Metello (romanzo)

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Metello
Autore Vasco Pratolini
1ª ed. originale 1955
Genere romanzo
Sottogenere storico
Lingua originale italiano

Metello è un romanzo storico di Vasco Pratolini scritto nel 1952 pubblicato nel 1955, è il primo libro della trilogia Una storia italiana insieme con Lo scialo e Allegoria e derisione.

[modifica] Trama

Metello è il Primo volume di una trilogia, dal titolo complessivo Una storia italiana, che cerca di narrare la storia italiana dall'unità fino al ventennio fascista. Quello di Pratolini è un progetto ambizioso: all’indomani della nascita della repubblica italiana lo scrittore vuole raccontarne il trapassato per poterne capire fino in fondo il presente. La trilogia è, nella sua più intima essenza, una marcia di avvicinamento al cuore della storia, all’oggi, al presente. Metello, scritto nel ’52 e pubblicato nel ’55, racconta la prima parte della "storia" rievocando la Firenze di fine ‘800, da capitale dello stato italiano all’alba del XX secolo, fino ad arrivare attraverso un calcolato climax al grande sciopero generale del 1902 che scarica nell’ultima centinaia di pagine tutta l’intensità e l’energia accumulatesi. Raccontando Firenze, Pratolini racconta tutta l’Italia e in particolare il proletariato, la quale, alla luce delle nuove dottrine socialiste e del contesto di rivendicazioni e fermenti, cresce, si trasforma, abbandona le violenze dell’anarchismo bakuniano e le inutili e sanguinose sommosse popolari. È proprio in questi anni che il proletariato diventa tale: stringendosi attorno al nascente partito socialista, ai sindacati e alla camera del lavoro gli operai diventano un solo soggetto, un solo individuo con un’identità ben precisa e definita.

Karl Marx ha parlato e le sue parole non sono rimaste inascoltate, il proletariato ha capito, si dota di nuovi strumenti e di una nuova mentalità, come afferma il decano Lippi: «Questa ingegnere è un’altra generazione. Quando ero giovane io, gli imprenditori come lei, mandavano i caporali ad ingaggiarci e noi si stava in fila davanti al loggiato di piazza della Signoria, dov’erano le poste e si aspettava. Come delle puttane, proprio. E c’era sempre chi si offriva per meno, ci si rubava la fatica l’un l’altro. […] Questa è un’altra generazione l’ho capito io che non so né leggere né scrivere, possibile non l’abbia capito lei che ha studiato? È un’altra generazione. Noi si era buoni a farci legare. Ne mettevano dentro una mezza dozzina e tutto era finito». Ferdinando Lippi è il muratore più anziano del cantiere di Metello e con semplice parole riesce ad esprimere la netta trasformazione che in un quarto di secolo ha stravolto il proletariato.

Questo mutamento viene accennato in forma incompleta e incompiuta nella prima parte del romanzo: «Già egli si accorgeva che gli anarchici diventavano sempre meno, dispersi o in galera che fossero, adesso era sopra i socialisti che si posavano gli occhi della Polizia. Erano tutt'altra di uomini costoro, forse più ignoranti, meno generosi se non a parlare, avevano tutti una famiglia da mantenere, ma con le idee più chiare». Da queste parole si snoda il percorso che porta il proletariato attraverso la sollevazione nel 1898 e la conseguente repressione, alla coscienza di classe.

L’operaio sostituisce all’inutile lotta individuale quella di classe, non è più inerme e impotente ma si dota di strumenti realmente efficaci.

La narrazione storica di Pratolini si svolge senza liricismi, tranquilla, lineare, quasi piatta, come del resto il suo protagonista: Metello Salani. Figlio di un anarchico e rimasto orfano neonato di pochi mesi viene allevato a Rincine, in campagna, da una semplice famiglia di contadini, vive nei campi del Mugello la sua adolescenza, e solo il caso o forse il destino lo riporterà in città. Metello è l’uomo comune, a tal punto da scadere a tratti nella banalità; nel suo grigiore è il simbolo di un evento oscuro, insignificante che i libri di storia non annoverano e ricordano. Metello è il proletariato che cresce, si trasforma, si organizza. Inizialmente il suo motto e norma di vita è riassunto dalle parole del Chellini: «Mai essere il primo a farsi avanti né mai l’ultimo a tirarsi indietro». Ma qualcosa lentamente cambia: «Se un tempo egli si proponeva di non essere mai né l’ultimo né il primo, i fatti gli avevano dimostrato che cotesta era una posizione impossibile da sostenere. In ogni circostanza l’urto è uno solo, e non conta il peso delle singole spallate». Così la ligia a rigida regola dopo essersi incrinata viene definitivamente travolta dagli eventi, spazzata via dalle circostanze e Metello si ritrova erto e spavaldo nell’occhio del ciclone, uomo delegato degli uomini oscuri, protagonista dello sciopero ma mai eroe. A Pratolini, infatti, non interessa e non serve un eroe, non vuole narrare le intrepide gesta dell’impavido Metello, ma la realtà delle circostanze, la vita grigia di un uomo imperfetto che cade nel peccato e nell’errore, nel tradimento e nella dimenticanza. Un uomo che mantiene sempre la sua dignità e la cui forza sta proprio nella semplicità che tutto fa apparire ovvio e normale anche quando non lo è. Il fiume della storia scorrendo su Metello, a volte placido, a volte impetuoso, lo modella, lo scolpisce e lo plasma rendendolo vero uomo e vero operaio.

Nell’ultimo dialogo con il padrone Badolati, Metello supera l’esame più duro rifiutando la carica di caporale da lui offertagli, il suo animo non vacilla, l’identità di classe è ferma e solida: «Se non avessi trent’anni appena porrei la mia candidatura. Ma è che sono troppo giovane, e a quest’età è ancora difficile cambiare pelo».

Metello si ritrova così uomo che capisce e che sa: «Perciò ho stabilito che il passato bisogna scordarselo, ce lo portiamo dietro ma non ci si deve pensare. I morti che ci hanno fatto del bene si ricompensano guardando in faccia i vivi. Ci si dovrebbe semmai più ricordare dei loro sbagli che delle loro cose indovinate. È coi vivi che siamo alle prese.»

Leggere Metello può essere tanto facile quanto difficile ma per farlo bisogna comunque guardare oltre i semplici fatti, non si può prescindere dal recuperare il contesto e le motivazioni storiche attorno alle quali si snodano gli accadimenti e le vite dei personaggi.

[modifica] Il film

Dal libro fu tratto nel 1970, un film per la regia di Mauro Bolognini.

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