Pieve di Val'Assina

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Valassina
Informazioni generali
Capoluogo Asso
629 abitanti (1751)
Dipendente da Provincia di Milano
Suddiviso in 12 comuni
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Podestà lista sconosciuta
Organi deliberativi Consiglio generale
Evoluzione storica
Inizio XIV secolo
Causa Secolarizzazione delle pievi
Fine 1797
Causa Invasione napoleonica
Preceduto da Succeduto da
Nessuna Distretto dell'Alto Lambro
Cartografia
Pievimil.jpg
Pieve di San Giovanni Battista
Monastergen.png
Informazioni generali
Capoluogo Asso
629 abitanti (1751)
Dipendente da Arcidiocesi di Milano
Suddiviso in 10 parrocchie
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Prevosto vedi sotto
Evoluzione storica
Inizio XI secolo
Causa Istituzione delle pievi
Fine 1972
Causa Sinodo Colombo
Preceduto da Succeduto da
Nessuna Decanato di Asso
Cartografia
Asso, chiesa San Giovanni Battista (facciata).JPG

La Valassina o pieve di San Giovanni Battista di Valassina o pieve di Asso (in latino plebis valassinensis o plebis sancte johannes baptista valassinensis o plebis assiensis) era il nome di un'antica pieve dell'Arcidiocesi di Milano e del Ducato di Milano con capopieve Asso.

Il patrono era san Giovanni Battista, al quale è ancora oggi dedicata la chiesa prepositurale di Asso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La pieve di Asso risulta testimoniata per la prima volta in un documento del 1018, anche se sappiamo che la primitiva chiesa era stata dedicata a san Giovanni evangelista. Risale probabilmente al XIII secolo la dedicazione a san Giovanni Battista, in quanto è Goffredo da Bussero il primo a riportare la capopieve della Valle Assina sotto questo titolo. Sappiamo inoltre che, fin dall'XI secolo, alcuni territori della pieve di Asso le erano stati separati a favore del monastero di Sant'Ambrogio di Milano, il quale già nel IX secolo aveva molti possedimenti in queste terre, ove esercitava una giurisdizione più civile che spirituale.[1]

Nel 1359 apprendiamo che il collegio canonicale di Asso constava di quattro canonici oltre al prevosto, anche se all'epoca della visita dell'arcivescovo Gabriele Sforza il 17 luglio 1455, sappiamo che i vari canonicati erano già saliti a dodici, per diminuire poi a dieci al tempo di san Carlo Borromeo e quindi stabilizzarsi nei secoli seguenti.[2]

Col Rinascimento la pieve assunse anche una funzione amministrativa civile come ripartizione locale della provincia del Ducato di Milano, al fine di ripartire i carichi fiscali e provvedere all'amministrazione della giustizia, sotto la guida di un consiglio generale composto da sedici membri, quattro da ciascuno dei quattro quadranti della valle. Sottoposta per molti secoli ad un potere anche temporale dell'arcivescovo di Milano, la Valassina fu eretta a baronia dall'Imperatore Carlo V.[3]

Fino al concilio di Trento, nessuno dei canonici e tantomeno il prevosto risiedevano entro la pieve e le funzioni del parroco erano esercitate da un viceprevosto nominato dal vicario generale, che rimase agente sino al 1570. Dal 1505 Asso ospitò anche una comunità monastica che venne sottoposta all'autorità plebana che ne approvò gli statuti in quanto esso era composto di donne votatesi alla regola benedettina. Tale monastero venne però soppresso il 31 marzo 1568 ed unito da san Carlo Borromeo al monastero del Lentasio di Milano. Sempre al periodo post-tridentino, anche Asso divenne sede di una vicaria, coincidente con l'ambito territoriale della pieve.[4]

Dal punto di vista civile, la pieve amministrativa fu oggetto di un esperimento riformatore di stampo illuminista da parte dell'imperatore Giuseppe II, che nel 1786 la incluse nella provincia di Como, provvedimento però cancellato dopo soli cinque anni dal fratello Leopoldo II, imperatore ben più conservatore. La pieve fu poi soppressa nel 1797 in seguito all'invasione di Napoleone e alla conseguente introduzione di nuovi e più moderni distretti. L'arrivo dei rivoluzionari giacobini ebbe anche una conseguenza religiosa, dato che il 10 aprile 1797 le parrocchie di Limonta e Civenna, erano state fin dal Trecento definitivamente sottoposte alla signoria dell'abate del monastero di Sant'Ambrogio di Milano, tornarono ad essere comprese entro i confini della pieve per l'abolizione dei feudi imperiali.[5]

La pieve religiosa resistette poi sino al 1972 quando, assieme a tutte le altre pievi lombarde, venne soppressa dai decreti del cardinale Giovanni Colombo, il quale istituì i moderni decanati, di cui Asso divenne una sede.[6] Oggi il suo vecchio territorio ricade sotto il decanato di Asso-Canzo e comprendente 15 parrocchie, di cui due prepositurali, ed attualmente è retto dal decano monsignor Erminio Burbello, prevosto della basilica di Santo Stefano Protomartire di Canzo.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del XVIII secolo, il territorio della pieve era così suddiviso:

Pieve civile Pieve ecclesiastica
Comune di Asso
Comune di Pagnano
Comune di Scarenna
Parrocchia di San Giovanni Battista
Comune di Barni Parrocchia dei Santi apostoli Pietro e Paolo
Comune di Caglio Parrocchia dei Santi Gervaso e Protaso
Comune di Lasnigo Parrocchia della Presentazione di Maria Vergine
Comune di Magreglio Parrocchia di Santa Maria vergine
Comune di Onno Parrocchia di San Pietro martire
Comune di Rezzago Parrocchia di Santa Maria Nascente
Comune di Sormano Parrocchia di Sant'Ambrogio
Comune di Valbrona Parrocchia dei Santi Apollinare e Materno
Comune di Visino Parrocchia della Beata Vergine Assunta

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Goffredo da Bussero, Liber notitiae sanctorum Mediolani. Manoscritto della Biblioteca Capitolare di Milano, a cura di M. Magistretti, U. Monneret de Villard, Milano, 1917.
  • Diocesi di Milano. Sinodo 46°, Milano, 1972, Pubblicazione curata dall'ufficio stampa della Curia arcivescovile di Milano.
  • G. Vigotti, La diocesi di Milano alla fine del secolo XIII. Chiese cittadine e forensi nel “Liber Sanctorum” di Goffredo da Bussero, Roma, 1974.
  • Istituzione dei nuovi vicariati urbani e foranei, 11 marzo 1971, Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, Rivista Diocesana Milanese, 1971.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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