Caronte (mitologia)
| « E 'l duca lui: "Caron, non ti crucciare: vuolsi così colà dove si puote |
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Nella religione greca e nella religione romana, Caronte (in greco Χάρων, "ferocia illuminata") era il traghettatore dell'Ade. Come psicopompo trasportava i nuovi morti da una riva all'altra del fiume Acheronte, ma solo se i loro cadaveri avevano ricevuto i rituali onori funebri (o, in un'altra versione, se disponevano di un obolo per pagare il viaggio); chi non li aveva ricevuti (o non aveva l'obolo) era costretto a errare in eterno senza pace tra le nebbie del fiume (o, secondo alcuni autori, per cento anni).
Nella Grecia antica vigeva la tradizione di mettere una moneta sotto la lingua del cadavere prima della sepoltura. La tradizione rimase viva in Grecia fino ad epoche abbastanza recenti ed è probabilmente di origine molto antica. Qualche autore sostiene che il prezzo era di due monete, sistemate sopra gli occhi del defunto o sotto la lingua.
Nessuna anima viva è mai stata trasportata dall'altra parte, con le sole eccezioni della dea Persefone, degli eroi Enea, Teseo, Piritoo e Ercole, Odisseo, del vate Orfeo, della sibilla cumana Deifobe, di Psyche, di San Paolo e di Dante Alighieri.
Caronte è figlio di Erebo e Notte.
Nella religione etrusca il suo corrispettivo è Charun.
Indice |
[modifica] Descrizioni
Le due opere più significative in cui si incontra la figura di Caronte sono sicuramente l'Eneide di Virgilio e la Divina Commedia di Dante. Alla fine del V secolo a.C., compare nella commedia Le rane di Aristofane, in cui urla insulti nei riguardi della gente che lo attornia. Egli viene descritto con una barba rossa e capelli bianchi e si capisce questo, nella Divina commedia.
Viene spesso detto che Caronte trasportava le anime attraverso il fiume Stige; ciò è descritto nell'Eneide [1]. Comunque per molte fonti, incluso Pausania [2] e, in seguito, l'Inferno di Dante, il fiume era l'Acheronte.
[modifica] Caronte virgiliano nell'Eneide
Caronte viene citato nell'Eneide da Virgilio al libro VI, per la prima volta al vv. 299. La sua figura è descritta da espressioni e immagini molto brute e realistiche.
| (LA)
« Portitor has horrendus aquas et flumina servat
terribili squalore Charon, cui plurima mento canities inculta iacet, stant lumina flamma, sordidus ex umeris nodo dependet amictus. » |
(IT)
« Caronte custodisce queste acque e il fiume e, orrendo nocchiero, a cui una larga canizie invade il mento, si sbarrano gli occhi di fiamma, sordido pende dagli omeri il mantello annodato. »
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| (LA)
« Ipse ratem conto subigit velisque ministrat
et ferruginea subvectat corpora cumba, iam senior, sed cruda deo viridisque senectus. » |
(IT)
« Egli, vegliardo, ma dio di cruda e verde vecchiaia, spinge la zattera con una pertica e governa le vele e trasporta i corpi sulla barca di colore ferrigno. »
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[modifica] Caronte Dantesco nella Divina Commedia
Ritroviamo nel canto III dell'inferno delle terzine che descrivono Caronte in vari lati della sua figura:
- come vecchio e canuto;
| « Ed ecco verso noi venir per nave un vecchio, bianco per antico pelo, gridando: "Guai a voi, anime prave! » |
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- come nocchiero con la barba e gli occhi infuocati;
| « Quinci fuor queste le lanose gote al nocchier de la livida palude, che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote. » |
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- come demone severo, ordinato e sistematico.
| « Caron dimonio, con occhi di bragia loro accennando, tutte le raccoglie; batte col remo qualunque s’adagia » |
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[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001.
- Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988.