José Mujica

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José Mujica
Pepemujica2.jpg

40° Presidente dell'Uruguay
In carica
Inizio mandato 1º marzo 2010
Vice presidente Danilo Astori
Predecessore Tabaré Vázquez

Senatore della Repubblica
In carica
Inizio mandato 3 marzo 2008
Presidente Tabaré Vázquez

Ministro dell'Allevamento, dell'Agricoltura e della Pesca
Durata mandato 1º marzo 2005 –
3 marzo 2008
Presidente Tabaré Vázquez
Predecessore Martin Aguirrezabala
Successore Ernesto Agazzi

Dati generali
Partito politico Fronte Ampio
Tendenza politica Socialismo
Firma Firma di José Mujica

José Alberto Mujica Cordano (Montevideo, 20 maggio 1935) è un politico uruguaiano, conosciuto pubblicamente come Pepe Mujica, senatore della repubblica e capo dello Stato[1] dal 1º marzo 2010.

Con un passato da guerrigliero ai tempi della dittatura, fu eletto deputato, senatore e, tra il 2005 e il 2008, fu ministro all'allevamento, agricoltura e pesca. Fu leader del Movimento di Partecipazione Popolare, raggruppamento maggioritario del Fronte Ampio, fino alle sue dimissioni avvenute il 24 maggio 2009. Il 30 novembre 2009 vinse le elezioni presidenziali, battendo al ballottaggio Luis Alberto Lacalle. Dal 2005 è sposato con la senatrice e leader storico del MPP Lucía Topolansky, dopo una lunga convivenza.

Mujica riceve dallo Stato uruguaiano un appannaggio di 260 259 pesos (~8 300 euro) al mese per il suo lavoro alla guida del Paese[2], ma ne dona circa il 90% a favore di organizzazioni non governative e a persone bisognose[2]. La sua automobile è un Volkswagen Maggiolino del 1987[3], donatagli da alcuni amici e che si è rifiutato di vendere nonostante offerte cospicue[3].

Vive in una piccola fattoria a Rincón del Cerro, alla periferia di Montevideo[2]: ha infatti rinunciato a vivere nel palazzo presidenziale. In riferimento alla piccola quota di stipendio che trattiene per sé, Mujica dichiarò in un'intervista al quotidiano colombiano El Tiempo che tale quantità di denaro gli era sufficiente, alla luce del fatto che molti suoi connazionali devono vivere con meno[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e infanzia[modifica | modifica wikitesto]

José Mujica nacque il 20 maggio 1935 da Demetrio Mujica, discendente da antenati baschi, e Lucia Cordano, originaria della Liguria. La famiglia di sua madre era molto modesta ed emigrò in Uruguay da un paesino della Val Fontanabuona, in provincia di Genova[4].

I suoi nonni materni si stabilirono a Carmelo, dove riuscirono a comprare due ettari di terreno nella Colonia Estrella e lo misero tutto a vigna. Suo padre era anche lui un agricoltore, che però finì in rovina e morì nel 1940, quando Mujica aveva 5 anni. Dai 13 ai 17 anni il giovane Pepe si dedicò al ciclismo, appartenendo successivamente a diversi club sportivi della regione mano a mano che saliva di categoria.

Debutto in politica[modifica | modifica wikitesto]

Suo zio materno, Ángel Cordano, era nazionalista e peronista e influenzò molto la formazione politica di Mujica. Nel 1956 conobbe, tramite sua madre che militava nel suo partito, l'allora deputato nazionalista Enrique Erro e da allora iniziò a militare nel Partito Nazionale, divenendone Segretario Generale del settore giovanile.

Alle elezioni del 1958 trionfò per la prima volta il cosiddetto Herrerismo e Erro fu designato ministro del Lavoro, accompagnato da Mujica che però non aveva nessun incarico ufficiale. Nel 1962, Erro e Mujica abbandonarono il Partito Nazionale per creare l'Unione Popolare assieme al Partito Socialista Uruguayano e ad un piccolo gruppo chiamato Nuova Base, partecipando alle elezioni per la presidenza della repubblica con il candidato comune Emilio Frugoni: perdettero nettamente, ottenendo soltanto il 2,3%.

Comandante guerrigliero[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni Sessanta aderì al neonato movimento dei MLN - Tupamaros (Movimiento de Libaraciòn Nacional), un gruppo armato di sinistra ispirato dalla rivoluzione cubana e alla difesa dei diritti dei lavoratori della canna da zucchero (cañeros) del nord del paese sindacalizzati da Raúl Sendic. Il nome al movimento fu dato ispirandosi al romanzo Ismael del 1888 di Eduardo Acevedo Díaz che parlava delle truppe dei "contadini, nativi o criollos, rappresentati nel testo come gli uomini al seguito del libertador José Gervasio Artigas e comparati da spagnoli e proprietari terrieri alle truppe al seguito di Túpac Amaru II"[5], "l'autore spiegava come la denominazione tupamaro fosse usata spregiativamente dalla classe dominante (...) Si scelse il riferimento storico ai tupamaros di José Gervasio Artigas (...) con l'obiettivo di dargli una connotazione più aperta e capace di andare oltre i tradizionali riferimenti troppo legati alla sinistra eurocentrica (...)"[6].

Nel corso di varie azioni ricevette ben 6 ferite da arma da fuoco, e nel 1969 partecipò alla breve occupazione di Pando, una città vicina a Montevideo. Mujica fu arrestato in quattro diverse occasioni e fu tra i prigionieri politici che riuscirono a evadere dalla prigione di Punta Carretas nel 1971.

Fu comunque ricatturato un anno dopo e condannato da un tribunale militare sotto il governo di Jorge Pacheco Areco, che aveva sospeso diverse garanzie costituzionali. Dopo il colpo di Stato militare del 1973, fu trasferito in un carcere militare dove rimase rinchiuso per quasi 12 anni, la maggior parte dei quali passati in completo isolamento in un pozzo sotterraneo. Fu uno dei 9 dirigenti tupamaros prigionieri che la dittatura civico-militare chiamava rehenes (ostaggi), ossia persone che, in caso di ulteriori azioni militari dei Tupamaros in libertà, sarebbero state immediatamente fucilate.

Altri "rehenes" erano un altro dirigente tupamaro, Eleuterio Fernández Huidobro, attuale Ministro della Difesa, lo scrittore Mauricio Rosencof[7] e il fondatore del loro movimento, Raúl Sendic, con i quali riuscì a mantenere i contatti in carcere, malgrado le inumane condizioni di detenzione. Nel 1985, quando la democrazia costituzionale fu ristabilita, Mujica fu liberato grazie ad un'amnistia della quale beneficiarono sia guerriglieri sia golpisti per crimini di guerra e fatti di guerriglia commessi dal 1962 in poi.

Ritorno alla democrazia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo qualche anno di apertura democratica, Mujica e altri dirigenti tupamaros, assieme ad altri gruppi di sinistra, crearono il Movimento di Partecipazione Popolare (MPP), all'interno della coalizione detta Fronte Ampio. Alle elezioni del 1994 fu eletto deputato nella circoscrizione di Montevideo e dichiarò di "sentirsi come un fioraio in parlamento", facendo riferimento alla sua attività professionale nell'agricoltura. Malgrado ciò, la sua presenza nell'arena politica catturò subito l'attenzione del pubblico.

Alle elezioni del 1999 fu eletto senatore e in quell'anno fu pubblicato il libro "Mujica" di Miguel Ángel Campodónico (un altro oriundo ligure), che racconta la vita e il pensiero del guerrigliero convertito al parlamentarismo. Alle elezioni del 2004 il suo movimento ottenne la più alta percentuale di voti mai raggiunta fino ad allora, facendone la prima forza del Fronte Ampio, cosa che aumentò grandemente l'influenza e l'autorevolezza di quest'ultimo all'interno della coalizione di governo.

Attività all'interno del governo del Fronte Ampio[modifica | modifica wikitesto]

José Mujica assieme al presidente Vázquez.

Il 1º marzo 2005 è stato nominato ministro dell'Allevamento dal neoeletto Presidente della Repubblica Tabaré Vázquez; il suo sottosegretario era Ernesto Agazzi, ingegnere agronomo specializzato. Mujica è stato accusato - a torto - di scarsa professionalità, occupato più in campagna elettorale che nella guida del suo dicastero, tant'è che il vero "ministro" era considerato proprio Agazzi, ritenuto più adatto alla guida di tale ministero[8].

Tuttavia Mujica è stato il ministro più popolare, proprio per la sua vicinanza alla gente e per il suo carisma, che lo hanno reso molto popolare tra l'elettorato uruguaiano. Mujica è inoltre apprezzato per il suo dialogo con la gente[9]. Il 3 marzo 2008 lascia la sua carica a favore di Agazzi per candidarsi alla Presidenza per le elezioni del 2009 ed ottiene il seggio di senatore. Gli altri candidati alle primarie erano Danilo Astori e Marcos Carámbula, anche se il Presidente Vázquez indirettamente appoggiava Astori.

Tra le prime proposte di Mujica c'è il riavvicinamento all'Argentina dei coniugi Kirchner. Nel 2006, infatti, è sorta una crisi diplomatica a causa della costruzione, da parte del governo dell'Uruguay, della cartiera sul Rio Uruguay, dalla quale sono sorte polemiche con il governo peronista dell'Argentina. Mujica ha invitato i Kirchner a riavvicinarsi al popolo uruguaiano, cercando di superare le controversie passate[10]

Candidatura presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 e il 14 dicembre 2008 si è tenuto il congresso del Fronte Ampio che aveva l'obiettivo di stilare il programma di governo per il successivo periodo presidenziale tra il 2010 e il 2015 e che ha candidato ufficialmente José Mujica alla presidenza. Ciò ha suscitato polemiche tra gli altri potenziali candidati, Danilo Astori, Marcos Carámbula, Daniel Martinez ed Enrique Rubio, che pretendevano condizioni eguali tra tutti gli aspiranti alla corsa presidenziale[11][12][13]. Successivamente sia Martinez sia Rubio hanno rinunciato alla competizione e i candidati alle primarie sono restati tre: Astori, Carámbula e lo stesso Mujica.

Il 24 maggio 2009 Mujica ha lasciato la guida del suo movimento, affermando che tale scelta era stata dettata dal fatto che il candidato rappresenta non un settore specifico, ma tutto il partito[14]. Il 28 giugno 2009 Mujica è stato eletto candidato presidente del Fronte Ampio con il 52% dei voti, a fronte del 39% del suo principale avversario, Danilo Astori[15]. Tra le prime proposte di Mujica figura la vendita di parte di azioni di imprese statali[16].

Elezioni presidenziali del 2009[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 ottobre del 2009 Mujica ha ottenuto al primo turno il 48% dei voti (circa 1.105mila), contro il 29% di Luis Alberto Lacalle del Partido Nacional. Al ballottaggio, tenutosi il 29 novembre Mujica fu eletto presidente dell'Uruguay con più del 52% dei suffragi.

Politica nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Mujica, che in passato ha sostenuto la depenalizzazione dell’aborto, attualmente sostiene il riconoscimento dei matrimoni gay e la legalizzazione della marijuana: «la tossico-dipendenza è una malattia, guai a confonderla col narco-traffico». Mujica propone di non fumarla, ma di ingerirne piccole quantità inserite nei cibi. José Rubial, presidente della Corte Suprema, propone anche di distribuirla gratuitamente, per evitare che i consumatori compiano atti criminali per ottenerla (cadendo quindi nella tossicodipendenza) o la acquistino al mercato nero, gestito dalla criminalità organizzata. Per poter monitorare il consumo di droga, Rubial propone di registrare i consumatori[17].

Il pensiero politico[modifica | modifica wikitesto]

Mujica sostiene che a guidare la vita di ciascuno debba essere il principio della sobrietà:

« ...Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è [invece] funzionale all'accumulazione capitalista [che implica] che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte. [18] »

Riconoscendo l'indispensabilità del mercato, ma criticandolo per migliorarlo, Mujica non disconosce la funzione positiva del capitalismo che «so bene che [...] serve a produrre ricchezza, quindi tasse, buone per i servizi di cui anche i poveri si avvantaggiano.» [18]

È comunque errato promettere la felicità per il futuro sacrificando la generazione del presente: occorre muoversi con una visione gradualista che abbia come obiettivo reale immediato l'eudemonia piuttosto che un improbabile edonismo. [18]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Uruguay: Pepe Mujica è stato eletto come nuovo presidente, PeaceReporter.
  2. ^ a b c d (ES) César Bianchi, Perfil del singular mandatario uruguayo José Mujica in El Tiempo, 11 agosto 2012. URL consultato il 14 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2013).
  3. ^ a b (ES) Mujica aseguró que no venderá su automóvil Fusca porque ofendería a los amigos que se lo regalaron in La Red 21, 14 novembre 2014. URL consultato il 14 novembre 2014.
  4. ^ liguriantighi.it
  5. ^ Il Presidente impossibile. Pepe Mujica da guerrigliero a Capo di stato, Nadia Angelucci e Gianni Tarquini prefazione di Erri De Luca, Roma 2014.
  6. ^ Ibidem
  7. ^ Angelucci Nadia, Storia di un rivoluzionario innamorato della parola, Il Calendario del popolo n. 761, 9 dicembre 2013, Roma.
  8. ^ Mujica for export
  9. ^ Mujica e il suo rapporto con la gente
  10. ^ Mujica invita i Kirchner a riconciliarsi con l'Uruguay
  11. ^ Con 1694 voti Mujica vince il congresso del Fronte Ampio
  12. ^ Il FA elegge Mujica
  13. ^ Mujica è il candidato ufficiale del FA
  14. ^ Mujica lascia la direzione del MPP
  15. ^ Mujica e il suo candidato alla vicepresidenza Astori
  16. ^ Mujica propone vendita di azioni delle imprese statali
  17. ^ L’ultima sfida del presidente Mujica: “Vi insegno come usare la marijuana”
  18. ^ a b c Riccardo Staglianò, Il Venerdì di Repubblica, 8 novembre 2013, p. 25.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine Nazionale al Merito (Paraguay) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine Nazionale al Merito (Paraguay)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dell'Uruguay Successore Coat of arms of Uruguay.svg
Tabaré Vázquez 2010 -
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