Classe Shershen

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Classe Shershen
Project 206
Una Shershen della marina egiziana, priva dei lanciasiluri
Una Shershen della marina egiziana, priva dei lanciasiluri
Descrizione generale
Naval Ensign of the Soviet Union.svg
Tipo motosilurante
Numero unità 123
Utilizzatore principale Naval Ensign of the Soviet Union.svg Voenno Morskoj Flot SSSR
Entrata in servizio 1960
Caratteristiche generali
Dislocamento standard: 148 t
a pieno carico: 172 t
Lunghezza 34,08 m
Larghezza 6,72 m
Pescaggio 1,46 m
Propulsione tre motori diesel per tre alberi motore; 12.500 hp
Velocità 45 nodi
Autonomia 500 miglia a 35 nodi
Equipaggio 24
Equipaggiamento
Sensori di bordo Un radar di scoperta MR-102 "Baklan"
Un radar MR-104 "Rys" per le mitragliere
Armamento
Artiglieria due mitragliere 30 mm AK-230
Siluri 4 tubi lanciasiluri da 533 mm
Missili un sistema Strela-2 antiaereo

dati tratti da [1]

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La classe Shershen, nome in codice NATO del Project 206 sovietico, è una classe di motosiluranti costruite dall'Unione Sovietica a partire dal 1960 e largamente esportate nei paesi amici e alleati.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione grafica di una Shershen.

Lo scafo delle Shershen misura 34,08 metri di lunghezza fuori tutto, 6,72 m di larghezza massima e 1,45 m di pescaggio; il dislocamento standard è di 148 t, cifra che sale a pieno carico tra le 161 e le 172 t, a seconda della configurazione della singola unità[1].

Il sistema propulsivo è basato su tre motori diesel M-503A da 4.000 hp l'uno, montati ciascuno su un proprio albero motore, e capaci di una velocità massima sviluppata alle prove di 45 nodi (83 km/h); l'autonomia delle unità alla velocità di crociera di 30 nodi (56 km/h) ammonta a 850 miglia nautche (1.570 km), assicurata da un serbatoio capace di ospitare 30 t di carburante. L'alimentazione elettrica è garantita da tre generatori disel da 28 kW. L'equipaggio si aggira tra i 20 e i 24 uomini, tra cui due ufficiali.

L'armamento principale delle Shershen consiste in quattro tubi lanciasiluri OTA-53-206M da 533 mm, disposti lungo le fiancate (due per lato) in impianti singoli e fissi; i siluri sono lanciati tramite una carica elettrica e, a seconda della versione, possiedono una propria capacità di inseguimento del bersaglio, tramite i dati forniti da un radar MR-102 "Baklan" (codice NATO: Pot Drum) con una capacità di scoperta di 18-20 miglia nautiche (33-37 km)[2]. Le Shershen sono inoltre dotate di due mitragliere da 30 mm AK-230, a doppia canna e attivazione automatica gestita da un sistema radar MR-104 "Rys" (codice NATO: Drum Tilt), installate in altrettanti impianti a prua e a poppa e con funzione principalmente di difesa antiaerea[3]; sempre in funzione antiaerea le unità possono essere dotate di un sistema missilistico Strela-2, oppure ospitare dodici bombe di profondità BB-1 o sei mine navali.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

La Marina militare sovietica ricevette in dotazione 87 unità della classe Shershen tra il 1960 e il 1970, in sostituzione delle precedenti Project 183 "Bolshevik" per operazioni sottocosta e in favorevoli condizioni di mare e copertura aerea[4]; tutte furono radiate dal servizio entro i primi anni 1990.

Un gran numero di unità fu esportato in nazioni amiche e alleate:

  • Angola: ricevette quattro unità, tutte radiate entro i primi anni 1990.
  • Bulgaria: ricevette sette unità a partire dal 1970; tutte furono radiate entro il 1992.
  • Cambogia: ricevette una unità nel 1998, una Shershen dismessa dalla marina vietnamita, priva di radar e lanciasiluri.
  • Capo Verde: ricevette due Shershen nel 1979, unità dismesse dalla marina sovietica, entrambe prive dei tubi lanciasiluri; le due unità furono poi radiate nei tardi anni 1980.
  • Repubblica del Congo: ricevette una Shershen nel 1979, un'unità dismessa dalla marina sovietica e priva dei lanciasiluri; fu ritirata dal servizio attivo nel tardi anni 1980.
  • Egitto: ricevette dall'URSS sette Shershen tra il 167 e il 1968; un'unità andò perduta durante la guerra dello Yom Kippur, mentre alla metà degli anni 1980 altre quattro videro rimpiazzati i loro lanciasiluri con altrettanti impianti lanciarazzi BM-21; nei tardi anni 1990 tutte le unità furono private degli armamenti pesanti e relegate a compiti di pattugliamento portuale.
  • Germania Est: ricevette 18 unità tra l'ottobre del 1968 e l'ottobre del 1971, tutte assegnate alla 6ª Flottiglia siluranti di base a Dranske;la radiazione dei battelli dal servizio attivo iniziò nel 1984 per concludersi all'inizio del 1990.
  • Guinea: ricevette tre unità tra il 1978 e il 1979, tutte prive dei lanciasiluri; furono tutte radiate nel 1993.
  • Guinea-Bissau: ricevette una Shershen, un'unità ex sovietica donata dall'URSS nel dicembre 1978, senza i radar e i lanciasiluri; si ritiene tuttavia che l'imbarcazione non sia mai entrata pienamente in servizio con i nuovi proprietari.
  • Jugoslavia: ricevette quattro Shershen dall'URSS oltre a produrne su licenza altre dieci; due unità furono catturate dalla Croazia nel 1991, una delle quali fu poi affondata in un'esercitazione della Marina militare croata nel 1994; le altre 12 unità furono radiate dal servizio attivo nel 1993.
  • Vietnam: ricevette 16 Shershen, donate dall'URSS tra il 1973 e il 1980; la radiazione iniziò a partire dal 200, e al luglio del 2006 solo quattro rimanevano in servizio attivo.

I sovietici produssero anche una versione semplificata delle Shershen, designata Project 206E (classe Mol in codice NATO) e concepita espressamente per l'export: di queste, due andarono all'Etiopia, due all'Iraq, quattro alla Somalia e quattro allo Sri Lanka.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Jean Couhat, Combat Fleets of the world 1982/1983 - Their Ships, Aircraft, and Armament, Parigi, Editions Maritimes et d'Outre-Mer, 1981. ISBN 0-87021-125-0, Library of Congress Catalog Card Number: 78-50192 p. 4.
  2. ^ Norman Polmar, The Naval Institute Guide to the Soviet Navy, Annapolis, United States Naval Institute, p. 405. ISBN 978-0870212413.
  3. ^ Norman Friedman, The Naval Institute Guide to World Naval Weapon Systems, Londra, Naval Institute Press, 2006, p. 282. ISBN 9781557502629.
  4. ^ Robert Gardiner, Conway's all the World's Fighting Ships 1947-1995, Londra, Conway Maritime, p. 418. ISBN 0851776051. OCLC 34284130.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]


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