Onopordum acanthium

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Cardo asinino
Onopordum acanthium 002.JPG
Onopordum acanthium
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Onopordum
Specie O. acanthium
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Nomenclatura binomiale
Onopordum acanthium
L., 1753
Nomi comuni

Onopordo tomentoso, Acanzio

Il Cardo asinino (Onopordum acanthium L., 1753) è una pianta erbacea della famiglia delle Asteracee dai bei fiori purpurei, presente nei paesaggi dell'Asia centrale e dell'Europa.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La prima citazione del nome di queste piante è dovuta a Gaio Plinio Secondo (23 - 79). Secondo lo scrittore romano il nome del genere deriva da due vocaboli greci: ”ònos” e ”pordon” alludendo ai rumorosi effetti che queste piante provocano negli asini quando le pascolano. [1][2]Il significato del nome specifico (acanthium = carattere spinoso) fa ovviamente riferimento al suo habitus. [3]
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753. [4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Queste piante sono alte mediamente tra i 5 e 15 dm (certe forme giganti raggiungono i 2,50 metri). La forma biologica è emicriptofita bienne (H bienn), ossia sono piante con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, con ciclo vitale biennale (il primo anno formano perlopiù una rosetta basale, mentre fioriscono il secondo anno). Tutta la pianta ha un aspetto grigio o bianco- tomentoso.[1][5]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da fittone.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in una grossa, carnosa radice a fittone che può estendersi fino a 30 cm o più.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è ramificato-corimbosa e spinosa. I rami sono eretto- patenti. Sia il caule che i rami possiedono delle espansioni alari dentato-spinose (o semplicemente erose). Le ali, per caule, sono generalmente 2 – 4 ed hanno una larghezza di 5 – 15 m. Le spine sono patenti e lunghe 3 – 5 mm.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie

Le foglie sono di due tipi radicali e caulinari. Sono spinose e quelle caulinari sono decorrenti a disposizione alterna. La lamina in genere ha una forma ob-lunga con bordi sinuato-lobati; i lobi sono tutti spinosi. La superficie è ricoperta da un velluto di aspetto bianco o grigio-cotonoso/lanoso ( tomentosità a ragnatela). Quelle basali sono soprattutto oblanceolate e grossolanamente dentato-spinose (dimensioni: larghezza 5 – 10 cm; lunghezza 15 – 30 cm). Quelle cauline sono da lanceolate a ovate (dimensioni: larghezza 2 – 5 cm; lunghezza 6 – 10 cm).

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

I capolini

Le infiorescenze sono formate da grossi capolini peduncolati terminali, solitari o agglomerati (più raramente), all’apice del caule o dei rami laterali. I fiori sono racchiusi in un involucro sub-globoso o allargato o piriforme, formato da diverse squame (o brattee) verdi, lanceolate forma triangolare (la massima larghezza è alla base) o lesiniformi, intere (non pennate) e prive di ghiandole, disposte in modo embricato su più serie (brattee multi seriate). Quelle superiori sono patenti, quelle più interne sono diritte e tutte terminano con una spina apicale. All’interno dell’involucro un ricettacolo piano e carnoso, ricolmo di nettare e non setoloso (ricettacolo nudo senza pagliette), fa da base ai fiori tubulosi. Questi sono inseriti in profondi alveoli limitati da un margine membranaceo. Diametro dei capolini: 2 – 5 cm. Larghezza delle squame alla base: 1,2 – 3 mm (quelle medie: larghezza 1,2 – 2 mm; lunghezza 15 – 22 mm). Lunghezza della spina apicale delle squame (oltre a quella laminare): 3 – 4 mm (fino a 10 mm).

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori tubulosi

I fiori del capolino sono tutti tubulosi (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi, tetraciclici (a 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[6]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti al minimo (una coroncina di scaglie).
  • Corolla: le corolle sono pentafide e di colore violaceo o roseo-porporino (raramente sono bianche); lunghezza della corolla: 20 mm. La superficie è liscia o appena cosparsa da ghiandole.
  • Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti staminali glabri che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti per liberare il polline. Le antere sono caratterizzata da appendici lanceolato-acuminate e sagittate alla base.
  • Gineceo: l’ovario è unico ed è formato da due carpelli: ovario bicarpellare infero uniloculare (l'ovario porta un solo uovo anatropo). La superficie stigmatica è posta all’interno degli stigmi.[7]
  • Fioritura: da luglio a agosto (settembre).

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fioritura, l' ovario si gonfia e forma circa da 8.000 a 40.000 semi per pianta. I frutti sono degli acheni con pappo. La forma dell’achenio è obovata-compressa o obcuneata con quattro o più spigoli longitudinali. Il colore è bruno. Il pappo fulvo è composto da più serie di setole, scabre (le setole sono semplici, dentellate ma non piumose) e connate alla base tramite un anello coronato. Lunghezza dell’achenio 5 – 7 mm. Lunghezza del pappo: 7 – 9 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[9])
  • Habitat: l’habitat tipico per queste piante sono gli incolti, i ruderi, le aree laterali lungo le vie; nelle zone montane si trovano soprattutto presso i covili delle pecore. Il substrato preferito è calcareo ma anche calcareo/siliceo con pH basico, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere secco.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1500 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: quello montano e quello collinare (oltre a quello planiziale – a livello del mare) e in parte quello subalpino.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[9]:

Formazione: delle comunità perenni nitrofile
Classe: Artemisietea vulgaris
Ordine: Onopordetalia acanthii
Alleanza: Onopordion acanthii

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza del Onopordum acanthium (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[11] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[12]). Il genere Onopordum contiene 50 - 60 specie, quattro delle quali fanno parte della flora spontanea dell’Italia.
Il numero cromosomico di O. acanthium è: 2n = 34.[13]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Per questa specie sono riconosciute valide tre sottospecie: [10]

  • Onopordum acanthium L. subsp. acanthium: è la varietà presente in Italia.
  • Onopordum acanthium L. subsp. ceretanum (Sennen) Arènes, 1942 - Distribuzione: Francia
  • Onopordum acanthium L. subsp. gautieri (Rouy) Bonnier, 1923 - Distribuzione: Spagna e Francia

Altre checklist[14] riconoscono un’altra sottospecie: subsp. gypsicola G. González & al. - Distribuzione: Spagna.

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco seguente sono indicati alcuni ibridi interspecifici:[15]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti: [10][15]

  • Acanos spina Scop.
  • Acanthium onopordon Gueldenst.
  • Carduus acanthium (L.) Baill.
  • Onopordon acanthium
  • Onopordum acanthium var. acanthium
  • Onopordum ceretanum Sennen, 1929 (sinonimo della subsp. ceretanum)
  • Onopordum gautieri Rouy, 1897 (sinonimo della subsp. gautieri)
  • Onopordum ramosum Dulac, 1867
  • Onopordum viride Desf., 1815
  • Onopordum vulgare S.F. Gray, 1821

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Queste piante sono simili a quelle dei generi Carduus L. oppure Cirsium Mill., ma differiscono nei filamenti staminali che sono glabri, nell’achenio percorso da solchi trasversali e nel pappo (non piumato) setoloso, dentellato e connato alla base.
Per la distinzione di questa specie dalle altre dello stesso genere si rimanda alla chiave analitica contenuta nella voce Onopordum.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la medicina popolare questa pianta ha le seguenti caratteristiche medicamentose: [16]

  • astringente (limita la secrezione dei liquidi):
  • cardiotonica (regola la frequenza cardiaca);
  • anticancerogena.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Il ricettacolo carnoso del capolino è commestibile (ha un sapore dolce e gradevole simile al carciofo); mentre i suoi semi sono oleosi. I fiori (petali) servono per adulterare lo zafferano. Gli steli, raccolti prima della fioritura, levate le spine e la parte esterna più coriacea, possono essere mangiati come gli asparagi[1][16]

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è stata introdotta nei giardini europei verso 1640. La coltivazione è molto facile. Si moltiplicano per spargimento dei semi (in semenzaio) e per trapianto (all’aperto). Qualsiasi tipo di terreno va bene. È da tenere presente (ovviamente) che fioriscono il secondo anno.[1]

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

In alcune zone (come gli Stati Uniti) questa pianta è considerata infestante in quanto rovina i campi coltivati dall’uomo ma soprattutto i pascoli (vedi Wikipedia inglese).

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

L’ Onopordo tomentoso in altre lingue viene chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Eseldistel
  • (FR) Onoporde acanthe
  • (EN) Scot’s Thistle

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Motta 1960, Vol. 3 - pag. 143
  2. ^ Botanical names. URL consultato il 9 aprile 2012.
  3. ^ Botanical names. URL consultato il 9 aprile 2012.
  4. ^ Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 592
  5. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 165
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  7. ^ Judd 2007, pag. 523
  8. ^ Conti et al. 2005, pag. 135
  9. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 592
  10. ^ a b c Global Compositae Checklist. URL consultato il 9 aprile 2012.
  11. ^ Judd 2007, pag. 520
  12. ^ Strasburger 2007, pag. 858
  13. ^ Tropicos Database. URL consultato il 9 aprile 2012.
  14. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 9 aprile 2012.
  15. ^ a b Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 9 aprile 2012.
  16. ^ a b Plants For A Future. URL consultato il 9 aprile 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jose L. Panero, Vicki A. Funk, Toward a phylogenetic subfamilial classification for the Compositae (Asteraceae) in Proceeding of the biological society of Washington. 115(a):760 – 773. 2002.
  • Angiosperm Phylogeny Website. URL consultato il 1º dicembre 2010.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 3, 1960, p. 143.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, p. 164, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 592.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 135, ISBN 88-7621-458-5.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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