Touët-de-l'Escarène

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Touët-de-l'Escarène
comune
Touët-de-l'Escarène – Stemma
(dettagli)
Touët-de-l'Escarène – Veduta
Localizzazione
StatoFrancia Francia
RegioneBlason région fr Provence-Alpes-Côte d'Azur.svg Provenza-Alpi-Costa Azzurra
DipartimentoArms of Nice.svg Alpi Marittime
ArrondissementNizza
CantoneContes
Amministrazione
SindacoNoël Albin (PCF) dal 1988
Territorio
Coordinate43°50′54″N 7°21′57″E / 43.848333°N 7.365833°E43.848333; 7.365833 (Touët-de-l'Escarène)Coordinate: 43°50′54″N 7°21′57″E / 43.848333°N 7.365833°E43.848333; 7.365833 (Touët-de-l'Escarène)
Altitudine415 m s.l.m.
Superficie4,61 km²
Abitanti313[1] (2009)
Densità67,9 ab./km²
Comuni confinantiLucéram, Peille, L'Escarène
Altre informazioni
Cod. postale06440
Fuso orarioUTC+1
Codice INSEE06142
Nome abitantiTouétois (FR); Toettesi (IT)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Francia
Touët-de-l'Escarène
Touët-de-l'Escarène

Touët-de-l'Escarène (in italiano Toetto di Scarena[2], desueto) è un comune francese di 313 abitanti situato nel dipartimento delle Alpi Marittime della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
I suoi abitanti sono chiamati Touétois in francese e Toettesi in italiano.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Situato sulla strada del Colle di Braus, nell'entroterra nizzardo, Touët-de-l'Escarène è disposto sul fianco d'una collina, al di sopra d'un rio "canterino", il Paillon, in un ambiente naturale tranquillo e bucolico a volontà.
Il paese si trova a 23 chilometri da Nizza e si raggiunge prendendo la strada n° 2204 e la linea ferroviaria SNCF Breglio-Nizza (Breil-sur-Roya - Nice).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'epoca longobarda vi operarono i monaci della potente abbazia di San Colombano di Bobbio ed al suo ricco feudo reale ed imperiale monastico[3][4][5], cui dipese l'abbazia di San Dalmazzo di Pedona, che gestiva ampi territori anche nelle valli del nizzardo e che nel VIII secolo a Nizza fondarono il monastero di Cimiez.

Alla fine del XIII secolo, Berengario Cais fu cosignore di Touët e di Peglione[6].

Touët-de-l'Escarène è stato parte integrante della storica Contea di Nizza fino al 1860, ed ha seguito perciò con essa, fin dal 1388, anno di dedizione di Nizza alla Savoia, le vicende storiche prima della Contea di Savoia e del Ducato di Savoia, e poi dopo il Congresso di Vienna, dal 1815 al 1860, le sorti del regno di Piemonte e Sardegna, facendone parte per quasi mezzo secolo, per essere poi annesso nel 1860 alla Francia, dopo referendum nell'aprile del 1860, secondo le clausole del Trattato di Torino fra Vittorio Emanuele II, re di Sardegna e Piemonte e Napoleone III, imperatore dei Francesi, con cui era ceduto dal primo ministro Camillo Benso, conte di Cavour, il Contado di Nizza alla Francia, per il suo aiuto nella seconda guerra d'indipendenza e l'unità d'Italia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di Touët-de-l'Escarène è costituito da un blasone tranciato d'azzurro e di verde alla banda d'oro broccante sulla partizione accompagnata da due crocette d'argento.

Luoghi e Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Lungo tutto l'anno sono organizzate diverse manifestazioni culturali (lotto, lotteria, balli, elezione di Miss e Mister Touët, serate con il "pan bagnat", spiedini, ecc...).
Il festino più apprezzato del villaggio è quello di San Luigi a fine agosto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ INSEE popolazione legale totale 2009
  2. ^ Guglielmo Stefani, Dizionario generale geografico-statistico degli Stati sardi, Torino, Pomba, 1855, p. 1231.
  3. ^ Valeria Polonio Felloni Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia
  4. ^ Eleonora Destefanis Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale
  5. ^ C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Volumi I-II-III, in Fonti per la Storia d'Italia, Tipografia del Senato, Roma 1918
  6. ^ Venturini, Evolution, t.I, p.178

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