Cirsium

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Cirsium
Cirsium vulgare ENBLA02.jpg
Cirsium vulgare
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Cirsium
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Nomenclatura binomiale
Cirsium
Miller, 1754
Specie
(Vedi : Specie di Cirsium )

Cirsium Miller 1754 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall'aspetto di erbacee annuali o perenni tipicamente provviste di aculei.

Indice

[modifica] Etimologia

Il nome del genere deriva dalla parola greca kirsos = varice; da questa radice deriva poi la denominazione Kirsion, un vocabolo che sembra servisse ad identificare una pianta usata per curare questo tipo di malattia. Da kirsion in tempi moderni il botanico francese Tournefort (1656 - 708) derivò il nome Cirsium dell'attuale genere.
Il nome italiano “Cardo” è abbastanza generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante. Tra i generi che vengono chiamati direttamente “cardo”, oppure hanno una o più specie che comunemente si chiamano con questo nome citiamo: Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae. Ma anche in altre famiglie abbiamo dei generi con delle specie che volgarmente vengono chiamate “cardi” : il genere Eryngium della famiglia delle Apiaceae o il genere Dipsacus della famiglia delle Dipsacaceae.
In francese il cardo viene chiamato Chardon sauvages, mentre in inglese si chiama Wild cardoons.

[modifica] Morfologia

Sono piante erbacee o sub-arbustive, annue o perenni con altezze che possono andare da pochi decimetri fino a 2 metri.

[modifica] Radici

Le radici normalmente sono a fittone o secondarie da rizoma.

[modifica] Fusto

I fusti sono eretti; spesso sono spinosi e alati a causa delle foglie decorrenti verso il basso. Generalmente il fusto prosegue sottoterra con robusti rizomi.

[modifica] Foglie

Le foglie sono alterne sessili con forme lineari o lanceolate a lamina intera o divisa (bifide o a volte trifide). Le pagine superiori possono essere lisce o scabre generalmente colorate di verde; quella inferiore a volte può essere molto pelosa. Il margine fogliare è finemente dentato o è dentato in modo grossolano.

[modifica] Infiorescenza

L'infiorescenza è formata da grandi capolini, normalmente terminali, composti da molti fiori. Possiedono un involucro di forma più o meno ovoidale (o sferica) provvisti di numerosi ranghi di squame embricate. Le squame quasi sempre sono mucronate (o spinose) all'apice.

[modifica] Fiori

Il colore dei fiori è in prevalenza porporino; ma vi sono specie cono altri colori come il bianco, il carnicino, il giallo – cedrino o anche giallo – bianchiccio. I fiori sono solamente del tipo tubuloso(il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi (raramente sono unisessuali), tetraciclici (calicecorollaandroceogineceo) e pentameri. I fiori sono tutti fertili, ma vi sono dei casi nei quali i fiori più periferici sono sterili. Il numero dei fiori per capolino può variare da 25 a oltre 200.

[modifica] Frutti

Il frutto è un achenio a volte compresso (di forma bislunga) ma a volte globoso o ovale o piriforme. Caratteristico è il pappo persistente formato da più serie (da 3 a 5) di piume saldate alla base. Un importante elemento di distinzione di questo genere dagli altri è il tipo di setole del pappo che nel genere Cirsium sono piumose (in altri generi, ad esempio nel genere Carduus le setole sono lisce o dentellate). Ma anche la forma dell'achenio è un importante carattere di distinzione dai generi vicini.

[modifica] Sistematica

Le famiglia delle Asteraceae (o Compositae, nomen conservandum) è la famiglia vegetale più numerosa, organizzata in oltre 1000 generi per un totale di circa 20.000 specie. Al genere Cirsium sono assegnate numerose specie (da 100 a 200 e più secondo i vari autori), una quarantina delle quali appartengono alla nostra flora spontanea.

Il genere Cirsium spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Carduus o Cnicus (e di altri ancora). Le specie del primo genere ad esempio sono molto simili a quelle del Cirsium, anche se una certa distinzione è possibile servendosi dell'aspetto del pappo (in Cirsium è formato da setole piumose; mentre in Carduus è composto da pagliette denticolate scabre).

Questo genere appartiene al gruppo delle Asteraceae con capolini a soli fiori tubulosi e al sottogruppo “Piante spinose”. Quest'ultima è una distinzione pratica (senza valore tassonomico) per individuare facilmente i vari generi di una famiglia estremamente numerosa. Ulteriori distinzioni si possono avere in base alla morfologia del frutto achenio: sottofamiglie delle Centaureinae o delle Carduinae, sezione quest'ultima a cui appartengono vari generi insieme al Cirsium.

Il genere Cirsium appartiene alla tribù delle Cardueae (da alcuni autori indicata come Cynareae), tribù che il Sistema Cronquist assegna alla sottofamiglia Cichorioideae e che invece la classificazione APG colloca nella sottofamiglia Carduoideae[1].

[modifica] Variabilità e Ibridi

Le specie del Genere Cirsium si presentano da un punto di vista morfologico con molte varianti (sono piante con un alto grado di polimorfismo dovuto alla presenza di più di un allele per un dato locus). Questo è dovuto anche al fatto che facilmente si ibridano tra di loro e se in alcuni ibridi la fertilità risulta ridotta, in altri vi è una chiara mancanza di barriere intraspecifiche per cui facilmente possono emergere in modo stabile nuove combinazioni di caratteri. Sono stati fatti degli esperimenti d'incrocio fino a 6 specie diverse fra di loro. I vari ibridi possono esser distinti a seconda che prevalgono le caratteristiche dell'una o dell'altra parte. In effetti però più di qualche ibrido può non essere riconosciuto come tale e trattato come variante o addirittura come taxa.

Documentiamo il fenomeno della ibridazione di questo Genere con due ibridi abbastanza comuni nelle Alpi: il Cirsium oleraceum con il Cirsium erisithales e il Cirsium pannonicum.

  • Ibrido fra: Cirsium oleraceum e il Cirsium erisithales : l'impianto generale della pianta si avvicina di più alla specie oleraceum soprattutto per il colore verde chiaro - giallastro delle brattee; della specie erisithales sono evidenti i capolini più isolati e il fusto meno ramoso e più nudo nella parte alta; la divisione delle foglie è intermedia fra le due specie. Della specie erisithales non è evidente il tipico portamento nutante del capolino (lievemente pendulo).

[modifica] Distribuzione e habitat

Le specie del genere “Cardo” sono delle piante tipicamente xerofile, sono quindi distribuite nell'Europa (in preferenza nelle zone centro – meridionali), nell'Asia temperata, nell'Africa del Nord soprattutto attorno al bacino del Mediterraneo ma con estensioni anche verso sud fino all'Abissinia. Nel Nuovo Mondo (America) sono distribuite attorno all'area boreale e centrale e delle varie specie ora presenti solo tre vengono considerate native di questo continente.

[modifica] Usi

In genere queste piante sono abbastanza infestanti sia per la loro spinosità poco accetta al bestiame nei pascoli, che per la facilità con cui si riproducono e si propagano quando si installano in nuove zone (come ad esempio nel Nuovo Mondo – vedi le note); sono inoltre anche di poca importanza nell'economia umana.

[modifica] Cucina

Due sono le specie (Cirsium oleraceum e Cirsium eriophorum) che a volte sono usate in cucina nei nostri territori: i giovani getti e i ricettacoli possono essere consumati come i carciofi. I cardi in genere hanno pochissime calorie e richiedono molto tempo sia per pulirli che per cucinarli. Tra gli altri modi possono essere cucinati gratinati, fritti o messi sotto olio. In Sardegna si produce un liquore di cardo. Il momento migliore della raccolta è l'Inverno, periodo durante il quale il cardo raggiunge la maturità.

[modifica] Giardinaggio

Queste piante trovano un certo impiego nei giardini rocciosi e alpini; qui ricordiamo le specie più impiegate a tale scopo: Cirsium oleraceum, Cirsium spinosissimum, Cirsium eriophorum e Cirsium ferox.

[modifica] Ecologia

[modifica] Notizie varie

  • Il cardo, da un punto di vista storico è una pianta molto antica: i primi riferimenti certi sono stati trovati nella civiltà Egizia; ma prima ancora sembra che fosse usato in Etiopia.
  • Negli Stati Uniti in più di qualche pubblicazione, questa pianta, viene considerata “erbaccia invasiva” che facilmente forma densi boschetti soppiantando altri tipi di vegetazione più utili come il foraggio dei pascoli; inoltre non è gradita al bestiame e risulta sgradevole anche alla fauna selvatica come cervi e alci (questo a causa della spinosità della pianta che alla fine risulta una caratteristica vincente per la specie in quanto resiste, più di altre specie, al passaggio delle varie mandrie di erbivori). La presenza di queste specie nel fieno diminuisce inoltre il suo valore di alimentazione e riduce il prezzo di mercato. In queste zone, per ridurre l'infestazione, si usano vari metodi sia meccanici che chimici (taglio selettivo in prossimità del suolo o taglio dei fiori prima della dispersione dei semi; oppure tramite opportuni erbicidi). La maggioranza dei Cardi non sono piante native dell'America e si pensa siano state introdotte durante il periodo coloniale negli Stati Uniti verso la fine dell'Ottocento come contaminante di sementi varie.
  • Il cardo è il simbolo della Scozia. La leggenda racconta che un gruppo di vichinghi stavano per sorprendere nel sonno degli scozzesi; ma l'agguato fallì in quanto un invasore calpestando col piede nudo un cardo si mise a gridare.

[modifica] Note

  1. ^ Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.

[modifica] Bibliografia

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo , Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 617.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 154. ISBN 88-506-2449-2

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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