Roveredo in Piano

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Roveredo in Piano
comune
Roveredo in Piano – Stemma Roveredo in Piano – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneFriuli-Venezia-Giulia-Stemma.svg Friuli-Venezia Giulia
EDRProvincia di Pordenone-Stemma.png Pordenone
Amministrazione
SindacoPaolo Nadal (centro-destra) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate46°01′N 12°37′E / 46.016667°N 12.616667°E46.016667; 12.616667 (Roveredo in Piano)
Altitudine99 m s.l.m.
Superficie15,86 km²
Abitanti5 913[1] (30-9-2021)
Densità372,82 ab./km²
Comuni confinantiAviano, Fontanafredda, Porcia, Pordenone, San Quirino
Altre informazioni
Cod. postale33080
Prefisso0434
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT093036
Cod. catastaleH609
TargaPN
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 2 403 GG[3]
Nome abitantiroveredani
Patronosan Bartolomeo
Giorno festivo24 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Roveredo in Piano
Roveredo in Piano
Roveredo in Piano – Mappa
Posizione del comune di Roveredo in Piano nella ex provincia di Pordenone
Sito istituzionale

Roveredo in Piano (Lavoréit in veneto e friulano occidentale[4][5], Lavorêt in friulano) è un comune italiano di 5 913 abitanti del Friuli-Venezia Giulia. Si trova nella ex provincia di Pordenone.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato è costruito secondo lo schema romano: il cardo e il decumano che corrispondono a via Garibaldi e via XX Settembre. Anticamente il villaggio era diviso in 12 borgate: Platha, Tavjela, Villotes, Moro, Runcadei, Forcate, Puart, San Bastian, Sant'Anna, Codes, Borgo Nuovo, Sacon, che al giorno d'oggi vengono fatte rivivere in occasione del gioco dei "Pindoi" che si tiene l'ultima domenica di agosto durante la sagra di San Bartolomeo, patrono del comune.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Bartolomeo Apostolo (Roveredo in Piano).

Intitolata a san Bartolomeo apostolo, fu in origine dipendenza della pieve di Porcia.

La chiesa parrocchiale

Fondata nel XII secolo, nel 1293 fu incendiata dai soldati di Gherardo III da Camino in lotta contro il patriarca di Aquileia Raimondo della Torre. Ricostruita, venne rasa al suolo durante l'invasione dei Turchi del 1499. Passarono diversi anni prima che la comunità potesse riprendersi e riedificare il luogo sacro: la nuova chiesa fu menzionata per la prima volta nel 1585.

Con la crescita della popolazione si rese sempre più necessario un ampliamento, ma il progetto venne concretizzato solo nel 1854. I lavori, basati sul disegno degli architetti Antonio e Stefano De Marchi, si protrassero più a lungo del previsto per l'imperversare di due epidemie di colera. Riaperta al culto nel 1872, gli ultimi interventi proseguirono fino al 1909 con la posa del pavimento a mosaico e solo nel 1912 avvenne la definitiva consacrazione officiata dal vescovo di Concordia Francesco Isola[6].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2015 gli stranieri residenti nel comune sono 410, ovvero il 6,87% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[8]:

  1. Romania, 162
  2. Albania, 31
  3. Ghana, 26

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un'inchiesta eseguita per l'Atlante storico-linguistico-etnografico friulano nel 1966 e rivista nel 1968, a Roveredo si parla un dialetto sostanzialmente veneto, benché vi sussistano tracce della lingua friulana. Nella ricerca si osservava che queste erano più vitali nelle generazioni più anziane rispetto ai giovani, ma non si riscontrava una distinzione tra dialetto "volgare" e "civile"[9].

Roveredo non rientra quindi tra i comuni friulanofoni ufficialmente riconosciuti[10].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime testimonianze di insediamenti abitativi a Roveredo risalgono ai tempi della preistoria dove le tombe a tumulo erano presenti nel territorio, oggi purtroppo distrutte.

Durante l'età antica, invece, Roveredo fu inserita nella X Regio avente come capoluogo Aquileia. Proprio in questo periodo Roveredo prende il suo nome in latino, "roberetum".

Durante il Medioevo, sul finire dell'XIII, fu distrutta secondo ordine del Signore di Treviso, Gherardo da Camino, in furia con Aquileia. Nel Quattrocento passò al dominio della Serenissima, cercando di difendersi dalle incursioni turche.

Con la caduta di Venezia nel 1797 Roveredo si aggregò a Pordenone e recuperò l'autonomia nel 1816 entrando nel Regno Lombardo-Veneto. La storia successiva alla partecipazione ai moti risorgimentali e all'annessione all'Italia del 1866 ha seguito quella del resto della Provincia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bilancio demografico anno 2021 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 657.
  5. ^ Sergio Gentilini, I turcs a Lavoreit, Pordenone, Tipografia Sartor, 1999.
  6. ^ Parrocchia Roveredo in Piano - San Bartolomeo Apostolo, su diocesi.concordia-pordenone.it. URL consultato il 30 settembre 2020 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2021).
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2015 per sesso e cittadinanza, su demo.istat.it, ISTAT. URL consultato il 10 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 13 giugno 2016).
  9. ^ Giovan Battista Pellegrini, Introduzione all'Atlante storico-linguistico-etnografico friulano (ASLEF), Padova-Udine, Istituto di glottologia dell'Università di Padova-Istituto di filologia romanza della Facoltà di lingue e letterature straniere di Trieste, 1972, pp. 176-177.
  10. ^ Elenco dei comuni delimitati in ambito friulanofono (PDF), su arlef.it. URL consultato il 29 settembre 2020.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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