Bardi (famiglia)
I Bardi furono una famiglia fiorentina di banchieri e mercanti che creò una ricchissima compagnia commerciale nel Basso Medioevo.
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[modifica] Storia
Giunsero in città nell'XI secolo, originari di Ruballa presso Bagno a Ripoli, e ottennero la cittadinanza nel corso del XII secolo, dedicandosi all'attività mercantile e in seguito bancaria. Figura importante fu Bartolo de' Bardi, uno dei primi priori di Firenze, nel 1282. Al massimo del loro splendore la loro compagnia era una delle più ricche d'Europa, con filiali a Costantinopoli, Cipro, Rodi, Maiorca, Marsiglia, Avignone, Nizza, Champagne, Parigi, Bruges, Londra, Siviglia, Barcellona, Toledo, Tunisi, oltre alle numerosissime filiali in Italia. Con i Peruzzi e gli Acciaiuoli essi ebbero di fatto il monopolio delle finanze pontificie.
Per dare un esempio dell'efficienza della loro "holding", nel 1336 essi ricevettero dalla loro filiale di Avignone l'incarico da parte di Papa Benedetto XII di inviare agli armeni, assaliti dalle popolazioni turche, il corrispettivo di diecimila fiorini d'oro in grano. Detto fatto: il 10 aprile arrivò l'ordine, poche settimane dopo gli agenti italiani dei Bardi comprarono il grano sulle piazze di Napoli e Bari tramite le loro filiali, e prima della fine del mese navi cariche delle vettovaglie erano già salpate verso il Mar Nero.
Nel XII secolo i Bardi acquistarono i possedimenti a nord di Prato dai Conti Alberti, in particolare il Castello di Vernio, dando origine al ramo nobile dei Bardi di Vernio.
Simone de' Bardi, detto Mone, sposò Beatrice Portinari, figlia di un banchiere, che era appena adolescente. Fu questa la Beatrice che ispirò a Dante Alighieri la Divina Commedia. È recentissimo il ritrovamento, da parte dello studioso Domenico Savini, di nuovi documenti nell'archivio Bardi su Beatrice e suo marito. Tra questi un atto notarile del 1280, dove Mone de' Bardi cede alcuni terreni a suo fratello Cecchino con il beneplacito della moglie Bice (così veniva chiamata Beatrice), che all'epoca doveva avere circa quindici anni. Un secondo documento del 1313, quando cioè Beatrice doveva essere già morta, cita il matrimonio tra una figlia di Simone, Francesca, e Francesco di Pierozzo Strozzi. Questo avvenne per intercessione dello zio Cecchino, ma non è specificato se la madre fosse stata Beatrice o la seconda moglie di Simone, Bilia (Sibilla) di Puccio Deciaioli. Altri figli conosciuti di Simone sono Bartolo e Gemma, la quale venne maritata ad Ardingo de' Medici.
A Firenze i Bardi avevano le proprie case sulla strada che da essi prende il nome, la Costa de' Bardi in Oltrarno, in particolare nel Palazzo Canigiani, originariamente Palazzo de' Bardi.
Giotto lavorò alla loro Cappella (la Cappella Bardi, appunto) in Santa Croce in cui ripropose le storie di San Francesco d'Assisi che (forse) aveva già dipinto nella Basilica del santo a Assisi (1325 - 1330).
La rivolta antimagnatizia del 1343 colpì la loro famiglia, che ebbe la propria residenza assalita e saccheggiata dalla folla. Due anni dopo (1345) Re Edoardo III d'Inghilterra si rifiutò di restituire loro i debiti contratti per la Guerra dei Cento anni costringendo la loro compagnia a dichiarare il fallimento assieme ad altre importanti compagnie, quali quella dei Peruzzi, e innescando un processo a catena che coinvolse gravemente l'economia fiorentina. Giovanni Villani scrisse che la quantità di fiorini d'oro prestata al monarca inglese valea un reame: lo storico stesso, che aveva preso parte alla stipula del prestito, ne pagò le conseguenze venendo incarcerato per un periodo.
[modifica] La compagnia e il fallimento
| Per approfondire, vedi la voce Compagnia commerciale medievale. |
Per capire le ragioni di un tanto repentino crollo è necessaria un'analisi della struttura della compagnia commerciale. Ciascuna filiale, sulla carta, era considerabile come un'agenzia indipendente che aveva il diritto di stipulare affari, di fissare i prezzi e di autoregolamentarsi. Tutte queste agenzie, tuttavia, erano legate tra loro da un accordo di solidarietà che, quindi, faceva sì che non fossero troppo esposte ai capricci dei singoli mercati e che potessero lavorare in modo coordinato. Un tale modello organizzativo, evidentemente, offriva una notevole flessibilità alla struttura che, tuttavia, si vedeva tutelata in tutte le sue parti dalla solidarietà interna. Era, inoltre, possibile decidere i punti vendita delle merci a seconda dei vari valori di mercato locali, massimizzando così i profitti. Fu questa la forza della compagnia, ma anche la sua debolezza.
Nel caso in cui una filiale fosse fallita trovandosi con un profondo rosso, infatti, le altre sedi avrebbero dovuto aiutarla a ripianare i bilanci. Ciò, tuttavia, poteva portare ad un pericoloso effetto domino avente come il risultato la bancarotta di tutte le filiali della compagnia. Fu ciò che avvenne nel 1343.
[modifica] Dopo il crollo
Le sorti familiari non tornarono più allo splendore del passato, ma i Bardi mantennero comunque un certo spessore di rilievo nella vita fiorentina.
Dai Bardi di Vernio nacque Contessina de' Bardi, moglie di Cosimo de' Medici e nonna di Lorenzo il Magnifico. Nel 1487 acquistarono un palazzo in via de' Benci e nel 1576, grazie a una donazione di Francesco I de' Medici, tornarono nel palazzo in via de' Bardi, dopo che venne confiscato a Pietro Capponi per il suo appoggio alla congiura dei Pucci contro Cosimo I de' Medici.
Tra i Conti di Vernio si ricorda anche Giovanni, fondatore della Camerata de' Bardi, che prese il nome dalla sua famiglia.
I Bardi tennero tenacemente i loro possedimenti presso Vernio opponendosi al dominio della Repubblica fiorentina prima e del Granducato di Toscana poi, mantenendo un regime feudale ben oltre l'epoca moderna. Solo con il Congresso di Vienna del 1815 venne abolita qualsiasi giurisdizione di tipo feudale e la contea di Vernio venne unita legalmente al Granducato.
La famiglia principale si estinse nel 1810 con la morte del conte Pier Maria, e i beni familiari confluirono in quelli della famiglia Guicciardini.
Bardi è un cognome tutt'ora molto diffuso, soprattutto in Toscana, in Liguria orientale, in Romagna e, dalla metà dell'Ottocento, in Sicilia e in Sardegna.
[modifica] Lo stemma
Lo stemma dei Bardi consiste in alcune losanghe rosse (da cinque a sette) messe in banda (cioè in diagonale) in campo d'oro; Nell'angolo destro in alto i Bardi di Vernio avevano un castello d'argento con una sola torre (araldica). Altri rami avevano in questo cantone un leocorno, un leone, un drago, una ghirlanda, una corona, o lo scudo del popolo fiorentino (croce rossa in campo d'argento) o tre leoni d'oro, simbolo della monarchia inglese.
[modifica] Bibliografia
- Marcello Vannucci, Le grandi famiglie di Firenze, Newton Compton Editori, 2006
[modifica] Voci correlate
- Camerata de' Bardi
- Palazzo Bardi
- Palazzo Bardi-Guicciardini
- Cappella Bardi (Santa Croce)
- Cappella Bardi (Santa Maria Novella)
- Sandro Botticelli, Madonna Bardi (1485 circa)
- Compagnia commerciale medievale
- Alberti (conti di Prato)
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