Pieve di Rosate

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Pieve di Rosate
Informazioni generali
Capoluogo Rosate
1578 abitanti (1771)
Dipendente da Provincia di Milano
Suddiviso in 17 comuni
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Podestà lista sconosciuta
Organi deliberativi Consiglio generale
Evoluzione storica
Inizio XIV secolo
Causa Secolarizzazione delle pievi
Fine 1797
Causa Invasione napoleonica
Preceduto da Succeduto da
Nessuna Distretto di Rosate
Cartografia
Pievimil.jpg
Pieve di Santo Stefano
Informazioni generali
Capoluogo Rosate
1578 abitanti (1771)
Dipendente da Arcidiocesi di Milano
Suddiviso in 14 parrocchie
Amministrazione
Forma amministrativa Pieve
Prevosto lista sconosciuta
Evoluzione storica
Inizio XII secolo
Causa Istituzione delle pievi
Fine 1972
Causa Sinodo Colombo
Preceduto da Succeduto da
Nessuna Decanato di Abbiategrasso
Cartografia
RosateSantoStefano.jpg

La pieve di Rosate o pieve di Santo Stefano era il nome di un'antica pieve dell'arcidiocesi di Milano e del Ducato di Milano con capoluogo Rosate.

Il patrono era santo Stefano, la cui festa viene celebrata ancora oggi a Rosate il 26 dicembre.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della pieve[modifica | modifica wikitesto]

Nella pieve di Rosate viene riportata la notizia dell'esistenza di un primo sacerdote a capo di essa con il titolo di praepositus, prevosto, a partire dal XIV secolo. Notizie di una precedente pieve risalgono tuttavia al XIII secolo quando Goffredo da Bussero, autore del Liber notitiae sanctorum Mediolani ci fornisce dati censitari schematici: la pieve di Rosate comprendeva i comuni di Gaggiano, Barate, Bonirola, Cassina di Donato del Conte, Fagnano, Vigano, Gudo Visconti, Noviglio, Conigo, Copiago, Tainate, Vermezzo, Zelo Surrigone, Castelletto Mendosio, Caselle, Coazzano. Allo stesso periodo è ascrivibile la formazione della parallela struttura amministrativa statale, che comprendeva i vari comuni del territorio. Nel 1143, sappiamo infatti che la pieve di Rosate era dotata di un prevosto dal momento che questi ebbe uno scontro col vescovo milanese Robaldo per alcune decime che il primo pretendeva dal monastero di Montano, in spregio a quanto deciso dal Concilio di Pisa.

In questa epoca furono infeudati della pieve di Rosate quali "capitanei" dall'arcivescovo Ariberto d'Intimiano, la nobile famiglia "de advocatis" (o gli avvocati) da cui discende la nobile famiglia dei conti Rosati di Monteprandone.

I secoli XVII e XVIII: la fine della pieve civile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile della chiesa di Santo Stefano

Col tempo, la struttura della pieve si consolidò, si ampliò e si semplificò, gestendo localmente l'aspetto religioso delle diverse comunità basandosi essenzialmente sulle principale parrocchie dei centri abitati circostanti la città di Rosate e nello specifico della chiesa cittadina di Santo Stefano.

Malgrado questa fortificazione nelle definizioni interne all'amministrazione della chiesa locale, bisogna ricordare che molti altri centri ben più importanti di Rosate stessa stavano sorgendo nella medesima area e come tale questi mettevano in discussione l'ormai secolare influenza religiosa della città, che pure manteneva un ruolo primario.

La pieve fu sede di una chiesa collegiata, cioè sede di un capitolo di canonici, sino al 1797, anno che segnò definitivamente la decadenza del predominio della pieve rosatese sull'area a causa dell'invasione rivoluzionaria francese, che abolì la pieve amministrativa sostituendola con un effimero distretto.[1]

Sempre in questo periodo, sono da segnalare varie leggi volte a staccare il territorio della pieve dalla tradizionale sudditanza a Milano per portarlo nella provincia di Pavia, uscita ridimensionata dai conflitti d'inizio Settecento. La prima fu opera dell'imperatore Giuseppe II nel 1786, ma fu annullata da suo fratello l'imperatore Leopoldo II nel 1791. La seconda fu progettata dai rivoluzionari giacobini nel 1798, ma non ebbe neppure il tempo di passare alla fase esecutiva. La terza e più duratura fu quella del periodo Lombardo-Veneto, dal 1815 al 1859. Solo con l'annessione piemontese, che comportò la restituzione alla provincia pavese del suo territorio storico, si ritenne di converso di riportare la zona di Rosate sotto la provincia di Milano.

Evoluzione ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972, con il sinodo diocesano indetto dal cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, la pieve di Rosate venne abolita e la città venne compresa nel decanato di Abbiategrasso e quindi nella zona pastorale VI di Melegnano.

La pieve di Rosate è ridotta a parrocchia, ma conserva ancora oggi alcuni privilegi: l'elezione di un prevosto, il titolo di canonici per i sacerdoti residenti, oppure il diritto di intrattenere particolari rapporti con la curia milanese, o ancora di nominare propri canonici e di procurare l'acqua santa o gli oli benedetti per tutte le chiese comprese nell'ex pieve.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del XVIII secolo, dopo l'aggregazione di Doresano a Copiago, di Tavernasco a Noviglio, della Cassina d'Anzino Cusago e di Gaggianello a Gaggiano, e della Cassina Scaccabarozzi a Coazzano, il territorio della pieve era così suddiviso:

Pieve civile Pieve ecclesiastica
Comune di Rosate Parrocchia prepositurale di Santo Stefano
Comune di Barate Parrocchia di Sant'Andrea
Comune di Castelletto Mendosio [2]
Comune di Coazzano Parrocchia di Santa Maria Nascente
Comune di Conigo Parrocchia della Natività di Maria Vergine
Comune di Fagnano
Comune di Cassina di Donato del Conte
Parrocchia dei Santi Andrea e Rocco
Comune di Gaggiano
Comune di Bonirola
[3]
Parrocchia di Sant'Invenzio vescovo
Comune di Gudo Visconti Parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta
Comune di Noviglio Parrocchia di San Sebastiano
Parrocchia di San Michele in Mairano
[4]
Comune di Caselle
Parrocchia di San Siro
Comune di Tainate
Comune di Copiago
Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo
Comune di Vermezzo Parrocchia di San Zenone
Comune di Vigano Parrocchia dei Santi Eugenio e Maria
Comune di Zelo Surrigone Parrocchia di Santa Giuliana e Beata Vergine del Carmelo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 1797 la canonica disponeva di un totale di 483,15 pertiche di terreno a beneficio ecclesiastico e la nomina del titolare della pieve spettava a Roma, mentre la rendita netta prepositurale ammontava a 4204 lire 5 soldi e 6 denari annui.
  2. ^ In questo caso c'era discrasia fra pieve civile ed ecclesiastica, dato che il comune corrispondeva alla Parrocchia di Sant'Antonio abate, compresa ecclesiasticamente nella Pieve di Santa Maria Nuova di Abbiategraaso, amministrativamente inesistente.
  3. ^ Si noti come la parrocchia comprendesse dal Rinascimento anche il Comune di Terzago, civilisticamente incluso nella Pieve di Cesano Boscone.
  4. ^ La parrocchia aveva sede nel comune di Ozzero, civilisticamente trasportato nella pieve di Corbetta su decreto dell'imperatrice Maria Teresa.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Liber notitiae sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero. Manoscritto della Biblioteca Capitolare di Milano, a cura di M. Magistretti, U. Monneret de Villard, Milano, 1917.
  • M. Magistretti, Liber seminarii mediolanensis ossia “Catalogus totius cleri civitatis et dioecesis mediolanensis cum taxa a singulis solvenda pro sustentatione seminarii inibi erigendi” compilato l'anno 1564, in «Archivio Storico Lombardo», a. XLIII, 1916, p. 509-561.
  • Notitia cleri mediolanensis de anno 1398 circa ipsius immunitatem, in «Archivio Storico Lombardo», XXVII, 1900, p. 257-304.
  • A. Palestra, Visite pastorali alle pievi milanesi (1423-1856). I, Inventario, Firenze, 1977, Monumenta Italiae Ecclesiastica. Visitationes 2.
  • Rivista Diocesana Milanese. Ufficiale per gli Atti Arcivescovili e della Curia, Milano, Curia arcivescovile, 1911-.
  • Diocesi di Milano. Sinodo 46°, Milano, 1972, Pubblicazione curata dall'ufficio stampa della Curia arcivescovile di Milano.
  • A. Balzarotti, Castellazzo de' Stampi - volti di un Borgo tra storia e natura, Ed. Tipolitografia Crespi, Corbetta, 2008.
  • G. Vigotti, La diocesi di Milano alla fine del secolo XIII. Chiese cittadine e forensi nel “Liber Sanctorum” di Goffredo da Bussero, Roma, 1974.
  • Istituzione dei nuovi vicariati urbani e foranei, 11 marzo 1971, Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, Rivista Diocesana Milanese, 1971.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]