Omohide poro poro

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Omohide poro poro
Omohide poro poro.png
Taeko sul treno con i ricordi del suo passato
Titolo originale おもひでぽろぽろ
Paese di produzione Giappone
Anno 1991
Durata 118 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere animazione
Regia Isao Takahata
Soggetto Isao Takahata
Sceneggiatura Isao Takahata
Montaggio Takeshi Seyama
Musiche Katsu Hoshi
Doppiatori originali

Omohide poro poro (おもひでぽろぽろ Omoide poroporo[1]?, lett. "Gocce di memoria", "Ricordi goccia a goccia" o "Pioggia di ricordi", mal tradotto alle volte in "Ricordi a catinelle"[2]) è un lungometraggio di animazione giapponese prodotto dallo Studio Ghibli nel 1991, per la regia di Isao Takahata, ancora inedito in Italia, e conosciuto con il titolo internazionale di Only Yesterday.

Il film è considerato l'opera più riuscita del regista ed è basata sull'omonimo manga di Hotaru Okamoto e Yuko Tone. Ha riscosso un grandissimo successo, sia per la maestria che distingue lo Studio Ghibli nella realizzazione dei suoi lavori, sia per l’originalità della tematica proposta, dal momento che la vita sentimentale di una office lady di trent'anni è un soggetto piuttosto insolito per un film di animazione.[3]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Taeko Okajima è una giovane donna di 27 anni, impiegata presso una grande azienda di Tokyo. Non è sposata né ha fidanzati, con molto rammarico della madre, che tenta senza successo di combinare un matrimonio per lei.

Decide di prendersi una breve vacanza e seguire l'istinto di tornare nei luoghi che avrebbe voluto visitare nella sua infanzia per lavorare, durante le ferie, nell'azienda agricola dei genitori del cognato che produce la cartamina, un colorante per cibi che ricorda lo zafferano, attraverso la raccolta dei fiori di cartamo. Durante il viaggio e il soggiorno il suo pensiero andrà a vecchi amori, ad emozioni antiche, o semplicemente a ricordi della sua infanzia che cadranno lentamente, ma inesorabilmente, su di lei, scavandola, colpendola e cambiandola.

Tutto il film è incentrato sulla contrapposizione tra passato e presente, come un flusso di coscienza per immagini, che mette a confronto l'infanzia con l'inizio della maturità, e ci fa riflettere se siamo diventati la persona che avremmo voluto essere quando avevamo dieci anni, se il debito con il nostro "bambino interiore" sia stato saldato o meno. Il viaggio in campagna che Taeko compie è un viaggio anche all'interno dei suoi desideri e delle sue aspirazioni; ritrovandosi a dividere il tempo con persone che hanno obiettivi differenti dai suoi, Taeko mette in gioco le proprie scelte di vita fino a quel momento date per scontate.

Nell'incontro con Toshio, che ha abbandonato il suo lavoro di impiegato per mettere in piedi un'azienda agricola biologica, Taeko ha la possibilità di vedere una persona in grado di prendere in mano le redini della sua esistenza e mutarne il corso prima di ritrovarsi intrappolata in una vita non sua.

Taeko si trova davanti a delle scelte difficili da affrontare, come una proposta di matrimonio, sebbene fatta per interposta persona. Taeko, nonostante sia consapevole dei suoi sentimenti verso Toshio, dapprima scappa, come una bambina di dieci anni riluttante ai cambiamenti; poi, però, quando durante il viaggio di ritorno a Tokyo vede la campagna scorrerle davanti, ascolta la voce di Taeko bambina e dà spazio ai suoi sentimenti. Come un fantasma che trova finalmente la pace, nel momento in cui Taeko compie il proprio destino tornando da Toshio, il ricordo di Taeko a dieci anni si accomiata dalla sé stessa ormai adulta.

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Il film è ambientato tra il 1966 e il 1982. Alcuni comportamenti dei personaggi all'epoca erano dettati dalle convenzioni sociali più che dalla volontà degli individui.

Possiamo vedere quanto sia indifferente e freddo l'atteggiamento del padre di Taeko lungo tutti i flashback che ci vengono proposti. Lo vediamo sempre intento a leggere il giornale e a fumare, scambiare pochissime parole con i familiari, rivolgersi alla moglie sempre con un tono assai autoritario. Il padre di Taeko manteneva con il suo lavoro una famiglia di sei persone: questo era ciò che la società richiedeva da lui. Non si alzava da tavola per prendersi una seconda porzione di riso non per volontà di sopraffazione nei confronti della moglie, ma perché era una cosa semplicemente inconcepibile.

Anche la madre di Taeko rispecchia pienamente la tipica moglie giapponese, almeno come proiezione del desiderio della componente maschile della società. Intenta ad occuparsi a tempo pieno della famiglia, parla pochissimo, e in ogni caso non rivolge mai la parola direttamente al marito. Non è mai rappresentata in un contesto sociale, nemmeno quando la vediamo dirigersi verso la scuola di Taeko - in kimono. Mentre le altre donne chiacchierano tra di loro lei è in disparte e silenziosa: si preoccupa per le figlie, ma non ne parla al marito per non disturbarlo, e non per escluderlo dalla vita familiare.

Taeko e le sue sorelle crescono circondate da figure perfettamente tradizionali, ed anche loro si uniformano a questi modelli comportamentali. Taeko, alla fine del film, addirittura rinuncia al suo lavoro e alla vita indipendente a Tokyo per sposare Toshio.

Toshio stesso, pur essendo giovane, vede la divisione dei compiti in modo abbastanza tradizionale. Si stupisce nell'apprendere che Taeko, nonostante i suoi ventisette anni, non sia ancora sposata, ed accoglie con scetticismo e rassegnazione la notizia che Taeko, come molte sue amiche, ha deciso di posticipare il matrimonio per lavorare.

Per uno spettatore occidentale questo lungometraggio potrebbe sembrare antifemminista e conservatore, ma è coerente con l'immagine della donna in Giappone fino a non molto tempo fa.

Scelte registiche[modifica | modifica sorgente]

Il film è denso di colori durante la rappresentazione del presente, in contrasto con i tenui acquarelli utilizzati durante i racconti dei ricordi d'infanzia. Le scene dei ricordi infatti sono caratterizzate per volontà registica da personaggi dai colori nitidi e ben a fuoco che si stagliano su fondali appena accennati e dai contorni soffusi.

La sceneggiatura procede quindi attraverso continui flashback che non risparmiano ricordi dolorosi per la protagonista, ma un montaggio preciso e chiaro permette di comprendere perfettamente la storia narrata e aggiunge una enorme profondità interiore ai personaggi descritti.

In un film in cui dominano i ricordi e la nostalgia che essi provocano i silenzi sono la prerogativa essenziale sulla quale il regista Isao Takahata ama giocare, come se volesse seguire i lenti e silenziosi tempi della natura che circonda la protagonista durante il suo soggiorno contadino. Gli splendidi paesaggi sui quali si stagliano le figure animate sono dunque un altro protagonista di questo anime, esattamente come lo è per un'altra opera del regista di punta dello Studio Ghibli, Hayao Miyazaki in Tonari no Totoro.

Molte volte è stato chiesto a Takahata perché avesse scelto l’animazione per un soggetto che si poteva sviluppare anche con una tecnica “dal vero”. Infatti, oltre a non prevedere effetti speciali d’alcun tipo, oppure una particolare ricostruzione storica, la trama del film sembra particolarmente adatta per un film “dal vero”. Takahata ha motivato la sua scelta spiegando che sarebbe stato molto difficile per un’attrice rendere tutte le emozioni che prova Taeko. Grazie al disegno si possono realizzare anche minimi movimenti, impercettibili per l’occhio umano, che rendono però ricca la rappresentazione di un sentimento, ed in modo perfettamente rispondente alle esigenze del regista.

È documentato inoltre che i tratti principali dei visi dei protagonisti siano stati rappresentati seguendo i caratteri facciali degli attori che poi hanno sostenuto il doppiaggio originale dell'anime.

L'Italia sta ancora attendendo l'edizione ufficiale di questo film, i cui diritti paiono ancora in mano alla Buena Vista.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

Molto particolare la colonna sonora utilizzata per il film che spazia fra temi scritti appositamente e l'impiego di motivi popolari tradizionali come gli stornelli italiani o la musica contadina ungherese di Fuvom Azenekem. Esistono vari album che riprendono i temi musicali originali del film e li ripropongono in diversi arrangiamenti. La proposta che più ricrea i silenzi e la nostalgia di questo film è senz'altro quella del Classic Ensemble, nel quale vengono affidate e rielaborate ad una piccola orchestra d'archi con pianoforte le migliori melodie dell'anime.

Il manga[modifica | modifica sorgente]

Il manga a cui si ispira il film tratta solamente la vita di Taeko a undici anni, raccontandoci brevi episodi della sua quotidianità, fra ricordi di consuetudini o spettacoli in voga nel 1966. Trasporre il fumetto in una sceneggiatura su cui basare un lungometraggio risultò essere un lavoro assai arduo, dal momento che, essendo il manga composto solamente da brevi episodi, mancava completamente un filo narrativo omogeneo. Raccontando la storia sotto forma di ricordo, serviva la figura di un narratore, e quindi fu creato il personaggio di Taeko adulta. Tutte le sequenze del film che coinvolgono Taeko adulta, compreso l’incontro con Toshio, sono state dunque inventate da Takahata.

Notazioni culturali[modifica | modifica sorgente]

Questo lungometraggio ci mostra alcune caratteristiche della cultura giapponese e delle mode in voga in Giappone nel 1966:

  • nel finale, quando il gruppo di bambini segue Taeko e Toshio, alcuni di loro portano in mano una sorta di grossa freccia di legno. Si chiama Ai Ai Gasa (l’ombrello dell’amore) ed è l’equivalente del nostro cuore trafitto per la rappresentazione simbolica dei sentimenti. Sotto l’ombrello si scrivono i nomi delle persone innamorate. Lo stesso simbolo appare in una scena precedente disegnato sul muro della scuola elementare frequentata dalla piccola Taeko, con i nomi di Taeko e di Hirota (il bambino innamorato di lei che non riesce a dichiararsi).
  • Un altro fatto che potrebbe stupire lo spettatore italiano odierno è l’eccitazione di Taeko di fronte all’ananas; bisogna però sapere che nel 1966 era abbastanza inusuale in Giappone consumare frutta importata, e l’ananas si trovava solamente già pronto, sciroppato e in lattina. Moltissimi giapponesi non avevano mai visto un ananas intero e non avevano quindi la benché minima idea di come si mangiasse. Possiamo dunque capire lo stupore di Taeko e della sua famiglia e le aspettative nei confronti di quell’insolito frutto.
  • In alcune sequenze vediamo Taeko intenta a guardare uno spettacolo in televisione. Ciò che Taeko guarda è un programma di pupazzi animati molto in voga alla fine degli anni ’60, chiamato Hyokkori Hyotanjima, ovvero l’isola dei pupazzi. Anche la sigla dello spettacolo era molto popolare, e dunque Takahata la inserisce nel film facendola cantare a Taeko; Taeko canticchia il ritornello che dice: “ridi se non vuoi piangere, fatti forza e vai avanti”, per consolarsi quando la madre le impedisce di dire alle compagne che era stata scelta prima lei per recitare nella compagnia universitaria.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In giapponese moderno, おもひで (omohide), si scrive おもいで, pronuncia "omoide". Per convenzione, in giapponese anche le parole con grafia arcaica si pronunciano come nella lingua moderna; ad esempio, c'è un famoso testo antico che si scrive tuttora かげろふ日記: esso dovrebbe avere la pronuncia "kagerofu nikki", ma in Giappone viene pronunciato, immancabilmente, come "kageroo nikki", perché la lingua moderna ha perso le aspirazioni all'interno della parola, e l'incontro tra i suoni /o/ e /u/ ha dato, come esito, la vocale /o/ lunga.
  2. ^ La parola onomatopeica "poro poro" si usa per esempio per esprimere il suono che fa la pioggia quando cade in modo non violento, leggero ma incessante, mentre la pioggia "a catinelle" è decisamente violenta. Comunque, essendo un titolo inedito in Italia, non ha una traduzione ufficiale.
  3. ^ Mario A. Rumor. The art of emotion. Il cinema d'animazione di Isao Takahata. Rimini, Guaraldi-Cartoon Club, 2007, pp. 243 e segg.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]