Polline

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Immagine al microscopio elettronico: visibili pollini di girasole (Helianthus annuus, in colore rosa), campanelle (Ipomoea purpurea, in verde chiaro, grandi), Sidalcea malviflora (in giallo), giglio (Lilium auratum, in verde scuro), primarosa (Oenothera fruticosa, in rosso) e ricino (Ricinus communis, in verde chiaro, piccoli).

Con il termine di polline (o microspora o granulo pollinico) si indica in botanica, con riferimento alle piante che si riproducono attraverso un seme, l'insieme dei gametofiti maschili immaturi che si presentano sotto forma di una polverina di colore giallastro; il polline è composto da tre cellule aploidi, una che formerà il tubetto pollinico e le altre due che saranno direttamente coinvolte nel processo riproduttivo.

Il polline è uno dei nutrimenti principali delle api e le piante che forniscono questo sono dette pollinifere. il polline è elaborato dalle api e parte viene raccolto e venduto dagli apicoltori. La scienza che studia i pollini è chiamata Palinologia.[1][2]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il granulo pollinico è la microspora delle Gimnosperme e delle Angiosperme la cui funzione è la fecondazione. Le dimensioni dei granuli maturi sono molto variabili da 250 micrometri (Cucurbita) a 5 micrometri (Myosotis). Il granulo pollinico o microspora ha parete spessa, formata in prevalenza da sostanze altamente resistenti agli agenti chimici e fisici: le sporopollenine, polimeri di carotenoidi.

Rappresentazione schematica della parete pollinica di un'Angiosperma [3]

Il polline è caratterizzato da uno strato protettivo composto da due pareti la cui parte esterna viene detta esina, (sostanza prodotta dalle cellule che foderano la parte interna delle antere) e una parte più interna chiamata intina. L'esina è costituita da sporopollenina mentre l'intina è formata da polisaccaridi (cellulosa, emicellulosa, callosio)[4]. La parte più esterna dell'esina, la sexina, è formata da columellae che sorreggono un tectum. La parte più interna dell'esina è composta dalla nexina che si suddivide a sua volta nel piede verso l'esterno e nell'endesina verso l'interno.

Tutto ciò si manifesta con strutture, disegni e ornamentazioni diverse.

Sull'esina, sui pori e sull'intina sono presenti anche enzimi, proteine e glicoproteine che servono al granulo per farsi riconoscere dalla parte femminile del fiore, se non viene riconosciuto si possono verificare meccanismi di incompatibilità gametofitica.

Un'ape riporta il polline accumulato nella cestella all'alveare.

Nelle Angiosperme il polline è contenuto nell'antera, la parte fertile dello stame, all'interno di un fiore.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle Angiosperme la morfologia del polline è estremamente varia; si utilizzano le seguenti terminologie:

  • Monadi se i granuli sono singoli
  • Diadi se i granuli sono a gruppi di 2
  • Tetradi se i granuli sono a gruppi di 4
  • Poliadi se i granuli sono riuniti in massule

Le aperture dei pollini possono essere di forma differente:

  • pollini colpati se le aperture hanno forma di fessura
  • pollini porati se le aperture sono isodiametriche
  • pollini colpoporati se sono presenti entrambi i tipi di aperture

Si presentano di con forme diverse sferici, ovoidali, vermiformi e poliedrici. Anche il colore può cambiare, pur mantenendo quasi sempre le varietà del giallo; se ne possono trovare anche di colore rossiccio, bruno, talvolta bianco e azzurro-verdastro.

Genesi del polline o Microgametogenesi (Angiosperme) [5][6][modifica | modifica wikitesto]

Il polline si origina dal tessuto archesporiale (o meglio microsporocito 2n) contenuto nelle sacche polliniche (microsporangio), ed è intimamente rapportato col tappeto, che provvede alla nutrizione e costruzione della parete pollinica.

Per meiosi dei microsporociti (2n) si origina una tetrade di spore (4 microspore n). Successivamente la microspora compie una prima mitosi asimmetrica che genera due cellule [Figura C] le quali, per eliminazione del setto intracellulare, formano il granulo pollinico bi-nucleato (2 nuclei aploidi n).

C- Tetrade di microspore  D-Prima divisione mitotica (anafase) per la formazione del granulo pollinico bi-nucleato. E- Nucleo vegetativo o del tubetto (VN) e nucleo generativo (GN) prima della seconda divisione mitotica. F-Polline di tabacco in procinto della seconda divisione mitotica a carico delle cellule generative. G-Polline di tabacco che ha concluso la seconda divisione mitotica, si notino i due nuclei generativi (SN) e il nucleo vegetativo o del tubetto (VN). H- Polline maturo, si noti al centro il nucleo vegetativo.[6]

Il granulo pollinico in questa prima fase è costituito da un nucleo vegetativo o del tubetto (più grande) e un nucleo generativo (più piccolo) [Figura E]. La formazione del polline si conclude con una seconda mitosi a carico del nucleo generativo [Figura G]. A seconda della specie di appartenenza possono verificarsi due condizioni:

  1. Il polline esegue una seconda mitosi al momento della germinazione del polline sullo stigma.
  2. Il polline si presenta già trinucleato (3 nuclei aploidi) nella sacca pollinica prima della deiscenza dell'antera, frequente nelle piante più evolute.

Solamente durante la germinazione del polline sullo stigma potremmo parlare di microgametofito .[5]

Questi nuclei aggiuntivi andranno a effettuare la doppia fecondazione tipica delle Angiosperme.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La sporopollenina è così resistente alla degradazione che è possibile ritrovare depositi fossili di polline, rendendo il polline di notevole importanza negli studi paleobotanici.
  • L'impollinazione anemofila è collegata ad una maggiore produzione di polline, sono presenti 10000 granuli pollinici in Betula L. (impollinazione anemofila) per sacca pollinica contro i 64 granuli pollinici per antera in Malva L. [5] (impollinazione entomofila).
  • Nell'impollinazione anemofila, la maggior parte del polline si deposita al suolo.
  • Si noti come nelle angiosperme la fase gametofitica maschile è ridotta a poche cellule, confermando la riduzione gametofitica spinta dall'evoluzione.
  • Il polline tricolpato è una caratteristica delle eudicotiledoni.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Erdtman, G., 1943. An Introduction to Pollen Analysis. Waltham Mass., U.S.A.
  2. ^ Erdtman G., 1969. Handbook of Palynology - An Introduction to the Study of pollen Grains and Spores. Munsksgaard, Copenaghen.
  3. ^ Gifford, Foster - Morphology and Evolution of Vascular Plants, 1989.
  4. ^ Shape, Color and Size of Pollen, su vcbio.science.ru.nl.
  5. ^ a b c m.docente.unife.it, http://m.docente.unife.it/lorenzo.ferroni/materiali-per-lo-studio/Biologia%20Vegetale%20tomo%203.pdf.
  6. ^ a b Pollen Development, su vcbio.science.ru.nl.
  7. ^ Judd Campbell Kellogg Stevens Donoghue, Botanica Sistematica Un approccio filogenetico.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Hesse, H. Halbritter, R. Zetter, M. Weber, R. Buchner, A. Frosch-Radivo, S. Ulrich: Pollen terminology. An illustrated handbook, Springer-Verlag (Wien), 2009
  • W. Punt, P.P. Hoen, S. Blackmore, S. Nilsson, A. Le Thomas: Glossary of pollen and spore terminology. In: Review of Palaeobotany and Palynology, Band 143, 2007, S. 1–81. DOI10.1016/j.revpalbo.2006.06.008

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