Vulcano di fango

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Un vulcanetto di fango nella Riserva Naturale Salse di Nirano.
« pustole di una terribile malattia della natura »
(Guy De Maupassant,Viaggio in Sicilia[1])

Un vulcano di fango è una piccola collina, alta da pochi decimetri a parecchi metri, che erutta argilla, rammollita dall'acqua, unita a sostanze saline come acque salso-bromo-iodiche, ed anche metano e idrocarburi (bitume).

In Italia il vulcano di fango è presente in due forme: la maccaluba o macaluba in siciliano; la salinella o salsa. Le cause geologiche che li originano sono dissimili, ma morfologicamente si presentano in modo simile.

La genesi dei fanghi è da attribuire alla risalita di acqua e gas sotto pressione attraverso discontinuità strutturali in formazioni argillose o attraverso vere e proprie faglie.[2]

Quando i vulcani di fango si trovano presso un vulcano di lava, in generale emettono anidride carbonica (CO2); questo perché il metano primordiale reagisce con l'ossigeno.

La loro formazione, in genere, non è legata ad un'attività vulcanica secondaria, ma ad un particolare fenomeno che per somiglianza viene definito vulcanesimo sedimentario; le salinelle di Paternò e di Belpasso, in provincia di Catania, fanno eccezione perché sono legate a veri fenomeni vulcanici.

Nel mondo sono un fenomeno relativamente comune, infatti, si contano circa 1.100 vulcani di fango ed è stato stimato che ne possano esistere oltre 10.000 casi su scarpate continentali e piani abissali.[3] Si pensa che siano anche presenti sul pianeta Marte.[4]

Nei pressi dei vulcani di fango la terra è generalmente sterile ma in molti casi si rinvengono delle specie vegetali alofite.

Tipi[modifica | modifica sorgente]

  • Grifone: a forma di cono dai fianchi scoscesi inferiore a 3 metri che emette fango (maccaluba in siciliano)
  • Cono di fango: cono un'altezza massima di 10 metri che emette fango e frammenti di roccia (non presenti in Italia)
  • Cono di scorie: cono formato da riscaldamento di depositi di fango durante gli incendi (non presenti in Italia)
  • Salse: piscine ad acqua dominante, con infiltrazioni di gas (barboj in Emilia)
  • Primavera: dominati dalla presenza prevalente di acqua con altezza inferiore a 0,5 metri
  • Scudo di fango

Distribuzione dei vulcani di fango[modifica | modifica sorgente]

Europa[modifica | modifica sorgente]

In Europa questo fenomeno geologico è generalmente poco presente, però se ne trovano diversi sulla penisola di Taman in Russia, la penisola di Kerch nel sud-est dell'Ucraina e in Italia.

Siti italiani[modifica | modifica sorgente]

Emilia-Romagna[modifica | modifica sorgente]

In Emilia-Romagna fenomeni simili sono chiamati salse, bollitori, vulcanetti di fango o barboj (borbottio).[5] Nella regione questi fenomeni geologici sono presenti a Nirano a Sud di Modena ed a Regnano vicino a Viano (RE).

Sono importanti i vulcani di fango che si trovano nella Riserva Naturale Salse di Nirano, a sud di Modena. Questi vulcani di fango sono allineati lungo l'Appennino settentrionale e sono collegati a strutture profonde, attraverso faglie geologiche remote (thrust). Alcuni vulcani di fango in Emilia emettono elio.

Queste manifestazioni eruttive si manifestano anche per circa un ettaro in località Ca' il Salso (presso Rivalta di Lesignano), a 320 m s.l.m.;[6] con tre centri noti di eruzione, il più grande dei quali è ai lati della strada comunale che porta a Rivalta.[7] Essendo quest'area oggetto di fenomeni di antropizzazione, c'è un'ipotesi di un progetto di creazione di un'area di riserva naturale di tipo geologico, in modo tale che sottraendo questi terreni all'uso agricolo si potrebbe favorire, nel tempo, la nascita di nuovi vulcanelli qui chiamati borboj.[8]

Marche[modifica | modifica sorgente]

Nei comuni di Montegiorgio (con il nome di Sdrao), Falerone, Montappone, Monteleone di Fermo, Rotella e Offida.

Abruzzo[modifica | modifica sorgente]

Nel comune di Pineto, con il nome di Cenerone Vulcanello.

Lazio[modifica | modifica sorgente]

Vicino l'aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci a Fiumicino, sono spuntati due vulcanetti di fango, il primo in data 24 agosto, il secondo in data 9 settembre 2013 I vulcanetti si trovano all'interno di una rotatoria in via coccia di morto alla periferia di Fiumicino. Entrambi i vulcanetti sono in attività. [9]


Campania[modifica | modifica sorgente]

Nella regione Campania vicino a Benevento, vi sono i vulcani di fango più attivi, conosciuti come le Bolle di Malvizza (Castelfranco in Miscano).

Calabria[modifica | modifica sorgente]

In località San Sisto a Montalto Uffugo in provincia di Cosenza in Calabria, se ne conoscono alcuni che però sono da circa 30 anni inattivi.[10]

Sicilia[modifica | modifica sorgente]

I siti siciliani sono tre:

  • In provincia di Agrigento:
Macalube di Aragona
  • In provincia di Caltanissetta:
Macalube di Terrapelata
  • In provincia di Catania:
  • Salinelle dei Cappuccini o dello Stadio (Paternò).
  • Salinelle del Fiume (Paternò).
  • Salinelle di San Biagio o del Vallone salato (Belpasso)
Storia e leggenda[modifica | modifica sorgente]

Il nome macalube (o, secondo alcune versioni, maccalube) deriva dall'arabo maqlùb, che significa ribaltamento.[11]

L'Occhiu di Macalubi (appellativo locale della zona di Aragona) ha da sempre esercitato un grosso fascino sulla popolazione locale e sui viaggiatori stranieri.[12]

Le più antiche descrizioni dell'area si debbono a Platone, Aristotele, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio. In epoca romana il fango sgorgante dal terreno veniva utilizzato per cure reumatiche e di bellezza.

Nel corso dei secoli il luogo ha ispirato numerose leggende: secondo una di queste i fenomeni eruttivi dell'area sarebbero iniziati nel 1087 a seguito di una sanguinosa battaglia fra arabi e normanni: il liquido grigiastro sospinto dall'attività eruttiva fu così ribattezzato sangu di li saracini (il sangue dei saraceni).[13]

Un'altra leggenda vuole che un tempo nell'area sorgesse una città, e che, un giorno, a causa di un'offesa fatta alla divinità locale, la città fosse stata sprofondata nelle viscere della terra. Guy De Maupassant, giunto nel sito durante un viaggio in Sicilia nel 1885, descrisse i vulcanelli di fango come pustole di una terribile malattia della natura.[1]

Provincia di Agrigento[modifica | modifica sorgente]
Le maccalube di Aragona.

In provincia di Agrigento vi è la Riserva naturale integrale Macalube di Aragona: si tratta di una riserva naturale regionale della Sicilia, situata 4 km a SO di Aragona e 15 km a N di Agrigento, che comprende un vasto territorio argilloso caratterizzato dalla presenza di fenomeni eruttivi: le maccalube, appunto.

Provincia di Caltanissetta[modifica | modifica sorgente]

Le maccalube sono presenti anche nel territorio di Caltanissetta in contrada Terrapelata;[14] territorio che proprio da esse prende il nome (terra pelata o brulla).[15] La zona interessata da questo fenomeno di vulcanismo di tipo sedimentario, si trova nelle immediate vicinanze della Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale proprio in mezzo alle famose miniere di zolfo di Caltanissetta.[16]

Provincia di Catania[modifica | modifica sorgente]

I vulcani di fango etnei di Paternò e di Belpasso sono invece dovuti a degassamento di origine magmatico, la cui via di risalita sarebbe costituita da antichi condotti magmatici.

Aspetti geologici[modifica | modifica sorgente]

Maccalube[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio di vulcanello di fango.

I vulcanelli sono il frutto di un raro fenomeno geologico definito vulcanesimo sedimentario.[17]

Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione.[18] Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico.[19] Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza.[20]

Le maccalube sono importanti emissioni di gas naturale che si originano in seguito a diapirismo, processo fisico che porta in superficie fluidi (gas ed acqua) e materiale sedimentario non consolidato. La migrazione del gas e del fango segue linee di risalita attraverso strutture geologiche strutturalmente più deboli. L'innesco della risalita ha origine nell'effetto combinato della spinta di galleggiamento dei sedimenti sepolti e dalla pressione interstiziale dei fluidi degli stessi sedimenti. La spinta di galleggiamento è legata alla quantità di gas prodotti dalla sostanza organica in essi dispersa, che non ha avuto altra via di fuga, rimanendo intrappolata in materiale a densità superiore sovrastante.

Processi tettonici fanno aumentare la pressione interstiziale fino al superamento della pressione di intrappolamento (litostatica). A seguito di ciò il materiale sepolto non consolidato risale fino alla superficie, dando origine a vere e proprie fontane di fango o maccalube.[14]

Nel caso delle maccalube di Terrapelata prevale la componente gassosa con oltre il 95% di metano venendo meno la presenza, se non in quantità trascurabili, dell'acqua salmastra e di fango.[14]

L'11 agosto 2008 a Terrapelata, in provincia di Caltanissetta, è avvenuto un fenomeno eruttivo molto ben documentato,[21] con fenomeni di tipo parossistico con emissione di grandi quantità di materiale sedimentario di natura prevalentemente argillosa.[14] Il luogo di emissione dei fluidi ha coinciso con una zona periferica (corona) di un movimento franoso: il fenomeno parossistico è spiegato dalla relazione esistente fra due fenomeni geologici: vulcanismo o vulcanesimo sedimentario ed il fenomeno di cedimento del versante.[14]

Salinelle[modifica | modifica sorgente]

Nelle Salinelle dei Cappuccini la via di risalita del fango sarebbe stata individuata in un condotto magmatico,[22] lo stesso che ha portato in superficie le lave che costituiscono oggi la collinetta ove esse ricadono. Una perforazione eseguita nel 1958 nell'area delle salinelle per la ricerca di idrocarburi ha mostrato una stratigrafia costituita da lave bollose ricche di pirite fino alla profondità di 400 metri.[23] Dato l'esiguo spessore delle colate laviche affioranti nella zona non può che trattarsi quindi di un condotto magmatico probabilmente coevo di quello che ha dato origine alla collina storica di Paternò, le cui datazioni assolute indicano una età di circa 200.000 anni.

Lo studio geochimico comparativo fra le acque delle salinelle e quelle di falda[24] farebbe ritenere le prime delle acque fossili, verosimilmente contenute nelle sottostanti formazioni mioceniche. Si osservano infatti, contenuti in cloro ed alcali superiori a quelli presenti nelle acque marine, mentre i solfati, caratteristici delle acque di falda, sono quasi del tutto assenti. L'analisi dei rapporti caratteristici di alcuni elementi e di quelli presenti in tracce portano alla medesima conclusione.

La temperatura delle acque fangose emesse varia fra 16 e 18 °C e solo in alcune fasi parossistiche (1866, 1879 e 1954) sono state registrate temperature comprese fra 46 e 49 °C. In quelle occasioni sono state osservate colonne di acqua fangosa alte fino a 1,5 m.[25]

Dagli studi effettuati dal secolo scorso ad oggi è spesso emersa una stretta correlazione tra alcuni eventi sismici della Sicilia orientale, le fasi parossistiche delle "Salinelle" e la variazione anomala della concentrazione dei principali gas emessi. In particolare sono state registrate delle variazioni anomale nell'emissione di elio, tipico precursore geochimico dei terremoti, e di metano in occasione del terremoto di Carlentini del 13 dicembre 1990 (epicentro distante 50 km, magnitudo 5.1)[26].

A partire dal 1999 è stata osservata un'intensa attività eruttiva che ha quasi sempre preceduto, di qualche mese, le eruzioni vulcaniche dell'Etna (1999, 2001, 2002, 2004 e 2006). In queste occasioni sono stati eruttati notevoli quantità di fango caldo (30-40 °C), che hanno creato, nell'estate 2006, ingenti danni ai vicini agrumeti.

Romania[modifica | modifica sorgente]

Vulcani di fango piuttosto noti sono vicini Berca nel provincia di Buzău in Romania, vicino alle montagne dei Carpazi.

Asia[modifica | modifica sorgente]

Lusi (Indonesia)[modifica | modifica sorgente]

Il 29 maggio del 2006, a Sidoarjo nel sottodistretto di Porong della provincia di East Java, Indonesia si è verificata una colata di fango che ha invaso circa 440 ettari e inondato quattro villaggi, case, strade, campi di riso, e le fabbriche, costringendo ad allontanarsi a circa 24.000 persone e uccidendone 14. Le cause possono essere state o un terremoto[27][28] o una trivellazione del terreno da parte di una società petrolifera.[29][30][31]

La società di esplorazione del gas in questione era gestita da PT Lapindo Brantas e il terremoto che potrebbe avere innescato il vulcano di fango è stato il terremoto di Giacarta del 27 maggio 2006. Questo è ritenuto il più grande vulcano di fango del mondo; esso, inoltre, sta iniziando a mostrare segni di collasso catastrofico, secondo i geologi, che hanno monitorato e la zona circostante. Il collasso catastrofico con conseguente abbassamento (subsidenza) del terreno; potrebbe coinvolgere la zona circostante fino a 150 metri di abbassamento nel prossimo decennio.[32]

Asia Centrale[modifica | modifica sorgente]

Esistono molti vulcani di fango sulle rive del Mar Nero e del Mar Caspio. Forze tettoniche e grandi depositi sedimentari intorno a questi ultimi hanno creato diversi giacimenti di vulcani di fango, molti dei quali emettono metano e altri idrocarburi. Di caratteristici, con oltre 200 metri, ne esistono in Azerbaigian, a volte accompagnati da grandi eruzioni che producono fiamme. In Iran e in Pakistan vi sono anche vulcani di fango nelle montagne nel sud dei due paesi campo Makran. In realtà, il vulcano più grande e più alto del mondo si trova in Belucistan, Pakistan.[33]

Azerbaigian[modifica | modifica sorgente]

In Azerbaigian, con la sua costa del Mar Caspio, è la patria mondiale dei vulcani di fango, con quasi 400 di numero, essi sono più della metà del totale di tutti i continenti.[34] Nel 2001, un vulcano di fango di 15 km a Baku ha fatto scalpore nel mondo quando improvvisamente ha iniziato ad espellere fiamme alte 15 metri.[35] In Azerbaigian, le eruzioni sono guidate da un serbatoio di fango profondo che è collegato alla superficie anche durante i periodi di riposo vegetativo. Quando le infiltrazioni d'acqua filtrano, queste hanno temperature fino a 2 - 3 °C sopra la temperatura ambiente e ciò mostra ancora la sua origine profonda.[36]

Iran[modifica | modifica sorgente]

Ci sono molti vulcani di fango in Iran: nella regione di Hormozgan, in quella di Sistan nel Balucistan e nella provincia di Golestan.

India[modifica | modifica sorgente]

L'isola di Baratang, parte dell'arcipelago delle isole Andamane nell'Oceano Indiano, ha mostrato diversi siti di attività vulcanica di fango, inoltre c'è stato un evento eruttivo nel 2003.

Pakistan[modifica | modifica sorgente]

In Pakistan ci sono più di 80 vulcani di fango attivi, tutti in provincia del Baluchistan, ci sono circa 10 località che hanno grappoli di vulcani di fango. A ovest, in Gwadar District, i vulcani di fango sono molto piccoli e per lo più sedere nel sud di Jabal-e-Mehdi verso Sur Bandar. Molti di più esistono nel nord-est di Ormara. Il resto sono in Lasbela Distretto e sono sparsi tra il sud della Gorangatti su Koh Hinglaj a Koh Kuk nel nord del Miani Hor nella Valle Hangol. In questa regione, le altezze dei vulcani di fango range tra 800 e 1.550 piedi (243,8-472,4 m). Il più famoso è Chandaragup. Il più grande cratere trovato a 25 ° 33'13.63 "N 65 ° 44'09 .66" E è di circa 450 piedi (137,16 metri) di diametro. La maggior parte dei vulcani di fango in questa regione si trovano in zone raggiungibili con difficoltà. Vulcani di fango dormienti sono presenti in altre regioni e assomigliano a colonne di fango.

Filippine[modifica | modifica sorgente]

Nel Parco nazionale delle Turtle Islands, nella provincia di Tawi-Tawi, nel sud-ovest delle Filippine al confine con la Malesia, la presenza di vulcani di fango sono ben evidenti in tre delle isole; Lihiman, Gran Bakkungan e Isola Boan. a parte nord-orientale dell'Isola di Lihiman è nota per avere il tipo più violento di estrusioni di fango mescolato con grossi pezzi di roccia, con la creazione di un ampio cratere di 20 metri sulla parte collinare dell'isola.[37] Tali emissioni di materiale vengono segnalate per essere accompagnata da lievi terremoti mite e prove dei materiali estrusi possono essere rintracciate anche in alto sugli alberi circostanti. Vulcani di fango sottomarini al largo dell'isola, sono noti ai residenti locali.[38]

Altre località asiatiche[modifica | modifica sorgente]

  • La Cina ha una serie di vulcani di fango nella provincia dello Sinkiang.
  • Ci sono anche vulcani di fango sulla Costa Arakan in Birmania.
  • Ci sono due vulcani di fango attivi nel sud di Taiwan, mentre sono molti quelli inattivi.
  • Ci sono vulcani di fango sull'isola di Pulau Tiga, al largo della costa occidentale dello Stato malese di Sabah nel Borneo.
  • Un incidente di perforazione off-shore nel Brunei il Borneo, nel 1979 ha provocato un vulcano di fango che ha impiegato quasi 30 anni per completare l'eruzione.

Nord America[modifica | modifica sorgente]

I vulcani di fango nel Nord America sono:

  • Un campo di piccole dimensioni con vulcani di meno di due metri di altezza, è situato sulla costa della California Mendocino a Fort Bragg, in California. L'argilla, a grana fine, è occasionalmente raccolta da ceramisti locali.[39]
  • Vulcani di fango si trovano nel bacino del fiume Copper dai Monti Wrangell, Alaska, con emissioni di CO2 e gas di azoto; i vulcani di fango sono associati a processi magmatici.
  • Un campo di piccole dimensioni inferiore a 3 metri si trova nella zona di Salton Sea vicino alla città di Niland, in California. Le emissioni sono principalmente CO2.
  • A Smooth Ridge vi è un vulcano di fango al Monterey Canyon, in California.
  • A Kaglulik vi è un vulcano di fango, sotto la superficie del mare di Beaufort, in prossimità del confine settentrionale dell'Alaska e del Canada. Si ritiene che esistano giacimenti di petrolio nella zona.
  • A Maquinnai è un vulcano di fango ad ovest di Vancouver Island, nella British Columbia, Canada.
  • Ci sono molti vulcani di fango in Trinidad e Tobago nei Caraibi, nei pressi di riserve di petrolio a nel sud dell'isola di Trinidad. Il 15 agosto 2007, il vulcano di fango chiamato il Bouffle Moruga ha emesso gas metano, cosa che mostra segni di sicura attività. Inoltre, vi sono anche molti altri vulcani di fango nell'isola tropicale che sono:
  • il vulcano di fango Devils Woodyard vicino Hindustan
  • il vulcano di fango Moruga Bouffe vicino Moruga
  • il vulcano di fango Piparo
  • il vulcano di fango Chatham che si trova sott'acqua nel Canale di Colombo, questo vulcano di fango produce periodicamente un'isola che ha una breve durata.

Vulcano di fango a Yellowstone[modifica | modifica sorgente]

Il nome Vulcano di fango a Yellowstone National Park (Yellowstone 's "Mud Volcano") è scorretto, infatti sarebbe più corretto parlare di fumarole o meglio potrebbe essere considerata un campo idrotermale (cluster), piuttosto che un vero vulcano di fango. Infatti, l'area geotermica attiva a Yellowstone presenta una camera magmatica in prossimità della superficie, ed i gas attivi sono principalmente vapore, biossido di carbonio e solfuro di idrogeno.[40][41]

Sud America[modifica | modifica sorgente]

Venezuela[modifica | modifica sorgente]

La parte orientale del Venezuela contiene alcuni vulcani di fango, tutti essi, come a Trinidad, hanno un'origine conseguente a depositi di petrolio. I loro fanghi contengono, acqua, gas biogenici, una certa quantità di idrocarburi e di una quantità importante di sale. Curiosamente spesso le mucche che pascolano nella zona si raccolgono intorno a questi vulcani a leccare il fango secco per l'alto contenuto di sale, utile nella loro dieta, per produrre il latte.

Colombia[modifica | modifica sorgente]

Il Volcano Totumo,[42] è alto circa 15 m e può ospitare da 10 a 15 persone nel suo cratere; molti turisti e gente del luogo lo visitano per il fango ritenuto medicamentoso, il vulcano si trova accanto ad un lago.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Guy de Maupassant, Viaggio in Sicilia, Sigma, 1998. ISBN 978-88-7231-039-7.
  2. ^ (EN) Martin Hovland.
  3. ^ Giuseppe Etiope, A New Estimate of Global Methan Flux To the Atmosphere From Onshore and Shallow Submarine Mud Volcanoes, XVI INQUA Congress, Reno 25 luglio 2003, Geological Society of America, 2003. URL consultato il 4 aprile 2011.
  4. ^ (EN) Paul Rincon, Mars domes may be 'mud volcanoes', BBC News, 26 marzo 2009. URL consultato il 4 aprile 2011.
  5. ^ vulcanetto. URL consultato il 1º aprile 2011.
  6. ^ (EN) eventi.parma | Incontri | Passeggiata notturna alla scoperta dei "barboj". URL consultato il 1º aprile 2011.
  7. ^ Azienda Agricola Biologica Iris > La nostra terra: I calanchi e le salse o barboj. URL consultato il 1º aprile 2011.
  8. ^ Lesignano de' Bagni (PR). URL consultato il 1º aprile 2011.
  9. ^ Fiumicino, bis del mini- vulcano: nuovo soffione di gas alla rotonda. URL consultato il 9 settembre 2013.
  10. ^ 160.97.8.133.
  11. ^ Caterina Barilaro, I parchi letterari in Sicilia: un progetto culturale per la valorizzazione del territorio, Rubbettino Editore, 2004, pp. 165–. ISBN 978-88-498-0863-6. URL consultato il 25 marzo 2011.
  12. ^ Antonio Nazzaro, Il rischio Vesuvio: storia e geodiversità di un vulcano, Guida Editori, 2009, pp. 167–. ISBN 978-88-6042-648-2.
  13. ^ Giuseppe Pitrè e Salvatore Salomone-Marino, Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, Forni, 1896.
  14. ^ a b c d e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia -Sez. Palermo.
  15. ^ Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale.
  16. ^ FURNITTO.COM » Blog Archive » Le Maccalube di Caltanissetta: cosa sono?.
  17. ^ F. Lo Piccolo, Progettare le identità del territorio. Piani e interventi per uno sviluppo locale autosostenibile nel paesaggio agricolo della Valle dei Templi di Agrigento, Alinea Editrice, 2009, pp. 66–. ISBN 978-88-6055-424-6.
  18. ^ La Parola del Passato: rivista di studi antichi, G. Macchiaroli., 1981.
  19. ^ Provincia di Agrigento - Riserva naturale Macalube d'Aragona.
  20. ^ BIBLIOTECA ITALIANA, 1821, pp. 371–. URL consultato il 25 marzo 2011.
  21. ^ www.regione.sicilia.it.
  22. ^ P. Carveni, S. Benfatto, G. Sturiale, Aspetti geologici e geomorfologici dei vulcani di fango del basso versante sud-occidentale etneo ed ipotesi sulla loro genesi, in Il Quaternario (Italian Journal of Quaternary Sciences), 14 (2), 2001, pp. 117-130,
  23. ^ R. Cristofolini, La successione dell'attività vulcanica sulle pendici sud-occidentali dell'Etna, in Atti dell'Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, S. 6^, 18 (suppl. Scienze geologiche), 1967, pp. 283-294.
  24. ^ P. Carveni, S. Benfatto I vulcani di fango di Paternò e Belpasso, sul basso versante sud-occidentale etneo, in Geoitalia, 22 , 2008, pp. 8-11, doi: 10.174/Geoitalia-22-04.
  25. ^ Le occasioni sono state descritte rispettivamente da O. Silvestri (I fenomeni vulcanici presentati dall'Etna nel 1863-64-65-66, considerati in rapporto alla grande eruzione del 1865, in Atti dell'Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, S. 3, 1, 1867) e G. Cumin (Le Salinelle di Paternò e la loro attuale attività, in Bollettino dell'Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, s. 4, 2, 9, 1954, pp. 515-528).
  26. ^ W. D’Alessandro, R. De Domenico, F. Parello, M. Valenza, Geochemical anomalies in the gaseous fase of the mud volcanoes of Paternò – Sicily, in Proceedings of the scientific meeting on the seismic protection, Venice, 12-13 July, 1993.
  27. ^ Mazzini, A., Svensen, H., Akhmanov, G.G., Aloisi, G., Planke, S., Malthe-Sorenssen, A., Istadi, B., Triggering and dynamic evolution of the LUSI mud volcano, Indonesia in Earth and Planetary Science Letters, 261 (3-4), 2007, pp. 375–388.
  28. ^ Mazzini, A., Nermoen, A., Krotkiewski, M., Podladchikov, Y., Planke, S., Svensen, H., Strike-slip faulting as a trigger mechanism for overpressure release through piercement structures. Implications for the LUSI mud volcano, Indonesia. in Marine and Petroleum Geology, 26(8), 2009, pp. 1751–1765.
  29. ^ Davies, R.J., Brumm, M., Manga, M., Rubiandini, R., Swarbrick, R., Tingay, M., The East Java mud volcano (2006 to present): an earthquake or drilling trigger? in Earth and Planetary Science Letters, 272 (3-4), 2008, pp. 627–638.
  30. ^ Sawolo, N., Sutriono, E., Istadi, B., Darmoyo, A.B., The LUSI mud volcano triggering controversy: was it caused by drilling? in Marine & Petroleum Geology, vol. 26, 2009, pp. 1766–1784.
  31. ^ Sawolo, N., Sutriono, E., Istadi, B., Darmoyo, A.B., Was LUSI caused by drilling? – Authors reply to discussion in Marine & Petroleum Geology, vol. 27, 2010, pp. 1658–1675.
  32. ^ Istadi, B., Pramono, G.H., Sumintadireja, P., Alam, S., Simulation on growth and potential Geohazard of East Java Mud Volcano, Indonesia in Marine & Petroleum Geology, Mud volcano special issue, vol. 26, 2009, pp. 1724–1739.
  33. ^ (EN) Mud Volcanoes of Balochistan : ALL THINGS PAKISTAN.
  34. ^ 11.2 Mud Volcanoes - Mysterious Phenomena Fascinate Scientists and Tourists by Ronnie Gallagher.
  35. ^ (EN) BBC News | SCI/TECH | Azeri mud volcano flares.
  36. ^ "Geo-physical Features of Philippine Turtle Island". Ocean Ambassadors Track a Turtle. Retrieved on 2010-10-05.
  37. ^ "Lihiman Island". Ocean Ambassadors Track a Turtle. Retrieved on 2010-10-05.
  38. ^ (EN) Independent Travel Tours | California | Freedom to Discover.
  39. ^ (EN) USGS Photo Glossary:.
  40. ^ Lee Whittlesey, Death in Yellowstone: Accidents and Foolhardiness in the First National Park, Lanham, Maryland, Roberts Rinehart Publishers [1995], 1995. ISBN 1-57098-021-7.
  41. ^ (EN) Homepage | ISIC - International Student Identity Card - ISIC.org.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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