Dino Boffo
Dino Boffo (Asolo, 19 agosto 1952[1]) è un giornalista italiano, direttore del quotidiano Avvenire dal 1994 al 2009, oggi direttore di rete di TV2000.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Gli studi e la carriera nell'Azione Cattolica
Nato ad Asolo[1], originario di Onè di Fonte,[2] negli anni della scuola media e del liceo classico Boffo fu allievo dell’Istituto Filippin dei Fratelli delle Scuole cristiane. Laureato con lode in Lettere classiche all’Università di Padova (marzo 1982)[3] con una tesi sui primi martiri cristiani[4], nel settembre 1973, ancora giovanissimo, venne chiamato dal professor Vittorio Bachelet in Centro nazionale dell’Azione Cattolica Italiana[5]. Dal 1977 al 1980 è stato segretario generale dell'Azione Cattolica[6], preposto a questa carica, a soli venticinque anni, dallo stesso Mario Agnes[7], all'epoca Presidente Nazionale dell'Azione Cattolica italiana. Lo stesso Agnes, del resto, era stato chiamato nel 1976 da papa Paolo VI a presiedere la Nuova Editoriale Italiana (NEI)[8], società editrice di quello stesso Avvenire di cui Dino Boffo diventerà poi direttore.
Dopo l'elezione di Giovanni Paolo II aveva progressivamente abbandonato le posizioni del cattolicesimo democratico.[9] Nel 1980 viene eletto con 460 voti, primo tra i responsabili unitari, alla quarta assemblea dell'Azione Cattolica. Già da allora si segnala come vicino a Comunione e Liberazione: il settimanale ciellino, "Il Sabato", titola il 4 ottobre 1980 "Eletto Boffo scoppia l'applauso".[10] Tre anni dopo, quando Boffo si presenterà nella lista del Settore adulti riportando solo 88 voti, "Il Sabato" eviterà di dedicargli un titolo. Attorno a Boffo si coagulano Straziota e Mattioli del Settore Giovani e Fabio Porta del Movimento studenti. Antonio Tombolini, dell'ACR, continuerà a propugnare una linea di autonomia rispetto ai due schieramenti contrapposti, Monticone-Bindi, da un lato, Dino Boffo, dall'altro.[10]
Nel 1981 Dino Boffo incontrò per la prima volta Camillo Ruini a Reggio Emilia, un incontro decisivo nella vita del futuro direttore di Avvenire: Ruini non era ancora vescovo — lo sarebbe diventato nel 1983 — e il discorso di Boffo, così distante dalla vulgata cattolico democratica in voga al tempo, colpì la sua attenzione[11].
Il 26 agosto 1985 Boffo partecipò, in qualità di oratore e di esponente di Azione Cattolica, al sesto Meeting per l'amicizia fra i popoli di Comunione e Liberazione[12]: alla tavola rotonda "Tempo di rischio e di iniziativa per la società italiana" cui partecipavano gli esponenti delle maggiori associazioni laicali, il suo discorso fu "accolto da segni di insofferenza e da qualche fischio".[13]
In quegli anni si acuisce lo scontro all'interno dell'Azione Cattolica: Boffo è leader della fazione a sostegno dell'intesa e della collaborazione con Comunione e Liberazione, opposta alla fazione di Alberto Monticone, allora Presidente Nazionale dell'Azione Cattolica, che viene accusato di "neo-protestantesimo". L'11 luglio 1987, a Lorenzago di Cadore, Boffo, in qualità di Presidente Diocesano dell'Azione Cattolica di Treviso (incarico che ha ricoperto dal 1986 al 1990) insieme ad altri trecento giovani cattolici, poté incontrare Giovanni Paolo II[14][2].
[modifica] Direttore di Avvenire
Pubblicista nel 1979, si avviò alla professione attraverso il giornalismo locale, lavorando – dal 1982 al 1992 - nella storica testata della “Vita del Popolo” di Treviso, di cui è stato vice-direttore ed in seguito direttore, dal 1989 al 1992.[5][15]
Nel 1978 è entrato ad Avvenire, dove ha fatto parte per 11 anni del consiglio di amministrazione.[6] Nel 1991 divenne vicedirettore di Avvenire: direttore della testata cattolica era, all'epoca, Lino Rizzi.[16]
Il 1 gennaio 1994 ne è diventato il direttore[6][16], in seguito al gravissimo incidente stradale che lo stesso Lino Rizzi aveva subito sull'Autostrada A1[17]. La nomina fu voluta dal cardinale Camillo Ruini, allora presidente della Conferenza Episcopale Italiana, come parte della strategia di ingresso della Chiesa cattolica nel dibattito pubblico italiano dopo la fine dell'unità politica dei cattolici.[9][18] Durante la sua direzione, il quotidiano incrementò la propria diffusione (da meno di 80.000 a oltre 100.000 copie) e lanciò numerosi inserti, avviando inoltre una sezione internet (1998) e una profonda riforma grafica e contenutistica (2002).[19]
Nel 1995 ha vinto il premio De Senectute alla sua settima edizione insieme ad altri giornalisti quali Enzo Biagi e Federico Rampini.[20] Nel dicembre 2000 ricevette il premio internazionale Myrta Gabardi[21].
Nel gennaio 2002 Dino Boffo viene ingiustamente denunciato per ingiuria e molestia alle persone. Il 9 agosto 2004 il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Terni emette contro la persona di Dino Boffo un decreto penale (attivo a partire dal 1º ottobre 2004) per il reato di molestia alle persone (art. 660 C.P.). Il direttore di Avvenire è condannato al pagamento di un’ammenda di 516 euro mentre nel frattempo viene ritirata la querela per ingiuria. Boffo provvederà al pagamento dell'ammenda pecuniaria Il 7 settembre 2004 al solo scopo di porre fine a una vicenda fastidiosa, da altri causata, e senza con ciò riconoscere alcuna responsabilità propria.[22] Il 20 settembre 2005 il giornalista Mario Adinolfi informa i lettori del suo blog[23] dell'esistenza di un "decreto penale di condanna" ("241 dell'annus domini 2004") a carico del "direttore di un quotidiano cattolico", di cui Adinolfi non fornisce il nome. Il giornalista e politico dice anche che la visione di questi documenti non è stata possibile, a causa dell'opposizione di Augusto Fornaci, il giudice che ha firmato il decreto: "È lo stesso Fornaci a firmare il 23 agosto 2005 una strana risposta all'istanza di chi chiede formalmente di conoscere gli atti del procedimento. Fornaci scrive che sì, è vero che esiste un articolo del codice di procedura penale (il 116, per la precisione) che afferma che possa accedere agli atti di un procedimento penale "chiunque vi abbia interesse"; ma in questo specifico caso prevale "una prioritaria tutela del diritto alla riservatezza delle parti (imputato e parte offesa) le cui pregresse vicende interpersonali rischierebbero di determinare - se divulgate - un irreparabile danno alla persona".
Nel 2005 impegnò la testata in un'intensa campagna contro il referendum abrogativo della legge 40 sulla procreazione assistita, invitando all'astensione. L'anno successivo, a causa della linea intrapresa dal giornale cattolico, fu indotta a dimettersi la giornalista Gabriella Caramore, colpevole di aver voluto difendere l'ammissibilità dell'eutanasia, in casi eccezionali: la sua rubrica, "Sul confine" fu "tagliata"[24]. Il 12 gennaio 2008 il settimanale Panorama pubblica per la prima volta la sentenza del Tribunale di Terni, rivelando in Dino Boffo quel "direttore di un quotidiano cattolico" condannato per molestie.[25]
Nei primi giorni di maggio 2009 il quotidiano da lui diretto auspicò che il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, assumesse uno stile di vita più sobrio: "...continuiamo a coltivare la richiesta di un presidente che con sobrietà sappia essere specchio, il meno deforme, all'anima del Paese".[26]
Il 24 luglio 2009 Boffo pubblicò sul giornale da lui diretto tre lettere di lettori dichiaratisi provati per le rivelazioni relative ad episodi della vita privata di Silvio Berlusconi e in risposta a questi ultimi aggiunse personali commenti: "Le «rivelazioni» – non sappiamo quanto autentiche –, che si succedono, a disposizione di chi ha la curiosità di continuare a leggerle o ad ascoltarle, non aggiungono (probabilmente) nulla a uno scenario che già era apparso nella sua potenziale desolazione".[27]
Il 28 luglio 2009 rispondendo a una lettera giunta in redazione, da parte di un sacerdote italiano che si dichiarava amareggiato per il fatto che l'Avvenire e la Chiesa non assumessero posizioni nette riguardo allo stile di vita del presidente Berlusconi, Dino Boffo espresse così la propria posizione in materia: "sia il presidente cardinal Bagnasco sia il segretario generale monsignor Crociata hanno colto le occasioni pastorali che si sono presentate per prendere posizione in modo netto sul piano dei contenuti come della prassi. Chiunque è stato raggiunto dai loro interventi ha capito quello che si doveva capire: alla comunità cristiana tocca tenere alto il contenuto della fede, e non cedere a compromessi".[28] Il 12 agosto 2009 tuttavia, lo stesso Boffo, nel rispondere ad un'altra lettera giunta in redazione, prese posizione quanto allo scandalo intorno al presidente del consiglio: "La gente ha capito il disagio, la mortificazione, la sofferenza che una tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato"[29].
Successivamente, nell'agosto 2009, Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, denuncia la sconvenienza dell'atteggiamento censorio adottato dal direttore del giornale dei vescovi, in merito alle vicende sulla vita privata di Berlusconi. Il Giornale inoltre divulga riferimenti alla presunta omosessualità dello stesso Boffo[30], che tuttavia, a detta del gip di Terni[31] e successivamente dello stesso Feltri[32] non sono contenute nelle carte del processo. A seguito di tali accuse, il 3 settembre 2009 Boffo decise di rinunciare all'incarico di direttore del quotidiano Avvenire con una lettera indirizzata al cardinal Bagnasco[33].
Oltre ad aver diretto Avvenire, Boffo è stato direttore e responsabile dei servizi giornalistici del canale televisivo Sat 2000[34] di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana. Dal 2003[35] è membro (per volontà dell'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi) del comitato permanente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori - Ente fondatore e garante dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha il compito di definire - come si evince dal nome stesso - le linee guida dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.[30]
[modifica] Le accuse de Il Giornale e le dimissioni
Il 28 agosto 2009 il quotidiano Il Giornale, in un articolo in prima pagina scritto dal direttore Vittorio Feltri (dal titolo «Il supermoralista condannato per molestie»),[36] ha pubblicamente accusato Dino Boffo di ipocrisia ed inadeguatezza relativamente alle critiche espresse dallo stesso Boffo sulla vita privata di Silvio Berlusconi (in riferimento allo scandalo che avrebbe visto il presidente del Consiglio coinvolto in un giro di prostituzione), poiché quest'ultimo sarebbe stato coinvolto in un procedimento penale che l'avrebbe visto imputato per molestie telefoniche commesse tra il 2001 e il 2002[37]. Le accuse del direttore de Il Giornale sarebbero state suffragate dal riscontro di un patteggiamento del 2004[38]. Feltri ha inoltre denunciato, nello stesso articolo del 28 agosto, la presunta omosessualità del direttore di Avvenire[30].
I documenti di cui Feltri è venuto in possesso sono due:
- Un certificato rilasciato dal casellario giudiziale di Terni;
- Una lettera di autore ignoto[39] (comprendente lo stesso certificato allegato alla lettera), intitolata "Riscontro a richiesta di informativa di Sua Eccellenza".
Secondo il direttore de Il Giornale Boffo avrebbe esercitato pressioni moleste su una donna, al fine di indurla a lasciare il compagno (i due, all'epoca, non si erano ancora sposati)[40] di cui il direttore di Avvenire sarebbe stato amante. I risultati dell'inchiesta giornalistica furono in seguito confermati dalla pubblicazione del decreto penale di condanna[38].
Tre mesi prima di pubblicare l'inchiesta giornalistica, ambedue i documenti erano stati inoltrati a tutti i vescovi d'Italia (come ha confermato il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero), i quali tuttavia non gli avrebbero dato alcuna importanza[41][42].
Boffo ricevette solidarietà da gran parte del mondo politico, centrodestra compreso.[43] La vicenda suscitò una dura condanna da parte del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI e dichiarazioni di disapprovazione giunsero anche dallo stesso presidente del Consiglio.[44][45] Le informazioni del Giornale su Boffo, secondo alcuni, sarebbero venute dai servizi segreti, ed utilizzate per screditarlo nel suo lavoro.[46]
Il 30 agosto, due giorni dopo l'articolo redatto da Feltri, dal direttore di Avvenire segnalato con i termini di "killeraggio giornalistico",[47] lo stesso Boffo (anche a seguito della smentita da parte del Ministro Roberto Maroni di qualsiasi "schedatura" da parte della polizia giudiziaria) parlò di "patacca" riferendosi a quella documentazione addotta da Il Giornale che certificherebbe il suo passato di molestatore.[48] Il 1º settembre il gip di Terni Pierluigi Panariello negò ai giornalisti l'accesso agli atti del procedimento, consentendo solo la diffusione del decreto penale datato 9 agosto 2004, emesso dall'allora gip Augusto Fornaci, riguardante il processo contro Boffo.[38] Il decreto penale di condanna specifica che Boffo fu condannato a seguito:
| « del reato di cui all'articolo 660 c.p. perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche, nel corso delle quali la ingiuriava, anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela), per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a '...omissis...'. In Terni dall'agosto 2001 al gennaio 2002.[38] » |
Il 2 settembre il quotidiano della CEI pubblicò un articolo per smentire che vi fosse mai stato un processo a carico di Dino Boffo, in quanto non vi sarebbe stata nessuna sentenza di condanna ma solo un decreto penale che aveva condannato il 9 agosto 2004 il direttore di Avvenire a una pena pecuniaria.[49]
Quello stesso 2 settembre Vittorio Feltri, nel corso della trasmissione radiofonica Radio anch'io su Radiouno, sostenne che la "velina" da lui pubblicata sarebbe giunta dai servizi segreti vaticani. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, dopo aver fatto notare come in Vaticano non esistesse nessun organo con il nome di "servizio segreto", ipotizzò che Feltri si riferisse alla Gendarmeria vaticana, l'unico organo che si occupa della sicurezza oltretevere. Padre Federico Lombardi, inoltre, accusò Feltri di voler "fomentare il caos".[50] Lo stesso giorno, la donna indicata dal 'Giornale come oggetto delle molestie di Boffo, raggiunta telefonicamente da un giornalista dell'ANSA, denunciò il fatto che un giornale (da lei non specificato) fosse giunto a rivelare in modo parziale il suo nome[51].
Vittorio Messori in un articolo sul Corriere della sera affermò di aver saputo, a proposito dei sospetti su un possibile coinvolgimento di Boffo in manovre ricattatorie a motivo della sua debole posizione per la sua iscrizione nel casellario giudiziario, che "alcuni avevano cercato di ottenere dal tribunale gli atti: documenti pubblici, secondo la legge, ma non concessi a tutela della reputazione dell'imputato". Nello stesso articolo dichiarò che "prima o poi, c’è sempre qualcuno che (per avversione politica, per vendetta, per ricerca di scoop) porta alla luce i dossier imbarazzanti".[52]
Il giorno 3 settembre 2009, Avvenire aveva respinto in "10 punti" le accuse del Giornale (in particolare: falsità del presunto casellario giudiziario, nessun riferimento all'orientamento sessuale, assenza di schedatura poliziesca, denuncia contro ignoti, nessuna intercettazione, nessun patteggiamento, conclusione con remissione della querela)[53]; tuttavia nella tarda mattinata, all'articolo in cui Dino Boffo si proponeva di confutare le accuse di Feltri, seguì la rassegna delle dimissioni (dagli incarichi di direttore rispettivamente di Avvenire, Sat2000 e Radio inBlu) dello stesso mediante lettera al Card. Angelo Bagnasco[54], il quale le accolse esprimendo "rammarico, profonda gratitudine e stima" nei confronti del direttore dimissionario.[55][56]
[modifica] La ritrattazione di Vittorio Feltri
Il 4 dicembre 2009, Vittorio Feltri, in risposta ad una lettera di una lettrice, scrive sulle pagine del Giornale che «La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali». Sempre secondo la stessa risposta di Feltri, l'inaccessibilità degli atti giudiziari autentici non ha consentito di discreditare il contenuto della nota, e di «verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. Infatti, da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato» e conclude aggiungendo che «Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione.»[57]
In un articolo su Il Foglio, Vittorio Feltri ha fatto pubblica ammissione di aver ricevuto da una "personalità della Chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente" il documento del casellario giudiziale che attestava la vicenda giudiziaria a carico del direttore di Avvenire. A proposito del personaggio che ha consegnato al direttore de il Giornale la velina, lo stesso ha comunicato di non aver "dubitato neppure per un attimo di questa persona perché non si poteva dubitare di lei".[58]
Il 2 febbraio 2010 si tenne un incontro chiarificatore tra Dino Boffo e Vittorio Feltri, accompagnato da Renato Farina, in un ristorante di Milano.[59] Il 26 marzo 2010 il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti di Milano infligge a Vittorio Feltri la sanzione disciplinare della sospensione per sei mesi dall'albo dei giornalisti per le false accuse a Dino Boffo che ne hanno violato la dignità personale e il decoro professionale e per le false rivelazioni attribuite al Tribunale di Terni. L'11 novembre 2010 anche il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti - all'unanimità dei componenti - condanna l'operato di Vittorio Feltri e infligge la sanzione di tre mesi di sospensione dall'attività giornalistica.[60]
[modifica] La reazione della Santa Sede e della CEI
Il 9 febbraio 2010, con un comunicato ufficiale della Segreteria di Stato approvato dal papa Benedetto XVI, e successivamente fatto pubblicare sull'Osservatore Romano il giorno seguente, ha respinto con forza le accuse giornalistiche di teorie del complotto, circa un coinvolgimento della Gendarmeria vaticana e del direttore de L'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, sulla trasmissione di documenti che hanno poi portato alle dimissioni del direttore de l'Avvenire, accusando i media di una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolgeva lo stesso Pontefice, auspicando l'affermazione della verità e della giustizia.[61]
Lo stesso giorno la Conferenza Episcopale Italiana dirama una nota di adesione al comunicato della Santa Sede.[62]
[modifica] Il ritorno all'attività giornalistica
Il 18 ottobre 2010 Boffo viene nominato direttore di rete dell'emittente televisiva TV2000, organo di proprietà della Conferenza episcopale italiana.[63]
Il 7 dicembre 2010 gli viene conferito dal sindaco di Milano il premio Ambrogino d'oro che Boffo dedica ai colleghi giornalisti vittime di soprusi.[64]
[modifica] Note
- ^ a b Il presunto certificato del casellario giudiziale di Terni, Corriere della Sera, 31 agosto 2009
- ^ a b Fiducia e vicinanza a Dino Boffo, La vita del popolo, 03/09/2009 - Bruno Desidera
- ^ ilsussidiario.net, BOFFO: DIRETTORE INNOVATIVO COL GUSTO DELLA POLEMICA, ANSA - 28 agosto 2009
- ^ da Il partito di Dio: la nuova galassia dei cattolici italiani di Marco Damilano, p. 120, Einaudi 2006
- ^ a b il sussidiario.net
- ^ a b c Dino Boffo nuovo direttore, Corriere della Sera, 17 dicembre 1993
- ^ Anni di grande crescita con la direzione giusta, Avvenire, 4 settembre 2009.
- ^ Chi è, Roma, L'Espresso, vol. I, 1986, p. 9.
- ^ a b Aldo Cazzullo, "Ruini: «Non mi pento di averlo scelto come direttore», Corriere della Sera, 30 agosto 2009
- ^ a b Adista - 1986 - AI FILO-CIELLINI DELL'AZIONE CATTOLICA ABBANDONANO I LORO INCARICHI, Adista Notizie
- ^ Aldo Cazzullo, Ruini: «Non mi pento di averlo scelto come direttore», Corriere della Sera, 30 agosto 2009
- ^ WOJTYLA CONTRO SUPERMAN E CHE LA FESTA COMINCI, La Repubblica, 24 agosto 1985, p. 5.
- ^ I CIELLINI APPLAUDONO GABER CHE DICE: 'NON SONO COME VOI', La Repubblica, 27 agosto 1985, p. 7.
- ^ PER IL PAPA FESTA NEL CASTELLO CON 300 GIOVANI CATTOLICI, La Repubblica, 12 luglio 1987, p. 18.
- ^ Fiducia e vicinanza a Dino Boffo, La Vita del popolo; Anni di grande crescita con la direzione giusta, Avvenire, 4 settembre 2009
- ^ a b Anni di grande crescita con la direzione giusta, Avvenire, 4 settembre 2009
- ^ Lutto nel giornalismo. È morto Lino Rizzi. Fu direttore del Giorno e di Avvenire "Corriere della sera", 11 gennaio 2001, p. 22
- ^ Aldo Cazzullo, Don Camillo, uomo della riconquista post-dc, Corriere della Sera, 7 marzo 2007
- ^ «Il successo di "Avvenire"? Siamo coerenti e puntiamo sui valori», Corriere della sera, 18 gennaio 1998, p. 13
- ^ De Senectute a Biagi Rampini e Boffo Corriere della Sera, 29 giugno 1995
- ^ A sei giornalisti ilMyrta Gabardi¯ 'Corriere della Sera', 4 dicembre 2000
- ^ Il «mini dossier» che accusa Boffo spedito ai vescovi, Corriere della sera, 31 agosto 2009.
- ^ Pare che, il Blog di Mario Adinolfi, "Pare che", 20 settembre 2005
- ^ Avvenire taglia la rubrica. «Censura» "Corriere della sera", 20 luglio 2006, p. 19.
- ^ Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale., Panorama, 4 settembre 2009
- ^ Politica e discrimine etico, Avvenire, 5 maggio 2009
- ^ C’è un “a priori” etico da salvaguardare sempre, Avvenire, 24 luglio 2009
- ^ Niente «silenzi di convenienza», parole appropriate, Avvenire, 28 luglio 2009
- ^ L'Avvenire contro Berlusconi "Suo stile di vita ci mette a disagio", La Repubblica, 12 agosto 2009; Avvenire attacca, il premier tace Ipotesi di incontro con il Papa a Viterbo, Il Mattino, 13 agosto 2009; «Berlusconi ha creato disagio alla Chiesa», Corriere della sera, 12 agosto 2009
- ^ a b c Gabriele Villa, Boffo, il supercensore condannato per molestie, Il Giornale, 28 agosto 2009
- ^ Il gip: nelle carte non c'è nulla sulle inclinazioni sessuali, Corriere della sera, p. 14, 1 settembre 2009
- ^ "Boffo: ho avuto modo di vedere", Il Giornale, 4 dicembre 2009
- ^ La lettera di dimissioni di Boffo, Corriere della sera, 3 settembre 2009
- ^ Si rinnova Sat2000 La tv dei vescovi ora punta sui ragazzi Corriere della sera, 8 novembre 2005, p. 53
- ^ Il «Toniolo», teatro della sfida interna, Corriere della sera, 5 settembre 2009.
- ^ Arretrati in pdf - ilGiornale
- ^ L'officina dei veleni, La Repubblica, 1º settembre 2009
- ^ a b c d Boffo, ecco il decreto penale di condanna, Corriere della sera, 1 settembre 2009
- ^ Il Gip: "Nessuna informativa", La Repubblica, 31 agosto 2009
- ^ La madre della donna molestata: è vicenda già risolta, Il Messaggero, 1 settembre 2009
- ^ Il «mini dossier» che accusa Boffo spedito ai vescovi, "Corriere della sera", 31 agosto 2009
- ^ Mogavero: «La nota anonima su Boffo? Sembra un avvertimento mafioso», "Corriere della sera", 31 agosto 2009
- ^ Feltri attacca Boffo, la Cei lo difende, Berlusconi: «Mi dissocio dal Giornale», Corriere della Sera, 28 agosto 2009
- ^ Ancora attacchi contro Avvenire I vescovi: "Campagna disgustosa", La Stampa, 29 agosto 2009
- ^ Il Giornale attacca il direttore dell'Avvenire La Cei lo difende e Berlusconi si dissocia, La Repubblica, 29 agosto 2009
- ^ Giuseppe D'Avanzo, Su Boffo una velina che non viene dal Tribunale, La Repubblica, 30 agosto 2009
- ^ Comunicato di Dino Boffo, direttore di «Avvenire», Avvenire, 28 agosto 2009
- ^ Non un’“informativa”, ma un’emerita patacca, Avvenire, 30 agosto 2009
- ^ Le carte confermano: caso montato ad arte, Avvenire, 2 settembre 2009
- ^ Vaticano: Feltri fomenta il caos, da lui solo false accuse contro di noi, Corriere della sera, 2 settembre 2009
- ^ «Caso chiuso, violata la mia privacy», Corriere della sera, 2 settembre 2009
- ^ La prudenza mancata e le conseguenze di un danno enorme, Corriere della sera, 2 settembre 2009
- ^ I 10 punti pubblicati da Avvenire, Avvenire, 3 settembre 2009
- ^ Avvenire, si è dimesso il direttore Boffo: «Scelta serena e lucida» - Lettera di Boffo al Card.Bagnasco, Avvenire, 2 settembre 2009
- ^ Boffo dà le dimissioni, Bagnasco le accetta, La Repubblica, 3 settembre 2009
- ^ Dino Boffo si è dimesso La Cei: "Attacco inqualificabile", La Repubblica, 3 settembre 2009
- ^ "Boffo: ho avuto modo di vedere", Il Giornale, 4 dicembre 2009
- ^ Feltri colpisce ancora. Ieri Boffo, oggi Vian, L'Espresso, 30 gennaio 2010
- ^ Feltri-Boffo, pranzo di «chiarimento», Corriere della Sera, 2 febbraio 2010
- ^ Ci può essere giustizia. Al cento per cento
- ^ «Caso Boffo, comunicato della Santa Sede». su L'Osservatore Romano, 10 02 2010.
- ^ La Presidenza CEI accoglie il comunicato della Segreteria di Stato
- ^ Dino Boffo a TV2000
- ^ Ambrogino d'oro a Dino Boffo
[modifica] Voci correlate
- Avvenire
- Conferenza Episcopale Italiana
- Il Giornale
- inBlu
- Lino Rizzi
- Mario Agnes
- Sat2000
- Vittorio Feltri
[modifica] Collegamenti esterni
- Lettera di dimissioni di Dino Boffo
- Il «mini dossier» che accusa Boffo; dal "Corriere della sera"
- Boffo - Il direttore galantuomo. Avvenire. URL consultato il 19-01-2010.
- «Caso Boffo, comunicato della Santa Sede». su L'Osservatore Romano, 10 02 2010.
| Predecessore: | Direttore di Avvenire | Successore: |
|---|---|---|
| Lino Rizzi | 1994 - 2009 | Marco Tarquinio |