Dune buggy

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Una Meyers Manx II del 1970

La dune buggy è un tipo di automobile scoperta, derivata dalla spiaggina, principalmente costruita per l'uso estivo e ludico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel decennio 1955-1965 il successo commerciale delle autovetture tipo "spiaggina" si diffuse in tutta Europa e raggiunse anche gli Stati Uniti, ov'erano denominate beach buggy. Nel tentativo di inserirsi in questo mercato, un progettista californiano di scafi nautici in vetroresina, Bruce Meyers, decise di iniziare a produrre una "spiaggina made in USA".

L'idea di realizzare una vettura con carrozzeria in vetroresina su meccanica della Volkswagen Maggiolino e di venderla in scatola di montaggio, riscontrò un immediato successo e venne presto copiata da decine di altri costruttori, più o meno improvvisati.

Alla fine degli anni sessanta le "dune buggy" circolanti negli Stati Uniti erano più di 20.000, e i primi esemplari cominciavano ad essere esportati nel vecchio continente, guadagnando un rapido consenso.

Anche in Europa, considerata la semplicità costruttiva e la facilità di reperire le meccaniche Volkswagen, i costruttori di queste vetture in scatola di montaggio spuntarono come funghi, particolarmente in Inghilterra e in Italia.

Le "dune buggy", nei primi anni settanta, soppiantarono rapidamente le locali "spiaggine" e divennero un fenomeno di gran moda che si spense sul finire del decennio.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, la prima Dune Buggy, all'epoca chiamata Dune Buggie, apparve nel 1968 ed era distribuita in scatola di montaggio dall'azienda bolognese "All Cars" di Mario Zodiaco. Il kit, denominato "Deserter", comprendeva la carrozzeria in vetroresina, il parabrezza, i fanali, oltre agli attacchi e alla bulloneria necessari per l'aggancio al pianale della "Maggiolino", che doveva però essere accorciato di 273 mm. Il kit base veniva proposto al prezzo di 371.400 Lire, ma poteva essere arricchito con numerosi accessori opzionali, come l'hard-top, i sedili, gli pneumatici a sezione larga e il roll-bar.

La vista del veicolo sulle strade emiliane suscitò un tale scalpore al punto da far maturare in Zodiaco l'idea di iniziare la produzione su licenza della "Deserter" in Italia. Superate le difficoltà burocratiche relative all'omologazione di un veicolo basato sul telaio del Maggiolino Volkswagen opportunamente accorciato, nel maggio del 1969 viene costituita a Bologna la Autozodiaco s.r.l..

Dissidi tra Zodiaco ed uno dei suoi finanziatori portarono alla nascita di una ditta concorrente (la Automirage) che in origine avrebbe dovuto produrre i primi esemplari del "Deserter" ed invece iniziò a produrre un dune buggy denominato "Mirage", uguale in tutto e per tutto al prototipo originale. Zodiaco raggiunse comunque un accordo con la ditta Giannini di Roma, nota per la produzione di versioni elaborate di autovetture FIAT, per la produzione della prima serie di dune buggy.

Qualche mese dopo, la Autozodiaco aprì uno stabilimento a Pianoro (BO) per la produzione in proprio delle vetture, che rimase operativo fino al 1974.

Una dune buggy Puma del 1974, rossa con capottina gialla

Nel frattempo, intorno allo stesso periodo a Roma venne fondata dal pilota di autocross Adriano Gatto la Puma s.r.l. con sede sulla via Tiburtina, la quale iniziò a produrre una propria linea di dune buggy molto simili al "Deserter", un esemplare dei quali apparve nel film Altrimenti ci arrabbiamo con Bud Spencer e Terence Hill.

(EN)
« I feel like a king in my buggy! »
(IT)
« Mi sento come un re sulla mia buggy! »
(Guido e Maurizio De Angelis nella celebre colonna sonora di ...altrimenti ci arrabbiamo!)

Altri fabbricanti di dune buggy in Italia furono la ATL di Mandello del Lario che produceva su licenza i modelli della EMPI, un'altra ditta americana, la MOMO in Rozzano (divenuta MOMO Helvetia nel 1972), la Greppi di Colico, la Hot Car di Milano e Mello Ferraro nel quartiere Landro.

La crisi petrolifera assestò un duro colpo alla popolarità delle dune buggy in Italia, e quasi tutte le case produttrici (ad eccezione della PUMA di Roma) cessarono la produzione di questi veicoli negli anni immediatamente successivi.

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