Carcere delle Stinche
Coordinate: 43°46′12.45″N 11°15′39.54″E / 43.770125°N 11.2609833°E
Il Carcere delle Stinche era l'antico carcere di Firenze, situato in Via Ghibellina, più o meno sul sito dell'attuale Teatro Verdi.
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[modifica] Le carceri a Firenze
Nel medioevo la menzione più antica di luoghi usati come carceri spetta alle Burellae, i sotterranei con volte dell'Anfiteatro romano e del Teatro, che rimasero visibili per buona parte del medioevo. In seguito vennero usate a tale scopo alcune torri, riadattate o costruite appositamente per questo scopo. Tra queste si ricordano una nei pressi della chiesa di San Salvatore al Vescovo o la torre della Pagliazza.
Una cella più prestigiosa, sepure angusta, era il cosiddetto "Alberghetto", nella torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio: nel XV secolo vi vennero rinchiusi Cosimo il Vecchio e Girolamo Savonarola.
Le prigioni erano appaltate a privati e i detenuti erano tenuti a pagare una libbra al giorno per ogni giorno di carcere a copertura delle spese: così i più facoltosi potevano anche ottenere un trattamento migliore dietro il pagamento di una cifra adeguata. I non abbienti ricevevano un trattamento durissimo, che vedeva l'unica speranza nelle periodiche aministie, per un numero molto limitato di dannati, in occasione di particolari celebrazioni o feste religiose. Da questa usanza restavano comunque esclusi i colpevoli di gravi reati, come l'omicidio, o i detenuti politici.
[modifica] Storia del complesso
Le antiche prigioni delle Stinche furono costruite a partire dal 1299 dalla Repubblica fiorentina. Presero questo nome nel 1304, quando in esse furono rinchiusi i prigionieri fatti nella presa del Castello delle Stinche, che si trovava nei pressi di Greve in Chianti, (tra Panzano in Chianti, Lamole e Radda), appartenente ai Cavalcanti.[1] In questo carcere si tennero prigionieri di guerra e i colpevoli di reati politici. La prigione ospitò buona parte dei nemici politici del tiranno Gualtieri VI di Brienne e fu presa d'assalto dai fiorentini insorti alla sua cacciata. Per ricordare l'evento fu affidato ad un pittore che presenta affinità stilistiche col primo Orcagna[2]un affresco che rappresenta Sant'Anna che consegna ai fiorentini le bandiere delle Arti, mentre un angelo caccia dalla città il Duca di Atene In questa pittura è dipinto Palazzo Vecchio fortificato, com'era nel 1443. L'affresco oggi è conservato nel Museo di Palazzo Vecchio. La teoria che l'autore dell'affresco fosse Cennino Cennini che lo avrebbe eseguito durante la sua detenzione è stata smentita dal Ricci[3]
In seguito vi furono rinchiusi i debitori, i falliti. Fra questi si ricordano lo storico Giovanni Villani, il pittore Cennino Cennini, Giovanni Cavalcanti, Niccolò Machiavelli, Roberto Acciaioli, la moglie di Francesco Gianfigliazzi (che si era introdotta in Firenze nel 1440 con un travestimento per perorare la causa del marito esiliato), Pietro Vespucci (ambasciatore del Re di Napoli che aveva preso parte alla congiura dei Pazzi) e molti altri. Le Stinche furono alienate nel 1833, e sul suolo ricavato dalla loro parziale demolizione furono eretti una sala per spettacoli equestri e una sala per la Società Filarmonica Fiorentina, la quale lo trasformò in un teatro, detto Di Pagliano, oggi Teatro Verdi.
Dopo la chiusura del carcere delle Stinche, la zona penitenziaria si spostò di alcuni isolati più a est, nel complesso delle Murate.
[modifica] Descrizione
Le Stinche erano una costruzione quadra, recintata da un muraglione altissimo: per questa caratteristica ebbero il nome di "Isola delle Stinche". Esse avevano per unico ingresso una porticina con sopra scritto: Oportet misereri (occorre compatire) e il popolo la chiamava: La porta della miseria. Lungo Via Ghibellina passavano i tristi cortei dei condannati che andavano verso il luogo delle esecuzioni capitali, presso la Torre della Zecca. Per dare conforto ai malcapitati lungo tutto il percorso furono eretti una serie di grandi tabernacoli, come il Tabernacolo delle Stinche, dipinto da Giovanni da San Giovanni (1616, risistemato nell'Ottocento dall'architetto Luigi Cambray-Digny).
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Giovanni Villani, Nuova Cronica, XI/75: Come i Fiorentini feciono oste e presono il castello delle Stinche e Montecalvi, che ’l teneano i Bianchi.
- ^ R. Offner,A critical and historical corpus of florntine paintings: A legacy of attributions: supplements, New York 1981, p.26
- ^ Cento vedute di Firenze antica, Firenze 1906, pagp.6 n°1, tav XXVII
[modifica] Bibliografia
- Francesco Lumachi, Firenze, nuova guida illustrata storica-artistica-aneddotica della città e dintorni, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 1929
- P. Fraticelli, Delle antiche carceri di Firenze denominate le Stinche or demolite e e degli edifizj in quel luogo eretti l'anno 1834, Firenze 1834.
- Anita Valentini, L'iconografia fiorentina di Sant'Anna. Genesi ed evoluzione in I "fochi" della San Giovanni,XXXIII n°2 pagg. 7-33
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