Battaglia di Callinicum

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Battaglia di Callinicum
Data 19 aprile 531
Luogo Al-Raqqa, Siria settentrionale
Esito Vittoria sasanide
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
15.000 25.000
Perdite
Pesanti Pesanti
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La battaglia di Callinicum fu combattuta nel 531, nel corso della Guerra iberica, tra l'Impero romano d'Oriente e i Persiani Sasanidi.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 531 lo scià (re) di Persia Kavad I decise di invadere il Commagene, una regione dell'Impero romano d'Oriente ancora non colpita dalla guerra. Quando Belisario, generale bizantino, venne a conoscenza di tali avvenimenti, decise di accorrere in difesa di tale territorio; si preoccupò prima, però, di assegnare a ciascuna delle città della Mesopotamia in mano romana una guarnigione sufficiente a non lasciarla sguarnita nell'eventualità di un'invasione persiana della Mesopotamia in sua assenza. Poi, con un esercito di 20.000 uomini, Belisario si accinse a raggiungere il Commagene. Quando i nemici seppero dell'arrivo di Belisario, timorosi di affrontarlo, decisero di ritirarsi dal Commagene. D'altro canto anche Belisario non intendeva affrontare in battaglia il nemico e si accontentava che i Sasanidi si ritirassero dalla zona invasa. Per questo motivo fu deriso da gran parte dell'esercito ma nessuno osò rimproverarlo a viso aperto.

Il 19 aprile del 531, l'esercito romano era accampato presso Sura mentre i Persiani era di stanza presso Callinico; presto il nemico avrebbe abbandonato il territorio romano; Belisario, vedendo i suoi uomini desiderosi di affrontare in battaglia il nemico, cercò di distoglierli da tale proposito:

« O Romani, dove state andando di corsa? Cosa vi è accaduto per farvi scegliere un pericolo che non è necessario? Gli uomini credono che ci sia soltanto una vittoria che sia genuina, vale a dire non soffrire danno per mano del nemico, e questa cosa ci sta accadendo ora grazie alla fortuna e al timore di noi che domina i nostri nemici. Di conseguenza è meglio godere il beneficio delle nostre attuali preghiere che cercarle, quando sono passate. I Persiani, infatti, guidati da molte speranze, hanno intrapreso una spedizione contro i Romani ed ora, avendo perso tutto, stanno battendo in una ritirata affrettata. Di conseguenza se li costringiamo contro la loro volontà ad abbandonare il loro proposito di ritirarsi ed a venire a battaglia con noi, non otterremo alcun vantaggio se vinceremo (perché, del resto, uno dovrebbe sconfiggere un fuggitivo?), mentre se dovessimo perdere, cosa che può accadere, noi saremo privati della vittoria che ora abbiamo ottenuto, non essendone derubati dal nemico, ma avendola gettata via noi stessi, ed inoltre abbandoneremo la terra dell'imperatore aperta in futuro agli attacchi del nemico senza difensori. Inoltre anche questo vale la vostra considerazione, che Dio è sempre solito soccorrere gli uomini in pericoli che sono necessari, non in quelli che scelgono per se stessi. Oltre a questo avverrà a tal proposito che coloro che non possono andare da nessuna parte rivestiranno la parte degli uomini coraggiosi anche contro la loro volontà, mentre gli ostacoli che ci verranno incontro nello scontrarci con loro sono molti; tantissimi, infatti, siete venuti a piedi e tutti noi stiamo digiunando. Mi astengo dall’accennare che alcuni non sono ancora arrivati »
(Procopio, La Guerra Persiana, I, 18)

Tuttavia l'esercito cominciò a insultarlo dandogli del codardo. Belisario, vedendo la reazione dei suoi, li incitò allora alla battaglia, dicendo loro che finora si era comportato in modo prudente perché ignorava del loro entusiasmo di combattere.

Battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Ecco come, secondo Procopio, si disposero i Romani:

« Formò, quindi, la falange su una singola linea, disponendo i suoi uomini come segue: sull'ala sinistra lungo il fiume dispose tutta la fanteria, mentre a destra dove la terra s'innalzava notevolmente schierò Areta e tutti i suoi Saraceni; egli stesso prese posizione al centro con la cavalleria. Così si schierarono i Romani. »
(Procopio, La Guerra Persiana, I, 18)

Azarethes, il comandante dell'esercito persiano, vedendo i Romani così schierati, si rivolse al suo esercito con queste parole:

« Poiché siete Persiani, nessuno potrebbe negare che non dareste il vostro valore in cambio di vita, se vi si offrisse una scelta tra due. Ma dico che anche se non lo desiderate, è in vostro potere scegliere fra le due opzioni. Per quanto riguarda gli uomini che hanno l'occasione di sfuggire al pericolo, infatti, e vivere nel disonore non è per niente innaturale che essi dovrebbero, se lo desiderano, scegliere ciò che è più piacevole anziché ciò che è la cosa migliore; ma per gli uomini che sono costretti a morire, o gloriosamente per mano del nemico o ignominiosamente puniti dal loro Padrone, è follia pura non scegliere la cosa migliore anziché quella più vergognosa. Ora, quindi, stando così le cose, reputo che convenga a voi tutti prendere in esame non solo il nemico ma anche il vostro Signore e così entrare in questa battaglia. »
(Procopio, La Guerra Persiana, I, 18)

Azarethes «dispose la falange di fronte ai suoi avversari, assegnando ai Persiani l'ala destra e ai Saraceni la sinistra» e la battaglia iniziò.

I due schieramenti incominciarono a scagliarsi frecce a vicenda. In questa fase della battaglia i Persiani subirono maggiori perdite dei Romani, in quanto, pur essendo gli arcieri sasanidi più abili e veloci nell'usare l'arco rispetto ai Romani, gli archi sasanidi conferivano minore forza alle frecce scagliate e per questo motivo facevano meno danni. (Proc. I, XVIII)

Nonostante ciò, quando 2/3 del giorno erano già trascorsi, la battaglia era ancora pari. A quel punto della battaglia i migliori uomini dell'esercito sasanide attaccarono l'ala destra dell'esercito romano (composta da Areta - ossia al-Ḥārit - e dai Saraceni), che rifiutò il combattimento e di fronte al nemico batté in ritirata. L'esercito sasanide poté in questo modo attraversare la linea del nemico e giungere alle spalle della cavalleria romana; i Romani, già esausti per la lunga marcia e ora attaccati su due lati, non opposero più resistenza e gran parte di essi scappò, rifugiandosi sulle isole vicine; una buona parte dell'esercito tuttavia continuò a combattere valorosamente contro il nemico. Tra questi, si distinse Ascan, che cadde dopo aver ucciso molti persiani; con lui morirono all'incirca 800 uomini tra Isauri e Licaoni. Belisario, nonostante l'inferiorità numerica, continuò a combattere; quando però vide cadere alcuni degli uomini di Ascan, decise di fuggire e di raggiungere la falange di fanteria, anch'essa praticamente dimezzata; lì scese dal suo cavallo e ordinò ai suoi uomini di fare lo stesso, per combattere a piedi insieme alla fanteria i nemici che, dopo aver tentato di inseguire i fuggitivi, stavano tornando all'attacco.

Pur in inferiorità numerica, non si fecero costringere dal nemico alla rotta: infatti, ammassandosi in uno spazio ristretto, crearono con i loro scudi una barricata rigida, che fu in grado di resistere agli assalti nemici. I cavalli nemici infatti, infastiditi dal contatto con gli scudi romani, si impennavano e creavano confusione fra sé stessi e i loro cavalieri. Giunta la notte, i Sasanidi si ritirarono nel loro accampamento mentre Belisario raggiunse su un battello l'isola nel fiume. I Persiani il giorno dopo ritornarono in patria mentre i Romani raggiunsero Callinico con dei battelli inviati dagli abitanti di quella città.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il successo conseguito contro i Bizantini, Azarethes, recatosi al palazzo dello scià, non fu ben accolto da Kavad, che lo rimproverò di non aver conquistato nessuna fortezza e di aver perso molti uomini nella battaglia di Callinico; per questo motivo, invece di premiarlo per la vittoria contro Belisario, lo considerò da allora tra i più indegni.

La battaglia di Callinicum fu la prima sconfitta subita in assoluto da Belisario e l'ultima battaglia combattuta dal generale bizantino nella Guerra iberica. I Persiani non seppero approfittare della vittoria conseguita e nel 532 la guerra si concluse con la pace eterna.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]