Germano Baron

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Germano Baron, nome di battaglia "Turco" (Poleo, 1922Schio, 8 luglio 1945), è stato un partigiano italiano, medaglia d'oro al valor militare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Contadino, nacque in famiglia numerosa: sette fratelli, di cui durante la seconda guerra mondiale quattro furono sotto le armi. Venne arruolato nella Divisione Alpina Julia e inviato sul fronte russo, dal quale rientrò nel 1942, perché gli si erano congelati i piedi.

Venne ricoverato all'ospedale di Varese e dopo l'Armistizio di Cassibile, ritornato a casa, si aggregò alla Resistenza vicentina nelle bande armate partigiane, e successivamente alla divisione "Ateo Garemi", di ispirazione comunista, delle Brigate Garibaldi. Con il nome di battaglia "Turco", fu lui a dirigere il memorabile assalto alla caserma della Guardia Nazionale presso Tonezza del Cimone.

La sua Brigata - alla quale aveva voluto dare il nome del suo amico Luigi Marzarotto, un partigiano caduto proprio in quell'assalto - combatté sino a quando i tedeschi (che si erano anche resi responsabili, con i fascisti, nell'aprile del 1945 degli eccidi di Pedescala), non si furono ritirati definitivamente dalle valli del Vicentino.

Morì all'ospedale di Schio nel 1945 per i postumi di un incidente stradale avvenuto in circostanze mai completamente chiarite.[1]

Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, nel 1994, gli ha concesso la massima ricompensa al valor militare.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Animato da alto spirito patriottico, fin dall’inizio saliva sui monti, ove organizzava le prime formazioni armate della zona, che raggruppava, quindi, in una agguerrita Brigata, di cui egli stesso assumeva il comando, guidandola con successo in numerose difficili e rischiose azioni. Sempre primo ove più intensa ferveva la lotta e maggiore era il pericolo, due volte ferito in combattimento, per le epiche gesta da lui compiute, per il suo indomito coraggio, per la sua bravura di comandante, per il grande senso di umanità e di giustizia che permeava ogni sua azione, era adorato dai suoi uomini e venerato dalla popolazione locale, che vedeva in lui riassunta la figura dell’eroe leggendario. Mentre già gioiva per la liberazione della Patria, cui si era votato con grande ardore, moriva in servizio nell’adempimento del suo dovere.[2]»
— Schio, 8 settembre 1943 - 8 luglio 1945

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anpi - scheda - accesso 22 febbraio 2009
  2. ^ Quirinale - scheda - accesso 22 febbraio 2009

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]