Andrea Nozzari

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Nozzari ne Il sogno di Partenope

Andrea Nozzari (Vertova, 27 febbraio 1776[1]Napoli, 12 dicembre 1832) è stato un tenore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Da Vertova, il piccolo centro rurale del bergamasco dove egli nacque, si trasferì nel capoluogo, dove prese lezioni di musica dall'abate Luigi Petrobelli, all'epoca vice maestro di cappella di Santa Maria Maggiore.

Debuttò a Pavia nel 1794, approdando già l'anno seguente al Teatro alla Scala di Milano, dove il 7 giugno cantò nella Capricciosa corretta di Martín y Soler. Trasferitosi a Parigi, vi si trattenne per un anno, debuttando il 15 maggio 1803 nel Principe di Taranto di Ferdinando Paër e raccogliendo il maggior successo come Paolino nel Matrimonio segreto di Cimarosa.

Rientrato in Italia, a partire dal 1810 fu une presenza costante nei teatri di Napoli. Qui conobbe il tenore Giacomo David e il castrato Giuseppe Aprile, che lo indirizzarono verso il genere serio, a cui lo portavano sia il tipo di vocalità che quella stessa gestualità aulica che gli era stata addebitata come un limite nei ruoli comici o di mezzo carattere.

Qui fu, tra l'altro, protagonista del Don Giovanni di Mozart e primo interprete della Medea in Corinto di Mayr.

Nel 1815 approdò a Napoli il compositore a cui il nome di Nozzari è strettamente legato, Gioachino Rossini, che per lui scrisse i seguenti ruoli:

Dopo la partenza di Rossini per Parigi, Nozzari continuò a cantare a Napoli, dove prese parte, tra l'altro, alle prime assolute di Alfredo il Grande del conterraneo Gaetano Donizetti (1823) e Alessandro nelle Indie di Giovanni Pacini (1824), prima di abbandonare il palcoscenico verso la fine del 1825.

Dedicatosi all'insegnamento del canto, ebbe fra i suoi allievi Giovanni Battista Rubini, Giovanni Besadonna e Nicola Ivanoff.

Vocalità[modifica | modifica wikitesto]

Nozzari è il tipico esempio di quello che si definisce un baritenore, ossia un tenore che sfrutta soprattutto la zona medio-grave della sua tessitura, con un uso limitato del canto di coloratura e viceversa un largo impiego di un canto declamato, ampio e sonoro. Caratteristico fu l'impiego degli staccati, come riferisce Giuseppe Carpani:

« Egli possiede un bel metodo di canto e, fra l'altre sue qualità, quella di staccare anche ne' presti siffattamente un tuono dall'altro, che la sua voce sembra battere l'incudine, e numerare se ne possono i colpi ben intuonati e distinti. Questo artifizio da alla sua declamazione n' passi di sdegno concitato un'energia indicibile, e che lascia in forse l'uditore se questo virtuoso sia più come attore valente o come musico[2] »

L'estensione della sua voce superava le due ottave e gli acuti erano squillanti e netti quanto i gravi. Tali caratteristiche vocali e interpretative indussero i compositori, e in particolare Rossini, ad affidargli sempre più spesso ruoli drammatici da antagonista, malvagio o violento. Come attore, la sua interpretazione di Otello si meritò l'elogio di Stendhal:

« La sua magnifica figura, imponente e malinconica, lo aiutava molto a rendere certi effetti ai quali il librettista non aveva probabilmente mai pensato. Ricordo che i napoletani notarono con stupore la bellezza dei gesti e la grazia tutta nuova che Nozzari aveva nella parte di Otello. Non era abituato a tanto[3]»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La tradizione riporta 1775, ma il Liber Baptizatorum conservato presso l'archivio parrocchiale di Vertova riporta: «Anno domini Millesimo Septingesimo Septuagesimo Sexto die vigesima nona February – Andrea Maria nomine baptizavi Infante die vigesima septima natu ex D Franco Nosari et ex Teresa Viganoni feminis ejus legitima uxore. Ego Presbyter Gabriel Prini». Citato in Giorgio Apollonia, Le voci di Rossini, Eda, Torino 1992, p. 185.
  2. ^ Giuseppe Carpani, Le rossiniane, Minerva, Padova 1824, p. 159. Già pubblicato nel "Giornale d'Indizi Giudiziari della provincia di Bergamo, 27 luglio 1822.
  3. ^ Stendhal, Vita di Rossini (titolo originale, Vie de Rossini, Calmann-Lévy, Parigi 1824), trad. it. di Ubaldo Peruccio, EDT, Torino 1983, rist. 1992, cap. XIX, pp. 136-137 - ISBN 88-7063-128-1 (ed. orig. francese, pp. 169-170).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Appolonia, Le voci di Rossini, Eda, Torino 1992, pp. 185-193.
  • Giorgio Appolonia, Il dolce suono mi colpì di sua voce", Centro Studi Valle Imagna, 2010

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