Giorgio Clelio Stracquadanio

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on. Giorgio Clelio Stracquadanio
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Milano
Data nascita 22 marzo 1959
Luogo morte Milano
Data morte 31 gennaio 2014 (54 anni)
Titolo di studio diploma di liceo classico
Professione politico, giornalista
Partito Democrazia Cristiana per le Autonomie (2008-2009)
Il Popolo della Libertà (2009-2012)
Gruppo Misto (2012-2012)
Legislatura XVI
Pagina istituzionale
sen. Giorgio Clelio Stracquadanio
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Forza Italia (2006)
Democrazia Cristiana per le Autonomie (2006-2008)
Legislatura XV
Pagina istituzionale

Giorgio Clelio Stracquadanio (Milano, 22 marzo 1959Milano, 31 gennaio 2014[1]) è stato un politico e giornalista italiano.

Attività giornalistica

Figlio di un dirigente della Montedison, Stracquadanio è stato giornalista pubblicista. È stato editorialista del quotidiano Il Tempo e di Libero. Ha redatto e curato numerosi volumi politici di destra, pubblicati da Libero, tra cui Tutte le balle su Berlusconi, I peccati di Prodi, Perché la sinistra non ha vinto, Un bel sì per mandare a casa Prodi, Le mani rosse sull'Italia, I primi cento giorni di Prodi. Nel 2009 fonda il quotidiano online Il Predellino.

Attività politica

Negli anni ottanta, Stracquadanio era attivista del Partito Radicale di Marco Pannella e portaborse di Tiziana Maiolo, allora assessore comunale antiproibizionista[2]. Nel 1993 è stato candidato come consigliere comunale a Milano per la lista di Tiziana Maiolo; la lista non entrò in Consiglio[3][4]. Nel 1996 Stracquadanio si candida alla Camera dei deputati nel Polo delle Libertà, senza essere eletto. Viene eletto nell'aprile 2006 al Senato nelle liste di Forza Italia.

Pur continuando a partecipare ai lavori politici di Forza Italia e restando esponente effettivo del partito, dopo un mese aderisce al gruppo parlamentare Democrazia Cristiana per le Autonomie per garantire il raggiungimento del quorum minimo di costituzione[5]. Ha ricoperto al Senato le cariche di segretario della Commissione Bilancio, membro della Giunta per le Elezioni e del Comitato Parlamentare per i Procedimenti d'Accusa. Nel 2006 è stato eletto membro del Consiglio Generale del Partito Radicale Transnazionale, con la qualifica di "parlamentare supplente", per il quale era già stato attivista negli anni ottanta[2].

Tra le sue azioni politiche la denuncia a carico dei vertici dell'UCOII (Unione Comunità Islamiche Italiane) alla Procura della Repubblica di Roma per aver posto sullo stesso piano le stragi naziste con le azioni militari israeliane in Libano. La denuncia ha portato a indagare gli esponenti dell'associazione da parte della Procura e della DIGOS per incitazione alla violenza razziale[6]. È fra i deputati contrari alla proposta di dimezzare lo stipendio e le indennità dei parlamentari[7].

Alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, risultato tra i non eletti alla Camera dei deputati nella circoscrizione Lombardia 1 (province di Milano e Monza), è successivamente subentrato alla deputata Cristiana Muscardini la quale ha rinunciato al seggio alla Camera e optato per un seggio al Parlamento europeo. È stato consigliere politico del ministro Mariastella Gelmini. È stato co-firmatario del disegno di legge per il distacco di sette comuni dell'alta Val Marecchia dalla regione Marche per la loro aggregazione all'Emilia-Romagna.

Il 3 novembre 2011, Stracquadanio, nonostante fosse considerato un falco berlusconiano per la sua fedeltà al premier Berlusconi e la totale condivisione del suo agire politico e personale, firma insieme alla deputata PdL Isabella Bertolini e ad altri quattro deputati già ex PdL Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava e Giancarlo Pittelli una lettera in cui invitano il premier Berlusconi ad agire da uomo di Stato e formare un nuovo Governo.[8] L'11 novembre 2011, dopo un incontro privato con il premier Berlusconi, vota il nuovo Rendiconto 2011 dopo la bocciatura della prima versione, a differenza degli altri firmatari del testo che in polemica non prendono parte al voto, [9] fatta esclusione per la Bertolini.

Il 14 luglio 2012 in una intervista al Corriere della Sera commentando la ricandidatura di Berlusconi alle politiche del 2013 Stracquadanio definisce l'ex premier al tramonto definendo il PdL un partito che non esiste annunciando l'abbandono del gruppo parlamentare e la sua adesione al Gruppo Misto. [10] Stracquadanio si avvicina al movimento dell'economista Oscar Giannino Fermare il declino riconoscendosi nella sua politica economica liberista denunciandone l'assenza nel Governo Berlusconi a causa del rigorismo dell'ex Ministro dell'Economia Tremonti considerato uno dei motivi principali dell'allontanamento dall'allora maggioranza. [11]

Il 22 novembre 2012 - insieme al presidente della Commissione Ecomafie ed ex avvocato del premier Silvio Berlusconi Gaetano Pecorella, alla vicecapogruppo del PdL alla Camera Isabella Bertolini, al vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera ed ex Sottosegretario all'Ambiente del Governo Berlusconi Roberto Tortoli e all'ex presidente del Comitato per la legislazione Franco Stradella - partecipa alla fondazione di Italia Libera, nuovo soggetto politico che guarda alle formazioni Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo e Andrea Riccardi e al progetto della Lista per l'Italia di Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini per continuare l'esperienza politica del Governo Monti.

Nel 2012 la componente si federa alla Camera con la componente "Liberali per l'Italia-PLI" composta tutta da deputati ex PdL tra cui Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Luciano Mario Sardelli e Angelo Sartori che avevano lasciato il partito nel 2011 facendo cadere il Governo Berlusconi IV per aprire la strada al Governo Monti dando vita alla componente unitaria "Italia Libera-Liberali per l'Italia-Partito Liberale Italiano" di cui Antonione è eletto capogruppo e Vicepresidente del Gruppo Misto.[12]. Nel dicembre 2012 aderisce ufficialmente all'Agenda Monti per l'Italia, il nuovo movimento politico di Mario Monti.

Muore a Milano il 31 gennaio 2014 all'età di 54 anni per un tumore al polmone.[1]

Controversie

Stracquadanio è anche noto per alcune sue prese di posizione che hanno generato controversie e polemiche; ha avuto scontri verbali, tra gli altri, con l'allora vicedirettore dell'Unità, Gianni Barbacetto, Marco Lillo e Antonella Mascali de Il Fatto Quotidiano, Milena Gabanelli, l'attuale presidente del CdA della Rai, Paolo Garimberti e Luigi Amicone, direttore di Tempi, periodico di Comunione e Liberazione[13], e in seguito anche con Gianluigi Paragone, giornalista Rai (all'epoca. Adesso la7) ex Lega[14].

Il 20 novembre 2009 ha rilasciato un'intervista a Il Fatto Quotidiano in cui si è dichiarato a favore delle leggi ad personam, contrario alla reintroduzione del voto di preferenza e all'espressione del dissenso all'interno del Popolo delle Libertà. Ha inoltre dichiarato che l'editto bulgaro avrebbe dovuto contenere più nomi, e che Augusto Minzolini avrebbe dovuto rendere esplicita la linea editoriale del TG1 a favore del governo Berlusconi IV[15]. Nell'estate 2010 ha invocato contro Gianfranco Fini il "trattamento Boffo", ossia l'attacco politico-giornalistico a colpi di dossier, di cui è stato oggetto Dino Boffo nel 2009[16][17].

Ha inoltre dichiarato in Senato che L'Aquila "era una città che stava morendo, indipendentemente dal terremoto e il terremoto ne ha certificato la morte civile"[13]. Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ha sporto querela contro di lui[18]. Ha inoltre negato la presenza di una crisi industriale nel caso della Vynils[13]. A seguito della denuncia di Angela Napoli sulla prostituzione di alcune colleghe politiche in cambio di cariche pubbliche, si è dichiarato a favore dell'uso della prostituzione per fare carriera nella politica italiana[19][20][21].

Stracquadanio ha cercato di introdurre un emendamento al decreto sicurezza che avrebbe reso non rintracciabili le buste paga dei dipendenti delle aziende vincitrici di appalti pubblici, così favorendo il lavoro nero[22]. Il 9 febbraio 2012, durante la trasmissione "Punto e a capo" su ClassTV, ha affermato che "chi guadagna 500 euro al mese è uno sfigato" e che secondo lui "non esistono persone che guadagnano 500 euro al mese in Italia, al massimo si può parlare di poche centinaia di migliaia di persone" perché "altrimenti i marciapiedi italiani sarebbero pieni di morti di fame"[23].

Note

  1. ^ a b È morto Giorgio Stracquadanio, La Stampa, 31 gennaio 2014. URL consultato il 1-2-2014.
  2. ^ a b Mauro Suttora: Il maestro Pannella e la scuola radicale: come impossessarsi di una poltrona per sempre!
  3. ^ Archivio Corriere.it
  4. ^ Archivio Corriere.it
  5. ^ Scheda su Senato.it
  6. ^ Islam, indagati i vertici dell'Ucoii - "Hanno incitato alla violenza razziale", La Repubblica - 7/2/2007
  7. ^ RaiNews24 - I senatori non si riducono lo stipendio - 8 novembre 2007.
  8. ^ [1]
  9. ^ [2]
  10. ^ [3]
  11. ^ [4]
  12. ^ Elezioni: da 5 ex Pdl nasce 'Italia libera' per area federata da Monti, Agenzia ASCA. URL consultato il 25 novembre 2012.
  13. ^ a b c Stampa, giustizia e cassintegrati, la calda estate di Stracquadanio, La Repubblica, 12 settembre 2010
  14. ^ Repubblica.it
  15. ^ Stracquadanio, il fedelissimo del premier che ha lanciato il Sì-B-Day, Il Fatto Quotidiano, 20 novembre 2009
  16. ^ Avvenire contro Stracquadanio "Fini come Boffo? Si vergogni", La Repubblica, 1º agosto 2010
  17. ^ Bracconi su Repubblica.it
  18. ^ Cialente querela il parlamentare PDL Straquadanio, Abruzzo24Ore
  19. ^ Napoli: "Qualche eletta si è prostituita" Fini: "Si scusi con tutte le deputate", Repubblica.it, 8 settembre 2010.
  20. ^ Stracquadanio: "Legittimo usare corpo se si vuole fare carriera in politica", Repubblica.it, 13-09-2010.
  21. ^ Stracquadanio: «Legittimo usare il proprio corpo per fare carriera», Corsera.it, 13 settembre 2010.
  22. ^ La Repubblica, 30 novembre 2010
  23. ^ Stracquadanio: "Chi guadagna 500 euro al mese è uno sfigato", 17 febbraio 2012. URL consultato il 1 febbraio 2014.

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