Cirsium

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Cirsium
Cirsium vulgare ENBLA02.jpg
Cirsium vulgare
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Cirsium
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Nomenclatura binomiale
Cirsium
Miller, 1754
Specie
(Vedi : Specie di Cirsium )
Cirsium arvense

Cirsium Miller 1754 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall'aspetto di erbacee annuali o perenni tipicamente provviste di aculei.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere (Cirsium) deriva dalla parola greca kirsos = varice; da questa radice deriva poi la denominazione Kirsion, un vocabolo che sembra servisse ad identificare una pianta usata per curare questo tipo di malattia. Da kirsion in tempi moderni il botanico francese Tournefort (1656 - 708) derivò il nome Cirsium dell'attuale genere.[1][2]
Il nome italiano “Cardo” è abbastanza generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante. Tra i generi che vengono chiamati direttamente “cardo”, oppure hanno una o più specie che comunemente si chiamano con questo nome citiamo: Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae. Ma anche in altre famiglie abbiamo dei generi con delle specie che volgarmente vengono chiamate “cardi” : il genere Eryngium della famiglia delle Apiaceae o il genere Dipsacus della famiglia delle Dipsacaceae.
In francese il cardo viene chiamato Chardon sauvages, mentre in inglese si chiama Wild cardoons.
La prima descrizione di questo genere si è avuta per opera del botanico scozzese Philip Miller (1691 – 1771) nella pubblicazione ”Gardeners Dictionary” del 1754.[3]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Sono piante erbacee o sub-arbustive, annue, bienni o perenni con altezze che possono andare da pochi decimetri fino a 4 metri (Cirsium subcoriaceum (Less.) Sch.Bip.). Le forme biologiche prevalenti delle specie di questo genere sono (relativamente alla flora spontanea della penisola italiana): emicriptofite scapose (H scap) e emicriptofite bienni (H bienn).[4][5][6][7]

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici normalmente sono a fittone o secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

I fusti sono eretti, da uno a molti per pianta, ramificati o semplici. Spesso sono spinosi e alati a causa delle foglie decorrenti verso il basso. Generalmente il fusto prosegue sottoterra con robusti rizomi.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie si dividono in basali e cauline. Quelle basali in genere formano una rosetta basale; nelle piante a ciclo biologico bienne durante il primo anno è solamente questa parte che si sviluppa (la fioritura avviene nel secondo anno). Le foglie lungo il caule sono alterne, sessili e semi- amplessicauli. La lamina è intera o divisa con forme lineari o lanceolate o 1-3-pennatosette. Il margine fogliare è finemente dentato o è dentato in modo grossolano; in tutti i casi sono spinose sia per spini molli che duri e rigidi e a volte anche molto lunghi. Le pagine superiori possono essere lisce o scabre generalmente colorate di verde; quella inferiore a volte può essere molto pelosa. Le foglie inferiori sono generalmente divise, quelle superiori progressivamente ridotte e intere.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è formata da grandi capolini discoidi, normalmente terminali su medi-lunghi peduncoli, composti da molti fiori. I capolini possono essere solitari o multipli con formazioni racemose, panicolate o corimbose. I capolini, come in tutte le Asteraceae, sono formati da un involucro composto da squame al cui interno un ricettacolo fa da base ai fiori (quelli periferici del raggio – assenti nelle specie di questo genere - e quelli interni del disco). L’involucro è a forma più o meno ovoidale (o sferica o cilindrica) provvisto di numerosi ranghi di squame embricate. Le squame sono disposte su 5 – 20 serie; quasi sempre sono mucronate (o spinose) all'apice; quelle più interne sono senza spine e piatte; in alcune specie sono più simili a foglie che a squame. Il ricettacolo è piatto o convesso, senza pagliette a protezione della base dei fiori. I fiori sono da 25 a 200 per capolino.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

Il colore dei fiori è in prevalenza porporino; ma vi sono specie cono altri colori come il bianco, il carnicino, il giallo – cedrino o anche giallo – bianchiccio. I fiori sono solamente del tipo tubuloso (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi (raramente sono unisessuali), tetraciclici (calicecorollaandroceogineceo) e pentameri. I fiori sono tutti fertili, ma vi sono dei casi nei quali i fiori più periferici sono sterili.

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[8]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti al minimo (una coroncina di scaglie).
  • Corolla: la corolla ha la forma tubolare con 5 stretti lobi. I tubi sono lunghi e sottili (lievemente piegati nella zona distale). La gola è breve e quasi improvvisamente si allarga nei lobi.
  • Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti liberi (distinti) e papillosi che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti per liberare il polline. Le antere sono caudate alla base (hanno una coda corta) con appendici apicali lineari-oblunghe.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è un achenio a forma generalmente ovoidale a volte compresso (di forma bislunga), mentre a volte può essere globoso o piriforme. La superficie può essere liscia e glabra. Nella parte apicale è presente un anello. Caratteristico è il pappo persistente (o caduco) formato da più serie (da 3 a 5) di piume saldate alla base. Un importante elemento di distinzione di questo genere dagli altri è il tipo di setole del pappo che nel genere Cirsium sono piumose (in altri generi, ad esempio nel genere Carduus le setole sono lisce o dentellate). Ma anche la forma dell'achenio è un importante carattere di distinzione dai generi vicini.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama). Gli insetti sono del tipo farfalle diurne e notturne (lepidotteri, falene e coleotteri) e api.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza del Cirsium oleraceum (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[10] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[11]). Al genere Cirsium sono assegnate numerose specie (da 100 a 200, fino s 250 secondo i vari autori), una quarantina delle quali appartengono alla flora spontanea italiana.
Il genere Cirsium spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Carduus o Cnicus (e di altri ancora). Le specie del primo genere ad esempio sono molto simili a quelle del Cirsium, anche se una certa distinzione è possibile servendosi dell'aspetto del pappo (in Cirsium è formato da setole piumose; mentre in Carduus è composto da pagliette denticolate scabre).
Questo genere appartiene al gruppo delle Asteraceae con capolini a soli fiori tubulosi e al sottogruppo “Piante spinose”. Quest'ultima è una distinzione pratica (senza valore tassonomico) per individuare facilmente i vari generi di una famiglia estremamente numerosa. Ulteriori distinzioni si possono avere in base alla morfologia del frutto achenio.
Il genere Cirsium appartiene alla tribù delle Cardueae (da alcuni autori indicata come Cynareae), tribù che il Sistema Cronquist assegna alla sottofamiglia Cichorioideae e che invece la classificazione APG colloca nella sottofamiglia Carduoideae[12].
Il numero cromosomico di base per questo genere è: 2n = 34 per l’areale Eurasiatico, e 2n = 30 per quello nord Americano.[6]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Cirsium e Specie italiane di Cirsium.

Filogenesi[modifica | modifica sorgente]

Carduus group - Cladogramma

In base ad analisi di tipo filogenetico combinata sul DNA nucleare e sui cloroplasti[13] il genere Cirsium risulta inserito nel ”Carduus group” insieme ai seguenti generi:

  • Carduus group:

Questo gruppo, comprendente 10 generi e circa 380 specie distribuite soprattutto nella regione mediterranea, è caratterizzato da piante erbacee spinose (raramente senza spine) a ciclo biologico annuale, bienne e perenne. Le foglie sono decorrenti e spesso i fusti sono alati. I capolini sono caratterizzati da fiori omogamici (raramente quelli esterni sono sterili). Il colore delle corolle è generalmente porpora, ma anche giallo o bianco (meno spesso giallo). Le antere hanno delle corte code con filamenti papillosi. I frutti acheni hanno una superficie liscia e sono strettamente ob-ovoidi, ob-lunghi o orbicolati.[6]
Il cladogramma a lato, tratto dallo studio citato[13] e semplificato, costruito sull’analisi di alcune specie del gruppo indica per il genere Cirsium una posizione relativamente recente. Per il momento il ”Carduus group” viene considerato come ”gruppo naturale” (da un punto di vista strettamente cladistico è polifiletico) in quanto la delimitazione dei due generi più grandi (Carduus e Cirsium) è ancora problematica: dalle analisi i due cladi di questi generi hanno ancora bassi supporti cladistici.[13]

Variabilità e Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Le specie del Genere Cirsium si presentano da un punto di vista morfologico con molte varianti (sono piante con un alto grado di polimorfismo dovuto alla presenza di più di un allele per un dato locus). Questo è dovuto anche al fatto che facilmente si ibridano tra di loro e se in alcuni ibridi la fertilità risulta ridotta, in altri vi è una chiara mancanza di barriere intraspecifiche per cui facilmente possono emergere in modo stabile nuove combinazioni di caratteri. Sono stati fatti degli esperimenti d'incrocio fino a 6 specie diverse fra di loro. I vari ibridi possono esser distinti a seconda che prevalgono le caratteristiche dell'una o dell'altra parte. In effetti più di qualche ibrido può non essere riconosciuto come tale e trattato come variante o addirittura come taxa.[4][7]

Documentiamo il fenomeno della ibridazione di questo Genere con due ibridi abbastanza comuni nelle Alpi: il Cirsium oleraceum con il Cirsium erisithales e il Cirsium pannonicum.

  • Ibrido fra: Cirsium oleraceum e il Cirsium erisithales : l'impianto generale della pianta si avvicina di più alla specie oleraceum soprattutto per il colore verde chiaro - giallastro delle brattee; della specie erisithales sono evidenti i capolini più isolati e il fusto meno ramoso e più nudo nella parte alta; la divisione delle foglie è intermedia fra le due specie. Della specie erisithales non è evidente il tipico portamento nutante del capolino (lievemente pendulo).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie italiane di Cirsium#Ibridi italiani.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Le specie del genere “Cardo” sono delle piante tipicamente xerofile, sono quindi distribuite nell'Europa (in preferenza nelle zone centro – meridionali), nell'Asia temperata, nell'Africa del Nord soprattutto attorno al bacino del Mediterraneo ma con estensioni anche verso sud fino all'Abissinia. Nel Nuovo Mondo (America) sono distribuite attorno all'area boreale e centrale. Le diverse specie di questo genere, presenti nel Nord America (circa una sessantina), in base a preliminari studi filogenetici molecolari pare che si siano evolute da una singola introduzione dall’Eurasia.[7]
L’habitat è il più vario essendo piante abbastanza robuste: paludi, prati, boschi, praterie, dune di sabbia e deserti.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie italiane di Cirsium #Zona alpina.

Usi[modifica | modifica sorgente]

In genere queste piante sono abbastanza infestanti sia per la loro spinosità poco accetta al bestiame nei pascoli, che per la facilità con cui si riproducono e si propagano quando si installano in nuove zone (come ad esempio nel Nuovo Mondo – vedi le note); sono inoltre anche di poca importanza nell'economia umana.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Due sono le specie (Cirsium oleraceum e Cirsium eriophorum) che a volte sono usate in cucina nei nostri territori: i giovani getti e i ricettacoli possono essere consumati come i carciofi. I cardi in genere hanno pochissime calorie e richiedono molto tempo sia per pulirli che per cucinarli. Tra gli altri modi possono essere cucinati gratinati, fritti o messi sotto olio. In Sardegna si produce un liquore di cardo. Il momento migliore della raccolta è l'Inverno, periodo durante il quale il cardo raggiunge la maturità.

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

Queste piante trovano un certo impiego nei giardini rocciosi e alpini; qui ricordiamo le specie più impiegate a tale scopo: Cirsium oleraceum, Cirsium spinosissimum, Cirsium eriophorum e Cirsium ferox.

Ecologia[modifica | modifica sorgente]

Alcune piante di cardo sono utilizzate come cibo dalle larve di lepidotteri tra le quali alcune specie della famiglia delle Coleophoridae, Geometridae, Noctuidae e Sphingidae.

Notizie varie[modifica | modifica sorgente]

  • Il cardo, da un punto di vista storico è una pianta molto antica: i primi riferimenti certi sono stati trovati nella civiltà Egizia; ma prima ancora sembra che fosse usato in Etiopia.
  • Negli Stati Uniti in più di qualche pubblicazione, questa pianta, viene considerata “erbaccia invasiva” che facilmente forma densi boschetti soppiantando altri tipi di vegetazione più utili come il foraggio dei pascoli; inoltre non è gradita al bestiame e risulta sgradevole anche alla fauna selvatica come cervi e alci (questo a causa della spinosità della pianta che alla fine risulta una caratteristica vincente per la specie in quanto resiste, più di altre specie, al passaggio delle varie mandrie di erbivori). La presenza di queste specie nel fieno diminuisce inoltre il suo valore di alimentazione e riduce il prezzo di mercato. In queste zone, per ridurre l'infestazione, si usano vari metodi sia meccanici che chimici (taglio selettivo in prossimità del suolo o taglio dei fiori prima della dispersione dei semi; oppure tramite opportuni erbicidi). La maggioranza dei Cardi non sono piante native dell'America e si pensa siano state introdotte durante il periodo coloniale negli Stati Uniti verso la fine dell'Ottocento come contaminante di sementi varie.
  • Il cardo è il simbolo della Scozia. La leggenda racconta che un gruppo di vichinghi stavano per sorprendere nel sonno degli scozzesi; ma l'agguato fallì in quanto un invasore calpestando col piede nudo un cardo si mise a gridare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 26 febbraio 2012.
  2. ^ Motta 1960, op. cit., Vol. 1 - pag. 617
  3. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 28 marzo 2012.
  4. ^ a b Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 154-162
  5. ^ Aeschimann et al. 2004, op. cit., Vol. 2 - pag. 580-590
  6. ^ a b c Kadereit & Jeffrey 2007, op. cit., Pag. 132
  7. ^ a b c eFloras - Flora of North America. URL consultato il 28 marzo 2012.
  8. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  9. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 523
  10. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  11. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  12. ^ Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  13. ^ a b c Nu´ ria Garcia-Jacas, Teresa Garnatje, Alfonso Susanna and Roser Vilatersana, Tribal and Subtribal Delimitation and Phylogeny of the Cardueae (Asteraceae): A Combined Nuclear and Chloroplast DNA Analysis in Molecular Phylogenetics and Evolution - Vol. 22, No. 1, January, pp. 51– 64, 2002.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 132, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 1, 1960, pag. 617.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 154-162. ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 580-590.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007. ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007. ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 78. ISBN 88-7621-458-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

botanica Portale Botanica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di botanica