Nepeta cataria

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Gattaria
Nepeta cataria Sturm24.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Genere Nepeta
Specie N. cataria
Nomenclatura binomiale
Nepeta cataria
L., 1753

La gattaia[1], gattaria[2], erba gatta[2] o erba gattaria[3] (Nepeta cataria - L., 1753) è una pianta aromatica della famiglia delle Lamiacee (precedentemente chiamate Labiate).

Fiori di Nepeta cataria.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

È una pianta perenne, aromatica, al profumo di menta ha fusto eretto, legnoso[3], quadrato[3], tomentoso, di colore grigio; le foglie dentate e pubescenti sono da triangolari a ovali-cuoriformi. Gli spicastri sono densi e formano fiori a pannocchia bianco-rosato, con punte rosse[4] o macchie color lavanda[3].

Fiorisce tra maggio e agosto[4]. I fiori sono apprezzati dalle api[3].

Areale[modifica | modifica wikitesto]

Si trova principalmente nel Mediterraneo orientale; è diffusa in Europa allo stato spontaneo come relitto di antiche colture; cresce negli incolti e tra ruderi, lungo siepi e strade[4]. Cresce fino a 1000 m di altitudine[4].

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Coltivata come ornamentale, contiene un olio repellente per gli insetti e mentolo.

La pianta (nelle foglie, nei fusti e nelle radici) contiene nepetalattone, un terpene che è un analogo dei feromoni del gatto, e quindi svolge una attività neuroattiva nei suoi confronti. All'incirca i due terzi dei gatti sono suscettibili agli effetti dell'erba gatta, (la sensibilità è ereditata geneticamente). La sensibilità è più accentuata negli individui giovani. Anche altri grossi felini, come le tigri o i leoni hanno analoga sensibilità nei confronti dell'erba.

I gatti percepiscono l'odore tramite gli organi vomeronasali. Se un gatto annusa le foglie strofinate o il fusto dell'erba gatta, vi si struscerà contro, vi ci si rotolerà, la masticherà, leccherà e vi farà le fusa. Questa reazione dura alcuni minuti, successivamente ai quali il gatto si placherà e perderà interesse, ma dopo un minimo di due ore esso sarà nuovamente attirato e avrà i medesimi effetti. Non sono stati rilevati altri particolari effetti collaterali, comunque alcuni gatti diventano molto eccitati, e quindi l'eccessivo potere di distrazione potrebbe essere considerato turbativo del loro equilibrio comportamentale.

Altre piante che hanno questo stesso effetto nei gatti sono la valeriana e le piante che contengono actinidine (come Actinidia deliciosa), e diidroactinidiolidi[5].

Uso come medicinale[modifica | modifica wikitesto]

Essa è utilizzata come antispasmodica, stimolante[4] e contro le contratture; nell'insonnia, stress, crampi mestruali e intestinali; gli effetti comunque sono blandi; da alcuni è fumata come euforizzante[3] (non contiene alcaloidi che diano dipendenza).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, 11ª ed., Bologna, Zanichelli, 1988.
  2. ^ a b Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950–57.
  3. ^ a b c d e f Lesley Bremness, Erbe, Londra, Dorling Kindersley, 1994.
  4. ^ a b c d e Gualtiero Simonetti, Marta Watschinger, Erbe di campi e prati, Milano, Mondadori, 1986, pp. 166–167.
  5. ^ Smith, 2005

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