Monastero delle Murate

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Coordinate: 43°46′8.74″N 11°16′7.27″E / 43.7690944°N 11.2686861°E / 43.7690944; 11.2686861

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Il complesso delle Murate
L'ex-carcere

L' ex-monastero delle Murate si trova in via Ghibellina a Firenze. Per circa cento anni, dal 1883 al 1985 è stato il carcere di Firenze, dopodiché i detenuti sono stati trasferiti a Sollicciano e in altre strutture.

Indice

[modifica] Storia

Nel 1424 il complesso, intitolato alla Santissima Annunziata e a Santa Caterina, accolse le monache di clausura cosiddette "murate" (o recluse volontarie), trasferitesi dalle cellette del "Ponte Rubaconte", (ponte alle Grazie). Il cenobio venne ristrutturato e ampliato prima nel 1471, a seguito di un incendio, poi nel 1571, dopo un'alluvione.

Ospitò la giovinetta Caterina de' Medici (dal 1528 al 1530), poi Regina di Francia, e, dopo la morte di Cosimo I nel 1574, Camilla Martelli, sua seconda moglie morganatica; vi furono confinate le figlie di Don Pietro de' Medici, avute illegittimamente in Spagna.

Soppresso nel 1808, il convento fu poi ristrutturato dall'architetto Domenico Giraldi nel 1845 e trasformato in carcere dopo la chiusura vicino del carcere delle Stinche[1]


Negli anni della Seconda guerra mondiale il carcere delle Murate[2]fu tristemente famoso in quanto centro di raccolta e tortura dei prigionieri politici e dei partigiani catturati dai Nazifascisti in tutta la regione.[3]

Fra i momenti più commoventi dell'alluvione di Firenze ci fu il salvataggio dei detenuti intrappolati nelle celle, che si prodigarono in ringraziamenti ai salvatori. Oggi ospita un ristorante, una zona residenziale e un parcheggio.

La cappella di Santa Maria della Neve risale agli ultimi decenni del Cinquecento e ne rimane solo la facciata con portale centrale sormontato da timpano e due porte laterali con lunette semicircolari e due finestrelle ad oculo. Sulla facciata cuspidata vi è un grande finestrone rettangolare. La cappella sofferse gravissimi danni al tempo dell'alluvione del 1966.

[modifica] Il restauro

Lo spazio restaurato

Agli inizi del XXI secolo le Murate sono state interessate da un progetto di recupero e trasformazione dell'ex-carcere in edilizia residenziale pubblica, attività commerciali e spazi sociali, con un percorso pedonale, una piazza interna (piazza della Madona della Neve). Le linee guida del progetto per il recupero delle Murate sono state tracciate dall'architetto Renzo Piano. Il complesso è stato inaugurato nel 2004, sebbene alcune ali siano ancora oggi oggetto di intervento.

La superficie complessiva dell'intervento è di 2700 metri quadrati, con 45 alloggi, di dimensioni medio-piccole. La piazza, formata dall'unione di due cortili e dalla demolizione di una struttura esistente per una superficie di circa 2000 metri quadrati, è di fatto il cuore dell'intervento e rappresenta l' "apertura" alla città. Vi si accede da quattro passaggi pubblici: due da via dell'Agnolo e due da via Ghibellina.

[modifica] Opere già alle Murate

[modifica] Note

  1. ^ Il complesso (de “Le Murate) [...] soppresso nel 1808 dal governo francese, nella prima metà di quel secolo venne trasformato in stabilimento carcerario - Guida d'Italia-Firenze e Provincia, Touring Club Italiano, Milano, 2007, pagina 413
  2. ^ [A Villa Triste]In via Bolognese i tedeschi occupavano il pianterreno ed il secondo piano, mentre il reparto Carità era installato al primo piano ed aveva il compito di sorveglianza del sottosuolo, adibito a prigione per lo più per coloro che erano arrestati dai tedeschi, dato che gli italiani avrebbero dovuto inviare i loro inquisiti, terminato l'interrogatorio, al carcere giudiziario delle Murate. Carlo Francovich, La Resistenza a Firenze, La Nuova Italia, Firenze, 1962, pagina 88
  3. ^ Il 20 febbraio [1944], [...] come ebbe a deporre il medico del carcere delle “Murate” [...] Incidentalmente osserviamo che, per chi veniva arrestato durante quei mesi, le “Murate” - in confronto a “Villa Triste”- rappresentavano una specie di paradiso. Se non altro, il detenuto veniva trattato secondo il regolamento carcerario. Il direttore di allora era il dott. Mazzarisi, che cercò di resistere alle continue pressioni degli scherani di Carità per prelevare prigionieri politici senza disposizione dell'autorità giudiziaria. Carlo Francovich, La Resistenza a Firenze, La Nuova Italia, Firenze, 1962, pagine 163-164

[modifica] Altre immagini

[modifica] Altri progetti

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