzato per riattaccarlo nel tratto di cavo successivo all'ancoraggio, scavalcando l'elemento che unisce il cavo d'acciaio alla roccia, dopodiché si può sganciare il moschettone arretrato per riagganciarlo nel nuovo tratto di cavo. Nel caso di scalini si possono però collegare i moschettoni direttamente a questi.[10]

Con i set a "V" si deve tenere sempre un solo moschettone collegato al cavo e, nel momento di passaggio da un tratto di cavo all'altro, bisogna collegare il moschettone inutilizzato al tratto di cavo successivo all'ancoraggio e subito dopo si deve sganciare il moschettone arretrato. Sono da considerarsi meno sicuri dei set a "Y" e pertanto non consigliabili. Anche le aziende non hanno più da anni in produzione questi set.

Lungo le vie ferrate conviene evitare di rimanere in due o più persone nello stesso tratto di cavo, ovvero nel tratto di cavo compreso tra due ancoraggi alla roccia. Ciò è da evitarsi soprattutto nei tratti non orizzontali dato che se l'escursionista più in alto cade, arriverà fino al primo ancoraggio dietro di lui, più alcuni metri dati dalla lunghezza delle longe del set, travolgendo le persone collegate allo stesso tratto di corda.[10]

Uno o più rinvii possono essere utilizzati per assicurarsi al cavo di sicurezza o a uno scalino nei momenti di sosta utili per riposarsi, prendere qualcosa dallo zaino o per scattare qualche fotografia.[10]

Movimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nei tratti più difficili delle vie ferrate bisogna spostarsi mantenendo sempre tre punti di connessione con la roccia, mentre il quarto arto (braccio o gamba) si muove alla ricerca dell'appiglio o appoggio successivo, in un lento ma armonico spostamento del corpo lungo la parete rocciosa, mentre il bacino svolge quasi esclusivamente un ruolo di equilibrio, spostando il peso su piede o sull'altro, a seconda della posizione in cui ci si trova.

Arrampicando verso l'alto è meglio fare spostamenti piccoli, in modo da non affaticare troppo le gambe o rischiare lesioni ai muscoli. Le mani dovrebbero solo garantire l'equilibrio e non andrebbe utilizzata la forza delle braccia per arrampicarsi, in quanto i muscoli degli arti superiori si stancano più velocemente rispetto a quelli delle gambe, che hanno strutture muscolari più potenti e abituate a sforzi persistenti. Un errore che viene spesso compiuto dai principianti è avanzare tirando il cavo d'acciaio per arrampicarsi, che così facendo si stancano molto velocemente. Bisogna invece utilizzare la spinta delle gambe e, possibilmente, abituarsi gradualmente ad evitare di toccare il cavo nella progressione, utilizzando al suo posto gli appigli naturali della roccia.[11]

Nei tratti con appoggio ridotto è consigliabile avanzare usando solo la parte anteriore del piede per avere maggiore attrito sulla roccia, spingendosi in salita con la gamba posta più in alto, in quanto i muscoli di questa gamba saranno più tesi rispetto a quelli della gamba più bassa. Nella progressione bisogna cercare di vedere i punti di appoggio e appiglio da utilizzare con un discreto anticipo, in modo che i movimenti siano più decisi.[12]

Pericoli[modifica | modifica wikitesto]

In montagna uno dei maggiori pericoli sono i fulmini.

Nel periodo primaverile ed estivo i temporali nelle zone di montagna sono piuttosto frequenti, ed essi si rivelano come eventi piuttosto pericolosi, in quanto le attrezzature metalliche che costituiscono le ferrate sono dei parafulmini eccellenti, sui quali i fulmini si vanno a scaricare molto frequentemente.

Se sorpresi da un temporale durante la progressione in ferrata, bisogna quindi allontanarsi immediatamente dal percorso, si deve trovare un luogo abbastanza ampio in cui rannicchiarsi e bisogna isolarsi adeguatamente dal terreno. Se si viene colpiti direttamente da un fulmine ci sono altissime possibilità di morire, ma anche trovarsi vicino ad un punto colpito può comportare un rischio di morte molto elevato, in quanto la scarica elettrica non penetra nel terreno ma tende a scivolarvi sopra; inoltre l'aria attorno al fulmine può raggiungere i 30.000 °C provocando gravi ustioni a chi si trovi nelle vicinanze.[13]

Un altro pericolo è causato dalla caduta di massi, motivo per cui è indispensabile l'utilizzo del casco. La caduta è spesso dovuta alla scarsa attenzione di escursionisti che smuovono pietre, ma è causata anche da fenomeni naturali come lo sgretolamento della roccia provocato dal disgelo e dal vento. Un ulteriore pericolo può essere causato dalla scarsa manutenzione delle attrezzature della ferrata, situazione che si può incontrare specialmente dopo il periodo invernale quando valanghe, ghiaccio o frane possono aver provocato danni, in quanto nel periodo invernale generalmente non si effettuano manutenzioni: in questo caso bisogna mantenere la massima attenzione ed è opportuno avvisare i gestori della ferrata appena possibile.[14]

Difficoltà[modifica | modifica wikitesto]

La seguente è la classificazione delle vie ferrate per difficoltà, ottenuta tenendo conto di alcuni parametri (dislivello, esposizione, verticalità e impegno fisico):[15]

  • (A) Facile: ferrata poco esposta e poco impegnativa, per lunghi tratti su sentiero;
  • (B) Media difficoltà (o, equivalentemente, Abbastanza Difficile): ferrata lunga ed esposta, ma sempre facilitata dall'attrezzatura artificiale;
  • (C) Difficile: ferrata con qualche breve strapiombo e con alcuni passaggi atletici;
  • (D) Molto Difficile: ferrata con numerosi passaggi atletici e tecnici, richiede mancanza di vertigini e forza nelle braccia;
  • (E) Estremamente Difficile: a volte riferito ad un solo passaggio che impegna al massimo l'escursionista, con segnale di pericolo che precede il passaggio difficile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Definizione adottata dal Club alpino italiano.
  2. ^ Dalla Palma, p. 3.
  3. ^ Dalla Palma, pp. 20-23.
  4. ^ a b c Dalla Palma, pp. 25-26.
  5. ^ a b cai.it - Sentieri attrezzati e vie ferrate (PDF), Club Alpino Italiano. URL consultato il 27 gennaio 2012.
  6. ^ a b Dalla Palma, pp. 40-45.
  7. ^ a b c Dalla Palma, pp. 45-48.
  8. ^ a b c Dalla Palma, pp. 53-61.
  9. ^ Dalla Palma, pp. 114-116.
  10. ^ a b c Dalla Palma, pp. 125-128.
  11. ^ Dalla Palma, pp. 118-119.
  12. ^ Dalla Palma, pp. 124-125.
  13. ^ Dalla Palma, pp. 79-82.
  14. ^ Dalla Palma, pp. 98-99.
  15. ^ Dalla Palma, p. 4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La sicurezza sulle vie ferrate. Materiali e tecniche, Milano, Club Alpino Italiano, 2011, ISBN 978-88-7982-018-9.
  • Michele Dalla Palma, Vie ferrate. Storia, tecnica, materiali e segreti, Milano, Hoepli, 2011, ISBN 978-88-203-4746-8.

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