Paul Ricœur

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Paul Ricœur

Paul Ricœur (Valence, 27 febbraio 1913Châtenay-Malabry, 20 maggio 2005) è stato un filosofo francese.

Suo padre, Jules Ricœur, originario della Normandia, era professore d'inglese al liceo e morì nel 1915 in battaglia durante la Prima guerra mondiale, mentre di sua madre, Florentine Favre, si sa solo che morì nel settembre dello stesso 1913 quando il piccolo Paul aveva solo sette mesi. Il piccolo Paul è quindi cresciuto ed educato dai nonni paterni e da una zia a Rennes, grazie anche a un piccolo sussidio per gli orfani di guerra. Precoce negli studi, con Roland Dalbiez (colui che per primo fece conoscere la psicoanalisi di Freud in Francia) scopre e ama la filosofia.

Ricœur, nella sua incredibilmente profilica attività intellettuale, ha sviluppato la fenomenologia e l'ermeneutica creando un dialogo costante fra queste e le scienze umane e sociali. Si è interessato di logica, di esistenzialismo cristiano e teologia protestante, di politica, di storia. Le sue opere si sviluppano intorno al concetto di senso, di soggettività, di funzione euristica dell`immaginazione.

Ricœur prende le mosse da Karl Jaspers e Edmund Husserl per analizzare la cruciale tematica del linguaggio come luogo in cui si pone il problema del senso, e a cui è strettamente connessa l’interpretazione, che è comunque interpretazione del mondo. Interpretazione secondo due modi: il primo è quello dell’esegesi, il secondo l’ermeneutica demistificante.

Questi due orientamenti sono propri della tensione della modernità, ovvero della tensione tra volontà di sospetto e volontà di ascolto, che assieme animano l’Ermeneutica.

Ricœur ritiene fondamentali i tre maestri del sospetto, Marx, Nietzsche e Freud, che hanno definito come falsa scienza quella di origine cartesiana, proprio quella che avrebbe dovuto invece fugare ogni dubbio. Questi tre maestri hanno mostrato che dietro alle grandi certezze sussistono rispettivamente valori economico – sociali, la volontà di potenza e l’inconscio.

Al centro della riflessione ermeneutica vi è il simbolo, valorizzato attraverso l’emblema del sogno di provenienza freudiana, sogno che è “regione del senso duplice” e che dunque chiama in causa l’interpretazione, poiché in ogni simbolo vi è un significato manifesto ed uno latente. Interpretazione è il passaggio dall’uno all’altro.

Ricœur distingue tra segni e simboli linguistici: i primi hanno funzione solo nel linguaggio comunicativo, mentre i simboli permettono di esplorare il senso dell’esperienza umana, hanno un senso figurato verso cui il senso manifesto costituisce comunque una via d’accesso, come accade ad esempio nella metafora. La ricerca di questi sensi va effettuata, ad esempio, nelle opere letterarie, cercando di coglierne il senso profondo e l’intenzionalità da cui sono guidate. Quindi egli indica i limiti dello strutturalismo, e di una parte delle nueroscienze moderne. Il compito della filosofia è infatti riaprire il linguaggio alla realtà riscoprendo il ruolo del soggetto (fenomenologia). La premessa dello strutturalismo, in merito alla divisione tra significato e significante, infatti nega qualsiasi possibilità di un'analisi extra-linguistica. Queste sono le premesse filosofiche di un'ermeneutica fenomenologica.

Nel 1999 ha vinto il Premio Balzan per la filosofia.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Il conflitto delle interpretazioni, Editoriale Jaca Book, Milano 1995
  • Della interpretazione. Saggio su Freud, Il Saggiatore, Milano 2002
  • Kierkegaard la filosofia e l'eccezione, Editrice Morcelliana, Brescia 1995 ISBN 88-372-1576-2

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Controllo di autorità VIAF: 108266369 LCCN: n79056642