Abdelaziz Bouteflika

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Abdelaziz Bouteflika
عبد العزيز بوتفليقة
Bouteflika (Algiers, Feb 2006).jpeg

Presidente dell'Algeria
In carica
Inizio mandato 15 aprile 1999
Primo ministro Smail Hamdani
Ahmed Benbitour
Ali Benflis
Ahmed Ouyahia
Abdelaziz Belkhadem
Ahmed Ouyahia
Abdelmalek Sellal
Predecessore Liamine Zéroual

Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
Durata mandato 1974 –
1975
Predecessore Leopoldo Benites
Successore Gaston Thorn

Dati generali
Partito politico Front de Libération Nationale

Abdelaziz Bouteflika- in arabo: عبد العزيز بوتفليقة ascolta[?·info] - (Oujda, 2 marzo 1937) è un politico algerino, Presidente della Repubblica dal 1999.

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Abdelaziz Bouteflika è nato il 2 marzo 1937 in Marocco (a Oujda), dove il padre, originario di Tlemcen, era emigrato. È sposato dall'agosto del 1990 e non ha figli. La moglie, Amal Triki, è figlia dell'ex diplomatico Yahia Triki ed al momento vive a Parigi.

Abdelaziz Bouteflika ha tre sorellastre (Fatima, Yamina ed Aïcha) con le quali non mantiene contatti, quattro fratelli (Abdelghani, Mustapha, Abderahim e Saïd) ed una sorella (Latifa).

Famiglia e gioventù[modifica | modifica sorgente]

Il padre, Ahmed Bouteflika, emigrò in giovane età in Marocco ed ebbe due mogli: Belkaïd Rabia e Ghezlaoui Mansouriah (la madre dell'attuale Presidente).

Abdelaziz fu il primo figlio di sua madre ed il secondo di suo padre, preceduto dalla sorellastra Fatima.

La madre, Ghezlaoui Mansouriah, lavorava in un hammam in Marocco.

Visse e studiò in Marocco prima di arruolarsi nell'ALN, non potendo così completare l'ultimo anno delle scuole superiori e diplomarsi.

La biografia ufficiale omette il fatto che nacque e visse in Marocco, molto probabilmente per motivi politici.[1] La biografia ufficiale omette anche di ricordare come Abdelaziz Bouteflika non abbia mai usato le armi né abbia mai combattuto in Algeria, dove rientrò solamente dopo il cessate il fuoco del 1962.

Guerra d'Indipendenza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1956 gli studenti algerini furono obbligati ad arruolarsi nell'ALN, e quelli che si rifiutavano venivano minacciati di essere uccisi per diserzione; in queste condizioni Bouteflika fu arruolato nell'ALN a 19 anni.

Cominciò come 'controllore' (controllando la situazione e riportando ciò che succedeva sul confine marocchino e nell'Algeria occidentale) e finì come segretario amministrativo di Houari Boumédiène. Molti comandanti della Guerra d'Indipendenza algerina sostengono che alcuni dei suoi rapporti causarono l'assassinio di svariati eroi di guerra, tra cui Boucif.

Nel 1960, Houari Boumédiène lo nominò per una missione in Tunisia, ma Bouteflika sparì, nessuno sapeva dove si trovasse; quando riapparve dopo un viaggio in Europa con alcuni amici, avrebbero dovuto essere prese azioni disciplinari nei suoi confronti, ma Houari Boumédiène decise diversamente e lo mandò in missione in Mali ad aprire un nuovo fronte. Alcuni osservatori ritengono questa nomina una punizione in quanto non c'era niente da "aprire" in un paese del Sahel secondo gli stessi osservatori.

Dopo alcune settimane in Mali, Bouteflika scomparve un'altra volta e ricomparve dopo aver passato diversi mesi in Marocco in compagnia di una donna. Ancora una volta fu perdonato da Houari Boumédiène. Come sottolinea la documentata biografia di M. Benchicou (2004), "l'itinerario di Bouteflika nella resistenza si riassume in due diserzioni di cui non ha mai voluto parlare."

Di fatto, Bouteflika apparteneva al potente clan di Oujda (insieme, tra l'altro, a Boumédiène e Ben Bella), il gruppo che prese la testa dell'Esercito delle frontiere che, accantonato in Marocco e Tunisia, si addestrò principalmente a prendere il potere dopo la fine della guerra di indipendenza. E in effetti, anch'egli fu tra coloro che, tra il 1961 ed il 1962 parteciparono al colpo di stato contro il Governo provvisorio algerino (GPRA), il governo civile che avrebbe dovuto prendere il potere nell'Algeria liberata.

Inizi della carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'indipendenza dell'Algeria nel 1962, divenne deputato di Tlemcen nell'Assemblea Costituente e Ministro per la Gioventù e lo Sport nel governo presieduto da Ahmed Ben Bella. L'anno successivo fu nominato Ministro degli Esteri, ruolo che mantenne fino alla morte del Presidente Houari Boumedienne nel 1978, del quale era considerato il braccio destro. Presiedette l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in due occasioni, nel 1974 e nel 1975.

Nel 1979, si aspettava di succedere a Boumedienne come Presidente, ma l'Esercito decise diversamente e scelse Chadli Bendjedid al suo posto. Sebbene fosse diventato Ministro di Stato, fu progressivamente messo ai margini e lasciò la scena politica nel 1981. Come ricorda M. Benchicou, questa uscita di scena non fu dovuta a contrasti ideologici, ma ad uno scandalo finanziario per « gestione valutaria occulta a livello del ministero degli Esteri», secondo la formule dell'accusa da parte della Corte dei conti.

L'"esilio"[modifica | modifica sorgente]

Nel 1983 lasciò l'Algeria e visse negli Emirati Arabi Uniti, in Francia ed in Svizzera. Dopo sei anni all'estero, tornò in patria ed entrò nel Comitato Centrale del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) nel 1989.

Nel gennaio del 1994 Bouteflika rifiutò l'offerta da parte dell'esercito di succedere al presidente assassinato Mohamed Boudiaf, presumibilmente per evitare di chiedere il supporto da parte dei partiti politici. Al suo posto, diventò presidente il Generale Liamine Zeroual.

Eletto presidente nel 1999[modifica | modifica sorgente]

Nel 1999 si candidò alle elezioni presidenziali come candidato indipendente sostenuto dai militari. Fu eletto con il 74% dei suffragi, secondo le fonti ufficiali. Tutti gli altri candidati si erano ritirati dall'elezione, denunciando sospetti brogli. Bouteflika successivamente organizzò un referendum sulle sue politiche per ripristinare la pace e la sicurezza in Algeria e per testare il consenso tra i connazionali dopo le discusse elezioni e vinse con l'81% dei voti, ma anche questo dato è contestato dagli avversari.

La popolazione della Cabilia boicottò la votazione, con una partecipazione inferiore al 5%.

Politica economica[modifica | modifica sorgente]

Durante il suo primo mandato Bouteflika lanciò un piano economico quinquennale (2000-2004), chiamato il Piano di Sostegno al Rilancio Economico (PSRE: Plan de Soutien a la Relance Economique). Il piano comprendeva un pacchetto di diversi sotto-piani tra cui Il Piano nazionale per lo Sviluppo Agricolo (PNDA: Plan National pour le Développement Agricole), mirato all'aumento della produzione agricola. Altri sotto-piani comprendevano la costruzione di case popolari, strade ed altre infrastrutture. Il PSRE totalizzava 7 miliardi di dollari di spesa e diede risultati soddisfacenti con l'economia in crescita del 5% all'anno, con un picco del 6,3% nel 2003. Bouteflika realizzò anche una riforma fiscale che contribuì alla ripresa economica.

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Bouteflika fu attivo anche sulla scena internazionale. Fu presidente dell'Unione Africana nel 2000 e contribuì significativamente al Trattato di pace di Algeri tra l'Eritrea e l'Etiopia, e supportò il processo di pace nella regione africana dei Grandi Laghi. Firmò anche un trattato di amicizia con la vicina Spagna nel 2002 ed invitò il presidente francese Jacques Chirac in una visita di stato ad Algeri nel 2003, preludio alla firma di un trattato di amicizia. Le relazioni con il Marocco rimasero piuttosto tese, a causa di scontri diplomatici sulla questione del Sahara Occidentale, nonostante inizi promettenti nel 1999.

Nazionalismo arabo e problema della Cabilia[modifica | modifica sorgente]

Durante la campagna elettorale del 1999 il candidato Bouteflika fu ricevuto malamente dalla popolazione della Cabilia, molte persone lo insultarono e gli tirarono pietre; dopo l'incidente disse: "Pensavo di trovare giganti, ma ho trovato degli gnomi!" ai suoi uditori e consigliò la popolazione locale ad "uscire dalla Cabilia e scoprire il resto dell'Algeria"; disse anche: "la lingua berbera non sarà mai e poi mai una lingua ufficiale dell'Algeria". Da allora non si recò più in Cabilia. La popolazione cabila boicottò le elezioni (5% di partecipazione in Cabilia) sapendo che i militari avrebbero truccato le elezioni in suo favore e, nonostante la partecipazione così bassa, ottenne meno del 50% di voti in Cabilia.

Nel 2001 un giovane attivista cabilo, Massinissa Guermah, fu arrestato senza motivo dai gendarmi e fu "accidentalmente" ucciso all'interno della caserma di gendarmeria. Questo provocò disordini in Cabilia che continuarono per mesi. Il governo di Bouteflika sostenne che il vero nome di Massinissa fosse Karim e che egli fosse un criminale disoccupato di 26 anni. Alcuni mesi dopo questa dichiarazione il governo ammise che il vero nome era Massinissa e che egli era un innocente studente liceale. Il ministro dell'interno Yazid Zerhouni disse di essere stato "erroneamente informato"; in ogni caso non furono porte scuse alla vittima e le rivolte non cessarono. La gendarmeria rispose ai manifestanti sparando e facendo oltre cento vittime.

Durante la crisi cabila del 2001, chiamata anche Primavera nera, il governo Bouteflika sostenne che i cabili erano "manipolati da una mano straniera". Per molte settimane dopo i primi morti egli finse di ignorare la vicenda, e quando esternò lo fece in discorsi in un arabo classico estremamente ricercato, che dimostrava palesemente la volontà di sopraffare la volontà democratica dei Berberi di quella regione.

Il 14 giugno 2002, una marcia che portò oltre un milione Cabili nella capitale Algeri fu organizzata dagli Arch per portare al presidente della repubblica le rivendicazioni di giustizia e democrazia espresse nella piattaforma di El-Kseur, ma Bouteflika non si fece trovare (quel giorno si recò in Svizzera a trovare uno sceicco arabo ammalato), e organizzò invece una provocazione che coinvolse i manifestanti cabili e la popolazione di Algeri, istigata dai media ad opporsi a quelli che venivano descritti come dei delinquenti. La polizia attaccò il corteo, alle violenze che seguirono parteciparono anche delinquenti comuni sguinzagliati per Algeri per l'occasione e l'unico canale televisivo algerino ringraziò "i cittadini di Algeri per aver difeso la loro città dagli invasori". Da allora ogni manifestazione ad Algeri è stata proibita.

Alla fine, Bouteflika cercò qualche compromesso facendo concessioni ad alcune delle rivendicazioni dei Cabili, ritirò i gendarmi dalla Cabilia ed aggiunse un comma nella Costituzione che riconosceva la lingua berbera come lingua nazionale ma non ufficiale. Ma nonostante il rapporto Issad, redatto da una commissione di giuristi indipendente, segnalasse il ruolo centrale avuto dalle forze armate, e in particolare dalla gendarmeria, nelle violenze e negli assassinii di quei giorni, nessun provvedimento venne adottato, nessun alto responsabile venne deposto o anche solo trasferito. Bouteflika non poteva infatti alienarsi il sostegno dell'esercito.

Il bilancio di quella stagione fu di 126 giovani Cabili uccisi, centinaia feriti gravemente negli scontri e molti altri torturati dai gendarmi. Inoltre, in quei giorni nacque un nuovo movimento politico: il Movimento per l'autonomia della Cabilia (MAK), con rivendicazioni regionaliste e democratiche.

Secondo mandato del 2004[modifica | modifica sorgente]

L'8 aprile 2004 fu rieletto con l'85% dei voti in un'elezione che i pochi osservatori dell'OSCE presenti sul campo descrissero come esempio di democrazia nel mondo arabo[senza fonte], nonostante le contestazioni del rivale ed ex Capo di Gabinetto Ali Benflis. Alcuni avversari sostennero che l'elezione fosse stata truccata e sottolinearono il forte controllo statale sui mezzi di comunicazione.

Anche in questa occasione i Cabili boicottarono l'elezione, con una partecipazione inferiore all'11%.

Il piano di riconciliazione[modifica | modifica sorgente]

Durante il primo anno del secondo mandato, il Presidente Bouteflika tenne un referendum sul "Piano di Riconciliazione Nazionale", ispirato ai principi del documento del 1995 detto "Piattaforma di sant'Egidio". Il piano di Bouteflika puntava a concludere gli sforzi per terminare la guerra civile da un punto di vista politico e giudiziario. Con questo referendum ottenne una legittimazione popolare alla sua politica conciliante nei confronti di islamici e terroristi, e da allora ha spinto il governo ed il Parlamento a lavorare sui dettagli tecnici della realizzazione. I critici hanno sostenuto che il piano garantirà l'immunità solo ai membri delle forze armate responsabili dei crimini, così come ai terroristi ed hanno proposto che sia adottato un piano simile alla "commissione per la verità e la riconciliazione" del Sudafrica. Bouteflika ha rifiutato le proposte, sostenendo che ogni paese ha bisogno di trovare la propria soluzione per mettere fine ai capitoli terribili della propria storia. Per ora ha ricevuto un forte sostegno politico sulla questione, sia dagli Islamisti che dai Nazionalisti, e da gran parte dei Democratici - con l'eccezione di un partito: il FFS (Fronte delle Forze Socialiste).

Politica economica[modifica | modifica sorgente]

Il primo anno del secondo mandato di Bouteflika vede anch'esso un nuovo piano quinquennale, questa volta maggiormente articolato. Il Piano Complementare della Crescita Economica (PCSC: Plan Complementaire de la Croissance Economique) punta alla costruzione di un milione di unità abitative, alla creazione di 2 milioni di posti di lavoro, al completamento dell'asse viario est-ovest di 1200 km, al completamento della metropolitana di Algeri, al completamento del nuovo aeroporto di Algeri ed altri simili grandi opere infrastrutturali. Il PCSC totalizza 60 miliardi di dollari di spese sui cinque anni. Bouteflika punta anche a ridurre il debito estero da 21 miliardi a 12 miliardi di dollari nello stesso periodo. Ha ottenuto dal parlamento la riforma della legge che regola le industrie petrolifera e del gas naturale, nonostante l'iniziale opposizione dei sindacati. In ogni caso, Bouteflika ha poi abbandonato questa strada, sostenendo emendamenti alla legge sugli idrocarburi nel 2006, che propongono di mitigare alcune delle strette della legge del 2005 riguardanti il ruolo della SONATRACH, l'azienda nazionale del petrolio e del gas, nei nuovi sviluppi. Propone anche nuove direttive che permettono al paese di beneficiare delle maggiori tasse sugli investimenti stranieri quando i prezzi sono alti. Bouteflika ha anche messo in vendita 1300 aziende del settore pubblico, ottenendo già la privatizzazione di circa 150, soprattutto nei settori del turismo, alimentare, del cemento, dei materiali da costruzione e chimico.

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Sulla scena internazionale, il secondo mandato di Bouteflika ha visto la crescita delle tensioni diplomatiche con la Francia a causa del controverso voto del Parlamento francese di una legge che ordina che i libri di testo di storia francesi insegnino che il Colonialismo francese abbia avuto effetti positivi all'estero, soprattutto nel Nordafrica. La crisi diplomatica che è sorta ha bloccato la firma di un trattato di amicizia franco-algerino (23 febbraio 2004, riproposto nel dicembre 2005). Nel 2004 Bouteflika organizzò anche il summit della Lega Araba e divenne presidente della Lega Araba per un anno. Il suo tentativo di riforma della Lega non ha ottenuto sufficiente consenso per l'approvazione durante il summit di Algeri.

Nazionalismo arabo e problema cabilo[modifica | modifica sorgente]

Il governo di Bouteflika organizzò elezioni locali in accordo con l'Arouch (il governo ha promesso di soddisfare tutte le rivendicazioni cabile), ma il giorno delle elezioni Bouteflika disse: "Non conosco alcun paese al mondo dove due lingue ufficiali coesistono", dimenticando che metà del pianeta ha più di una lingua ufficiale. Aggiunse anche: "L'Algeria non avrà mai un'altra lingua ufficiale oltre all'arabo".[2]

Le elezioni locali improvvisate ottennero scarso successo, con una partecipazione del 30%; la maggioranza dei seggi andarono a due partiti politici secolaristi e berberisti: il FFS ed il RCD.

Ricoverato nel 2005[modifica | modifica sorgente]

Bouteflika fu ricoverato in un ospedale francese il 26 novembre 2005, ufficialmente per un'ulcera gastrica, e fu dimesso dopo tre settimane.[3] In ogni caso, data la lunghezza del periodo in cui il leader, normalmente molto visibile, rimase lontano dai media portò a supposizioni che fosse gravemente malato di cancro allo stomaco.[4] Fu ricoverato ancora nell'aprile del 2006[5].

Riforma costituzionale del 12 novembre 2008[modifica | modifica sorgente]

Bouteflika ha nominato un nuovo primo Ministro, Abdelaziz Belkhadem, nel 2006. Belkhadem ha annunciato piani per modificare la Costituzione algerina per permettere al presidente in carica di ricandidarsi indefinitamente e di aumentarne i poteri.[6]

Gli osservatori vedono questo emendamento come un tentativo di cancellare il limite di due mandati e prevedono l'introduzione di una nuova legge che permetterà a Bouteflika di candidarsi per la terza volta.

Il fallito attentato del 2007[modifica | modifica sorgente]

Il 6 settembre 2007 è fallito un attentato ai danni di Bouteflika. Nel centro cittadino di Batna, località distante 430 km a sud est di Algeri, un attentatore suicida si è fatto esplodere provocando quindici morti e centoquattordici feriti. Certamente l'obiettivo da colpire era Bouteflika, poiché il corteo presidenziale sarebbero dovuto arrivare poco dopo. L'attentatore era perfettamente riuscito a mescolarsi tra la folla, ma deve essere stato scoperto oppure è rimasto vittima del malfunzionamento del meccanismo di innesco, visto che si è fatto esplodere prima dell'arrivo del Presidente. Bouteflika ha commentato che queste azioni criminali non hanno a che vedere con i nobili valori dell'Islam, e si è detto convinto che al centro del sanguinoso attacco ci sarebbero leaders e capitali esteri. La maggior parte dei commentatori collega l'attentato al Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 15 novembre 1999[7]
Collare dell'Ordine al Merito Civile (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine al Merito Civile (Spagna)
— 2002
Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 2003
Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo)
— 2 febbraio 2004
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi collegamento alla biografia ufficiale.
  2. ^ Post sul discorso su Souss.com (in francese)
  3. ^ news24.com (Autore: "(SA)"), data: 18 dicembre 2005
  4. ^ middle-east-online.com, no author, data: 15 dicembre 2005
  5. ^ Algeria leader in French hospital, BBC, 20 aprile 2006
  6. ^ iol.co.za, by Hassane Meftahi, 26 maggio 2006; e liberation.fr (in francese)
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bandiera Predecessore Presidente della Repubblica Democratica Popolare di Algeria Successore Stemma
Liamine Zéroual 27 aprile 1999in carica in carica
Presidenti della Repubblica Algerina
Farès (1962) | Abbas (1962-1963) | Bella (1963-1965) | Boumédienne (1965-1978) | Bitat (1978-1979) | Bendjedid (1979-1992)
Boudiaf (1992) | Kafi (1992-1994) | Zéroual (1994-1999) | Bouteflika (1999-in carica)

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