Itavia

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Aerolinee Itavia S.p.A. in amministrazione straordinaria
Itavia logo.svg
Codice IATA IH
Fine operazioni di volo 10 dicembre 1980
Descrizione
Hub Roma Ciampino
Destinazioni Ancona, Bologna, Cagliari, Catania, Crotone, Lamezia Terme, Milano Linate, Milano Orio al Serio, Palermo, Pescara, Pisa, Torino, Treviso.
Controllate
  • Itavia Cargo S.r.l.
  • Sadar Incop S.p.A.
  • Sinim S.r.l.
  • Costa Tiziana S.p.A.
  • Viaggi nel Sole S.r.l.
  • Thalassa South S.r.l.
Azienda
Tipo azienda società per azioni
Fondazione 13 ottobre 1958 a Roma
Chiusura (cessazione attivita' operativa) 31 luglio 1981
Stato chiusa e posta in amministrazione straordinaria per fallimento
Sede
  • sede legale: Catanzaro, Via Settembrini 8
  • sede amministrativa: Roma, Via Sicilia nr.43
Persone chiave fondatore: Giovanni Battista Caracciolo
Voci di compagnie aeree presenti su Wikipedia
Il Fokker F28-1000 I-TIDE distrutto nell'incidente del Volo Itavia 897 il 1º gennaio 1974 a Caselle Torinese

Aerolinee Itavia in amministrazione straordinaria (già Aerolinee Itavia s.p.a., meglio nota come Itavia) è una compagnia aerea italiana che ha operato tra il 1958 ed il 1980, divenuta tristemente famosa per la strage di Ustica. Non più operativa e finita in amministrazione straordinaria nel 1981, la società è ancora formalmente esistente al 2014, con a capo tre commissari straordinari.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Venne fondata il 13 ottobre 1958 con il nome di Società di Navigazione Aerea Itavia, con base operativa presso l'aeroporto di Roma-Urbe, con azionisti Luigi Petrignani, Maria Donati e Carlo Mancini[1]. L'attività regolare iniziò nel 1959 con un singolo de Havilland DH.104 Dove che fu sostituito da sei de Havilland DH.114 Heron nel corso dell'anno successivo, le cui matricole erano I-AOBI, I-AOGO, I-AOLO, I-AOMU, I-AOVI e I-AOZM.

Il primo degli incidenti aerei che segnano la storia della compagnia avvenne il 14 ottobre 1960, allorché uno degli Heron si schiantò sull'isola d'Elba.

Questo episodio provocò l'interruzione dei collegamenti che ripresero solamente nel 1962, con il nuovo nome di Aerolinee Itavia e una piccola flotta di Douglas DC-3. Inoltre, la base operativa della compagnia fu trasferita presso l'aeroporto di Roma-Ciampino.

Nel frattempo, nel 1961 era entrato nella compagine azionaria anche Giovanni Battista Caracciolo. Verso la fine del 1965 entrano la famiglia Tudini e Aldo Davanzali che sarà poi il maggiore azionista di Itavia.

I DC-3 furono rapidamente sostituiti dai più moderni turboelica inglesi Handley Page Dart Herald. Il passaggio all'era dei jet avvenne nell'estate del 1969, quando l'Itavia ricevette in consegna alcuni Fokker F28 nuovi che vennero inseriti sulle rotte per Bologna, Torino e Ginevra. Nel 1971 arrivarono i primi Douglas DC-9 e, grazie al progressivo ritiro degli Herald, verso la metà degli anni settanta l'Itavia poté contare su una flotta interamente composta di aviogetti.

Nel 1972, come sede legale venne scelta Catanzaro (gli uffici erano in via Settembrini 8) per poter rientrare nel circuito degli sgravi fiscali e delle agevolazioni previste dall'istituto Cassa per il Mezzogiorno a favore delle aziende operanti nel Meridione. Come sede amministrativa e direzione generale venne scelta Roma (gli uffici erano in via Sicilia 43).

Nonostante la sua posizione di scomodo concorrente di Alitalia, Itavia ottenne una buona quota del mercato delle rotte nazionali. Questa attività era implementata durante l'alta stagione da alcune rotte europee e una consistente attività charter.

L'attività della compagnia proseguì senza note di rilievo sino a venerdì 27 giugno 1980, quando un DC-9 di proprietà Itavia, immatricolato I-TIGI, del volo IH 870 precipitò, abbattuto da un missile[2], al largo di Ustica.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di Ustica.

Dopo la sciagura, la compagnia Itavia venne travolta dallo scandalo e accusata di scarsa manutenzione e di mancato rispetto delle regole di sicurezza, complice l'ipotesi di cedimento strutturale dell'aeromobile quale causa della strage.

Successivamente la sentenza-ordinanza Priore del 31 agosto 1999, ipotizzò che l'aereo fosse precipitato per cause esterne e che l'ipotesi del cedimento strutturale era da escludere.

I voli regolari vennero sospesi da Itavia il 10 dicembre 1980 e nel gennaio 1981 il Ministero dei Trasporti (all'epoca Rino Formica) revocò la licenza alla compagnia che si avviò verso l'insolvenza.

Dichiarata insolvente il 14 aprile del 1981 (oberata da forti debiti con alcuni velivoli ipotecati[3]), il successivo 31 luglio il Ministero dell'Industria di concerto con il Ministro del Tesoro, pone Aerolinee Itavia S.p.A. in amministrazione straordinaria[4]: flotta e personale di volo vennero assorbiti da Aermediterranea (55% Alitalia-45% ATI)[5].

Era arrivata ad occupare mille dipendenti[6][7].

L'ex proprietario Aldo Davanzali muore nel 2005.

I legali di Aerolinee Itavia S.p.A. citarono per comportamento omissivo il Ministero della Difesa, il Ministero dei Trasporti e il Ministero dell'Interno il 31 marzo 1981, asserendo che la caduta dell'aereo fosse stata la causa scatenante della crisi economica e finanziaria che portò al fallimento di Itavia. Secondo Itavia, infatti, il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti non avrebbero controllato, vigilato e assicurato la sicurezza delle aerovie mentre quello dell'Interno non avrebbe svolto attività di prevenzione del terrorismo (ipotesi di bomba a bordo). Il Tribunale di Roma con sentenza 37714/2003 ha condannato in primo grado i Ministeri convenuti al risarcimento di 108.07 milioni di euro più interessi legali (dal 31.12.00) e spese legali per un totale di 943.740 euro. La Prima Sezione Civile della Corte d'Appello di Roma il 13 marzo 2007 assolve i Ministeri con sentenza 1852/2007. L'11 febbraio 2009 la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione con sentenza 10285 ha disposto la ripetizione del processo di appello[8][9][10][11].

Nel gennaio 2013 la Cassazione in sede civile nella prima sentenza definitiva di condanna al risarcimento conferma che la strage di Ustica avvenne a causa di un missile e non di una esplosione interna al Dc 9 Itavia, e quindi condanna lo Stato Italiano a risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli. È la prima verità processuale dopo il nulla di fatto dei procedimenti penali.

Per puro dovere di cronaca, essendo comunque stata assodata in sede civile l'estraneità di Itavia alla vicenda della strage di Ustica (decade in via definitiva l'ipotesi di cedimento strutturale), si riporta che nella Sentenza Ordinanza del giudice Priore al Capo 6, Capitolo VI[12] ma soprattutto a pagina 374 della Relazione di Minoranza dei componenti della Commissione Stragi Vincenzo Ruggero Manca, Alfredo Mantica, Vincenzo Fragalà e Marco Taradash[13] viene fornito un giudizio non molto positivo sulla gestione economico finanziaria di Itavia: si precisa però che non sono mai scaturite inchieste giudiziarie su quanto contenuto nei due testi sopra riportati pertanto le considerazioni ivi espresse non sono mai state valutate tali da configurare alcun ipotesi di reato e/o responsabilità civile a carico di Itavia e dei suoi amministratori.

Il 22 ottobre 2013 la Corte di Cassazione, accolto il ricorso degli eredi Davanzali, dichiara «oramai consacrata» anche «nella giurisprudenza» della Cassazione la tesi «del missile sparato da aereo ignoto». Occorre dunque disporre un nuovo processo civile per valutare la responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento dell'Itavia in quanto «definitivamente accertato» il depistaggio nelle indagini.

Flotta[modifica | modifica sorgente]

Foto del DC9 I-TIGI.
Un Fokker F28-1000 della flotta nel 1980.
Un Handley Page Dart Herald Serie 200 nel 1972.

La flotta di aerei utilizzati nel corso dell'operatività dell'Itavia:

Concessioni[modifica | modifica sorgente]

Ai sensi dell'articolo 776 del codice della navigazione, venne concesso negli anni alla società Aerolinee Itavia S.p.A. l'esercizio di diversi servizi di trasporto aereo di linea con i seguenti provvedimenti:[13]

  • decreto del Presidente della Repubblica 8 maggio 1968;
  • decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre 1970;
  • decreto del Presidente della Repubblica 10 agosto 1972;
  • decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1975.

Infine, con decreto del Presidente della Repubblica del 24 maggio 1979, venivano concesse all'Itavia S.p.A. 53 rotte di servizio. La sospensione e la revoca della concessione per motivi di pubblico interesse sono previste dall'articolo 785 del codice della navigazione.[13]

Inoltre, il precedente articolo 784 prevede casi di decadenza con riferimento anche all'atto di concessione. Nel caso dell'Itavia, il provvedimento ministeriale fu originato da una formale dichiarazione della società che non era in grado di esercitare le linee già autorizzate ed attivate.[13]

Incidenti[modifica | modifica sorgente]

Sono quattro gli incidenti con vittime che videro coinvolti velivoli della compagnia Itavia:

Descrizione Data Vittime Località Note
Volo Itavia Roma - Genova 14 ottobre 1960 11 Monte Capanne [14]
Volo Itavia 703 30 marzo 1963 11 Sora [15]
Volo Itavia 897 1º gennaio 1974 38 Caselle Torinese [16]
Volo Itavia 870 27 giugno 1980 81 Mar Tirreno - Ustica [17]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ stragi80.it
  2. ^ Tale causa è stata formalmente stabilita dalla sentenza 1871/2013 III sezione civile della corte suprema di Cassazione.
  3. ^ stragi80.it
  4. ^ gazzettaufficiale.biz
  5. ^ ilvolo.it
  6. ^ camera.it
  7. ^ corriere.it
  8. ^ wallstreetitalia.com
  9. ^ http://www.lasicilia.it/index.php?id=92069/cronaca/ancora-aperto-procedimento-per-risarcimento-chiesto-da-itavia&template=lasiciliaweb lasicilia.it
  10. ^ trasporti-oggi.it
  11. ^ Sentenza Corte di Cassazione 10285/2009
  12. ^ Sentenza Priore
  13. ^ a b c d Vincenzo Ruggero Manca, Alfredo Mantica, Vincenzo Fragalà, Marco Taradash, Sciagura aerea del 27 giugno 1980 pag. 374.
  14. ^ Descrizione dell'incidente: Volo Itavia Roma - Genova su http://aviation-safety.net, 14/03/2011.
  15. ^ Descrizione dell'incidente: Volo Itavia 703 su http://aviation-safety.net, 14/03/2011.
  16. ^ Descrizione dell'incidente: Volo Itavia Bologna - Torino su http://aviation-safety.net, 14/03/2011.
  17. ^ Descrizione dell'incidente: Volo Itavia 870 su http://aviation-safety.net, 14/03/2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Gianvanni, 1945-1960. I trasporti aerei in Italia dalla guerra all'era del getto, Ed.A.I. S.r.l., 1979
  • B. I. Hengi, Airlines Remembered, Midland Publishing, 2000 ISBN 9781857800913
  • Nicola Pedde, ITAVIA: storia della più discussa compagnia aerea italiana, Eliconie Editrice, 2003 ISBN 9788888804002

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Collegamenti esterni e fonti[modifica | modifica sorgente]