Epatite E
| Epatite virale E | |
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Il virus dell’Epatite E |
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| Classificazione e risorse esterne | |
| ICD-9-CM | (EN) 070.4 |
| ICD-10 | (EN) B17.2 |
Per Epatite virale E (HEV, dall'acronimo in inglese Hepatitis E Virus) in campo medico, si intende una delle varie forme di epatite, una malattia autolimitantesi, che ha un periodo di incubazione di sei settimane. Il virione è costituito da una particella sferica del diametro di 30-34 nanometri sprovvista di rivestimento esterno. Il genoma, costituito da una molecola di RNA ad elica singola di circa 7,6 kilobasi, è stato clonato e sequenziato soltanto nel 1990. Benché l'HEV non sia stato classificato con certezza, le sue caratteristiche morfologiche, fisico-chimiche e genomiche ne suggeriscono l'appartenenza alla famiglia CALICIVIRIDAE. Come con altri virus epatitici, l'insuccesso della coltivazione dell'HEV in vitro e la suscettibilità dell'infezione limitata ad alcuni primati superiori tra cui l'uomo sono ostacoli allo studio delle sue caratteristiche biologiche. Per tali ragioni, anche le possibilità di diagnosi e quindi lo studio dell'epatite E sono ancora oggi strettamente limitate a pochissimi centri di ricerca. la recente caratterizzazione del genoma virale ha reso possibile, con l'ottenimento di antigeni ricombinanti, l'allestimento di test diagnostici di semplice esecuzione. Ciò permetterà di diagnosticare più agevolmente, e quindi di studiare più a fondo, le caratteristiche epidemiologiche e clinico-evolutive di tale forma di epatite virale.
Indice |
[modifica] Epidemiologia
È maggiormente diffusa nel Medio Oriente, nel Messico, in India e negli stati limitrofi, l'età di maggiore incidenza si attesta fra i 15 e i 34 anni.[1]
[modifica] Sintomatologia
Fra i sintomi e i segni clinici si ritrovano anoressia, febbre, dolori addominali, vomito, nausea, rash, artralgia e diarrea.
[modifica] Eziologia
La causa è un RNA virus della famiglia calicivirus . Fra le fonti di infezioni, la più comune è l’assunzione di acqua contaminata da feci, la trasmissione avviene per via oro-fecale.[2]
Anticorpi anti-HEV sono stati riscontrati in topi, ratti, conigli e mangoste. Principalmente maiali e cinghiali sono il serbatoio del virus. Lo studio sierologico dei sistemi antigene/anticorpo specifici dell'infezione da HEV è solo agli inizi; nulla, quindi, si può dire con certezza. Come già ricordato, infatti, la caratterizzazione del genoma virale è assai recente (1990), ed è ancora più recente la disponibilità di antigeni ricombinanti che hanno permesso l'allestimento di un test immunoenzimatico. Detto test, benché realizzabile soltanto presso pochissimi centri di ricerca, ha comunque permesso di condurre alcuni studi sierologici su pazienti con epatite acuta. Sulla base dei primi risultati, sembra che in corso di infezione acuta siano precocemente determinabili anticorpi di classe IgM e IgG, entrambi. Gli anticorpi di classe IgM risulterebbero presenti solo all'inizio dell'infezione acuta o recente; mentre quelli di classe IgG sono invece dimostrabili più a lungo, ma forse non per tutta la vita del paziente. Non è chiaro,inoltre, se tali anticorpi siano neutralizzanti, e quindi protettivi. Gli animali non presentano sintomi, contrariamente a quanto accade agli esseri umani.[3]
[modifica] Mortalità
La mortalità incide molto sui soggetti che contraggono tale epatite, ad esempio è molto pericolosa nelle donne in gravidanza,[4] dove la percentuale si attesta su un 20% dei casi manifestati, soprattutto durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza.[5]Comunque, in generale è più mortale dell'epatite A. c
[modifica] Prevenzione
Per quanto riguarda gli adulti l'esistenza di un vaccino ricombinante contro tale forma di epatite si è rivelata molto efficace.[1]
Sono attuabili i metodi di prevenzione generica, cioè vivere in ambienti igienici e non bere acqua contaminata.[6]
[modifica] Terapia
Come trattamento l'assunzione di colestiramina fino a 4g, per placare alcuni dei sintomi, il trapianto del fegato può essere necessario per i casi più gravi.
[modifica] Note
- ^ a b Robert M. Kliegman; Hal B. Jenson, Pediatria di Nelson, 18 edizione p. 1738, Torino, Elsevier-Masson, 2009. ISBN 978-88-214-3070-1
- ^ Eker A,, Tansel O, Kunduracilar H, Tokuç B, Yuluğkural Z, Yüksel P. (aprile 2009). Hepatitis e virus epidemiology in adult population in Edirne province, Turkey. Mikrobiyol Bul. (43): 251-8.
- ^ Sito sulle malattie dei ratti
- ^ Oncu S,, Oncu S, Okyay P, Ertug S, Sakarya S. (gennaio 2006). Prevalence and risk factors for HEV infection in pregnant women.. Med Sci Monit. (12): CR36-39.
- ^ Benait VS,, Sander V, Purikh F, Muragesh M, Ranka VS. (2007). Outcome of acute hepatic failure due to acute hepatitis E in pregnant women.. Indial J Gastroenterol (26): 6–10..
- ^ Cfr. Guida all’informazione sulla profilassi dell’infezioni da virus Epatitici maggiori.
[modifica] Bibliografia
- Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006. ISBN 88-386-2459-3
- Gaetano Filice, Malattie infettive, 2ª edizione, Milano, McGraw-Hill, 1998. ISBN 88-386-2362-7
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
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