Good Bye Lenin!
| Good Bye Lenin! | |
|---|---|
Una scena del film |
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| Titolo originale | Good Bye Lenin! |
| Paese | Germania |
| Anno | 2003 |
| Durata | 120 min |
| Colore | colore |
| Audio | sonoro |
| Rapporto | 1,85:1 |
| Genere | commedia, drammatico |
| Regia | Wolfgang Becker |
| Soggetto | Wolfgang Becker, Bernd Lichtenberg |
| Sceneggiatura | Wolfgang Becker, Bernd Lichtenberg |
| Casa di produzione | X-Filme Creative Pool |
| Fotografia | Martin Kukula |
| Montaggio | Peter R. Adam |
| Effetti speciali | Andreas Schellenberg |
| Musiche | Yann Tiersen, Antonello Marafioti |
| Scenografia | Lothar Holler |
| Interpreti e personaggi | |
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| « In Berlin, the crazed city where West confronts East, a son will do anything to protect his mother. » | |
Good Bye Lenin! è un film del 2003 diretto da Wolfgang Becker, ispirato al fenomeno dell'Ostalgie.
Indice |
[modifica] Trama
| « – Che strano, non è cambiato niente. – Perché, doveva cambiare qualcosa? » |
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(Dialogo tra Christiane e suo figlio Alex)
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Berlino Est, 26 agosto 1978. Dopo essere stata interrogata dalla Stasi a proposito di suo marito che è riuscito a scappare all'Ovest, Christiane, una madre di famiglia, cade in una profonda depressione. Dopo qualche mese in ospedale, la donna si riprende, e per uscire da questa situazione inizia a dedicarsi anima e corpo alla politica ed alla causa della Repubblica Democratica Tedesca, diventandone una fervente sostenitrice.
Dieci anni dopo, il 7 ottobre 1989, Christiane viene invitata ad un ricevimento in occasione dei festeggiamenti per il quarantennale della DDR. La stessa sera, centinaia di persone – tra cui anche suo figlio Alex – scendono in strada per protestare contro il regime socialista. Durante i tumulti che seguono, la donna vede proprio Alex pestato e portato via dalla polizia: a quella vista, Christiane viene colpita da un infarto e cade in coma.
La donna si risveglia 8 mesi dopo, ma in questo lasso di tempo relativamente breve il mondo attorno a lei è profondamente cambiato: il muro di Berlino è caduto, il governo socialista della DDR non esiste più, e le due Germanie si stanno avviando alla riunificazione. I suoi figli si sono subito adattati alla nuova realtà: Alex, dopo la chiusura della cooperativa di riparatori TV dove lavorava, è restato nel settore diventando installatore di parabole satellitari (e troverà tanto lavoro, in quanto molta gente vuole vedere i prossimi mondiali di calcio di Italia '90), ed ha iniziato una relazione con Lara, una bella infermiera di origine russa conosciuta per caso la sera del suo pestaggio, che ha poi reincontrato in ospedale mentre assisteva sua madre; invece l'altra figlia Ariane, giovane ragazza-madre, ha lasciato l'università per andare a lavorare da Burger King, dove ha conosciuto il collega dell'Ovest Rainer, che presto è diventato il suo nuovo ragazzo.
Per evitarle il contraccolpo psicologico, ritenuto fatale dai medici, Alex – confidando nel fatto che la madre deve restare a riposo per molto tempo, ed aiutato dalla riluttante sorella e dall'amico dell'Ovest Denis, collega di lavoro e aspirante regista – "preserva" la normalità della DDR all'interno di una stanza del proprio appartamento: recupera cimeli, prodotti e giornali della Germania Est, insieme al collega realizza improbabili ma credibili telegiornali per tenere aggiornata la madre, e coinvolge amici e vicini nella lunga pantomima, sperando che la donna non scopra mai la verità.
Tutto sembra precipitare quando un giorno Christiane, non controllata dai figli, si alza dal letto ed esce di casa. Percorrendo pochi metri vede intorno a sé un mondo completamente diverso: arredamenti creativi, automobili di lusso, immagini sante, pubblicità e non ultimo un elicottero che sta portando via una statua di Lenin. Ancora una volta Alex riesce a cavarsela con uno stratagemma, inventando una fuga di cittadini da Berlino Ovest a Berlino Est, e riesce a convincere la madre che nulla è cambiato. In seguito, durante una gita fuoriporta nella loro dacia in campagna, la madre racconta ai due figli la verità riguardo al padre scappato anni prima all'Ovest: Christiane aveva sempre raccontato loro che il padre era fuggito con un'altra donna; in realtà lei e il marito avevano progettato di comune accordo la fuga dal regime socialista che opprimeva lui, ma all'ultimo lei non se l'era sentita di raggiungerlo per la paura di perdere i figli.
Saputa la verità, Alex corre a rintracciare il padre, anche perché la madre ha avuto un nuovo infarto e le resta poco da vivere: il suo ultimo desiderio è quello di rivedere il marito. Mentre Alex è lontano in cerca del padre (che nel frattempo si è ricostruito una nuova famiglia), la sua ragazza Lara ne approfitta per raccontare alla madre la verità, ma lei continua a credere - o forse a fingere di credere - al gioco del figlio anche quando, poco prima di morire, lui ritrova il padre (che può così rivedere l'ex moglie un'ultima volta), e prepara con Denis una decorosa uscita di scena della DDR: mettendo fine alla loro "creatura", i due ribaltano la storia consegnando la vittoria ad un socialismo cui pure le popolazioni dell'occidente ardentemente cercherebbero di approdare... conseguenza di questo fatto sarebbe l'abbattimento del muro e l'apertura delle frontiere con l'Ovest. La madre di Alex sopravvive così per tre giorni alla sua amata DDR, spegnendosi serena dopo la festa della riunificazione del proprio Paese, il 3 ottobre 1990.
[modifica] Produzione
Good Bye Lenin! è nato da un'idea di Bernd Lichtenberg, all'epoca giovane autore di Colonia, il quale aveva scritto il soggetto della pellicola – un mix di generi diversi, tra tragedia e commedia – e lo aveva fatto recapitare al regista Wolfgang Becker, poiché lo considerava la persona più adatta a dirigerlo.[2]
La produzione del film ha dovuto far ricorso alla grafica computerizzata per "ritoccare" molto della Berlino degli anni duemila e farla così somigliare alla vecchia Berlino Est che faceva parte della Repubblica Democratica Tedesca. Molti manifesti pubblicitari e insegne sono stati cancellati virtualmente, e i colori sono stati digitalmente smorzati per ricreare l'atmosfera del tempo.
La colonna sonora del film è di Yann Tiersen, già autore delle musiche de Il favoloso mondo di Amelie; tra i brani di maggiore spicco figurano Summer '78 e Mother's journey.
[modifica] Accoglienza
Costato 4 800 000 euro, in Germania il film riscuote un buon successo di pubblico, incassando l'ottima cifra di 41 451 777 dollari. La pellicola verrà distribuita in altri paesi, raggiungendo la cifra di 75 320 680 dollari (di cui circa 4 000 000 negli Stati Uniti), diventando uno dei maggiori successi del cinema tedesco di sempre.[3]
[modifica] Citazioni e riferimenti
- Molti sono gli omaggi presenti nel film a vari capolavori di Stanley Kubrick: il cortometraggio matrimoniale di Denis e il momento in cui Alex urla sul tetto imitando una scimmia riprendono palesemente 2001: Odissea nello spazio, mentre la scena in cui Alex e Denis riordinano la stanza della madre riprende, per tipo di riprese e colonna sonora, la scena in cui Alex (curiosamente omonimo di Alexander Kerner), protagonista di Arancia meccanica, fa sesso con due ragazze nella sua stanza.
- Altro palese riferimento alla filmografia passata si ha nella scena cult del film, ovvero quella dove la madre di Alex esce per la prima volta in strada dopo la caduta del muro e rimane esterrefatta nel vedere la grande statua di Lenin che viene trasportata via da un elicottero. Il riferimento è alla scena d'apertura de La dolce vita di Federico Fellini, dove un elicottero trasporta una statua di un Cristo a braccia aperte, sorvolando un quartiere in costruzione di Roma.
[modifica] Legami con la realtà
Negli anni successivi all'uscita del film, gli organi di informazione hanno dato notizia di due fatti che, incredibilmente, ricordano molto da vicino quelli narrati nel film (che viene ovviamente citato):
- Nel giugno del 2007 un cittadino polacco rimasto in coma per 19 anni si è risvegliato, non rendendosi ovviamente conto che in Polonia vi era stata la transizione dal comunismo al capitalismo.[4]
- Durante il film, Lara ed Alex trovano una casa abbandonata dove sono ancora presenti diversi oggetti risalenti al regime passato (ormai introvabili nei negozi dopo la caduta del muro), che di tanto in tanto consegnano alla madre di Alex per farle credere di vivere ancora in un paese socialista. Nel gennaio del 2009, a Lipsia, venne scoperto davvero un piccolo appartamento che era stato abbandonato dal proprietario prima della caduta del muro di Berlino, e che era rimasta per vent'anni esattamente così com'era ai tempi della DDR.[5]
[modifica] Inesattezze storiche
- Ariane lavora al Burger King: la storia, come detto, si svolge tra il 1989 e il 1990, ma il logo di Burger King che appare nel film venne adottato solo nel 1994.
- Nel cortometraggio amatoriale che Denis mostra ad Alex, il primo indossa una maglietta con il motivo caratteristico del film Matrix. La circostanza – apparentemente ingiustificabile data l'eccessiva esposizione durante il film – trova una parziale spiegazione in una scena eliminata del film: in essa, Denis afferma di aver avuto la stessa idea per un film che avrebbero avuto e realizzato i fratelli Wachowsky quasi un decennio dopo (la maglietta sarebbe quindi presumibilmente stata realizzata da lui stesso).
- La sera del 4 luglio 1990 Denis e Alex sono intenti a montare un'antenna parabolica a casa di una coppia che sta guardando la semifinale Germania Ovest-Inghilterra ad Italia '90. L'uomo indossa però la casacca che la Germania (ormai riunificata) avrebbe utilizzato solo due anni più tardi, durante Euro '92.
[modifica] Riconoscimenti
- 2003 - European Film Awards
- Miglior film a Stefan Arndt
- Miglior attore a Daniel Brühl
- Miglior sceneggiatura a Bernd Lichtenberg
- Audience Award per il miglior attore a Daniel Brühl
- Audience Award per la miglior attrice a Katrin Saß
- Audience Award per il miglior regista a Wolfgang Becker
- Nomination Miglior attrice a Katrin Saß
- Nomination Miglior regista a Wolfgang Becker
- 2003 - Festival internazionale del cinema di Berlino
- Premio l'angelo azzurro a Daniel Brühl
- 2003 - Deutscher Filmpreis
- Outstanding Feature Film
- Outstanding Individual Achievement: Actor a Daniel Brühl (ex aequo for Elefantenherz)
- Outstanding Individual Achievement: Direction a Wolfgang Becker
- Outstanding Individual Achievement: Editing a Peter R. Adam
- Outstanding Individual Achievement: Music a Yann Tiersen
- Outstanding Individual Achievement: Production Design a Lothar Holler
- Outstanding Individual Achievement: Supporting Actor a Florian Lukas
- Audience Award: German Film of the Year
- Nomination Outstanding Individual Achievement: Actress a Katrin Saß
- Nomination Outstanding Individual Achievement: Supporting Actress a Maria Simon (ex aequo for Lichter)
- 2003 - Semana Internacional de Cine de Valladolid
- Premio speciale della giuria a Wolfgang Becker
- Nomination Golden Spike a Wolfgang Becker
- 2003 - Premio Flaiano
- Premio al film straniero a Wolfgang Becker
- 2004 - London Critics Circle Film Awards
- Film in lingua straniera dell'anno a Wolfgang Becker
- 2004 - Premio Robert
- Miglior film straniero non statunitense
- 2004 - Premio Golden Globe
- Nomination Miglior film straniero
- 2004 - British Academy Film Awards
- Nomination Miglior film non in lingua inglese
- 2004 - David di Donatello
- Nomination Miglior film dell'Unione europea a Wolfgang Becker
- 2004 - Nastro d'argento
- Nomination Regista del miglior film straniero a Wolfgang Becker
[modifica] Note
- ^ (EN) "Good Bye Lenin!" cover. movieposterdb.com. URL consultato il 26 dicembre 2010.
- ^ Chiara Ugolini. «'Goodbye, Lenin!', quando il muro venne giù». trovacinema.repubblica.it, 7 dicembre 2003.
- ^ (EN) Good Bye, Lenin!. boxofficemojo.com
- ^ «Polonia, esce dal coma dopo 19 anni e trova, a sorpresa, la democrazia». repubblica.it, 2 giugno 2007.
- ^ Benedetta Perilli. «Qui Crottendorfer Strasse, Lipsia, la casa dove il tempo si è fermato». repubblica.it, 27 gennaio 2009.
[modifica] Bibliografia
- Geremia Carrara. Immagini di un'immagine. La rappresentazione della Repubblica Democratica tedesca dallo stereotipo all'utopia nel cinema dell'Ostalgie, in Eva Banchelli (a cura di): Taste the East: Linguaggi e forme dell'Ostalgie. Sestante Edizioni, Bergamo 2006, pp. 113–130, ISBN 88-87445-92-3.
[modifica] Voci correlate
- Muro di Berlino
- Repubblica Democratica Tedesca
- Ostalgie
- Quella Trabant venuta dall'Est
- Il silenzio dopo lo sparo
- Berlin Is in Germany
- Le vite degli altri
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Good Bye Lenin!
[modifica] Collegamenti esterni
- (DE) Sito ufficiale
- Scheda su Good Bye Lenin! dell'Internet Movie Database