Pieve di Bollate

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Pieve di Bollate
Informazioni generali
Capoluogo Bollate
1233 abitanti (1771)
Dipendente da Provincia di Milano
Suddiviso in 12 comuni
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Podestà lista sconosciuta
Organi deliberativi Consiglio generale
Evoluzione storica
Inizio XIV secolo
Causa Secolarizzazione delle pievi
Fine 1797
Causa Invasione napoleonica
Preceduto da Succeduto da
Nessuna Distretto di Bollate
Cartografia
Pievimil.jpg
Pieve di San Martino
Informazioni generali
Capoluogo Bollate
1233 abitanti (1771)
Dipendente da Arcidiocesi di Milano
Suddiviso in 9 parrocchie
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Prevosto lista sconosciuta
Evoluzione storica
Inizio VIII secolo
Causa Istituzione delle pievi
Fine 1971
Causa Sinodo Colombo
Preceduto da Succeduto da
Nessuna Decanato di Bollate

La pieve di Bollate o pieve di San Martino (Plebis Bollatensis) era il nome di un'antica pieve dell'arcidiocesi di Milano e del ducato di Milano con capoluogo Bollate.

Il patrono era san Martino vescovo, la cui festa viene ancor'oggi celebrata l'11 novembre e a cui è dedicata la chiesa prepositurale di Bollate.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo documento storico che menziona la pieve è un atto di vendita dell'anno 926 nel Codex diplomaticus Langobardiae, riguardante terreni situati nella località di Lampugnano di Bollate, descritta come appartenente alla pieve di Bollate[1]. La nascita della pieve è riferita all'età carolingia, dopo la sconfitta del re longobardo Desiderio a Verona da parte di Carlo Magno, re dei Franchi (774): in questo periodo si diffuse nell'area il culto di san Martino, vescovo di Tours, al quale la città di Bollate era particolarmente legata sulla base di un'antica leggenda che voleva che il santo francese avesse visitato il territorio bollatese nel corso di una sua visita in Italia presso sant'Ambrogio, vescovo di Milano.[2]. Una pergamena del 1652 conservata nell'archivio plebano di Bollate attribuisce invece, con alcune imprecisioni, la fondazione della pieve al 483, per opera di papa Gelasio I (492-496)[3].

Con l'anno 1000 la pieve bollatese, come le altre della zona, cominciò ad assumere una struttura più stabile, legata anche a funzioni amministrative del territorio[4]. In un documento del settembre del 1039, conservato presso l'archivio plebano locale, si riporta una donazione a favore della chiesa di San Martino di Bollate e al suo arcipresbitero (arciprete divenuto poi prevosto). La pieve rientrava all'epoca nel contado della Martesana e vi possedeva alcuni terreni anche Francesco Crippa, arcivescovo di Milano[5].

La pieve si arricchì di lasciti e proprietà e un documento del 1211 attesta che i canonici della collegiata di Bollate avevano già da tempo il diritto di riscuotere i dazi sui prodotti di prima necessità della città quali frumento, orzo, segale, avena, fave, vino, miele, lenticchie[senza fonte]. Secondo quanto descritto nel Liber Sanctorum Mediolanensis di Goffredo da Bussero, nel XIII secolo la pieve di Bollate aveva la giurisdizione spirituale sui borghi di Affori, Baranzate, Cesate, Garbagnate, Novate Milanese, Pinzano, Santa Maria Rossa, Senago con Senaghino, Villapizzone e Vialba.

Alla metà del XVIII secolo, l'arcidiocesi decise di razionalizzare il territorio plebaneo ordinando la cessione della parrocchia di San Martino di Villapizzone alla pieve di San Giovanni Battista di Trenno, e vicendevolmente l'acquisizione della parrocchia di San Pietro e Paolo di Arese; tuttavia solo il primo atto, che risolveva una disputa plurisecolare, fu riconosciuto ai fini civili dal governo dell'imperatrice Maria Teresa, comportando la riduzione dell'estensione della pieve secolare.

Se la pieve amministrativa fu travolta dagli eserciti di Napoleone divenendo l'effimero Distretto di Bollate ben presto abrogato, la pieve religiosa sopravvisse fino alla riforma arcidiocesana del 1972 allorquando, retta dal prevosto mons. Giuseppe Sala, comprendeva 12 parrocchie su un'area di 52,4 km² popolati da 102.974 anime.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del XVIII secolo, dopo l'aggregazione del villaggio di Santa Maria del Bosco al capoluogo, il territorio della pieve era così suddiviso:

Pieve civile Pieve ecclesiastica
Comune di Bollate
Comune di Baranzate
Comune di Cassina Nuova
Comune di Roserio
Parrocchia prepositurale di San Martino
Comune di Cassina Pertusella --[6]
Comune di Castellazzo Parrocchia di San Guglielmo
Comune di Cesate Parrocchia dei Santi Alessandro e Martino
Comune di Garbagnate Parrocchia dei Santi Eusebio e Maccabei
Comune di Novate Parrocchia dei Santi Gervaso e Protaso
Comune di Pinzano Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano
Comune di Senago Parrocchia di Santa Maria Assunta
Comune di Vialba --[7]
--[8] Parrocchia di Sant'Ambrogio
--[9] Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'atto riguardava la vendita di sette pertiche di vigneto, cinquantasette pertiche di campo ed otto pertiche di prato: G.M. Vazzoler, Cassina Nuova di Bollate, note di storia locale, Milano, 1984, p.43.
  2. ^ C. Gianola, I comuni e le parrocchie della pieve di Bollate, memorie civili e religiose, Saronno, 1900; G. M. Vazzoler, Cassina Nuova di Bollate, note di storia locale, Milano, 1984.
  3. ^ C. Gianola, I comuni e le parrocchie della pieve di Bollate, memorie civili e religiose, Saronno, 1900; G.M. Vazzoler, Cassina Nuova di Bollate, note di storia locale, Milano, 1984, p.36,
  4. ^ Le pievi assumono "... la fisionomia di una federazione di loci e il culto rimaneva soltanto una delle tante funzioni delle piccole comunità locali, come era stato fin dai primi tempi nel pagus e nel vicus...": A. Cappellini, Desio e la sua pieve, Desio 1972, p.64.
  5. ^ L. De Cesare, Bollate. Un territorio e la sua storia, Bollate 1985.
  6. ^ In questo caso c'era discrasia fra pieve civile ed ecclesiastica, dato che il comune costituiva una parte della Parrocchia di Santa Margherita vergine e martire di Caronno, compresa ecclesiasticamente nella Pieve di Santo Stefano di Nerviano.
  7. ^ In questo caso c'era discrasia fra pieve civile ed ecclesiastica, dato che il comune costituiva una parte della Parrocchia dei Santi Martiri Nazaro e Celso, compresa ecclesiasticamente nella Pieve di San Giovanni Battista di Trenno.
  8. ^ In questo caso c'era discrasia fra pieve civile ed ecclesiastica, dato che la parrocchia corrispondeva al Comune di Cassina Amata, compreso civilmente nella Pieve di Desio.
  9. ^ In questo caso si era venuta a creare discrasia fra pieve civile ed ecclesiastica, dato che la parrocchia corrispondeva al Comune di Arese, compreso civilmente nella Pieve di Trenno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Liber notitiae sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero. Manoscritto della Biblioteca Capitolare di Milano, a cura di M. Magistretti, U. Monneret de Villard, Milano, 1917.
  • Diocesi di Milano. Sinodo 46°, Milano, 1972, Pubblicazione curata dall'ufficio stampa della Curia arcivescovile di Milano.
  • G. Vigotti, La diocesi di Milano alla fine del secolo XIII. Chiese cittadine e forensi nel “Liber Sanctorum” di Goffredo da Bussero, Roma, 1974.
  • Istituzione dei nuovi vicariati urbani e foranei, 11 marzo 1971, Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, Rivista Diocesana Milanese, 1971.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]