Satureja hortensis

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Santoreggia annua
Satureja hortensis Prague 2011 3.jpg
Satureja hortensis
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Tribù Mentheae
Genere Satureja
Specie S. hortensis
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Sottofamiglia Nepetoideae
Tribù Mentheae
Sottotribù Menthinae
Nomenclatura binomiale
Satureja hortensis
L., 1753
Nomi comuni

Santoreggia domestica
Savoreggia

La santoreggia annua (nome scientifico Satureja hortensis L., 1753) è una pianta perenne della famiglia delle Lamiaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'etimologia del nome del genere (Satureja) è incerta. Linneo ricavò il nome da una antica parola romana la cui radice latina "satura" significa "sazio" in riferimento alle supposte proprietà digestive dei succhi delle piante di questo genere. Un'altra etimologia farebbe derivare il nome da "salsa", "intingolo" per indicare le proprietà aromatizzanti di questa pianta in cucina.[2] Altri fanno riferimento ad un nome latino per il "salato delle erbe", noto agli antichi e raccomandato da Virgilio come un albero eccellente da piantare vicino gli alveari.[3] Altri ancora fanno derivare da "satureia, satureiorumin", parola usata da Plinio (Como, 23 – Stabiae, 25 agosto 79]), scrittore, ammiraglio e naturalista romano, per un'erba culinare (probabilmente derivata dall'arabo "sattur").[4] Il nome specifico (hortensis) significa "coltivato nel giardini o nell'orto".[5][6]

Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo (1707 – 1778), conosciuto anche come Carl von Linné, biologo e scrittore svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum - 2: 568. 1753"[7] del 1753.[8]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Queste piante arrivano ad una altezza di 10 - 30 cm. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), ossia in generale sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme e sono munite di asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Le piante si presentano con un profumo aromatico gradevole.[9][10][11][12][13][2][14]

Descrizione delle parti della pianta


Il portamento
Le foglie
Infiorescenza

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta e ramosa-corimbosa. Il fusto può avere una sezione quadrangolare a causa della presenza di fasci di collenchima posti nei quattro vertici. Tutta la pianta è più o meno colorata di violetto (a parte le foglie e i fiori) con la superficie ricoperta da brevi peli bianchi.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie, subsessili, lungo il fusto sono disposte in modo opposto (in genere a 2 a 2) e ogni coppia successiva è alternata. La forma delle foglie è lineare-lanceolata (sono 3 - 8 volte più lunghe che larghe), conduplicata e con i bordi interi. Le foglie superiori sono lineari. Le stipole sono assenti. Il colore delle foglie è da verde-cenerognolo a grigio-verde. La consistenza delle foglie è normale (non sono né lucide né coriacee). La superficie è ricoperta da ghiandole punteggiate con pochi peli semplici. Dimensione delle foglie: larghezza 2 - 4 mm; lunghezza 10 - 25 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Le infiorescenze sono formate da verticillastri di 2 - 10 (massimo 15) fiori all'ascelle di foglie più o meno normali e più lunghe delle infiorescenze. I fiori sono brevemente peduncolati.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetrameri (4-ciclici), ossia con quattro verticilli (calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (5-meri: la corolla e il calice - il perianzio - sono a 5 parti).

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
X, K (5), [C (2+3), A 2+2] G (2), (supero), 4 nucule[10][12]
  • Calice: il calice del fiore è del tipo gamosepalo, attinomorfo, con forme campanulate e terminate con 5 denti subulati lunghi quanto il tubo. La superficie del calice, pubescente per peli semplici e ricoperta da ghiandole punteggiate, è percorsa da una decina (fino a 13) di nervature longitudinali. Le fauci sono pelose. Lunghezza del calice: 3 - 4 mm.
  • Corolla: la corolla, gamopetala, è a simmetria sublabiata (più o meno zigomorfa con struttura 2/3) terminante con 4 lobi patenti. Il tubo è cilindrico-campanulato diritto e buona parte di esso è ricoperto dal calice (il tubo corollino è meno lungo del calice). Il labbro superiore è retuso (bilobo) ed è piegato all'insù; il labbro inferiore ha tre lobi. I lobi sono smarginati e le fauci sono pelose. Il colore è lillacino più o meno sbiadito. Lunghezza della corolla: 4 - 7 mm.
  • Androceo: gli stami sono quattro (manca il mediano, il quinto) didinami con il paio anteriore più lungo; gli stami sono tutti fertili e sporgono spaziati appena dal tubo corollino vicini al labbro superiore. I filamenti sono glabri e più o meno paralleli o incurvati. Le antere, hanno forme ellissoidi, mentre le teche sono distinte e si presentano da divaricate a parallele e confluenti. I granuli pollinici sono del tipo tricolpato o esacolpato.
  • Gineceo: l'ovario è supero formato da due carpelli saldati (ovario bicarpellare) ed è 4-loculare per la presenza di falsi setti divisori all'interno dei due carpelli. L'ovario è glabro. La placentazione è assile. Gli ovuli sono 4 (uno per ogni presunto loculo), hanno un tegumento e sono tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell'ovulo, ridotta a poche cellule).[15] Lo stilo (caduco) inserito alla base dell'ovario (stilo ginobasico) è del tipo filiforme e più lungo degli stami. Lo stigma è bifido con lobi subuguali. Il nettario è un disco più o meno simmetrico alla base dell'ovario ed è ricco di nettare.
  • Fioritura: fiorisce nel periodo che va da giugno a settembre (ottobre).

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è uno schizocarpo composto da 4 nucule. La forma è ovoide (con apice arrotondato) con superficie liscia. Il colore è bruno. Dimensioni: 1 - 1,4 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti tipo ditteri e imenotteri, raramente lepidotteri (impollinazione entomogama).[10][16]
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria). I semi hanno una appendice oleosa (elaisomi, sostanze ricche di grassi, proteine e zuccheri) che attrae le formiche durante i loro spostamenti alla ricerca di cibo.[17]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[18] – Distribuzione alpina[19])
  • Habitat: l'habitat tipico per questa pianta sono gli incolti aridi, i muri, i luoghi sabbiosi o ghiaiosi e comunque asciutti; ma anche le praterie rase xerofile mediterranee. Il substrato preferito è calcareo ma anche siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.[19]
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1300 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[19]

  • Formazione: delle comunità pioniere a terofite e succulente
  • Classe: Thero-Brachypodietea.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza della specie (Lamiaceae), molto numerosa con circa 250 generi e quasi 7000 specie[12], ha il principale centro di differenziazione nel bacino del Mediterraneo e sono piante per lo più xerofile (in Brasile sono presenti anche specie arboree). Per la presenza di sostanze aromatiche, molte specie di questa famiglia sono usate in cucina come condimento, in profumeria, liquoreria e farmacia. La famiglia è suddivisa in 7 sottofamiglie: il genere Satureja è descritto nella tribù Mentheae (sottotribù Menthinae) appartenente alla sottofamiglia Nepetoideae.[21][9]

Il numero cromosomico di Satureja hortensis è: 2n = 48.[22]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Clinopodium hortense (L.) Kuntze
  • Clinopodium pachyphyllum (K.Koch) Kuntze
  • Satureja altaica Boriss.
  • Satureja brachiata Stokes
  • Satureja filicaulis Schott ex Boiss.
  • Satureja hortensis var. distans K.Koch
  • Satureja laxiflora subsp. zuvandica (D.A.Kapan.) D.A.Kapan.
  • Satureja litwinowii Schmalh. ex Lipsky
  • Satureja officinarum Crantz
  • Satureja pachyphylla K.Koch
  • Satureja pachyphylla C. Koch
  • Satureja viminea Burm.f.
  • Satureja zuvandica D.A.Kapan.
  • Thymus cunila E.H.L.Krause

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la medicina popolare questa pianta ha le seguenti proprietà medicamentose:[23]

  • antireumatica (attenua i dolori dovuti all'infiammazione delle articolazioni);
  • antisettica (proprietà di impedire o rallentare lo sviluppo dei microbi);
  • carminativa (favorisce la fuoriuscita dei gas intestinali);
  • digestiva: aiuta la digestione dei cibi;
  • espettorante (favorisce l'espulsione delle secrezioni bronchiali).

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Le parti edibili sono le foglie con le quali si può fare del the oppure possono essere usate come condimento.[23]

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

La santoreggia domestica in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Echtes Bohnenkraut
  • (FR) Sarriette des jardins, Sarriette commune
  • (EN) Summer Savory

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Satureja hortensis, su The Plant List. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  2. ^ a b Motta 1960, Vol. 3 - pag. 640
  3. ^ Botanical names, calflora.net. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  4. ^ David Gledhill 2008, pag. 341
  5. ^ Botanical names, calflora.net. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  6. ^ David Gledhill 2008, pag. 204
  7. ^ BHL - Biodiversity Heritage Library, biodiversitylibrary.org. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  8. ^ The International Plant Names Index, ipni.org. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  9. ^ a b Kadereit 2004, pag. 239
  10. ^ a b c Tavole di Botanica sistematica, dipbot.unict.it. URL consultato il 7 settembre 2015.
  11. ^ Pignatti, vol. 2 – pag. 478
  12. ^ a b c Judd, pag. 504
  13. ^ Strasburger, pag. 850
  14. ^ eFloras - Flora of Pakistan, efloras.org. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  15. ^ Musmarra 1996
  16. ^ Pignatti, vol. 2 – pag. 437
  17. ^ Strasburger, pag. 776
  18. ^ Conti et al. 2005, pag. 159
  19. ^ a b c d Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 138
  20. ^ EURO MED - PlantBase, ww2.bgbm.org. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  21. ^ Olmstead 2012
  22. ^ Tropicos Database, tropicos.org. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  23. ^ a b Plants For A Future, pfaf.org. URL consultato il 29 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Gledhill, The name of plants (PDF), Cambridge, Cambridge University Press, 2008.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 850, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica – Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • Richard Olmstead, A Synoptical Classification of the Lamiales, 2012.
  • Kadereit J.W, The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VII. Lamiales., Berlin, Heidelberg, 2004.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 2, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, ISBN 88-7621-458-5.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 3, 1960.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]