Biandrate

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Biandrate
comune
Biandrate – Stemma
Veduta
Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Novara-Stemma.png Novara
Amministrazione
Sindaco Luciano Pigat (Lista civica) dall'08/05/2012
Territorio
Coordinate 45°27′00″N 8°28′00″E / 45.45°N 8.466667°E45.45; 8.466667 (Biandrate)Coordinate: 45°27′00″N 8°28′00″E / 45.45°N 8.466667°E45.45; 8.466667 (Biandrate)
Altitudine 160 m s.l.m.
Superficie 12,45 km²
Abitanti 1 190[1] (31-12-2010)
Densità 95,58 ab./km²
Comuni confinanti Casalbeltrame, Casalino, Recetto, San Nazzaro Sesia, San Pietro Mosezzo, Vicolungo
Altre informazioni
Cod. postale 28061
Prefisso 0321
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 003018
Cod. catastale A844
Targa NO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti Biandratesi
Patrono san Sereno di Marsiglia
Giorno festivo prima domenica di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Biandrate
Biandrate
Sito istituzionale

Biandrate (Biandrà in piemontese e in lombardo) è un comune italiano di 1.199 abitanti della provincia di Novara.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Biandrate sono molto antiche anche se storicamente non vi sono delle date certe. Plutarco parla di una località denominata FLANDERATE (toponimo derivato dalla tribù dei Fiandri) quale scenario della celebre battaglia in cui l'esercito romano, comandato da Mario, sconfisse Climbi e Teutoni. Luogo della battaglia furono i Campi Raudi e ancora oggi sussiste nel territorio del Comune di Biandrate un prà raudo, nei pressi di quella che fu l'antica chiesa di San Michele de Pullis. Secondo alcuni studiosi, i Romani, dopo la vittoria, accordarono ai Fiandri superstiti di fissare in questo territorio la loro dimora, fondando il villaggio che da loro assunse il nome di Flanderate, trasformato poi in Blanderate. Non esistono, tuttavia documentazioni o testimonianze accertate che i Fiandri facessero parte dell'esercito barbaro sconfitto ai Campi Raudi.

Un'altra suggestiva ipotesi prende spunto da Plinio il Giovane che parla di un BARDERATE tra le molte cittadine fondate dal popolo dei liguri; tuttavia, tutte le località citate da Plinio sono dislocate al di là del fiume Po (anche se i possedimenti dei liguri si estendevano sui territori della riva sinistra del fiume) e tra queste non vi sono citate né Novara né Vercelli, lasciando molti dubbi sulla credibilità di questo riferimento storico. In ogni caso, non vi sono dubbi che Biandrate esistesse già ai tempi dei Romani, come documentano i ritrovamenti in loco di urne e lucerne di terracotta, monete di bronzo e vetri lavorati e come sarebbe comprovato da frammenti di iscrizioni su granito che suggeriscono l'ipotesi che Biandrate fosse un "municipium" in epoca romana e che vi si professasse la religione pagana in un tempio dedicato a Diana (dea della caccia e delle foreste). Dopo questi primi cenni di storia antica, di Biandrate non si hanno più notizie; ciò è sicuramente dovuto alle invasioni barbariche che si susseguirono nei secoli transitando per la strada delle Gallie su cui era situato il paese.

Fu con le invasioni barbariche e, in particolare, con l'avvento dell'Imperatore Federico Barbarossa che Biandrate tornò ad avere un ruolo storico di primaria importanza giungendo ad avere uno straordinario potere con i suoi Conti (per la vastità e prestigio del suo territorio) nei secoli XI e XII. Capostipite della famiglia di Biandrate (che erano di origine sassone) fu Dadone, vissuto prima dell'anno 1000 che ebbe feudi e privilegi dai Franchi ed iniziò il cammino di un grande dominio. Il suo successore, Viberto, ampliò i possedimenti di famiglia nel Vercellese e nell'Ossola. Nel 1025 ottenne l'investitura di Ivrea con tutti i territori annessi. A Guido II di Biandrate l'imperatore di germania, Corrado il Salico, confermò tutti i possedimenti con altri territori della Valsesia e dell'Ossola. Guido II fu seguito da Alberto I che un documento del 1093 indica con il titolo di Conte di Biandrate, mentre il paese è citato come libero comune amministrato da 12 consoli. Alberto fu un grande guerriero e partecipò alla prima crociata in Terra Santa; al suo ritorno fu nominato Console di Milano.

Il massimo splendore[modifica | modifica wikitesto]

Biandrate raggiunse il massimo splendore con il figlio di Alberto, Guido Guidone, che seppe ampliare più di ogni altro i domini e la potenza del proprio casato. Ebbe vincoli di parentela con le dinastie reali, partecipò alla seconda crociata con il Re di Francia e l'imperatore Corrado III e, nel 1152, fu testimone dell'incoronazione di Federico Barbarossa che ospitò due anni più tardi, con tutta la sua corte, nel castello comitale. Nel 1156 il Barbarossa lo nominò capitano di tutte le milizie imperiali del contado e del vescovado di Novara con l'imperativo che nessuno potesse fare giustizia o guerre senza di lui. A Guido Guidone furono confermati tutti i possedimenti acquisiti con vaste integrazioni nell'Astigiano, nel Chierese e in Val di Canale. Secondo la testimonianza di Ottone di Frisinga, Guido arrivò a possedere 37 castelli e di tutto il territorio novarese, solo la città di Novara non gli apparteneva. Combatté contro i Pavesi annettendo i castelli di Gambolò e Vigevano e assediando la città di Pavia.

Le lunghe battaglie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1158, in occasione del tragico assedio di Milano da parte del Barbarossa, non esitò ad usare la sua autorevolezza per impetrare la clemenza dell'imperatore verso una città ormai allo stremo. Questa sua sensibilità nei confronti del capoluogo lombardo non bastò a salvare Biandrate dalla distruzione, dieci anni più tardi, allorché i Comuni della lega lombarda sconfissero l'imperatore Federico Barbarossa (che fu tratto in salvo ed ospitato da Guido guidone nel suo castello di Monteacuto d'Asti) e assediarono e rasero al suolo la sua città. Fu redatto uno statuto funesto "De tenendo destructo Blanderate" con cui si stabilì che i Consoli di Novara dovessero vigilare che a Biandrate non fosse riedificata e per consentire alle città di Novara e di Vercelli di estendere i propri domini sui possedimenti dei Conti.

La popolazione sopravvissuta alla distruzione tentò timidamente di riunirsi e di edificare nuove abitazioni intorno alle chiese superstiti, mentre i Conti tentarono do ottenere la protezione di Vercelli offrendo in contropartita la Valsesia. I Consoli novaresi insorsero contro Vercelli, Biandrate fu nuovamente distrutta e lo statuto di mantenerla in rovina venne rinnovato. Era il 1232. Ventisette anni più tardi, le città di Vercelli e Novara effettuarono una divisione territoriale della Signoria dei Conti e Biandrate fu inserito nel lotto dei vercellesi, auspice il podestà di Milano che aveva negoziato la pace.

Tuttavia i continui dissidi tra Novara e Vercelli fecero si che Biandrate venisse trascurata e potesse procedere lentamente ad una riedificazione. Le vicende successive sono le vicende di un borgo qualsiasi; si passa dai saccheggi del marchese del Monferrato (1360) alle dominazioni dei capitani di ventura (il più famoso fu Facino Cane) sotto l'egida dei Visconti di Milano e, più tardi, degli Sforza. Si avvicendarono poi Mercurino da Gattinara, i Tornielli di Novara e i Conti De Silva che mantennero il dominio fino alla rivoluzione francese. Con il Duca di Savoia, Biandrate entrò a far parte della Repubblica Cisalpina fino al 1814; con la caduta di Napoleone Buonaparte, infine, tornò a far parte del novarese. Ma la storia ha saputo assegnare a Biandrate un ruolo da protagonista.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa parrocchiale

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa parrocchiale di San Colombano, dedicata al santo missionario irlandese, sorta sui resti dell'antico monastero fondato dai monaci di Bobbio.

La parrocchiale dedicata a San Colombano, già citata nel 1146, divenne sede di "collegiata". Dell'antica chiesa romanica rimane ben poco: l'atrio a quattro campate con volte a crociera, l'ultima delle quali risale a un periodo posteriore (XIV secolo). Gradevoli sono le decorazioni in cotto che adornano i capitelli delle semicolonne con elementi naturalistici. Da segnalare sono, inoltre, le quattro formelle in cotto provenienti dall'edificio romanico, che rappresentano fiere e una sirena con due code. Meritano rilievo particolare le scene del Giudizio Universale, datato 1444, che riempie la parete della terza campata: purtroppo parte di questo affresco è rovinato, soprattutto nella zona in cui è raffigurato l'Inferno. Sulla volta centrale dell'atrio si trova l'effigie del Cristo Pantocratore con le simbologie dei Quattro Evangelisti. Studi approfonditi portano ad avanzare l'ipotesi che gli affreschi siano opera di Giovanni de Campo. Al di sopra del portico, nel XIV secolo fu eretto lo scurolo contenente le reliquie del patrono del paese, San Sereno, vescovo di Marsiglia, che secondo la tradizione mor" in questa zona al ritorno da un pellegrinaggio a Roma ai tempi di Papa Gregorio Magno. II campanile che affianca la parrocchiale è stato edificato nel 1819, ad opera dell'ingegnere vercellese Vincenzo Sassi, ed è alto 45 metri.

  • Santuario della Madonna della Preiera: il Santuario fu edificato nel XVIII secolo laddove esisteva una piccola edicola votiva risalente, con tutta probabilità, al XV secolo, fuori dal centro abitato. La costruzione è a navata unica, di forme semplici; l'ingresso è preceduto da un portico. All'interno, l'ancona dell'altare maggiore consta di una statua raffigurante la Vergine.
  • Chiesa di Santa Caterina (XVIII secolo): la chiesa dedicata a Santa Caterina è stata edificata nei primi anni dell'Ottocento ed è in stretto rapporto con l'omonima confraternita; é a navata unica e le sue forme architettoniche esterne sono di gusto neoclassico. All'interno, di buona fattura, sono le statue lignee che rappresentano la Santa, collocate una sopra l'altare maggiore e l'altra all'interno dell'ancona sopra l'altare dedicato alla Santa.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Comunale (XVIII secolo): il Palazzo Comunale, situato in piazza Cesare Battisti, è il tipico esempio di architettura accademica ottocentesca. Sulla facciata, prospiciente la piazza, sono inseriti due medaglioni scolpiti in marmo che rappresentano Facino Cane e Guido Guidone, due illustri personaggi del luogo. Completano la struttura architettonica quattro semicolonne sormontate da capitelli ionici.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]


Meeting internazionale colombaniano[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 a Biandrate e nella chiesa di San Colombano si è celebrato il meeting internazionale colombaniano, infatti ogni anno viene scelta una chiesa fondata dai monaci di San Colombano e che è legata al santo. Il parroco dell'Abbazia di San Colombano ed il Vescovo della Diocesi di Piacenza-Bobbio portano il busco argenteo contenente le reliquie del Santo e celebrano, assieme a religiosi ed autorità convenute anche dall'estero, una solenne messa e tengono per tutto il giorno un meeting storico descrittivo del Santo e della sua opera. Sono convenuti anche molti pellegrini provenienti dalle parrocchie colombaniane di tutta Europa (Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Svizzera) e gli amici dell'associazione di San Colombano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Sito Comune di Biandrate

Sito Provincia di Novara - Turismo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN237433187
Piemonte Portale Piemonte: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Piemonte