René Rapin

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René Rapin (Tours, 3 novembre 1621Parigi, 27 ottobre 1687) è stato un umanista e teologo francese, appartenente all'ordine dei Gesuiti.

Entrato nell’ordine nel 1639 a diciotto anni, insegna nove anni belle lettere (humanitiés) nel collegio di Clermont e diventa prefetto di studi del giovane Alfonso Mancini, nipote del Mazzarino e di Marie-Madeleine Pioche de la Vergne, meglio conosciuta come Madame de La Fayette, la futura autrice di La Princesse de Clèves. Dedica interamente la sua esistenza all’attività di scrittore, coltivando sia interessi letterari che religiosi. Frequenta l’Académie Lamoignon che, a partire dal 1667, si riuniva ogni lunedì in casa di Guillaume de Lamoignon, Primo Presidente del Parlamento di Parigi. Dalle discussioni di questa Accademia nascerà un trattato come l’Art poétique di Boileau. Rapin è tra i protagonisti delle controversie teologiche e letterarie del suo tempo. Valente poeta e prosatore latino, si merita con le sue Ecloghe sacrae (Parigi, 1659), e specialmente con il poema Hortorum libri (Parisiis 1665), la fama di novello Teocrito. In questo poema, il gesuita tratta di fiori, piante, alberi, della posizione ideale per un giardino, dell’importanza che ha l’acqua per la sua bellezza e per la sua prosperità. Le reminiscenze virgiliane sono non soltanto evidenti, ma anche intenzionali. L’opera poetica è accompagnata da un trattato di giardinaggio «cum disputatione de cultura hortensi». L’argomento è particolarmente attuale nell’epoca in cui si creavano magnifici parchi come quello di Vaux o di Versailles. Il poeta illustra gli splendidi effetti della natura disciplinata dallo spirito razionale e dal gusto, conformemente alle esigenze della simmetria e dell’ordine. L’ottima fattura dei versi latini riscuote anche l’approvazione dei critici più qualificati per cultura umanistica e l’unica riserva che viene sollevata al poema si riferisce alla citazione di Cristo a proposito di alcuni fiori, come il giglio e la passiflora. Tuttavia, nessuna seria critica può sminuire le brillanti risorse creative espresse: il suo poema desta tale ammirazione, che qualche critico mette perfino in dubbio che l’abbia potuto scrivere Rapin. L’opera, a parte la versione francese, viene tradotta in inglese e in italiano e il suo influsso è particolarmente sensibile nel mondo anglosassone a partire dal 1673, anno in cui veniva diffusa la traduzione a cura di John Evelyn. Celebri, di Rapin, restano i componimenti aulici latini, i canti elegiaci in morte di personaggi illustri, i carmi trionfali in onore del Mazzarino e di Luigi XIV, l’Odarum Liber indirizzato a Clemente IX. Più validi ed efficaci, per fine acutezza e padronanza della materia, gli studi comparativi e di critica letteraria fra Virgilio ed Orazio, Omero e Virgilio, Cicerone e Demostene, Tucidide e Tito Livio, Platone, Aristotele e i Padri. Contemporaneamente Rapin si dedica ad un’altra serie di saggi, da lui definiti Réflexions. In sede di Réflexions, l’opera che meglio lo rende visibile al pubblico del suo tempo sono le Réflexions sur la poétique d’ Aristote (1674). Qui Rapin si manifesta decisamente sostenitore degli Antichi contro i Moderni, ma prende posizione contro il genere epigrammatico; in ragione di ciò, con Vavasseur, suo confratello nella Compagnia, scoppia una polemica sedata a stento da Lamoignon. Al campo religioso appartengono: De nova doctrina dissertatio, seu Evangelium jansenistarum (Paris 1656), l’Esprit du christianisme (Paris 1672, 1690), La Perfection du christianisme tirée de la morale de Jésus-Christ (Paris 1673), La Foi des derniers siècles (Paris 1679, 1690), Les artifices des hérétiques (Paris 1681), In Augustissimum Missae Sacrificium Brevis et ad pietatem accomodata Expositio ab uno Sacerdote Societatis Jesu (Paris 1682), La vie des Prédestinez dans la Bienheureuse Eternité (Paris 1684, 1688, 1690), l’Histoire du Jansénisme (opera postuma, edita a Parigi nel 1861, a cura dell’abate Domenech che però ne fornisce un testo mutilo, zeppo di errori, con nomi irriconoscibili) e i Mèmoires sur l’Eglise et la societé, la cour, la ville, le Jansénisme (apparsi postumi a Parigi nel 1865, a cura di Leon Aubineau). I Mèmoires formano la seconda parte dell’opera l’Histoire du Jansénisme depuis son origine jusqu’à 1644; qui Rapin si sofferma su fatti dei quali è stato testimone diretto.

Scrive Leon Gautier, in Portraits du XVIIe Siècles, a proposito dei Mèmoires di Rapin:«[Le P. Rapin] C’est l’auteur des Mémoires le plus spirituels, les plus vifs, les plus intéressants, les plus complets enfin que nous possédions sur les origines et les premiers développements du jansénisme. […] le P. Rapin est un homme bien informé. Il a tenu entre ses mains les pièces les plus rares, les plus secrètes, les plus inédites. […] Rien cependant n’est plus délicat que ces questions du libre arbitre et de la grâce. Pour bien écrire une histoire du Jansénisme, un thêologien est rigoureusement nécessare. Or, le P. Rapin mérite précisément d’être compté au nombre des théologiens le plus estimables d’une époque aussi théologique. Il a cette incomparable qualité, qui est nécessaire à tous les écrivains, mais surtout aux philosophes : la clarté. Il trouve le secret d’intéresser vivement son lecteur en exposant les longues discussions des Congrégations romaines sur le cinq propositions jansénistes. […] Nouvel exemple à citer contre ceux qui prétendent séparer la science e le style, et qui veulent que l’érudition soit dépouillée de l’art. Il est un style scientifique et dont la science ne sairait se passer. Ne vous attendez pas, d’ailleur, à trouver dans les Mémoires du P. Rapin cette rhétorique à laquelle il fut trop attaché dans tous ses autres ouvrages. Point d’ornements, point de déclamations, point des figures. L’historien du jansénisme, chose excellente, écrite comme il pense. La simplicité est le caractère de cette œuvre qui ressemble à une causerie. La phrase est claire, bien qu’un peu trainante quelquefois et malgré ces pénibles enchevetrêments de relatifs et de conjonctions qui sont trop ordinaires à cette époque» .

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