Kavad I

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Kavad I
Imperatore sasanide di Persia
In carica 488496
498–settembre 531
Predecessore Balash
Jamasp
Successore Jamasp
Cosroe I
Nascita 449
Morte settembre 531
Casa reale Sasanidi
Padre Peroz I
Figli Cosroe I

Kavad I, anche noto come Kaveh (all'inglese Kavadh; all'italiana Cavade), (449settembre 531), è stato Imperatore dei Sasanidi dal 488 al 496 e dal 498 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ascesa al trono e primo regno[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del V secolo, l'Impero sasanide era nel caos a causa dell'invasione degli Eftaliti (Unni bianchi) da oriente. Gli invasori sconfissero il re Peroz I, il quale dovette dare loro in ostaggio il figlio Kavad per due anni, ritornato solo dopo il pagamento di un grande riscatto. Nel 484 Peroz I e il suo intero esercito furono uccisi dopo una sconfitta. Gli succedette il fratello Balash, che però non fu in grado di restaurare l'autorità regale.

Gli aristocratici e l'alta gerarchia religiosa puntarono su Kavad, eleggendolo sovrano nel 488, ma questi presto li deluse. Kavad I, infatti, diede il proprio sostegno alla setta comunistica fondata da Mazdak, figlio di Bamdad, secondo la quale i ricchi dovevano dividere le proprie mogli e i propri possedimenti con i poveri; l'intento di Kavad era, probabilmente, quello di minare l'influenza dei ricchi possidenti, ma questi, nel 496, lo deposero e incarcerarono nel "Castello dell'oblio" in Susiana, ponendo sul trono suo fratello Jamasp.

Secondo regno e guerre contro i Romani[modifica | modifica wikitesto]

Kavad riuscì però a fuggire, trovando rifugio presso gli Eftaliti, sposando anche la figlia del loro re. Gli Eftaliti aiutarono Kavad a ritornare in Persia: nel 498 tornò sul trono sasanide, punendo i suoi oppositori. Dovendo pagare un tributo agli Eftaliti, chiese aiuto finanziario all'Impero romano d'Oriente, come era già avvenuto in passato, ma l'imperatore Anastasio I rifiutò, contando di creare una frazione tra Sasanidi ed Eftaliti. Kavad, invece, attaccò i Romani, dando vita alla guerra romano-sasanide del 502-506. Col sostegno degli Eftaliti conquistò nel 502 Teodosiopoli in Armenia, per poi prendere possesso della vitale città-fortezza frontaliera di Amida nel 503. La guerra andò avanti fino al 505, quando gli Unni invasero dal Caucaso l'Armenia: i due imperi belligeranti trovarono un nemico comune e si accordarono per una tregua, seguita da una pace l'anno successivo, che non prevedeva cambiamenti territoriali ma, probabilmente, il pagamento di un tributo ai Sasanidi.

Nel 518 Anastasio morì, succeduto da Giustino I (518-527): un vassallo persiano, al-Mundhir IV ibn al-Mundhir, devastò la Mesopotamia, uccidendo monaci e suore.

Nel 529 accolse i sette neoplatonici emigrati in Persia a seguito della chiusura dell'Accademia di Atene da parte di Giustiniano I. Nel 524/525, Kavad, temendo per il proprio figlio e successore (il futuro Cosroe I) a causa dei suoi fratelli e della setta di Mazdak (Cosroe aveva grande influenza sul padre e lo convinse ad abbandonare la setta a causa dei problemi sociali prodotti dal suo messaggio), propose a Giustino di adottare Cosroe: la proposta, inizialmente accettata, fu poi respinta e, nel 526, scoppiò la guerra iberica, terminata nel 532 e culminata con la sconfitta del generale Belisario nella battaglia di Callinicum (531). Poco dopo, Kavad morì e Cosroe salì al trono.

Influenza di Kavad[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico bizantino Procopio di Cesarea, suo contemporaneo, afferma che Kavad era un sovrano energico e, cosa rara, con una visione chiara. Sebbene non fosse stato in grado di liberarsi dall'influenza eftalita, riuscì a ristabilire l'autorità regale sull'impero e ad ottenere successi militari contro i Romani di Bisanzio; riformò inoltre il sistema fiscale. Sul piano religioso, dopo essere stato un sostenitore della dottrina eretica di Mazdak ne divenne avversario per le conseguenze sociali che causava: nel 529 tale dottrina fu refutata dai Magi, i sostenitori del mazdakismo perseguitati e Mazdak stesso impiccato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Encyclopædia Britannica Eleventh Edition

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore
Balash
Scià di Persia
488-496
Successore
Jamasp
Predecessore
Jamasp
Scià di Persia
498-531
Successore
Cosroe I