Pieve di Cannobio

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Pieve di Cannobio
Informazioni generali
Capoluogo Cannobio
Dipendente da Provincia di Milano
Suddiviso in ? comuni
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Podestà lista sconosciuta
Organi deliberativi Consiglio generale
Evoluzione storica
Inizio XIII secolo
Causa Secolarizzazione delle pievi
Fine 1748
Causa Trattato di Acquisgrana
Preceduto da Succeduto da
Nessuna ?
Cartografia
Pievimil.jpg
Pieve di San Vittore
Monastergen.png
Informazioni generali
Capoluogo Cannobio
Dipendente da Arcidiocesi di Milano
Suddiviso in ? parrocchie
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Prevosto vedi sotto
Evoluzione storica
Inizio XIII secolo
Causa Istituzione delle pievi
Fine 1819
Causa Breve di Pio VI
Preceduto da Succeduto da
Nessuna ?

La pieve di Cannobio o pieve di San Vittore era il nome di un'antica pieve dell'arcidiocesi di Milano e del ducato di Milano con capoluogo Cannobio.

Il patrono era san Vittore[non chiaro], a cui è ancora oggi dedicata la chiesa prepositurale di Cannobio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Uno statuto del borgo e della pieve di Cannobio è attestato già nel 1207.[1] La sua autorità si estendeva sulla Valle Cannobina, su Brissago, Cannero, Trarego Viggiona,[2] Pino, Tronzano e uniti, Campagnano e Veddasca. Non deve stupire il collegamento con località dell'altra sponda del Verbano: nel Medioevo le comunicazioni via acqua, specie se agevoli come nel caso lacustre, erano tecnicamente più facili, e molto più sicure quanto all'incolumità dei viaggiatori, rispetto ai dissestati e perigliosi percorsi terrestri. Nel 1342 la pieve di sottopose spontaneamente a Luchino Visconti, divenendo una ripartizione locale della Provincia del Ducato di Milano seppur in un territorio più limitato, i centri orientali d'oltre Verbano essendo stati inclusi nella pieve di Val Travaglia, anche se religiosamente rimasero cannobine Tronzano, Bassano, Pino e, fino al 1519, Campagnano.

La pieve amministrativa trovò la sua fine a causa della guerra di successione austriaca, al termine della quale il trattato di Aquisgrana (1748) comportò la sua cessione al Piemonte in ringraziamento per la sua proficua alleanza con l'Austria. Per quanto riguarda la pieve ecclesiastica, l'essere a quel punto separata da Milano dal confine di Stato tra Piemonte e Austria fece sì che si rendesse necessaria una nuova riforma anche per la diocesi. Nel 1819, quindi, una breve di Pio VI la trasferì alla Diocesi di Novara, mentre più tardi Brissago fu portata nella neocostituita diocesi di Lugano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Liber notitiae sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero. Manoscritto della Biblioteca Capitolare di Milano, a cura di M. Magistretti, U. Monneret de Villard, Milano, 1917.
  • G. Vigotti, La diocesi di Milano alla fine del secolo XIII. Chiese cittadine e forensi nel “Liber Sanctorum” di Goffredo da Bussero, Roma, 1974.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]