Pieve di Settala

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Pieve di Settala
Informazioni generali
Capoluogo Settala
690 abitanti (1751)
Dipendente da Provincia di Milano
Suddiviso in 4 comuni
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Podestà lista sconosciuta
Organi deliberativi Consiglio generale
Evoluzione storica
Inizio XIV secolo
Causa Secolarizzazione delle pievi
Fine 1797
Causa Invasione napoleonica
Preceduto da Succeduto da
Nessuna Distretto di Melzo
Cartografia
Pievimil.jpg
Pieve di Sant'Ambrogio
Monastergen.png
Informazioni generali
Capoluogo Settala
690 abitanti (1751)
Dipendente da Arcidiocesi di Milano
Suddiviso in 5 parrocchie
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Prevosto vedi sotto
Evoluzione storica
Inizio XII secolo
Causa Istituzione delle pievi
Fine 1969
Causa Decreto del cardinal Colombo
Preceduto da Succeduto da
Nessuna Pieve dei Santi Alessandro e Margherita di Melzo
Cartografia
Settala chiesa.jpg

La pieve di Settala o pieve di Sant'Ambrogio di Settala (in latino plebis septemalensis o plebis sancti ambrosii septemalensis) era il nome di un'antica pieve dell'Arcidiocesi di Milano e del Ducato di Milano con capoluogo Settala.

Il santo patrono era sant'Ambrogio, ancora oggi celebrato in città il 7 dicembre, al quale è anche dedicata la chiesa prepositurale di Settala.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime attestazioni storiche dell'esistenza di una struttura plebana a Settala risalgono al XII secolo, mentre dobbiamo a Goffredo da Bussero una prima descrizione delle chiese che la compongono, quasi un secolo più tardi. Nel 1398, inoltre, apprendiamo che oltre alla canonica nel territorio della pieve erano comprese quattro cappelle site a Calandrone, Lucino, Trenzanesio, Premenugo e come tale quattro dovevano essere i canonici oltre al prevosto, secondo dati riconfermati dallo "Status ecclesiae mediolanensis" del XV secolo.[1]

Col Rinascimento la pieve assunse anche una funzione amministrativa civile come ripartizione locale della provincia del Ducato di Milano, al fine di ripartire i carichi fiscali e provvedere all'amministrazione della giustizia.[2]

Nel XVI secolo la pieve ecclesiastica era in decadenza e solo due erano i canonicati che si erano salvati, mentre erano aumentate le rettorie e le cappellanie minori, pur comprendendo nel territorio plebano le parrocchie di Liscate, Lucino e Premenugo. Nel corso del XVII secolo venne aggiunta alla circoscrizione della pieve di Settala anche la parrocchia di Caleppio. Anche Settala, come molte altre città capopievi, dall'epoca post-tridentina ottenne l'affiancamento della vicaria alla pieve, divenendo per l'appunto sede di un vicariato, e tale rimase sino al 10 luglio 1969 quando l'arcivescovo milanese Giovanni Colombo decise di sopprimere il vicariato foraneo di settala, annettendolo al vicariato di Melzo, anticipando quasi quelle soppressioni che a partire dal 1972 colpiranno tutte le antiche pievi milanesi rimpiazzandole con i moderni vicariati. Settala è ancora oggi sottoposta al decanato di Melzo.[3]

Dal punto di vista civile invece, già due secoli prima nell'anno 1797 la pieve amministrativa era stata soppressa in seguito all'invasione di Napoleone e alla conseguente introduzione di nuovi e più moderni distretti, rispetto ai quali anche sotto questo punto di vista l'ambito territoriale era stato liquidato a favore di un più ampio comprensorio avente sede a Melzo.[4]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del XVIII secolo, il territorio della pieve era così suddiviso:

Pieve civile Pieve ecclesiastica
Comune di Settala Parrocchia plebanea di Sant'Ambrogio
Parrocchia di Sant'Agata in Caleppio
Comune di Liscate Parrocchia di San Giorgio martire
Comune di Lucino
[5]
Parrocchia di San Giovanni evangelista
Comune di Premenugo Parrocchia di San Tommaso

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ vedi qui
  2. ^ vedi qui
  3. ^ vedi qui
  4. ^ vedi qui
  5. ^ Si noti come la parrocchia comprendesse anche i comuni di Trenzanesio e di Rodano, civilisticamente inclusi nella pieve di Segrate.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Liber notitiae sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero. Manoscritto della Biblioteca Capitolare di Milano, a cura di M. Magistretti, U. Monneret de Villard, Milano, 1917.
  • Diocesi di Milano. Sinodo 46°, Milano, 1972, Pubblicazione curata dall'ufficio stampa della Curia arcivescovile di Milano.
  • G. Vigotti, La diocesi di Milano alla fine del secolo XIII. Chiese cittadine e forensi nel “Liber Sanctorum” di Goffredo da Bussero, Roma, 1974.
  • Istituzione dei nuovi vicariati urbani e foranei, 11 marzo 1971, Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, Rivista Diocesana Milanese, 1971.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]