Chiesa di San Pier Maggiore (Firenze)

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Coordinate: 43°46′16.85″N 11°15′42.42″E / 43.771347°N 11.261783°E43.771347; 11.261783

Chiesa di San Pier Maggiore
L'arco dell'ex-chiesa di San Pier Maggiore
L'arco dell'ex-chiesa di San Pier Maggiore
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Firenze
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Inizio costruzione XI secolo
Completamento XIV secolo
Demolizione dopo il 1783
Questa voce riguarda la zona di:
San Pier Maggiore
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Giuseppe Zocchi, Veduta della chiesa di San Pier Maggiore (1744)

La ex-chiesa di San Pier Maggiore si trovava affacciata sulla piazza omonima dedicata a San Pier Maggiore, a Firenze.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Qui sorgeva un monastero femminile benedettino, fondato nell'XI secolo, la cui badessa aveva il compito istituzionale di accogliere il nuovo vescovo di Firenze al suo arrivo in città. Essa veniva perciò chiamata, con fiorentina irriverenza, la sposa del vescovo.

L'antica chiesa romanica ebbe varie trasformazioni e nelle sue forme gotiche trecentesche è visibile nella tavola col Miracolo di san Zanobi di Ridolfo del Ghirlandaio, oggi al Museo dell'Accademia.

Fra le personalità qui sepolte erano gli artisti Luca della Robbia, Piero di Cosimo e Mariotto Albertinelli, e la poetessa Alessandra Scala.

L'edificio, ricco di pregevoli opere d'arte, venne ristrutturato da Matteo Nigetti nel 1638 ed il nuovo profilo ci è stato tramandato grazie ad una incisione di Giuseppe Zocchi (1744). A quel periodo risale la costruzione del portico antistante la chiesa, unica vestigia oggi superstite della chiesa.

La chiesa venne infatti demolita nel 1784 perché ritenuta pericolante: in realtà si trattò di una colonna, che non era nemmeno portante, che crollò il 2 settembre 1783 e che fece temere per la stabilità dell'intero complesso, tanto che il Granduca Pietro Leopoldo ordinò l'8 luglio 1784 che chiesa e campanile (quest'ultimo apparentemente molto simile a quello dell'odierna Santa Maria Novella) fossero abbattuti[1], e che il monastero fosse secolarizzato. Dietro questa furia demolitrice vi era il desiderio del granduca di ridurre il più possibile la presenza di istituzioni religiose in città, per cui colse l'occasione al volo per sbarazzarsi di un monastero e riorganizzare l'urbanistica dell'area. Al posto della chiesa sorsero però casupole di gente povera che cancellarono l'antico splendore della zona. Sono sopravvissute solo le tre arcate del portico della facciata, due delle quali tamponate e occupate da abitazioni private. Le decorazioni e gli arredi sono confluiti in varie istituzioni fiorentine, come lo Spedale degli Innocenti o la chiesa di San Michele Visdomini.

Opere già in San Pier Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rosanna Caterina Proto Pisani (2005). Perugino a Firenze. Qualità e fortuna d'uno stile, pag. 186. Catalogo della mostra. Pagliai Polistampa.

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