Eccidio di Schio
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| Eccidio di Schio | |
|---|---|
| Luogo | Schio |
| Data | 6 luglio 1945, 7 luglio 1945 |
| Tipologia | esecuzione |
| Morti | 54 |
| Feriti | 17 |
| Compiuto da | ex partigiani Brigate Garibaldi e agenti della polizia ausiliaria partigiana |
| Motivazione | Rappresaglia per la strage per l'uccisione di Giacomo Bagotto, strage di Pedescala. |
L'Eccidio di Schio è il massacro compiuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945 (due mesi dopo la fine della guerra) a Schio (Vicenza) da un gruppo formato da ex partigiani della Divisione garibaldina "Ateo Garemi" ed agenti della Polizia ausiliaria partigiana (istituita alla fine della guerra e composta da ex partigiani).
Indice |
[modifica] Il contesto
Schio, nella provincia di Vicenza, aveva pagato cara l'opposizione al fascismo da parte di molti suoi abitanti durante la Seconda guerra mondiale. In quella zona, gli occupanti nazisti e i loro alleati fedeli a Mussolini repressero l'antifascismo in modo particolarmente feroce. Inoltre, la zona divenne un punto di raccolta di truppe tedesche verso la fine del conflitto, provocando fortissime tensioni con la popolazione ed innumerevoli violenze [1].
Il 14 aprile 1945, le Brigate Nere arrestarono il partigiano scledense Giacomo Bogotto, lo torturarono, gli cavarono gli occhi e forse lo seppellirono ancora vivo. La sua salma sarà riesumata il giorno dopo la Liberazione di Schio, il 30 aprile, davanti agli occhi di una popolazione sconvolta ed inferocita [2]
A maggio arrivano le notizie della strage di Pedescala: 82 civili innocenti uccisi insensatamente dai tedeschi in ritirata, come rappresaglia di un attacco effettuato dai partigiani mentre i tedeschi fuggivano. Gli abitanti della zona tentano di farsi giustizia da soli e solo l'intervento del comando alleato limita le vittime fasciste a pochi individui.
Il 27 giugno William Pierdicchi, unico sopravvissuto dei 14 antifascisti di Schio deportati a Mauthausen- Dachau - Gusen a causa delle delazioni degli aderenti scledensi alla RSI, rientrò in città in uno stato miserabile, ridotto al peso di 38 chili, suscitando un forte moto di rabbia popolare: il giorno dopo un'enorme folla si radunò nella piazza principale del paese chiedendo giustizia[3].
Vi erano nel carcere mandamentale di Schio, persone fermate per indagini su eventuali loro corresponsabilità col regime fascista e con la RSI o per testimoniare nelle indagini in corso. Il capitano Chambers, responsabile alleato dell'ordine cittadino, accese ulteriormente gli animi annunciando che se non fossero state presentate denunce circostanziate entro 5 giorni, le persone arrestate senza denuncia sarebbero state liberate. In questo clima maturò l'eccidio del 6 luglio.
[modifica] La situazione politico-militare
Nella zona di Schio era stata attiva durante la Resistenza, la divisione garibaldina d'assalto "Ateo Garemi", di orientamento prevalentemente comunista. Alla fine della guerra le formazioni partigiane ebbero l'ordine di consegnare le armi e di smobilitare. La maggior parte dei partigiani eseguirono l'ordine, ma una parte di essi che aveva lottato non solo per cacciare lo straniero, ma assai più per arrivare ad un nuovo ordine sociale in Italia, mostrò molta reticenza. A Schio nel maggio del 1945 il potere civile era tenuto dal locale CLN e dal nuovo consiglio comunale da esso nominato. Sindaco era un comunista: Domenico Baron. Il potere militare era detenuto dall'esercito alleato, da reparti dell'esercito Italiano, da pochi Carabinieri della locale stazione e da uomini delle ex-Brigate Garibaldi ingaggiati nella Polizia ausiliaria partigiana per il mantenimento dell'ordine pubblico.
[modifica] L'eccidio
Un reparto di partigiani della brigata garibaldina, comandati da "Romero" e "Teppa" (pseudonimi), irruppe nella notte del 6 luglio nel carcere mandamentale della città; non disponendo di elenchi di fascisti, li cercarono, e, non avendoli trovati, le vittime furono scelte tra i 99 detenuti del carcere. Tra questi, solo 8 erano stati indicati al momento dell'arresto come detenuti comuni, mentre 91 erano stati incarcerati come "politici" di possibile parte fascista, sebbene non tutti fossero ugualmente compromessi con il fascismo e in molti casi forse fossero stati arrestati per errore. Erano in corso gli accertamenti delle posizioni individuali. Per alcuni era già stata accertata l'estraneità alle accuse ed era già stata decisa la scarcerazione, non avvenuta per lentezze burocratiche. Gli 8 detenuti comuni vennero subito esclusi dalla lista, insieme a 2 detenute politiche non riconosciute come tali.
Dopo una approssimativa cernita, che suscitò contrasti tra gli stessi fucilatori, alcuni proposero che fossero risparmiate almeno le donne, che in genere non erano state arrestate per responsabilità personale ma solo fermate per legami personali con fascisti o per indurle a testimoniare nell'inchiesta in corso. "Teppa" si oppose dicendo "Gli ordini sono ordini e vanno eseguiti", non disse da chi provenivano gli ordini, e non fu mai accertato, nonostante un processo apposito nel 1956.
Dopo un'ora di incertezza, mentre alcuni partigiani non convinti si allontanarono, vennero uccise a colpi di mitraglia 54 persone, tra cui 14 donne (la più giovane di 16 anni), e ne vennero ferite numerose altre. Alcuni detenuti, coperti dai corpi dei caduti, si salvarono indenni. I soccorritori quando giunsero trovarono il sangue che colava sulla scala, sul cortile e arrivava fino sulla strada.
[modifica] Dopo l'eccidio
L'evento ebbe grande risonanza non solo nazionale, ma internazionale, tendendo a dimostrare il pericolo costituito dal persistere di formazioni solo nominalmente dipendenti dal CLN. Su pressione della autorità di occupazione angloamericane venne aperta una inchiesta e nel processo postumo del 1952 risultò che, tra le persone colpite, 27 erano componenti del partito fascista, senza che fossero dimostrate prove di crimini[senza fonte], altri potevano forse essere correlati (mogli, fidanzate, conoscenti...) con fascisti che erano lì rinchiusi. Tra loro vi era anche chi non era mai stato fascista.[senza fonte] . Una donna era solo la padrona di casa di un partigiano moroso dell'affitto, che sollecitato a pagare l'affitto l'aveva fatta incarcerare.[senza fonte]
Tuttavia, l'azione degli ex-partigiani riscosse un certo sostegno nel paese in quanto molti temevano, dopo il discorso di Chambers, che senza l'esecuzione sommaria quelli tra loro che avessero avuto responsabilità fasciste avrebbero facilmente guadagnato l'impunità. [1]
| « Si può dire che la causa antifascista era più giusta perché si opponeva a un regime fascista che si era affermato con la violenza, l'oppressione e la soppressione dei diritti dell'individuo [...] Ma l'episodio di Schio è avvenuto al di fuori del periodo di guerra, quando uccidere era diventato inaccettabile. Questo era un atto fuori legge e fuori dalle regole, portato a termine dai partigiani in aperta sfida anche ai loro stessi superiori. » | |
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(Sarah Morgan Rappresaglie dopo la Resistenza, L’eccidio di Schio tra guerra civile e guerra fredda)
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Resta da notare, peraltro, che all'indomani dell'evento le organizzazioni partigiane, la Camera del Lavoro e il Partito Comunista Italiano, condannarono l'accaduto in quanto la guerra era già finita da nove settimane e si sarebbe dovuto attendere l'inchiesta sulle responsabilità individuali delle persone arrestate.
[modifica] I tre processi
[modifica] Il processo militare alleato
Il governo militare alleato affidò le indagini agli investigatori John Valentino e Therton Snyder. In due mesi di indagini questi identificarono quindici dei presunti autori della strage, otto di questi ripararono in Jugoslavia prima dell'arresto, sette vennero arrestati. Il processo istituito dalle autorità militari alleate si svolse nell'autunno del 1945. La Corte militare alleata, presieduta dal colonnello americano Beherens, assolse due degli imputati presenti e condannò gli altri cinque, tre di essi furono condannati a morte, due furono condannati all'ergastolo, altri tre imputati furono condannati in contumacia a ventiquattro e a dodici anni di reclusione (le condanne a morte verranno commutate nel carcere a vita dal capo del governo militare alleato, il contrammiraglio Ellery Stone).
Furono emesse condanne:
- Valentino Bortoloso, condannato a morte.
- Renzo Franceschini, condannato a morte.
- Antonio Fochesato, condannato a morte.
- Gaetano Canova, condannato all'ergastolo.
- Aldo Santacaterina, condannato all’ergastolo.
La pena effettivamente scontata dai cinque condannati presenti al processo fu tra i 10 e i 12 anni.
[modifica] Il processo penale italiano
Altri autori dell'eccidio furono individuati successivamente e fu istruito un secondo processo, condotto da una corte italiana. Il secondo processo si tenne a Milano, la sentenza fu emessa dalla Corte d'Assise di Milano, il 13 novembre del 1952, con otto condanne all'ergastolo.
Tuttavia uno solo sarà presente, gli altri sette erano fuggiti nei paesi dell'est dove trovarono protezione (come molti altri criminali autori di stragi):
- Ruggero Maltauro, restituito dalla Yugoslavia dopo la rottura con il Comintern, condannato all'ergastolo, ma non sconterà tutta la pena.
[modifica] Il terzo processo
Nel 1956, undici anni dopo l'Eccidio, si tenne a Vicenza un terzo processo. Erano da accertare due fatti, le eventuali responsabilità del ritardo a dare esecuzione all'ordine di scarcerazione di una parte dei detenuti, emesso a Vicenza e trasmesso per competenza a Schio, ma non eseguito, e l'individuazione della catena gerarchica da cui era partito l'ordine di eseguireala strage. Si trattava di individuare eventuali responsabilità nel ritardo dell'esecuzione dell'ordine di scarcerazione, ritard costato la vita a varie persone, e individuare i mandanti della strage, indicati dal Maltauro, alla corte d'Assise di Vicenza. Erano imputati Pietro Bolognesi, segretario comunale e Gastone Sterchele, ex vicecomandante della Martiri della Val Leogra. Sterchele fu assolto con formula piena, Bolognesi per insufficienza di prove; in appello fu anch'egli assolto per non aver commesso il fatto.
[modifica] L'atteggiamento del PCI
L'Unità aveva definito i responsabili dell'eccidio "provocatori trotskisti".
In realtà i partigiani che avevano condotto l'Eccidio al carcere di Schio erano legati al Partito Comunista e alle ex-Brigate Garibaldi e alla organizzazione che dopo la fine della guerra succedette alle Brigate Garibaldi.
Tre di loro, sfuggiti alle indagini, si recarono a Roma al Ministero di Grazia e Giustizia per conferire con Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia, dal quale dipendeva il carcere di Schio, che inoltre era nello stesso tempo segretario del Partito Comunista Italiano. Li ricevette in via Arenula, allora sede del Ministero, il segretario del Ministro, Massimo Caprara. Il Ministro della Giustizia incaricò la Direzione del partito di provvedere e su richiesta della direzione del partito i tre partigiani, coautori dell'Eccidio, vennero aiutati dall'organizzazione del PCI a rifugiarsi a Praga. Durante una visita a Praga di Palmiro Togliatti e Massimo Caprara essi ebbero un incontro casuale e ringraziarono per averli aiutati. Di questo episodio Caprara, che materialmente accolse e trattò con gli omicidi per conto del Ministro Togliatti, fece una dettagliata descrizione in un suo famoso libro.
Nel 1946 il Ministro Palmiro Togliatti fece approvare una amnistia a favore dei crimini di guerra, di cui beneficiarono migliaia di fascisti e collaborazionisti ma anche gli autori degli eccidi e di moltissimi altri casi simili di giustizia sommaria. Si stimano in oltre 50.000 le vittime del periodo post-bellico.[4]
[modifica] Le commemorazioni
Questo fatto di sangue è stato commemorato per decenni quasi esclusivamente dalle famiglie delle vittime a cui successivamente si sono aggiunti gruppi della destra neofascista.
Negli ultimi anni l'anniversario dell'eccidio è stato celebrato da gruppi di destra con un corteo nel paese, fatto che suscita sempre notevoli polemiche.
L'ANPI ha condannato in diverse occasioni sia l'eccidio sia le strumentalizzazioni della vicenda.
Nel 2006 è stata firmata una "Dichiarazione sui valori della concordia civica" tra il sindaco di Schio, i rappresentanti del "Comitato familiari delle vittime dell'Eccidio di Schio" ed i rappresentanti dell'ANPI e dell'AVL.
Recentemente il fatto di sangue è stato riportato alla ribalta dai libri di Giampaolo Pansa sulla Resistenza e di Massimo Caprara (già segretario di Palmiro Togliatti e successivamente aderente a Comunione e Liberazione).
[modifica] Condannati come autori dell'eccidio
- Valentino Bortoloso, condannato a morte.
- Renzo Franceschini, condannato a morte.
- Antonio Fochesato, condannato a morte.
- Gaetano Canova, condannato all'ergastolo.
- Aldo Santacaterina, condannato all’ergastolo.
- Ruggero Maltauro, condannato all'ergastolo.
Due altre persone furono condannate a 24 anni ed una terza fu condannata a 12 anni.
[modifica] Le vittime dell'eccidio
[modifica] Morti sul posto
- Teresa Amadio, anni 41, operaia tessile
- Teresa Alcaro, anni 45, segretaria del Fascio Repubblicano Femminile di Torrebelvicino, operaia tessile
- Dr. Michele Arlotta, anni 62, membro del Direttorio del Fascio Repubblicano di Schio, primario dell'ospedale di Schio
- Irma Baldi, anni 20, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
- Quinta Bernardi, anni 28, operaia tessile
- Umberto Bettini, anni 40, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, impiegato
- Giuseppe Bicci, anni 20, della Milizia stradale della G.N.R., impiegato
- Ettore Calvi, anni 45, legionario fiumano, commissario del Fascio di Torrebelvicino e di Valli del Pasubio, tipografo
- Livio Ceccato, anni 37, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, brigadiere della G.N.R., impiegato
- Maria Dal Collo, anni 56, casalinga
- Irma Dal Cucco, anni 19, casalinga
- Anna Dal Dosso, anni 19, operaia
- Antonio Dal Santo, anni 47, iscritto al Fascio Repubblicano, caporalmaggiore della G.N.R., operaio
- Francesco De Lai, o Dellai, anni 42, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, operaio tessile
- Settimio Fadin, anni 49, squadrista antemarcia, comandante la squadra fascista La Disperata, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
- Mario Faggion, anni 27, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, milite della G.N.R., autista
- Severino Fasson, anni 20, milite della G.N.R., calzolaio
- Fernanda Franchini, anni 39, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
- Silvio Govoni, anni 55, membro del Comando della Brigata Nera di Schio, impiegato
- Adone Lovise, anni 40, impiegato
- Angela Irma Lovise, anni 44, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
- Blandina Lovise, anni 33, Ausiliaria della R.S.I., impiegata
- Lidia Magnabosco, anni 18, prestò servizio presso i tedeschi, casalinga
- Roberto Mantovani, anni 44, commissario prefettizio di Tretto
- Isidoro Dorino Marchioro, anni 35, segretario del Fascio di Schio e di San Vito di Leguzzano, commerciante
- Alfredo Menegardi, milite della Brigata Nera di Thiene, capostazione
- Egidio Miazzon, anni 44, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, membro del Direttorio, impiegato
- Giambattista Mignani, milite della G.N.R
- Luigi Nardello, anni 35, brigadiere della G.N.R., cuoco
- Giovanna Pangrazio, anni 31, Ausiliaria della R.S.I., impiegata al Fascio Repubblicano di Torrebelvicino
- Alfredo Perazzolo, anni 29, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, meccanico
- Vito Ponzo, anni 58, commerciante
- Giuseppe Pozzolo, anni 46, impiegato
- Giselda Rinacchia, anni 25, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, operaia
- Ruggero Rizzoli, anni 51, maggiore, della segreteria del Duce, diresse l'Ufficio Dispersi della RSI a Gargnano
- Leonetto Rossi, anni 20, studente, della Milizia stradale della G.N.R
- Antonio Sella, anni 60, podestà di Valli del Pasubio, del Direttorio del Fascio Repubblicano di Schio, farmacista
- Antonio Slivar, anni 65, commissario prefettizio e segretario del Fascio Repubblicano di Malo, pensionato
- Luigi Spinato, anni 36, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, portiere
- Giuseppe Stefani, anni 63, Podestà di Valdastico, impresario
- Elisa Stella, anni 68, casalinga
- Carlo Tadiello, anni 22, studente, ufficiale G.N.R
- Sante Tommasi, ani 53, fiduciario del commissario del Fascio di Schio ,capitano alpini collaborazionisti, impiegato
- Luigi Tonti, anni 48, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
- Francesco Trentin, anni 53, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, delatore, invalido, operaio tessile
- Ultimo Ziliotto, anni 38, Iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, commissario comunale dell'Opera Nazionale Balilla, impiegato
- Oddone Zinzolini, anni 40, squadrista antemarcia, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, rappresentante
[modifica] Deceduti nei giorni successivi per le ferite riportate
- Giovanni Baù, anni 24, commerciante
- Settima Bernardi, anni 21, operaia
- Arturo De Munari, anni 43, tessitore
- Giuseppe Fistarol, anni 47, maggiore genio
- Mario Plebani, anni 49, squadrista antemarcia comandante di coorte, reggente del Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
- Carlo Sandonà, anni oltre 70, membro della Milizia, pensionato ex-barbiere
- dr.Giulio Vescovi, ex commissario prefettizio fascista
[modifica] Sopravvissuti
[modifica] Feriti ma non uccisi
- Luigi Bigon, anni 42, rappresentante
- Antonio Borghesan, anni 19, iscritto al Fascio Repubblicano, della Brigata Nera di Schio, elettricista
- Giuseppe Cortiana, podestà di Torrebelvicino
- Maria Dall’Alba, anni 23, casalinga
- Anselmo Dal Zotto, milite della Polizia Ausiliaria Repubblicana
- Guido Facchini, milite delle Brigata Nera di Schio
- Giuseppe Faggion, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, gestore della mensa della G.N.R.
- Mario Fantini, milite della G.N.R.
- Anna Maria Franco, anni 16
- Emilia Gavasso, anni 49
- Carlo Gentilini, anni 38, ingegnere
- Emilio Ghezzo
- Olga Pavesi (Clamer), anni 42, segretaria del Fascio Repubblicano Femminile di Schio, casalinga
- Calcedonio Pillitteri
- Dr.Arturo Perin, ufficiale istruttore della Milizia Stradale della G.N.R. di Piovene Rocchette
- Rino Tadiello, fondatore e commissario del Fascio Repubblicano di Schio
- Rosa Tisato
[modifica] Illesi
- Giovanni Alcaro, segretario del Fascio Repubblicano di Torrebelvicino
- Bruno Busato, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio.
- Pietro Calgaro, squadrista antemarcia, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio.
- Diego Capozzo, ex vicecommissario prefettizio fascista
- Augusto Cecchin, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, sergente della Milizia.
- Alessandro Federle ,membro della Milizia della R.S.I.
- Vittorio Federle
- Agostino Micheletti, maggiore della G.N.R.
- Umberto Perazzolo, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, Istruttore premilitare della G.I.L.
- Caterina Sartori
- Ferry Slivar, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio
- Alfredo Tommasi, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio.
- Basilio Trombetta, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio.
[modifica] Note
- ^ L’eccidio di schio illustrato Pubblicato sul Giornale di Vicenza del 20 settembre 2004
- ^ L’eccidio di schio illustrato Pubblicato sul Giornale di Vicenza del 20 settembre 2004
- ^ Dai lager una sola voce
- ^ Elena Aga-Rossi - Victor Zaslavsky: Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca - Capitolo: Il PCI: partito di opposizione e di governo pag 115 - Editore: Il Mulino data publ.: 2007
[modifica] Voci correlate
- Resistenza Italiana
- Brigate Garibaldi
- Partigiano
- Polizia ausiliaria partigiana
- Gladio Rossa
- Lista delle stragi avvenute in Italia
[modifica] Bibliografia
- Massimo Caprara - La strage di Schio -
- Massimo Caprara - L'inchiostro verde di Togliatti, Simonelli, 1996.
- Giampaolo Pansa - Il sangue dei vinti Sperling & Kupfer editore, Milano.
- Articolo pubblicato su Il Timone - n. 24 marzo/Aprile 2003
- Silvano Villani - L'eccidio di Schio. Luglio 1945: una strage inutile , Mursia, Milano 1999.
- Dizionario della Resistenza - voce "Strage di Schio"
- Luca Valente - Una città occupata, e molti articoli sul giornale di Vicenza, in particolare : Una serie di 6 articoli del --19-20-21-22-23-24 -- settembre 2004
- Ezio Maria Simini - ...e Abele uccise Caino - Elementi per una rilettura critica del bimestre della "resa dei conti" - Schio 29 aprile - 7 luglio 1945, Schio 2000
[modifica] Collegamenti esterni
- L'eccidio di Schio illustrato (1>6)
- Alla ricerca del Turco: un modesto contributo al dibattito sulla Resistenza
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