Luigi Lablache

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Luigi Lablache in una litografia di Joseph Kriehuber (1827).

Luigi Lablache (Napoli, 6 dicembre 1794Napoli, 23 gennaio 1858) è stato un basso italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Napoli il 6 dicembre 1794 da padre francese, il mercante marsigliese Nicolas Lablache, e da madre irlandese, Lablanche cominciò a studiare violino e contrabbasso, e iniziò a cantare come contralto nei cori di voci bianche e, finalmente giunto lo sviluppo, studiò da basso. Tra i suoi compagni di studi va citato il musicista patriota Piero Maroncelli.

Le prime sue rappresentazioni avvennero nel modesto Teatro San Carlino di Napoli, in cui si esibiva mirabilmente in tanti personaggi da buffo napoletano.

Ma ben presto la sua bravura e i suoi successi su quel piccolo palcoscenico gli fecero giungere a centinaia le proposte dai primari teatri d'Italia e d'Europa.

Alla Scala di Milano debutterà nel ruolo di Dandini ne La Cenerentola di Gioachino Rossini. Sarà interprete in alcune opere, tra cui: Elisa e Claudio di Saverio Mercadante, L'esule di Granata di Giacomo Meyerbeer (prima assoluta), La dama locandiera ossia L'albergo de' pitocchi di Giuseppe Mosca, La pietra del paragone di Gioachino Rossini, Arrighetto di Carlo Coccia, L'occasione fa il ladro di Rossini, Amleto di Mercadante, Il barbiere di Siviglia di Rossini nel ruolo di Don Bartolo (o di Don Basilio?), e molti altri.

Giulia Grisi (Elvira) e Luigi Lablache (Giorgio) nei Puritani di Bellini al King's Theatre di Londra, nel 1835

Tra le innumerevoli rappresentazioni, nel 1827 cantò nel Requiem di Mozart ai funerali di Beethoven[senza fonte], al His Majesty's Theatre di Londra nel 1830 fu Geronimo ne Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, a San Pietroburgo nel 1852.

Si esibì regolarmente, fino a tutto il 1856, nelle stagioni operistiche di Parigi e di Londra; fu uno dei pochi cantanti che rimasero fedeli al Lumley e al His Majesty's Theatre, dopo l'apertura del nuovo Covent Garden di Londra, di cui entrò a far parte solo nel 1854.

Fu il primo interprete di Giorgio nei Puritani di Vincenzo Bellini e di Don Pasquale nell'opera omonima di Gaetano Donizetti, ruoli che interpretò per primo anche a Londra. Ancora primo interprete londinese del Podestà nella Linda di Chamounix, di Massimiliano Moor ne I masnadieri di Giuseppe Verdi e di Calibano nella Tempesta di Henry Purcell.

Famose le sue interpretazioni di Leporello (Don Giovanni di Mozart), Bartolo (Il barbiere di Siviglia) e Baldassarre (La favorita, Donizetti).

Per un certo periodo di tempo fu maestro di canto della Regina Vittoria ed ebbe modo di scrivere un suo trattato di canto Méthode de chant (Metodo di canto), che non aggiunse nulla alla sua fama. Frederick, il figlio maggiore, fu anche lui cantante. La figlia sposò il pianista Sigismund Thalberg.

Nell'estate del 1857, si trovava da alcuni mesi a San Pietroburgo, alla corte di Alessandro II, quando iniziò a sentirsi male e gli fu diagnosticata una malattia incurabile. Lablache chiese all'Imperatore di potersi ritirare nella sua città natale, ove aveva intenzione di finire i suoi giorni. Prima di partire, fu nominato "Cantore dello Czar" e insignito dell'Ordine di Sant'Andrea.[1]

Morì a Napoli, dopo tanti successi, all'inizio del 1858.

Vocalità e personalità interpretativa[modifica | modifica sorgente]

Voce di bellissimo timbro, piena, vigorosa, ma di limitata estensione vocale (sol1 - mi3). Come attore possedeva un'impressionante presenza scenica, aiutata dal fisico possente, e verve istrionica

Citazioni da libri di fine Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Ippolito Valletta e Alfredo Soffredini, Il Secolo XIX nella vita e nella cultura dei popoli - La Musica, Edizioni Vallardi:

« Nel genere buffo Lablache era esilarantissimo: nel serio la sua voce eccezionale, il talento raro di interprete, la potenza del sentimento drammatico gli valsero dunque successi colossali. Onesto, integerrimo, con un pizzico d'originale bizzarria, Lablache fu l'idolo del mondo intero. Ebbe una passione singolare, quella delle tabacchiere, e la forma più accetta d'ammirazione per lui era l'invio di una scatola nasale, omaggio che gli pervenne da imperatori, da principi, da letterati in gran copia. Nel gennaio 1858 Lablache s'aprì per lui quella che egli chiamava la tabacchiera finale, scese nella tomba tra l'universale sincero compianto. »

Francesco Regli, Dizionario Biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici, 1860:

« LABLACHE LUIGI. Celebre cantante. Dediti al commercio furono i suoi parenti. Rimaso orfano di buon'ora, e dando a dividere propensione e d'ingegno e di natura alla musica, venne accolto ed educato in quel Conservatorio, ad una pubblica Accademia del quale emerse come suonatore di contrabbasso. Uscito da quel famoso Istituto all'età di dieciotto anni, e dedicatosi alle scene, non aspirò pel momento, che a sostenere il carattere del cosl detto buffo napoletano, né diversamente comparve al San Carlino colle Trame Deluse e negli Sposi in cimento. Non andò però guari, che per rendersi accetto all'egregia virtuosa di canto Teresa Pinotti, dippoi divenutagli moglie, si trasformò in basso-cantante, cogliendo applausi straordinarii, e che non lasciaronlo nemmeno ne' suoi ultimi anni di carriera. Palermo, Milano, Vienna gettarongli le prime corone: Londra, Parigi e Pietroburgo suggellarono la sua fama. Mori nel 1858 in Napoli, ove gli si fecero solenni funerali; le sue ceneri vennero trasportate in Francia, ond'essere sepolte, giusta il pio desiderio del defunto, appo quelle della moglie. Enciclopedico in ogni maniera di saper musicale, egli dilettavasi anche di scrivere musica. Così poté essere di vantaggio alle scene di Napoli, allorché, infermatosi gravemente il Marchese Don Gregorio de' Principi di Squillace, ch'erasi assunto l'incarico di musicare La Casa da vendere, si limitò quest'ultimo ad additare al Lablache dal letto i motivi da esso ideati, e il Lablache ne stendeva, con penna secura, le note, e con non minore valentia le ìstrumentava. I Parigini non lo dimenticheranno mai: se anche non avesse potuto più parlare (il che non gli avvenne, dotato quale fu sempre d'una voce potente e veramente maschia), avrebbe loro bastato il vederlo. Diffatti, appena presentavasi nel D. Pasquale, la vòlta della sala minacciava di cadere dai grandi applausi. Luigi Lablache era artista nell'anima, scolaro di se stesso, creato dalla natura per le scene come Raffaello per dipingere e Canova per iscolpire. Lasciò sette figli, uno de' quali impalmò la Demeric, eccellente contralto che rifulse per molti anni sul Teatro Imperiale di Pietroburgo. Uomo onesto, integerrimo, aveva un carattere piacevole, originale, bizzarro. Amava quasi in modo ridicolo le tabacchiere, delle quali contava una collezione rara nel suo genere. Tabacchiere reali, imperiali, principesche, repubblicane, artistiche , letterarie, direttoriali, femminili e romanzesche. Bravi di tutto: dalla tabacchiera di Mad. Sévigné alla scorza cilindrica di ciliegia della portinaia: dalla tabacchiera a la Charte alla tabacchiera a ripetizione, a musica, a diavoletto, a tiretto, a segreto, ecc. Ritratti di re, imperatori, arciduchi, di principi e principesse inghirlandate di diamanti e di rose, gioielli d'una rara varietà, tabacchiere mostruose per Titani e microscopiche per nasi di Cendrillon. Lablache aveva concentrate le sue passioni nella tabacchiera. Per lui la tabacchiera riassumeva il tutto; era il suo divertimento. La vita ei non la vedeva che sotto la forma di una scatola magica o d'una tabacchiera fatale: la culla tabacchiera: l'urna dell'estrazione a sorte o dell'elettorato, o dell'Accademia, tabacchiera: tabacchiera il paniere di nozze: tabacchiera il fonte battesimale: e la mortuaria altresì tabacchiera finale, com'egli chiamavala. Lablache fu, durante il suo soggiorno in Russia, uno degli artisti i più amati dall'imperatore Nicolò, che lo ammetteva spesso nella sua intimità, e compiacevasi di ascoltare le piccanti storielle che il celebre cantante raccontava con un garbo tutto suo. Nei saloni di Pietroburgo non si è dimenticato il tratto che segue: Lo Czar amava molto di passeggiar solo per le vie. Per misura di sicurezza generale era proibito di volgere la parola all'Imperatore e di rispondergli s'ei parlava. Quando si contravveniva a cotest'ordine, due mugick (uomini della plebe), che stavano a qualche distanza, si slanciavano sul delinquente e lo conducevano in prigione. Un giorno che l'Imperatore Nicolò traversava una delle principali vie della città, Lablache si trovò sul suo passaggio. Lo Czar lo chiamò a sé colla sua solita benevolenza, lo fece parlare, e passò oltre. Ma appena il sovrano aveva voltato i tacchi, gli inevitabili mugick si precipitano sull'artista per condurlo all'ombra. La sera stessa, al Teatro Imperiale, l'Imperatore nella sua loggia s'impazientava di non veder alzato il telone. Volgendosi all'Intendente dei Teatri: — Generale Guédéonoff, gli disse, questo ritardo è veramente inconcepibile. Perché non si comincia la rappresentazione? — Sire, perché manca l'artista principale. — Il principale artista è Lablache: è egli forse ammalato? — Credo di poter affermare a Vostra Maestà che il signor Lablache gode la miglior salute del mondo; quello che v'ha di certo, si è ch'egli è nell'impossibilità di venire. — Pure egli non ha lasciato Pietroburgo, ne sono certo. L'ho incontrato io in città, saranno appena due ore. — Sire, è appunto per questo .... Ad un tratto lo Czar si picchiò la fronte come uomo che cerchi di richiamare una rimembranza cancellata. — Ah! capisco! gridò, i mugick l'hanno arrestato, perché rispose ad una domanda che io gli indirizzava. Ecco il suo delitto.... Che lo si metta in libertà. Dieci minuti dopo, Lablache usciva di prigione per ripigliare la sua parte, e l'Imperatore dava il segnale degli applausi. A Napoli, poco dopo la sua morte, usci Una Raccotta di Prose e di Versi in suo onore! »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marc Monnier, L'Illustration, 6 marzo 1858

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Appolonia Giorgio, "Le voci di Rossini", EDA, Torino 1992, PP. 269-290
  • Ippolito Valletta e Alfredo Soffredini, Il Secolo XIX nella vita e nella cultura dei popoli - La Musica, Edizioni Vallardi.
  • Giampiero Tintori, Cronologia Opere-Balletti-Concerti 1778-1977 - Duecento anni di Teatro alla Scala, Edizioni Grafica Gutenberg, 1977.
  • Francesco Regli, Dizionario Biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici, 1860 - P. 493.

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